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                <title>Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico</title>
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                    <name>Emidio</name>
                    <surname>Spinelli</surname>
                </author>
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                <authority>ILIESI-CNR</authority>
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                    <p>Biblioteca digitale Progetto Agora</p>
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                    <title level="m">Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico</title>
                    <author>Emidio Spinelli</author>
                    <title level="a">I Saggi</title>
                    <publisher>Lithos</publisher>
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                    <pubPlace>Roma</pubPlace>
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                    <biblScope>2005, pp. </biblScope>
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         <p rend="pb"><pb n="131" facs="Spinelli_131.jpg"/></p>
<lb/><p rend="start"><hi rend="sc">Capitolo sesto</hi></p>
         <p rend="start">“FATTI VOI FOSTE A VIVER COME SCETTICI..</p>
         <p>
            <lb/><hi rend="it">0.</hi> a) “Di conseguenza, quanti dicono che non si può comprendere nul-<lb/>la tolgono di mezzo questi stessi strumenti od ornamenti della vita, o piut-<lb/>tosto buttano giù dal fondo la vita intera, e privano dell’anima la stessa<lb/>creatura animata, cosicché è difficile parlare della loro temerarietà come il<lb/>caso richiederebbe”<seg type="anchor_note" n="1">1</seg><lb/>
         </p>
         <p>
            <lb/>b) “Uomo, che cosa fai? Ti smentisci da te stesso quotidianamente, e<lb/>non vuoi abbandonare queste insulse argomentazioni? Quando mangi, do-<lb/>ve porti la mano? Alla bocca o all’occhio? Quando fai il bagno, dove en-<lb/>tri? Quando mai chiami la pentola piatto, o mestolo lo spiedo?”<seg type="anchor_note" n="2">2</seg><lb/>
            <lb/>c) “Inoltre i dogmatici rimproverano agli scettici di eliminare la vita<lb/>stessa, in quanto essi rigettano tutto ciò di cui consiste la vita. [...] Contro<lb/>questo criterio dei fenomeni, i dogmatici obbiettano: se dai medesimi og-<lb/>getti ci colpiscono rappresentazioni diverse, - per esempio, da una torre<lb/>che appare tonda, ma può essere anche quadrata, - lo scettico non sceglierà<lb/>l’una o l’altra delle due, sarà costretto a rinunziare alla sua attività, ma se<lb/>- dicono loro - seguirà una delle due rappresentazioni, non ammetterà più<lb/>che i fenomeni siano equipollenti”<seg type="anchor_note" n="3">3</seg><lb/>
            <lb/>d) “Bisogna anche considerare queste cose: un uomo siffatto [<hi rend="it">scil</hi>.: un<lb/>pirroniano] come potrebbe diventare cittadino, giudice, consigliere, amico<lb/>
         </p>
         <p rend="start">o, insomma, essere un uomo? Quali malvagità non oserebbe compiere co-<lb/>lui che pensa che in verità non si dia nulla di bello o brutto, giusto o in-<lb/>giusto? E non mi si replichi che questi tali temono leggi e punizioni; come<lb/>sarebbe possibile, da parte di persone impassibili ed imperturbate, come<lb/>essi affermano di essere?”<seg type="anchor_note" n="4">4</seg></p>
         <p>
            <lb/>e) “Infatti qui sta l’obiezione principale e più valida contro lo scettici-<lb/>smo <hi rend="it">eccessivo,</hi> che da esso non può risultare alcun beneficio durevole, fin-<lb/>ché esso mantiene in pieno la sua forza ed il suo vigore. Basta che chie-<lb/>diamo ad uno scettico del genere: <hi rend="it">qual è la sua intenzione? E che cosa si<lb/>propone con tutte queste curiose ricerche?</hi> Si trova subito imbarazzato e<lb/>non sa cosa rispondere. Un copernicano o un seguace di Tolemeo, che so-<lb/>stengono ognuno il loro differente sistema astronomico, possono sperare</p>
            <p rend="pb"><pb n="132" facs="Spinelli_132.jpg"/></p>
<p>di produrre una convinzione costante e durevole nel loro uditorio. Uno<lb/>stoico od un epicureo sviluppano dei principi che possono non esser dure-<lb/>voli ma che hanno un influsso sulla condotta e sul comportamento. Ma un<lb/>pirroniano non può aspettarsi che questa filosofia abbia un influsso co-<lb/>stante sulla mente, o che, qualora lo avesse, questo influsso sia benefico al-<lb/>la società. Al contrario, deve riconoscere, se vuol riconoscere qualche co-<lb/>sa, che l’intera vita umana dovrebbe andare in rovina se i suoi principi<lb/>avessero modo di affermarsi in maniera stabile e generale. Cesserebbero<lb/>immediatamente tutti i discorsi e tutte le azioni e gli uomini resterebbero<lb/>in un letargo totale fino a che le necessità della natura, insoddisfatte, por-<lb/>rebbero fine alla loro miserabile esistenza”<seg type="anchor_note" n="5">5</seg><lb/>
            <lb/>f) “Qualunque sia il risultato dei suoi moti o il contenuto delle affer-<lb/>mazioni che produce, egli [<hi rend="it">scil. </hi>lo scettico] in un senso importante non è<lb/><hi rend="it">in</hi> loro, non è coinvolto in loro. Lo scetticismo morale nella sua versione<lb/>antica, quindi, non è una blanda dottrina che può essere sostenuta isolan-<lb/>dola dalla vita quotidiana; esso rappresenta una profonda sovversione del-<lb/>la vita quotidiana. [...] Di ciò lo scetticismo morale ci offre semplicemen-<lb/>te un caso speciale; l’agente annota le sue intuizioni morali, la loro forza<lb/>e il loro esito allo stesso modo in cui registra la sua fame o i suoi dolori;<lb/>sono tutte cose che semplicemente accadono a lui e in lui. Ciò che egli fa<lb/>può sembrare dall’esterno simile a quanto fanno le persone normali; ma al-<lb/>l’interno è completamente differente”<seg type="anchor_note" n="6">6</seg><lb/>
            <lb/>g) “Una volta detto questo, però, vediamo come sia profondamente<lb/>egoistico, addirittura solipsistico il programma scettico, inteso come pro-<lb/>gramma di filosofia in un mondo bisognoso e turbato, che contiene pro-<lb/>blemi umani urgenti, alla cui soluzione una filosofia nello spirito di Rawls<lb/>può eventualmente apportare un contributo maggiore. Se la filosofia è ca-<lb/>pace unicamente di far sì che chi la pratica individualmente si senta calmo,<lb/>allora avrebbero ragione i nemici di Socrate: la filosofia è una pericolosa<lb/>forma di auto-indulgenza, sovversiva della democrazia e i suoi maestri so-<lb/>no corruttori della gioventù. Fortunatamente, la filosofia è capace di mol-<lb/>to di più che non questo”<seg type="anchor_note" n="7">7</seg><lb/>
         </p>
         <p rend="start"><hi rend="it">1.</hi> Questa piccola, selettiva antologia di <hi rend="it">j’accuse</hi> contro la ‘vivibilità’ e <lb/>la ‘regolarità morale’ dello scetticismo antico - d’ogni forma e latitudine,<lb/>da quello accademico a quello pirroniano - può forse servire come ade-<lb/>guata introduzione, in negativo, al compito che mi sono prefisso. Lunga,<lb/>ancora più lunga potrebbe essere la lista delle voci polemiche, di forte e ra-</p>
         <p rend="pb"><pb n="133" facs="Spinelli_133.jpg"/></p>
<p>dicale critica, che si sono levate, in tempi passati ma anche di recente, con-<lb/>tro il deserto di valori, verso cui costringerebbe ad approdare una consa-<lb/>pevole e completa adesione alla pratica dell’aporia<seg type="anchor_note" n="8">8</seg>.</p>
         <p rend="start">A voler essere più precisi, contro il modo di vita scettico sono state sol-<lb/>levate obiezioni, che possono essere raggruppate sotto due categorie fon-<lb/>damentali: da una parte l’accusa cosiddetta di <hi rend="it">apraxia</hi> o <hi rend="it">anenergesia</hi> (co-<lb/>me vedremo subito <hi rend="it">infra,</hi> nelle sezioni 7-11), dall’altra quella che è stata<lb/>indicata con l’etichetta efficace di (mancata) <hi rend="it">orthopraxia</hi><seg type="anchor_note" n="9">9</seg>.</p>
         <p rend="start">A voler essere ancora più efficaci e con la speranza di mettere così sul<lb/>tavolo i punti decisivi da discutere, si potrebbe quasi descrivere la secola-<lb/>re battaglia anti-scettica adottando e riadattando il nucleo narrativo di una<lb/>notissima favola di Fedro<seg type="anchor_note" n="10">10</seg>. Allo stesso ruscello, quello della vita pratica,<lb/>erano venuti ad abbeverarsi (“<hi rend="it">più in alto</hi>”: <hi rend="it">sic</hi>!) il lupo (dogmatico) e<lb/>(“<hi rend="it">molto più in basso</hi>”: <hi rend="it">sic</hi>!,<hi rend="it"> </hi>di nuovo) l’agnello (scettico). Desideroso di fa-<lb/>re un solo boccone della sua agognata preda <hi rend="it">(“pasto eccellente”),</hi> il lupo<lb/><hi rend="it">("quello scannatore vorace</hi>”) accusò l’agnello di intorbidare l’acqua pura<lb/>della retta prassi. Lo accusò insomma di paralizzare - quasi novello emu-</p>
         <p rend="start">lo	della mitica Gorgone<seg type="anchor_note" n="11">11</seg> - ogni tipo di azione, di rendere impossibile<lb/>qualsiasi scelta o rifiuto, di propugnare quasi, attraverso l’uso sistematico<lb/>della <hi rend="it">epoche,</hi> una sorta di pericoloso, contagioso ‘oblomovismo’, che, tra-<lb/>sformandoci in immobili piante<seg type="anchor_note" n="12">12</seg>, finirebbe con il legittimare chi della no-<lb/>stra vita vorrebbe fare un capitolo di un manuale di botanica piuttosto che<lb/>di un sano breviario di etica. Di fronte alle proteste dell’agnello - pronto<lb/>a mostrare senza esitazioni il suo coinvolgimento nella vita pratica, in tut-<lb/>te le sue sfumature - la voce del lupo si alzò ancora più forte e prepotente:<lb/>“anche volendo ammettere che voi agnelli non rendiate torbida l’acqua, ov-<lb/>vero che possiate compiere quotidianamente scelte e rifiuti, non potete tut-<lb/>tavia offrire alcuna giustificazione razionale dei vostri comportamenti; in<lb/>fondo siete costretti a seguire casualmente circostanze ed eventi, con il ri-<lb/>schio di non poter discriminare fra comode strade e rovinosi precipizi<seg type="anchor_note" n="13">13</seg>, fra<lb/>bocca e occhio nell’atto di mangiare, fra utensili diversi nell’atto di cuci-<lb/>nare, fra vasca e altri luoghi nell’atto di lavarvi<seg type="anchor_note" n="14">14</seg>; e ancora con la prospet-<lb/>tiva di restare incerti rispetto all’esser ora giorno o notte o, molto peggio,<lb/>di marcire a bordo di una nave, incapaci di ammettere che quella che è di<lb/>fronte a voi sia proprio l’agognata terra, meta del vostro viaggio<seg type="anchor_note" n="15">15</seg>”. Colpi-<lb/>to da queste violente accuse l’agnello decise, pur mantenendosi “<hi rend="it">tutto ti-<lb/>moroso</hi>”, di giocare la carta dell’evidenza: “ma come, non vedi che addi-<lb/>rittura vengo chiamato dai miei concittadini all’ufficio importantissimo di<lb/>sommo sacerdote e in mio onore ogni filosofo viene alleggerito del bal-<lb/>zello delle tasse? o ancora che svolgo una nobile arte, utile fra tutte, come<lb/>
         </p>
         <p rend="pb"><pb n="134" facs="Spinelli_134.jpg"/></p>
<p>la medicina? Non sono forse questi segni sufficienti che vivo una vita nor-<lb/>male, direi quasi irreprensibile?”<seg type="anchor_note" n="16">16</seg> Irritato dalla pervicacia della sua pre-<lb/>da, il lupo formulò - perfettamente in linea con i suoi schemi mentali e ar-<lb/>gomentativi - il dilemma conclusivo: “ma allora sei in trappola! Infatti l’u-<lb/>nico modo per agire così come tu dici di fare è quello di emettere a ogni<lb/>istante giudizi, di optare in base a criteri, di non esser più, insomma, ‘pri-<lb/>vo di rifiuto e di scelta’<seg type="anchor_note" n="17">17</seg>; e allora smettila una buona volta di cantare le<lb/>lodi della tua <hi rend="it">epoche</hi> e ammetti invece la tua totale incongruenza, ricono-<lb/>sci l’inconsistenza che sussiste fra quanto predichi e il modo in cui poi raz-<lb/>zoli”. Come spesso gli accade, accecato dalla presunta cogenza della sua<lb/>arma migliore - la logica - il lupo si slancia a questo punto sull’agnello,<lb/>“<hi rend="it">lo afferra e lo sbrana</hi>”, senza dargli neppure il tempo e l’opportunità di<lb/>una replica ulteriore. Del resto, si sa e così recita la morale della favola,<lb/>“<hi rend="it">chi è più forte vuole aver tutto, anche ragione</hi>”.</p>
         <p>
            <lb/><hi rend="it">2.</hi> Di fronte a quella che sembra essere una forma di prevaricazione<lb/>dogmatica o quanto meno di fronte a simili, pregiudiziali condanne del<lb/>povero agnello scettico c’è stato chi, come John Christian Laursen, ha par-<lb/>lato della necessità di ‘una chiamata alle armi’, di una reazione contro gli<lb/>anti-scettici<seg type="anchor_note" n="18">18</seg>. Senza moltiplicare le metafore militari e scegliendo piutto-<lb/>sto un registro ‘evangelico’, credo si possa percorrere anche un’altra stra-<lb/>da. Fermo restando che ci sono tutte le ragioni - storiche e teoriche - per<lb/>dare al dio dogmatico quanto merita il suo forte e divino dogmatismo, mi<lb/>pare giusto, anzi storiograficamente e concettualmente opportuno restitui-<lb/>re anche al Cesare scettico quel che è suo. È tempo, insomma, di ridare vo-<lb/>ce al nostro agnello, di riesaminare con cura e senza pregiudizi i punti di<lb/>riferimento etici e le naturali sfumature affettive, che egli, nonostante tut-<lb/>to e ben al di là di ogni sterile negazione assoluta, accoglie e trasforma in<lb/>prassi quotidiana. È ora, direi infine, di lasciare spazio e legittimità a una<lb/>seria indagine storica, che miri prima di ogni cosa a determinare con esat-<lb/>tezza e correttezza il genuino nucleo delle argomentazioni scettiche, sen-<lb/>za cadere nella “avventatezza” - Sesto direbbe: <hi rend="it">propeteia</hi> - di una parte al-<lb/>meno della storiografia contemporanea sullo scetticismo antico, spesso se-<lb/>gnata da quella che ancora Laursen ha bollato come “ignoranza del fatto<lb/>che esso (scil.: lo scetticismo) ha una storia”<seg type="anchor_note" n="19">19</seg>.<lb/>
         </p>
         <p rend="start">Non è questa la sede, tuttavia, per dar conto, in modo esaustivo, di <hi rend="it">tutte<lb/></hi>le possibili repliche elaborate in <hi rend="it">tutte</hi> le correnti storicamente determinate<lb/>dello scetticismo antico. Molteplici ragioni - e anche, lo confesso, ragioni<lb/>di autobiografica, idiosincratica preferenza - inducono a restringere l’og-<lb/>getto di indagine<seg type="anchor_note" n="20">20</seg>. Di conseguenza, scopo del mio contributo sarà quello<lb/>
         </p>
         <p rend="pb"><pb n="135" facs="Spinelli_135.jpg"/></p>
<p>di richiamare nuovamente l’attenzione su quella che a mio avviso è la pre-<lb/>sentazione più coerente e teoricamente ‘agguerrita’ del fine ultimo - o me-<lb/>glio del <hi rend="it">doppio fine</hi>, insieme speculativo e pratico - elaborato dallo scetti-<lb/>cismo antico di matrice pirroniana. L’obiettivo più ampio sarà quello di mo-<lb/>strare come, nonostante il ricorso diffuso all’uso di una razionalità critica<lb/>che non si ferma di fronte a nulla, il raggiungimento del <hi rend="it">telos</hi> o <hi rend="it">summum<lb/>bonum</hi> si situi per il pirroniano sul terreno dell’accettazione di passioni ele-<lb/>mentari e vitali cui nessuna forza razionale può opporsi.</p>
         <p rend="start">Il luogo privilegiato dell’analisi che segue - pensata come una sorta di<lb/>commento puntuale, benché in alcuni punti e sotto certi aspetti necessa-<lb/>riamente sintetico, quasi direi allusivo - è quello costituito dai primi tren-<lb/>ta paragrafi del libro primo dei <hi rend="it">Lineamenti pirroniani</hi> di Sesto Empirico,<lb/>un’opera che sembra essere una sorta di manuale introduttivo allo scettici-<lb/>smo genuino<seg type="anchor_note" n="21">21</seg>. Al suo interno proprio i paragrafi che indicavo, nella loro<lb/>interezza, rappresentano forse la parte filosoficamente più importante del-</p>
         <p rend="start">lo scritto. Lì, infatti, Sesto si impegna non solo a difendere l’indirizzo pir-<lb/>roniano da accuse e fraintendimenti, più o meno malevoli, ma nel far que-<lb/>sto si sforza anche di definire “il programma dello scettico”<seg type="anchor_note" n="22">22</seg>. Né - come<lb/>accennavo - egli si tira indietro di fronte alla delineazione del fine, anzi del<lb/>doppio fine del suo ‘movimento’, della sua <hi rend="it">agoge.</hi> Prenderò quindi come<lb/>oggetto precipuo, ma non esclusivo del mio esame proprio la sezione de-<lb/>dicata a questo delicato tema, racchiusa in <hi rend="it">PH</hi> I 25-30, senza tuttavia tra-<lb/>scurare le nozioni fondamentali presenti nei paragrafi precedenti, che pre-<lb/>parano e rendono legittime le opzioni pratiche difese da Sesto. Sono infat-<lb/>ti convinto che per cogliere adeguatamente il quadro d’insieme delle scel-<lb/>te etiche neo-pirroniane occorra - con pazienza, quasi con pignoleria -<lb/>collocare sotto la giusta luce tutte le singole tessere, che quel quadro in-<lb/>sieme compongono e sorreggono.</p>
         <p>
            <lb/><hi rend="it">3.</hi> La posizione sestana sembra innanzi tutto caratterizzata da un dupli-<lb/>ce intento:<lb/>
         </p>
         <list type="unordered">
            <item>1. chiarire i punti di riferimento teorici e pratici che guidano la rifles-<lb/>sione e l’azione dello scettico;</item>
            <item>2. delinearne il ruolo unico e inimitabile sullo sfondo del grande, con-<lb/>flittuale quadro delle scuole filosofiche precedenti e contemporanee.</item>
         </list>
         <p rend="start">Nell’assolvere il primo compito, Sesto Empirico si preoccupa subito di<lb/>chiarire le differenze esistenti fra i vari indirizzi filosofici passati e presen-<lb/>ti rispetto alla ricerca della verità, con una acuta - ma insieme funzionale<lb/>e non certo disinteressata<seg type="anchor_note" n="23">23</seg> - divisione del campo filosofico nelle categorie<lb/>di dogmatismo positivo o <hi rend="it">tout court;</hi> dogmatismo negativo - posizione che<lb/>
         </p>
         <p rend="pb"><pb n="136" facs="Spinelli_136.jpg"/></p>
<p>egli attribuisce agli esponenti della cosiddetta Accademia scettica, in parti-<lb/>colare Cameade e Clitomaco - e scetticismo vero o, se si preferisce, ge-<lb/>nuino pirronismo<seg type="anchor_note" n="24">24</seg>. Quindi fornisce una sorta di ‘indice’ o piano globale<lb/>dell’opera, distinta in una trattazione di carattere generale e in una di natu-<lb/>ra specifica<seg type="anchor_note" n="25">25</seg>. Mostra poi, con fare quasi aristotelico, come l’indirizzo scet-<lb/>tico <hi rend="it">pollachos legetai</hi>: esso è stato infatti indicato, nel corso della sua sto-<lb/>ria, con denominazioni diverse, a seconda dell’angolo prospettico da cui è<lb/>possibile analizzarne lo ‘specifico’ punto di vista filosofico<seg type="anchor_note" n="26">26</seg>. Prosegue in-<lb/>dicando per così dire il <hi rend="it">ti esti</hi> - quasi la definizione essenziale - dello scet-<lb/>ticismo, mediante la descrizione di una ‘abilità’<seg type="anchor_note" n="27">27</seg>, il cui esercizio dovreb-<lb/>be sfociare dapprima nella sospensione del giudizio o <hi rend="it">epoche,</hi> che equiva-<lb/>le a una sorta di ‘stagnazione intellettiva’, di blocco della capacità discri-<lb/>minante o di scelta<seg type="anchor_note" n="28">28</seg>, e poi garantire l’imperturbabilità o <hi rend="it">ataraxia,</hi> metafo-<lb/>ricamente introdotta in termini di “assenza di affanno” (<hi rend="it">aochlesia</hi>) e “quie-<lb/>te di bonaccia” (<hi rend="it">galenotes</hi>), forse sulla base di materiale proveniente dalla<lb/>più antica tradizione pirroniana e con probabili intenti polemici<seg type="anchor_note" n="29">29</seg>.</p>
         <p>
            <lb/><hi rend="it">4.</hi> Dopo queste precisazioni introduttive, Sesto si sofferma in <hi rend="it">PH</hi> I 12 su<lb/>quella che potremmo chiamare la precisa scansione cronologica della gene-<lb/>si dell’attitudine scettica, dei momenti iniziali del suo processo di forma-<lb/>zione, sviluppo e consolidamento. Vale la pena leggere il passo per intero:<lb/>
         </p>
         <p rend="start">"La speranza di conquistare l’imperturbabilità diciamo che è il punto di parten-<lb/>za determinante l'(indirizzo) scettico. Tra gli uomini, infatti, quelli di nobile in-<lb/>gegno, turbati a causa dell’anomalia riscontrabile nelle cose ed essendo incerti a<lb/>quali di esse bisognasse piuttosto concedere l’assenso, presero a indagare cosa vi<lb/>fosse di vero e di falso nelle cose, in modo tale da raggiungere l’imperturbabilità<lb/>grazie alla decisione su tali questioni. Punto di partenza della ‘costituzione’ (<hi rend="it">sy-<lb/>stasis</hi>) scettica, tuttavia, è soprattutto il contrapporre a ogni discorso un discorso<lb/>uguale: muovendo di qui, infatti, sembra che finiamo con il non abbracciare opi-<lb/>nioni dogmatiche".</p>
         <p rend="start">Le tappe individuate da Sesto sono due.</p>
         <p>
            <lb/>A. La prima tappa - o causa scatenante, qualora si voglia mantenere la<lb/>sfumatura di significato adombrata in <hi rend="it">aitiodes</hi> - fu la speranza di conqui-<lb/>stare l’imperturbabilità, a fronte di una condizione conoscitiva sentita co-<lb/>me problematica e ‘fallimentare’ dai più acuti e dotati fra gli uomini, ov-<lb/>vero, sembrerebbe legittimo dedurre, soprattutto dai futuri scettici, quasi<lb/><hi rend="it">élite</hi> ristretta e privilegiata in possesso di una ‘sensibilità filosofica’ che<lb/>non è comune ai più<seg type="anchor_note" n="30">30</seg>. Costoro, infatti, pur disposti a intraprendere il dif-</p>
          <p rend="pb"><pb n="137" facs="Spinelli_137.jpg"/></p>
<p>ficile cammino della ricerca per superare il disorientamento suscitato dal-<lb/>l’anomalia regnante in ambito conoscitivo (cfr. <hi rend="it">PH</hi> I 29) e pur convinti che<lb/>la serenità intellettuale può essere raggiunta solo una volta formulati indu-<lb/>bitabili giudizi di verità o falsità sulle cose<seg type="anchor_note" n="31">31</seg>, si trovarono nell’impossibi-<lb/>lità di individuare strumenti incontrovertibili per assentire all’uno o all’al-<lb/>tro dei conflittuali aspetti del reale.<lb/>
         </p>
         <p rend="start">B. L’onnipervasivo mantenersi e protrarsi di tale scacco conoscitivo è<lb/>alla base della seconda tappa, che Sesto considera probabilmente ancor più<lb/>caratterizzante della prima<seg type="anchor_note" n="32">32</seg>. Si tratta di quella che altrove egli chiama “di-<lb/>sposizione” (<hi rend="it">diathesis</hi>) scettica e che qui invece più radicalmente defini-<lb/>sce, con termine forse preso a prestito dal lessico tecnico della medicina,<lb/>“costituzione” (<hi rend="it">systasis</hi>). Essa si risolve nella capacità di individuare o, se<lb/>è il caso, di produrre discorsi in reciproco conflitto. Non è tuttavia neces-<lb/>sario che questi ultimi vengano sentiti e presentati come ‘contraddittori’ in<lb/>senso forte, ma semplicemente come <hi rend="it">isoi,</hi> ovvero dotati di ugual forza per-<lb/>suasiva<seg type="anchor_note" n="33">33</seg>. Questo abito filosofico, assorbito al punto da diventare una sor-<lb/>ta di seconda natura, <hi rend="it">sembra</hi> infine rappresentare l’antidoto sempre a por-<lb/>tata di mano contro ogni forma di dogmatismo<seg type="anchor_note" n="34">34</seg>.</p>
         <p>
            <lb/><hi rend="it">5.</hi> Dopo aver analizzato il punto di partenza della vera scepsi, Sesto si<lb/>dedica a lungo alla descrizione delle formule argomentative del suo indi-<lb/>rizzo (<hi rend="it">PH</hi> I 13-20) e al chiarimento dell’ambito e della portata dell’ade-<lb/>sione pirroniana al fenomeno (<hi rend="it">PH</hi> I 21-24).<lb/>
         </p>
         <p rend="start"><hi rend="it">PH</hi> I 13 è in quest’ottica di gran lunga il passo più importante e sicura-<lb/>mente il più discusso anche all’interno della storiografia contemporanea<lb/>sullo scetticismo antico<seg type="anchor_note" n="35">35</seg>. Qui Sesto si impegna in primo luogo in una se-<lb/>rie di sottili distinzioni d’usi linguistici, allo scopo di far risaltare la pecu-<lb/>liarità dello scetticismo, con l’impiego ‘mimetico’ di alcune caratterizza-<lb/>zioni apparentemente comuni anche alle correnti dogmatiche. Il passo prin-<lb/>cipale di quest’operazione (difensiva?) di ‘anatomia semantica’ consiste<lb/>appunto nell’accogliere la radicale opposizione, proposta da “alcuni” (for-<lb/>se esponenti del pirronismo), fra due significati del termine <hi rend="it">dogma.</hi></p>
         <p>
            <lb/>A. In base al primo, quello correntemente in uso nel linguaggio comu-<lb/>ne (di qui il ricorso a <hi rend="it">koinoteron),</hi> esso indica il semplice approvare qual-<lb/>cosa, che, come chiarisce l’esempio addotto (sentir caldo o freddo), rien-<lb/>tra nella sfera delle affezioni necessarie conformi alle nostre rappresenta-<lb/>zioni<seg type="anchor_note" n="36">36</seg>. Di fronte a esse anche il <hi rend="it">logos</hi> scettico non può far altro che as-<lb/>sentire, senza spazio alcuno per contrasti di opinione, reali o inventati<seg type="anchor_note" n="37">37</seg>.<lb/>
            <lb/>B. Ben diverso è il caso della seconda accezione di <hi rend="it">dogma.</hi> Essa infat-<lb/>ti ha circolazione ‘parrocchiale’, riferendosi principalmente al campo del-</p>
            <p rend="pb"><pb n="138" facs="Spinelli_138.jpg"/></p>
<p>le conclusioni/teorie scientifiche<seg type="anchor_note" n="38">38</seg>, e si risolve nella precipitosa operazio-<lb/>ne di concedere l’assenso a qualcosa di non evidente<seg type="anchor_note" n="39">39</seg>. Ora, un tipo di ac-<lb/>cusa frequentemente elevata contro gli scettici era proprio quella di dog-<lb/>matismo<seg type="anchor_note" n="40">40</seg>. Essa sembra tuttavia ignorare, forse in modo consapevolmente<lb/>malevolo e per mero amor di polemica, la distinzione appena richiamata,<lb/>finendo così per attribuire erroneamente ai sostenitori dello scetticismo<lb/>‘dogmi’, nel sopracitato senso (B) del termine, laddove essi si limitano ad<lb/>accogliere opinioni unicamente nel senso (A).<lb/>
         </p>
         <p rend="start">Dopo aver fatto chiarezza sul problema, connesso al presunto dogmati-<lb/>smo scettico, della corretta modalità d’uso del ‘vocabolario neo-pirronia-<lb/>no’<seg type="anchor_note" n="41">41</seg>, Sesto cerca di rispondere a un’altra accusa: quella che dipingeva la<lb/>scepsi come una vera e propria ‘scuola’ filosofica. Stimolato da tali criti-<lb/>che, egli ricorre anche in questo frangente a una preliminare distinzione<lb/>semantica. <hi rend="it">Hairesis</hi> si può infatti intendere in due sensi (oltre all’accezio-<lb/>ne per cui anche in Sesto, in opposizione a <hi rend="it">phyge,</hi> essa vale ‘scelta’ - atto<lb/>di scelta, meglio - in ambito etico):</p>
         <p>
            <lb/>A. come inclinazione a seguire un sistema di dogmi, fortemente strut-<lb/>turato al suo interno nonché nella relazione esterna tanto con i fenomeni<lb/>quanto con le ‘cose oscure’;<lb/>
            <lb/>B. quasi come sinonimo di <hi rend="it">agoge,</hi> in senso debole, ovvero di un atteg-<lb/>giamento che confida semplicemente nel discorso a-filosofico o pre-filo-<lb/>sofico, quello che, rispondendo alle indicazioni provenienti dal mondo fe-<lb/>nomenico e risolvendosi nell’abilità a raggiungere la sospensione del giu-<lb/>dizio, si limita a ‘indicare la strada’ per sembrare di vivere rettamente<seg type="anchor_note" n="42">42</seg>.<lb/>
         </p>
         <p rend="start">Una scuola intesa nel senso (A) non solo non rispecchia l’attitudine ‘ze-<lb/>tetica’ della scepsi, ma costituisce anzi il più tipico bersaglio della polemica<lb/>sestana, costantemente impegnata a demolire ogni sistema dogmatico, tra-<lb/>mite la messa in luce di contraddizioni insanabili fra le sue parti o articola-<lb/>zioni interne. Se invece si accoglie il significato (B), il cui ambito di riferi-<lb/>mento appare circoscritto alla sfera dell’agire, allora anche lo scettico am-<lb/>mette di avere un indirizzo. Anch’egli, insomma, è in grado di compiere, se-<lb/>condo l’originaria etimologia del vocabolo <hi rend="it">hairesis,</hi> una ‘scelta’, che, senza<lb/>pretendere di imporsi al corso delle cose, si appaga nel seguire i costumi pa-<lb/>tri, le leggi, i modi di vita e le inevitabili affezioni che ci caratterizzano co-<lb/>me esseri senzienti. Questo elenco, che chiude <hi rend="it">PH </hi>I 17, viene ulteriormente<lb/>discusso e ampliato - come vedremo più avanti - in <hi rend="it">PH</hi> I 23-24 e costitui-<lb/>sce il terreno privilegiato per giustificare la prassi quotidiana del pirronismo.</p>
         <p>
            <lb/><hi rend="it">6.</hi> Dopo aver fissato i limiti semantici di un’accettabile <hi rend="it">physiologia<lb/>(PH </hi>I 18) e prima di affrontare la questione del fine dell’azione, Sesto ri-</p>
             <p rend="pb"><pb n="139" facs="Spinelli_139.jpg"/></p>
<p>tiene indispensabile fornire delucidazioni sull’atteggiamento scettico di<lb/>fronte a <hi rend="it">to phainomenon.</hi> Così in <hi rend="it">PH</hi> I 19-20 egli registra uno spaccato di<lb/><hi rend="it">querelle</hi> filosofica molto vivace e forse molto antico<seg type="anchor_note" n="43">43</seg>. Alcuni (dogmatici)<lb/>sono soliti accusare gli scettici di privare di valore, addirittura di negare i<lb/>fenomeni. Le loro critiche, però, sono frutto di palese sordità filosofica, un<lb/>tipo di replica caro a Sesto e non certo nuovo nella storia del pensiero an-<lb/>tico<seg type="anchor_note" n="44">44</seg>. Questo tipo di obiezioni malevole può essere combattuto solo spe-<lb/>cificando e chiarendo meglio i punti di riferimento della posizione neo-pir-<lb/>roniana. Il ragionamento di Sesto - una forma di critica al realismo filoso-<lb/>fico che mostra tuttavia di condividerne i presupposti teorici (cfr. <hi rend="it">supra,</hi> n.<lb/>31) - sembra concedere che gli elementi dialetticamente correlati in qual-<lb/>siasi attività conoscitiva siano due: l’oggetto in sé da una parte (indicato<lb/>con un termine che non mette in discussione minimamente l’esistenza di<lb/>una realtà esterna: <hi rend="it">to hypokeimenon,</hi> ciò che sottostà al mondo delle appa-<lb/>renze) e ciò che di esso appare a noi dall’altra <hi rend="it">(to phainomenon,</hi> insom-<lb/>ma). Come viene ribadito in <hi rend="it">PH</hi> I 19 ciò che va sottoposto a indagine - se<lb/>si vuole: ciò che fa difficoltà allo scettico - non è il fatto che qualcosa ap-<lb/>paia, ma la pretesa dogmatica di stabilire che cosa sia nella sua vera natu-<lb/>ra l’oggetto che sta dietro quella apparenza fenomenica. In senso stretto,<lb/>dunque, obiezioni, critiche, attacchi non vengono mossi al fenomeno, vi-<lb/>sto che per fenomeno si deve intendere quella rappresentazione che passi-<lb/>vamente riceviamo e che, in modo indipendente dalla nostra volontà<lb/>(<hi rend="it">abouletos</hi>), ci spinge ad assentire - si potrebbe aggiungere: meccanica-<lb/>mente, quasi istintivamente - all’affezione che proviamo. Il vero bersaglio<lb/>di Sesto sono le teorie che i dogmatici costruiscono a partire dai fenome-<lb/>ni per definire l’essenza delle cose, ciò che essi <hi rend="it">dicono</hi> sul fenomeno<seg type="anchor_note" n="45">45</seg>.<lb/>L’esempio che egli adduce è al riguardo topico (cfr. <hi rend="it">PH </hi>I 101 e II 72). Al<lb/>gusto il miele appare dolce e lo scettico concede senz’altro di subire un’af-<lb/>fezione dolce a livello di sensazione<seg type="anchor_note" n="46">46</seg>. Oltre, però, egli non va, rifiutando<lb/>l’ulteriore teoria dogmatica, secondo cui “il miele <hi rend="it">è</hi> dolce”, un’asserzione<lb/>che salta indebitamente dal piano fenomenico a quello delle cose oscure.<lb/>
         </p>
         <p rend="start">Esistono tuttavia casi in cui perfino lo scettico, mostrando così ancor di<lb/>più il suo lato ‘urbano’, si trova nella necessità dialettica di controbattere la<lb/><hi rend="it">propeteia</hi> dogmatica e dunque di costruire argomentazioni contro i feno-<lb/>meni. Senza fornire ulteriori indicazioni al riguardo e utilizzando una ter-<lb/>minologia che potrebbe far pensare a influssi enesidemei<seg type="anchor_note" n="47">47</seg>, Sesto si limita,<lb/>nella seconda parte di <hi rend="it">PH</hi> I 20, a mettere in guardia contro la forza ingan-<lb/>natrice della speculazione, in quanto capace di produrre teorie senz’altro ar-<lb/>dite, ma infondate su <hi rend="it">ta adela</hi> e tale da mettere in discussione addirittura<lb/>ciò che appare massimamente evidente. È difficile dire a quali <hi rend="it">logoi</hi> egli<lb/>
         </p>
         <p rend="pb"><pb n="140" facs="Spinelli_140.jpg"/></p>
<p>stia alludendo. Credo tuttavia che un convincente esempio della possibile,<lb/>occasionale strategia antifenomenica scettica possa essere rinvenuto laddo-<lb/>ve Sesto sviluppa specifici <hi rend="it">logoi</hi> per mettere in dubbio (cfr. <hi rend="it">M</hi> VIII 197-<lb/>199) o negare <hi rend="it">tout court</hi> (cfr. <hi rend="it">M</hi> IX 242-243) che dal fuoco o dalla neve sca-<lb/>turiscano rispettivamente le affezioni sensibili del caldo o del freddo, rea-<lb/>zioni considerate altrove come la “comune” (ancora: meccanica, involonta-<lb/>ria?) ‘risposta’ di qualsiasi individuo in condizioni normali<seg type="anchor_note" n="48">48</seg>.</p>
         <p rend="start">Resta il fatto che l’obiettivo ultimo di questa strategia, come di qual-<lb/>siasi altra <hi rend="it">diaphonia</hi> rinvenibile fra l’evidenza sensibile e le costruzioni<lb/>teoriche (dogmatiche e non), è quello di mostrare, sempre e comunque,<lb/>l’ugual forza delle ragioni in campo e, aprendo così la strada alla <hi rend="it">epoche</hi>,<lb/>di raggiungere l’imperturbabilità<seg type="anchor_note" n="49">49</seg>.</p>
         <p>
            <lb/><hi rend="it">7.</hi> È a questo punto (<hi rend="it">PH </hi>I 21-24), che, alla luce delle molte precisazio-<lb/>ni precedenti, risulta finalmente possibile chiarire l’ambito e la portata del-<lb/>l’adesione pirroniana al fenomeno inteso come criterio. Vengono differen-<lb/>ziate fin dall’inizio due accezioni possibili del termine <hi rend="it">kriterion</hi><seg type="anchor_note" n="50">50</seg>.<lb/>
         </p>
         <list type="unordered">
            <item>1. In base alla prima criterio è ciò in virtù del quale si pretende di sta-<lb/>bilire l’effettiva sussistenza o insussistenza di qualcosa (e per confronto<lb/>con <hi rend="it">M</hi> VII 29 dovremmo aggiungere anche il suo esser vera o falsa).</item>
            <item>2. In base alla seconda accezione, invece, si parla di criterio in senso<lb/>eminentemente pratico, ovvero come del punto di riferimento in virtù del<lb/>quale compiamo una determinata azione e non ne compiamo un’altra; co-<lb/>me canone, insomma, di ogni nostra scelta o rifiuto (cfr. ancora <hi rend="it">M</hi> VII 29).<lb/>Ribadendo quanto già accennato in precedenza e riproponendo verosimil-<lb/>mente la posizione già difesa da Enesidemo<seg type="anchor_note" n="51">51</seg>, Sesto dichiara che tale cri-<lb/>terio è per lo scettico il fenomeno, precisando subito, però, che esso è da<lb/>intendersi come <hi rend="it">phantasia.</hi> Tale “rappresentazione” o “apparenza” non va<lb/>ristretta al mero ambito percettivo dei sensi, ma abbraccia tutto ciò che si<lb/>mostra in modo indiscutibile e ovvio tanto sul piano sensibile che intellet-<lb/>tivo. Essa si sottrae allo stesso perenne indagare scettico (pronto a mette-<lb/>re in questione unicamente - come viene di nuovo evidenziato nella chiu-<lb/>sa di <hi rend="it">PH</hi> I 22 - la presunta raggiungibilità conoscitiva dell’essenza di un<lb/>oggetto, non certo il suo mero apparire in questo o quel modo) e si risolve<lb/>in un’affezione involontaria e del tutto passiva.</item>
         </list>
         <p>
            <lb/><hi rend="it">8.</hi> All’inizio di <hi rend="it">PH</hi> I 23 viene spiegato perché anche lo scettico sente la<lb/>necessità di fissare un criterio. Ancora una volta si tratta di un’esigenza<lb/>dialettica, nata per combattere l’accusa da cui hanno preso le mosse le ri-<lb/>flessioni avanzate in questo contributo: quella di <hi rend="it">anenergesia</hi><seg type="anchor_note" n="52">52</seg>.<lb/>
            <lb/>
         </p>
         <p rend="pb"><pb n="141" facs="Spinelli_141.jpg"/></p>
<p>Prima di analizzare il tipo di risposta fornito nei <hi rend="it">Lineamenti pirroniani<lb/></hi>e con l’intento di farne risaltare meglio la coerenza e insieme l’originalità,<lb/>conviene forse spostare un attimo l’attenzione verso un altro passo del <hi rend="it">cor-<lb/>pus</hi> sestano<seg type="anchor_note" n="53">53</seg>. Si tratta di una breve, ma densissima sezione del <hi rend="it">Contro gli<lb/>etici</hi> (<hi rend="it">M</hi> XI 162-167), in cui obiezioni dogmatiche più antiche, di probabi-<lb/>le o meglio quasi sicura provenienza stoica<seg type="anchor_note" n="54">54</seg>, vengono appunto riassunte e<lb/>combattute sotto la duplice parola d’ordine della “inattività” (<hi rend="it">anenergesia</hi>)<lb/>e della “incongruenza” (<hi rend="it">apemphasis</hi>).</p>
         <p rend="start">Cominciamo dalla prima accusa. Agli occhi del dogmatismo (stoico) la<lb/>posizione dello scettico è condannata all’inattività completa ed è anzi as-<lb/>similabile alla vita di una pianta (cfr. <hi rend="it">supra,</hi> n. 12). Egli è infatti, per dirla<lb/>con le parole di Timone - già ricordate e citate in <hi rend="it">Μ</hi> XI 164 - “privo di ri-<lb/>fiuto e di scelta”<seg type="anchor_note" n="55">55</seg>, nel senso che mette in discussione l’esistenza stessa di<lb/>quei valori e criteri di giudizio assoluti, che invece, guidando scelte e ri-<lb/>fiuti, rappresentano i costituenti essenziali del “vano chiacchierare” dog-<lb/>matico (=stoico) in campo morale (cfr. al riguardo <hi rend="it">M</hi> XI 133).</p>
         <p rend="start">Per quanto concerne la seconda accusa, essa mira a colpire la coerenza<lb/>delle affermazioni scettiche. Chi voglia a tutti i costi e senza concessione<lb/>alcuna restare “privo di rifiuto e di scelta” non può non mostrarsi incoe-<lb/>rente nelle sue azioni. Per far emergere più chiaramente tale “incongruen-<lb/>za”, i dogmatici si rifanno a una situazione-limite<seg type="anchor_note" n="56">56</seg>. Sotto la costrizione di<lb/>un tiranno, infatti, che voglia imporgli di compiere azioni turpi e indicibi-</p>
         <p>
            <lb/>li (come ad esempio uccidere il proprio padre), lo scettico si troverà di<lb/>fronte alla seguente alternativa:<lb/>
         </p>
         <list type="unordered">
            <item>a) non obbedire al tiranno e darsi volontariamente la morte;</item>
            <item>b) obbedirgli e quindi compiere il parricidio (o qualche altro crimine,<lb/><hi rend="it">horribile auditu et dictu</hi>).</item>
         </list>
         <p rend="start">In entrambi i casi, comunque, il suo comportamento sarà dettato da<lb/>una scelta (e da un corrispondente rifiuto) e si atterrà, si potrebbe sottin-<lb/>tendere in senso dogmatico, a un superiore criterio, capace di discernere<lb/>ciò che è veramente bene o male. Lo scettico, quindi, nonostante ripudi<lb/>in linea di principio qualsiasi etica normativa, agirà <hi rend="it">di fatto</hi> come il dog-<lb/>matico, che è il solo, in realtà, ad aver compreso - nel senso forte e tec-<lb/>nico di <hi rend="it">katalambano</hi><seg type="anchor_note" n="57">57</seg> - “con convinzione esserci qualcosa da fuggire e<lb/>da scegliere”.</p>
         <p rend="start">In <hi rend="it">M</hi> XI 165-167 troviamo la risposta a queste accuse. In primo luogo<lb/>Sesto, riconoscendo - come gli accade costantemente - l’impossibilità di<lb/>una totale <hi rend="it">anenergesia</hi><seg type="anchor_note" n="58">58</seg>, precisa che il pirroniano è sì inattivo, ma <hi rend="it">solo</hi> se<lb/>si accetta una fondamentale premessa dogmatica, su cui è forse opportuno<lb/>soffermarsi per far meglio risaltare le peculiarità della soluzione scettica<seg type="anchor_note" n="59">59</seg>.</p>
         <p rend="pb"><pb n="142" facs="Spinelli_142.jpg"/></p>
<p>Il ragionamento dogmatico, almeno così come lo presenta Sesto, stabi-<lb/>lisce in linea generale che, tra i molti comportamenti a disposizione, l’a-<lb/>gente sceglie sempre e comunque in virtù di una teoria filosofica (<hi rend="it">kata ton<lb/>philosophon logon</hi>). Sarebbe proprio questo <hi rend="it">logos</hi> ad avere la capacità di<lb/>esercitare la ricerca fino al punto di scoprire, in modo certo e senza più al-<lb/>cun dubbio residuale, il vero e il falso, il giusto e l’ingiusto, il decente e<lb/>l’indecente in campo etico<seg type="anchor_note" n="60">60</seg>. La realizzazione piena della nostra esistenza<lb/>sarebbe quindi impensabile, improponibile senza l’intervento della razio-<lb/>nalità, che, secondo quanto continuano a ribadire in funzione anti-scettica<lb/>anche filosofi contemporanei come Nicholas Rescher, «offre la migliore<lb/>promessa per realizzare i nostri scopi»<seg type="anchor_note" n="61">61</seg>. Questa conquista conoscitiva, che<lb/>avrebbe immediata ricaduta nella prassi, metterebbe il dogmatico nella<lb/>condizione di poter sempre e comunque decidere quale comportamento<lb/>adottare, grazie alla determinazione di una serie di credenze che fondano<lb/>non solo l’ambito delle nostre positive decisioni, ma rendono anche legit-<lb/>timo ogni nostro atto di rifiuto. Insomma, tale mediazione “filosofica”<lb/>sembrerebbe costituire l’unica garanzia non solo per accettare una deter-<lb/>minata situazione e i valori che ne guidano il funzionamento, ma anche per<lb/>mutarla, attraverso l’introduzione di modelli alternativi di comportamento.</p>
         <p rend="start">Accettare una simile posizione, significa anche ammettere che l’agire<lb/>di chi nega ogni credenza e rifiuta la funzione-guida della ragione non so-</p>
         <p rend="start">lo non ha nulla di tranquillizzante o di desiderabile, ma risulta anzi - per<lb/>ritornare alle obiezioni con cui si è aperto questo contributo - come mini-<lb/>mo soggetto a paralisi, condannato al quietismo intellettuale e alla stagna-<lb/>zione emotiva, se non addirittura noioso, peggio ancora ignobile o perfino<lb/>sovversivo, pericolosamente declinante verso forme forti di autoritari-<lb/>smo<seg type="anchor_note" n="62">62</seg> o di prona accettazione delle norme di condotta vigenti, persino di<lb/>quelle indicibili all’opera “in una società interamente ingiusta, razzista e<lb/>crudele”<seg type="anchor_note" n="63">63</seg>, in una società, per tornare insomma al nostro esempio estremo,<lb/>retta da un tiranno.</p>
         <p rend="start">Questo sciame sostanzioso e violento di accuse - antiche o moderne<lb/>che siano - sembra suonare come una sorta di <hi rend="it">requiem</hi> per il povero scet-<lb/>tico e per la presunta vivibilità della sua esistenza<seg type="anchor_note" n="64">64</seg>, travolta tutta insieme<lb/>dal peso di insopportabili mancanze (ovviamente razionali) e di contrad-<lb/>dittorie doti (naturalmente irrazionali). Come uscire da questa <hi rend="it">impasse</hi>?<lb/>Sesto assume una posizione apparentemente conciliante, ma in realtà fer-<lb/>mamente decisa a rivendicare un spazio proprio, autonomo e legittimo al-<lb/>l’azione morale scettica.</p>
         <p rend="start">Innanzi tutto sono proprio le linee di condotta presupposte dai dogma-<lb/>tici, che Sesto ripudia e di cui intende mettere in luce l’intrinseca contrad-<lb/>
         </p>
         <p rend="pb"><pb n="143" facs="Spinelli_143.jpg"/></p>
<p>dittorietà. Se agire significa rispettare le regole fissate una volta per tutte<lb/>dal dogmatismo etico, qualsiasi esse siano e da qualsiasi “scuola” siano<lb/>propugnate, allora lo scettico sarà senz’altro “inattivo”. Esiste tuttavia<lb/>un’alternativa, che consente non di “vegetare”, ma di vivere nel senso più<lb/>completo del termine e di operare ugualmente scelte e rifiuti: <hi rend="it">kata ten<lb/>aphilosophon teresin.</hi> Riprendendo come esempio la situazione-limite rap-<lb/>presentata dalle coercizioni di un tiranno, Sesto precisa meglio cosa si deb-<lb/>ba intendere con “a-filosofica osservanza”<seg type="anchor_note" n="65">65</seg>. Posto di fronte all’alternativa<lb/>di obbedire o meno e quindi di “fare qualcosa di indicibile”, infatti, lo scet-<lb/>tico non resta paralizzato come il noto asino di Buridano. Al contrario, egli<lb/>decide di volta in volta<seg type="anchor_note" n="66">66</seg> cosa scegliere e cosa rifiutare sulla base di una<lb/>pre-concezione radicata in lui, logicamente e cronologicamente anteriore<lb/>a ogni azione morale. Sesto la chiama a ragione <hi rend="it">prolepsis,</hi> tenendola tut-<lb/>tavia ben distinta dalle prenozioni dogmatiche, perché prodotta non dalla<lb/>riflessione teorica, ma dalla consuetudine delle norme tradizionali e delle<lb/>leggi patrie<seg type="anchor_note" n="67">67</seg>. Queste, integrandosi con altri fattori, costituiscono un siste-<lb/>ma complesso di valori dati<seg type="anchor_note" n="68">68</seg>, che precede e condiziona tutto il comporta-<lb/>mento dello scettico. Egli, pur non possedendo superiori criteri di verità o<lb/>credenze morali di validità assoluta, eleva a canone una sorta di “disposi-<lb/>zione etico-empirica”, rappresentata qui dalle regole di condotta assorbite<lb/>tramite l’educazione oppure dominanti all’interno della società in cui vive<lb/>oppure ancora da qualche altro «set di priorità o di principi», che sembra-<lb/>no rivelarsi ai suoi occhi maggiormente funzionali al raggiungimento con-<lb/>temporaneo della propria imperturbabilità intellettuale e del moderato con-<lb/>trollo delle proprie, inevitabili “passioni”<seg type="anchor_note" n="69">69</seg>. Nel fare questo può atteggiar-<lb/>si a eroe di fronte al tiranno o sentirsi spinto alla codardia, fino al punto di<lb/>eliminare il proprio padre: la sua reazione dipende da che uomo è, o me-<lb/>glio da che tipo di uomo si è fatto a contatto con la variegata e complessa<lb/>esperienza del ‘mondo della vita’.</p>
         <p rend="start">Molti si sentirono e si sentiranno forse offesi dalla passività (e forse an-<lb/>che dal “conformismo”?) di un simile atteggiamento, che tuttavia garantisce<lb/>allo scettico un cammino tranquillo, in accordo con il “corso del mondo”,<lb/>liberandolo inoltre dalla pretesa dogmatica di conferire valore o disvalore<lb/>assoluti a norme di comportamento, che semplicemente costituiscono parte<lb/>integrante della nostra vita quotidiana. Per tornare alla nostra situazione-li-<lb/>mite, nulla impedisce che il nostro agnello scettico viva almeno un giorno<lb/>da leone, avendo assorbito sin dalla culla, insieme al latte materno, una for-<lb/>te, radicata tendenza anti-tirannica; o, al contrario, che famiglia e successi-<lb/>ve frequentazioni (magari chissà, volendo attualizzare, televisive?) lo ab-<lb/>biano forgiato al culto assoluto della personalità. In entrambi i casi, comun-<lb/>
         </p>
         <p rend="pb"><pb n="144" facs="Spinelli_144.jpg"/></p>
<p>que, è forse legittimo ipotizzare che il suo sarà un comportamento sottratto<lb/>quanto meno al fanatismo, all’intolleranza, all’eccessivo ardore di quei dog-<lb/>matici pervicaci, che nel corso dei secoli - in nome del bene, anzi del Bene</p>
         <p>
            <lb/>- si saranno anche immolati sull’altare della gloria, ma che - sempre e an-<lb/>cora in nome del bene, anzi del Bene - sono stati capaci, <hi rend="it">pace</hi> il nostro buon<lb/>Aristocle (cfr. <hi rend="it">supra</hi>,<hi rend="it"> 0.</hi>b), di compiere atrocità che nessun passivo e distac-<lb/>cato pirroniano avrebbe mai neppure potuto immaginare<seg type="anchor_note" n="70">70</seg>.<lb/>
         </p>
         <p rend="start">Altri ‘contro-esempi fattuali’ o altri articolati ‘esperimenti mentali’ po-<lb/>trebbero essere messi in campo. Potremmo ad esempio chiederci che tipo<lb/>di figlio sarebbe davvero desiderabile per un padre di fronte alla strettoia ti-<lb/>rannica: uno scettico o un dogmatico, entrambi di tempra eroica, pronti al<lb/>sacrificio e dunque anche pronti a trasformare la vita del genitore in un lut-<lb/>to senza fine? Oppure uno scettico o un dogmatico, entrambi ‘leggermen-<lb/>te’ proni al cedimento, vili forse, ma vivi, di quella vita che proprio il geni-<lb/>tore ha loro donato <hi rend="it">gratis,</hi> con biologico disinteresse e che dunque rappre-<lb/>senta un valore sommo, da garantire a ogni costo? E ancora: un figlio scet-<lb/>tico, formato alla resistenza anti-tirannica, o uno dogmatico, attaccato ad<lb/>esempio a una sana teodicea, che lo spinge (passivamente?) a vedere nel-<lb/>l’uccisione del proprio padre solo una tappa nella realizzazione del grande,<lb/>imperscrutabile disegno di una provvidenza comunque buona? E di più: un<lb/>figlio scettico, allevato così tanto nell’adorazione della gerarchia politica da<lb/>far fuori senza rimorsi il proprio padre, o uno dogmatico, fedele adepto del<lb/>verbo epicureo e dunque totalmente distaccato, perché abituato a pensare<lb/>che nulla è la morte, per sé e per chiunque altro? E un gioco di interrogati-<lb/>vi, che potrebbe moltiplicarsi a dismisura. Vorrei tuttavia interromperlo a<lb/>questo punto, limitandomi a riproporre una delle prospettive, da cui recen-<lb/>temente si è cercato di riflettere sul caso-tiranno: quella dello ‘Spettatore<lb/>Imparziale’. Scrive al riguardo ancora Laursen: “cosa farà un osservatore di<lb/>fronte all’ordine del tiranno e all’azione del figlio? Naturalmente tutto di-<lb/>penderà dal coinvolgimento dello spettatore nella morale dogmatica. Da un<lb/>lato, una posizione tradizionale sarebbe quella di lodare il figlio che muore<lb/>per il padre come un eroe e di condannare quello che non lo fa come un co-<lb/>dardo. In questo caso, gli eroi dogmatico e scettico potrebbero essere trat-<lb/>tati allo stesso modo, e ugualmente i codardi dogmatico e scettico. In che<lb/>modo lo spettatore verrà a conoscenza dei pensieri del figlio? Se ne preoc-<lb/>cuperà? Di nuovo possiamo avere un problema relativo alla ‘cosa giusta per<lb/>ragioni sbagliate’. Naturalmente tutto dipenderà da quale importanza l’os-<lb/>servatore attribuirà alle giuste ragioni. Per generalizzare, le moderne ideo-<lb/>logie ‘totalitarie’ si preoccupano di ciò che uno pensa quando fa qualcosa,<lb/>mentre le moderne ideologie ‘liberali’ spesso ritengono che la sola cosa che<lb/>
         </p>
         <p rend="pb"><pb n="145" facs="Spinelli_145.jpg"/></p>
<p>conta sia il comportamento e non ciò che si pensava quando si faceva qual-<lb/>cosa. Notiamo che entrambe queste ideologie attraverserebbero tarsversal-<lb/>mente i dibattiti antichi, perché sia i dogmatici antichi sia gli scettici anti-<lb/>chi si preoccupavano di ciò che si pensava”<seg type="anchor_note" n="71">71</seg>.</p>
         <p rend="start">Se così importante è la struttura di pensiero o, più esattamente, l’edifi-<lb/>cio coerente delle nostre reazioni mentali, si impone forse una considera-<lb/>zione ulteriore, tutta interna al ‘sistema scettico’. Le norme di comporta-<lb/>mento trasformate in prassi dal pirroniano, infatti, sembrano quasi essere<lb/>l'<hi rend="it">analogon</hi> delle affezioni naturali elementari<seg type="anchor_note" n="72">72</seg>. Sul piano biologico non è<lb/>possibile mettere in discussione le sensazioni (spiacevoli) di fame, sete,<lb/>freddo e così via. Poiché <hi rend="it">accadono</hi> indipendentemente dalla nostra volontà<lb/>e non rientrano in alcuno schema teorico precostituito, esse rappresentano<lb/>un dato non modificabile, neppure dal <hi rend="it">logos</hi> scettico. Analogamente sul<lb/>terreno etico: la stessa datità di fame e freddo sembra infatti attribuita alle<lb/>leggi e alle norme tradizionali, che costituiscono i fondamenti della nostra<lb/>formazione morale. L’analogia è del resto ancora più estesa. Delle affe-<lb/>zioni naturali, infatti, non è possibile dire che siano vere/false o meglio<lb/>buone/cattive, cosicché il non assegnare a esse alcuna carica negativa o po-<lb/>sitiva (il <hi rend="it">me prosdoxazein</hi>, insomma) diventa la ricetta pirroniana per eli-<lb/>minare le sofferenze fittizie generate dalle opinioni dogmatiche<seg type="anchor_note" n="73">73</seg>. Allo<lb/>stesso modo leggi e costumi non possono essere definiti veri o falsi, buo-<lb/>ni o cattivi in senso assoluto, sia a causa della loro relatività, legata a tem-<lb/>pi e circostanze specifiche e ampiamente sfruttata nelle opposizioni incro-<lb/>ciate del decimo tropo<seg type="anchor_note" n="74">74</seg>, sia per l’assenza, più volte ribadita da Sesto, di<lb/>un criterio di giudizio indiscusso. Alle regole tradizionali di comporta-<lb/>mento, dunque, non può essere attribuito quel plus-valore, positivo o ne-<lb/>gativo, che pretenderebbero di applicare i dogmatici e che crea inutili sof-<lb/>ferenze. Accettandole come pre-condizioni indiscutibili di ogni azione, in-<lb/>vece, il pirroniano può vivere facilmente<seg type="anchor_note" n="75">75</seg>, sopportandone - ‘moderata-<lb/>mente’, si potrebbe dire - anche le eventuali conseguenze spiacevoli<seg type="anchor_note" n="76">76</seg>.</p>
         <p>
            <lb/><hi rend="it">9.</hi> Sono queste le linee argomentative, che si lasciano individuare dietro<lb/>la sintetica giustificazione dell’attività morale dello scettico esposta in que-<lb/>sti paragrafi del <hi rend="it">Contro gli etici.</hi> In <hi rend="it">M </hi>XI 167, però, lo stesso Sesto rinvia a<lb/>una trattazione più accurata del medesimo argomento, realizzata “nelle le-<lb/>zioni intorno al fine scettico”. Il rimando interno è sicuramente - o quanto<lb/>meno <hi rend="it">anche -</hi> a quei paragrafi dei <hi rend="it">Lineamenti pirroniani</hi> da cui ha preso le<lb/>mosse la nostra breve digressione: per l’esattezza <hi rend="it">PH </hi>I 21-30<seg type="anchor_note" n="77">77</seg>.<lb/>
         </p>
         <p rend="start">Compare già qui, infatti, una netta svolta in direzione della piena accet-<lb/>tazione degli elementi ‘passionali’ del nostro vivere quotidiano, ovvero di<lb/>
         </p>
         <p rend="pb"><pb n="146" facs="Spinelli_146.jpg"/></p>
<p>quei <hi rend="it">pathe</hi> o <hi rend="it">feelings,</hi> che “possono far sorgere scelte e rifiuti e di conse-<lb/>guenza possono formare gli antecedenti causali delle azioni, senza costitui-<lb/>re <hi rend="it">motivi razionali</hi> per quelle scelte, rifiuti e azioni”<seg type="anchor_note" n="78">78</seg>. Per non restare inat-<lb/>tivo lo scettico sembra scegliere come guida solo quei fenomeni che si im-<lb/>pongono per il loro carattere di necessità o meglio di indipendenza dalla no-<lb/>stra volontà, sottratti alla possibilità stessa della ricerca e dell’aporia (cfr. <hi rend="it">PH<lb/></hi>I 13, 19, 22). È uniformandosi a tali fenomeni che egli vive. La sua esisten-<lb/>za è apparentemente identica, all’estemo, rispetto a quella di tutti gli altri uo-<lb/>mini. In realtà, però, ogni sua azione è compiuta <hi rend="it">adoxastos,</hi> senza abbrac-<lb/>ciare alcuna opinione che aspiri a essere assoluta, e altrettanto <hi rend="it">adoxastos<lb/></hi>‘narrata’ sul piano linguistico (come viene specificato alla fine di <hi rend="it">PH </hi>I 24)<seg type="anchor_note" n="79">79</seg>.</p>
         <p rend="start">Nonostante questo palese rifiuto di qualsiasi teoria dell’agire, sia essa<lb/>frutto delle speculazioni dei filosofi o delle altrettanto dogmatiche convin-<lb/>zioni del senso comune, resta aperta allo scettico la possibilità di regolare<lb/>il proprio comportamento in base alle norme di condotta della vita quoti-<lb/>diana: <hi rend="it">kata ten biotiken teresin.</hi> Stando a <hi rend="it">PH </hi>I 23-24<seg type="anchor_note" n="80">80</seg>, esse sembrano<seg type="anchor_note" n="81">81</seg><lb/>poter essere ricondotte a quattro ‘categorie’ fondamentali:</p>
         <list type="unordered">
            <item>1. la guida della natura, specifico destino cui debbono sottostare gli es-<lb/>seri umani in quanto dotati di sensibilità e intelletto;</item>
            <item>2. la necessità insita nelle affezioni elementari o bisogni primari, come<lb/>fame e sete, e nelle reazioni meccaniche che esse generano;</item>
            <item>3. la tradizione legata a leggi e costumi vigenti; essa si impone sotto<lb/>forma di accettazione delle norme di condotta della propria comunità, al<lb/>punto da far sì, ad es., che anche lo scettico consideri la pietà in campo re-<lb/>ligioso un bene, l’empietà un male<seg type="anchor_note" n="82">82</seg>;</item>
            <item>4. l’insegnamento delle arti, inteso come passivo apprendimento del<lb/><hi rend="it">know-how</hi> promosso da talune <hi rend="it">technai,</hi> la cui utilità consente di affrontare<lb/>e risolvere le esigenze della vita quotidiana.</item>
         </list>
         <p rend="start">Molto potrebbe essere detto sulla plausibilità e sulla praticabilità di ta-<lb/>le articolato criterio. Credo tuttavia sia sufficiente, in questa sede, spende-<lb/>re qualche parola in merito al significato complessivo di questa opzione<lb/>etica neo-pirroniana. Occorre innanzi tutto ribadire come il punto di rife-<lb/>rimento della condotta umana non sia più agli occhi del neo-pirronismo di-<lb/>feso da Sesto una determinata teoria filosofica, ma la “vita comune” (<hi rend="it">koi-<lb/>nos bios</hi>) o, che è lo stesso, la “comune osservanza” (<hi rend="it">biotike teresis</hi>), che<lb/>si specifica nelle quattro categorie appena menzionate.</p>
         <p rend="start">Stabilite queste premesse e volendo racchiudere lo scetticismo morale<lb/>di Sesto in uno slogan, si potrebbe affermare che esso costituisce una sor-<lb/>ta di “ritorno allo stato di natura”, collocabile in modo originale nel solco<lb/>delle filosofie ellenistiche. Una precisazione si impone tuttavia immedia-<lb/>
         </p>
         <p rend="pb"><pb n="147" facs="Spinelli_147.jpg"/></p>
<p>tamente, per evitare ogni fraintendimento circa il concetto di “stato di na-<lb/>tura” e per non ridurre la proposta neo-pirroniana a una forma di irrazio-<lb/>nalistico primitivismo, pronto a celebrare una presunta, irraggiungibile<lb/>“innocenza originaria”<seg type="anchor_note" n="83">83</seg>. La <hi rend="it">physis</hi> cui spesso si richiama Sesto va intesa<lb/>in senso poliedrico, come realtà a più facce<seg type="anchor_note" n="84">84</seg>, caratterizzata contempora-<lb/>neamente, come abbiamo visto, dal riconoscimento della inevitabilità del-<lb/>le esigenze fisiologiche, dall’accettazione delle convenzioni e delle regole<lb/>etico-giuridiche della società in cui si vive e infine dalla messa in pratica<lb/>di un patrimonio culturale acquisito, fatto sia di norme pedagogiche inte-<lb/>riorizzate, sia del <hi rend="it">know-how</hi> di talune arti (come ad esempio: grammatica<lb/>elementare, un determinato tipo di astronomia, agricoltura, navigazione,<lb/>naturalmente medicina), la cui utilità consente di affrontare e risolvere le<lb/>necessità quotidiane<seg type="anchor_note" n="85">85</seg>.</p>
         <p rend="start">Nei <hi rend="it">Lineamenti pirroniani</hi> come anche nel <hi rend="it">Contro gli etici,</hi> dunque, ci<lb/>troviamo di fronte a un consapevole “ritorno allo stato di natura”. In esso<lb/>si risolvono la vita e la condotta morale dello scettico, le quali vengono di<lb/>conseguenza presentate, anche in polemica risposta alle accuse dogmati-<lb/>che di “inattività” e di “incongruenza”, come il frutto di una costante <hi rend="it">inte-<lb/>razione con il mondo.</hi> Sul piano teorico quest’ultima si realizza attraverso<lb/>lo sforzo intellettuale della “messa tra parentesi” dell’assolutismo gnoseo-<lb/>logico e assiologico; su quello pratico mediante un sereno, non eccessivo,<lb/>mite<seg type="anchor_note" n="86">86</seg>, secondo alcuni dovremmo forse dire tranquillamente conformisti-<lb/>co adattamento al mondo e alla vita ordinaria. In ogni caso, l’approdo fi-<lb/>nale delle scelte etiche dello scettico non è un deserto di valori, ma l’indi-<lb/>cazione di un’etica possibile, aperta, sempre relativa alle situazioni e cir-<lb/>costanze storicamente e culturalmente determinate. Questo fare i conti con<lb/>i condizionamenti storico-culturali induce Sesto a presentare un paradig-<lb/>ma comportamentale forse “di basso profilo”, ma che offre il vantaggio in-<lb/>negabile di essere sempre disponibile e attuabile da chiunque, <hi rend="it">qui e ora</hi> al-<lb/>la portata di tutti. Nessuno insomma può vantare prerogative, comporta-<lb/>menti e slanci diversi da quelli di ogni altro uomo, né può sentirsi deposi-<lb/>tario di alcuna superiore “arte della vita”. Tutti noi, infatti, regoliamo la<lb/>nostra condotta sulla base non di inesistenti valori obiettivi, ma su ciò che<lb/>di volta in volta ci <hi rend="it">appare</hi> bene o male, a seconda dell’ambiente culturale,<lb/>in cui ci troviamo a vivere. Dietro questa conclusione opera probabilmen-<lb/>te la convinzione di Sesto, secondo cui il comportamento dell’uomo è sì<lb/>una forma di consenso e di accettazione del corso del mondo, privata, però,<lb/>dell’angoscia derivante dalla presunzione di conoscere il vero disegno ra-<lb/>zionale che governa la realtà, dal momento che gli scettici, mai appagati,<lb/>la verità, ogni forma di verità, continuano a cercarla.</p>
         <p>
            <lb/><hi rend="it">10. </hi>Pur rispettando i confini di legittimità del criterio scettico e pur te-<lb/>nendo sempre presente sia l’impostazione ‘fenomenistica’ rivendicata nei<lb/>paragrafi precedenti sia l’atteggiamento di ‘zetetica’ apertura appena ri-<lb/>cordato, Sesto sembra accettare implicitamente la tendenza eudaimonisti-<lb/>ca propria delle filosofie (soprattutto ellenistiche) che egli combatte. Per<lb/>questo egli ritiene coerente definire anche il <hi rend="it">telos</hi> della propria <hi rend="it">agoge,</hi> che<lb/>coincide con quel <hi rend="it">summum bonum</hi> posto quale punto più alto delle scelte<lb/>etiche sin da Aristotele<seg type="anchor_note" n="87">87</seg>. L’effettiva descrizione di questo <hi rend="it">telos</hi> da una par-<lb/>te risponde alla cautela e alle restrizioni temporali imposte fin dall'inizio<lb/>a qualsiasi eventuale affermazione pirroniana<seg type="anchor_note" n="88">88</seg> e dall’altra attesta chiara-<lb/>mente - come confermano le linee finali di <hi rend="it">PH </hi>I 30 - l’esistenza di punti<lb/>di vista differenti su tale argomento all’interno dello stesso scetticismo.<lb/>Sesto, infatti, presenta quella che <hi rend="it">, fino a questo preciso momento,</hi> è la bi-<lb/>partizione accolta nel suo indirizzo, in virtù della quale il fine da perse-<lb/>guire appare duplice:<lb/>
         </p>
         <p>
            <lb/>- la mancanza di turbamento o <hi rend="it">ataraxia</hi> nell’ambito delle questioni og-<lb/>getto di opinione;<lb/>
            <lb/>- una forma di moderato patire (<hi rend="it">metriopathiea</hi>) di fronte ad affezioni<lb/>necessarie e sottratte al nostro controllo razionale<seg type="anchor_note" n="89">89</seg>.<lb/>
         </p>
         <p rend="start">Egli ricorda in primo luogo - in <hi rend="it">PH</hi> I 26, come già aveva fatto in <hi rend="it">PH</hi> I</p>
         <p>
            <lb/>12 - il meccanismo che va dalla molla iniziale del filosofare (individuare<lb/>
         </p>
         <p>
            <lb/>- ma si noti l’uso di verbi tecnici stoici, quali <hi rend="it">epikrino</hi> e <hi rend="it">katalambano</hi> -<lb/>quali rappresentazioni siano vere, quali false) al suo obiettivo finale (il rag-<lb/>giungimento dell’imperturbabilità), passando per lo scacco di un’indirimi-<lb/>bile discordanza (<hi rend="it">diaphonia</hi>) e per il rifugio nella <hi rend="it">epoche,</hi> cui “casual-<lb/>mente” (<hi rend="it">tychikos</hi>) dovrebbe conseguire l’<hi rend="it">ataraxia.</hi> Quindi istituisce un ra-<lb/>pido confronto fra l’atteggiamento dogmatico e quello scettico ‘in materia<lb/>di opinioni’ (ovvero <hi rend="it">en tois doxastois).</hi> Concentrando la propria attenzio-<lb/>ne sui presunti beni e mali per natura, Sesto descrive le conseguenze, in-<lb/>desiderabili perché cariche di turbamenti, derivanti dal loro eventuale pos-<lb/>sesso o privazione<seg type="anchor_note" n="90">90</seg>. Quando infatti il dogmatico ancora non ha a disposi-<lb/>zione quelli che egli reputa beni assoluti, non solo li persegue, ma aggiun-<lb/>ge l’opinione di essere preda di mali assoluti. Qualora li abbia ottenuti, del<lb/>resto, la situazione anziché migliorare, peggiora. I suoi turbamenti, infatti,<lb/>aumentano, sia per un eccesso di orgoglio, sia perché, preso dal timore di<lb/>perderli, è disposto a far di tutto pur di tenerseli stretti. Quest’analisi psi-<lb/>cologica della complessa, e dolorosa, interazione dialettica che si trova a<lb/>subire il dogmatico fra conoscenza-desiderio-possesso/privazione di valo-<lb/>ri/disvalori ritenuti oggettivi serve a Sesto per individuare quella che a suo<lb/>avviso è la vera radice di ogni infelicità: l’intenso, direi quasi ostinato per-</p>
            <p rend="pb"><pb n="149" facs="Spinelli_149.jpg"/></p>
<p>seguire/fuggire ciò che si crede di conoscere esser bene o male per natu-<lb/>ra<seg type="anchor_note" n="91">91</seg>. Solo lo scettico si sottrae a questo rischio, poiché lascia del tutto in-<lb/>determinata<seg type="anchor_note" n="92">92</seg> la questione dell’effettiva esistenza e conoscibilità di valo-<lb/>ri/disvalori in sé e dunque evita ogni scelta o rifiuto fondati su presunte<lb/>teorie etiche assolute.<lb/>
         </p>
         <p rend="start">Nonostante il parere contrario di alcuni interpreti<seg type="anchor_note" n="93">93</seg>, non credo che le af-<lb/>fermazioni contenute in <hi rend="it">PH </hi>I 27-28 siano auto-contraddittorie rispetto al-<lb/>la sterilità teorica esplicitamente e in più occasioni rivendicata da Sesto. È<lb/>vero infatti che egli difende un fine di fronte e contro altre proposte etiche<lb/>dogmatiche. La sua propensione per l’imperturbabilità, però - limitata al<lb/>campo delle cose opinabili, precisazione che non andrebbe mai dimenti-<lb/>cata -, lungi dall’avere pretese di assolutezza, è relativa al momento, alla<lb/>condizione o disposizione di chi la sperimenta e dunque rappresenta la me-<lb/>ra registrazione di un <hi rend="it">pathos</hi> soggettivo dello scettico<seg type="anchor_note" n="94">94</seg>. Che sia impossi-<lb/>bile agli occhi di Sesto fornire argomentazioni razionali o addirittura di-<lb/>mostrazioni logicamente cogenti di tale ‘atteggiamento emotivo’ appare<lb/>evidente dal fatto che egli si limita a illustrarne il meccanismo di produ-<lb/>zione ricorrendo all’aneddoto del pittore Apelle (<hi rend="it">PH </hi>I 28-29)<seg type="anchor_note" n="95">95</seg>:</p>
         <p rend="start">(28) "[...] Allo scettico capitò dunque la stessa cosa che si narra a proposito del<lb/>pittore Apelle. Dicono infatti che egli, avendo dipinto un cavallo e desiderando<lb/>raffigurare nel quadro la schiuma della bocca del cavallo, ebbe così poco succes-<lb/>so, che rinunciò e gettò contro l’immagine la spugna in cui detergeva i colori del<lb/>pennello: (e dicono ancora che) questa, una volta venuta a contatto con il cavallo,<lb/>produsse una rappresentazione della schiuma. (29) Anche gli scettici, dunque,<lb/>speravano di impadronirsi dell’imperturbabilità dirimendo l’anomalia degli even-<lb/>ti sia fenomenici che mentali, ma, non essendo in grado di riuscirvi, sospesero il<lb/>giudizio; e a questa loro sospensione seguì casualmente l’imperturbabilità, come<lb/>ombra a corpo".</p>
         <p rend="start">Si tratta senz’altro di una storia esemplare, ma altrettanto puntuale, le-<lb/>gata a un singolo istante temporale, non ripetibile o riproducibile all’infi-<lb/>nito e volontariamente. Se la ‘storiella’ di Apelle è analogicamente appli-<lb/>cabile anche allo sforzo scettico di conseguire l’<hi rend="it">ataraxia,</hi> lo è appunto per<lb/>due aspetti:</p>
         <list type="unordered">
            <item>1. per il suo carattere di eccezionalità o puntualità temporale (forse ri-<lb/>badito dall’uso dell’aoristo <hi rend="it">hyperxe</hi> in <hi rend="it">PH</hi> I 28?);</item>
            <item>2. per l’assenza di ogni sforzo consapevole nel raggiungimento del fi-<lb/>ne, che segue l’azione senza alcun automatismo causale<seg type="anchor_note" n="96">96</seg>, come l’ombra<lb/>segue il corpo<seg type="anchor_note" n="97">97</seg>.</item>
            
         </list>
         <p rend="pb"><pb n="150" facs="Spinelli_150.jpg"/></p>
<p>Se la speranza di raggiungere l’<hi rend="it">ataraxia</hi> risulta casualmente soddisfat-<lb/>ta nel caso delle questioni ‘doxastiche’, altrettanto non si può dire qualora<lb/>si abbia a che fare con affezioni involontarie e necessarie, con ineludibili<lb/>‘sofferenze’ (il verbo usato è ancora <hi rend="it">paschein</hi>), quali ad es. il sentir freddo<lb/>o l’aver sete. In questo caso nessuno può dirsi privo di affanni, neppure lo<lb/>scettico. Egli tuttavia, a differenza di ogni altro uomo, soprattutto del co-<lb/>siddetto “uomo della strada”<seg type="anchor_note" n="98">98</seg>, riesce quanto meno a limitare e render più<lb/>mite il proprio patire, evitando di aggrapparsi alla convinzione secondo cui<lb/>la sofferenza che gli tocca sia un male in sé<seg type="anchor_note" n="99">99</seg>.</p>
         <p>
            <lb/><hi rend="it">11.</hi> Qualora ce ne fosse ancora bisogno, si potrebbe concludere con una<lb/>riflessione, utile a sottolineare la continuità, direi anzi la coerenza del di-<lb/>scorso morale scettico. La chiara distinzione di ambiti (<hi rend="it">en tois kata<lb/>doxan/en tois katenagkasmenois,</hi> che fa il paio con l’opposizione <hi rend="it">ta kata<lb/>doxan/ta kat’anagken</hi> di <hi rend="it">M</hi> XI 141ss.) e l’altrettanto precisa indicazione<lb/>di/dei due obiettivi morali disponibili <hi rend="it">(ataraxia/metriopatheia)</hi> sono il<lb/>prodotto più maturo della riflessione etica neo-pirroniana e forse possono<lb/>davvero risollevare le sorti del nostro povero ‘agnello scettico’.<lb/>
         </p>
         <p rend="start">Nella delineazione accurata di tali distinzioni, infatti, sembra quasi che<lb/>Sesto Empirico voglia proporci un movimento alterno di ‘sistole emotiva’<lb/>e ‘diastole razionale’. Così, da una parte, per garantire la piena impertur-<lb/>babilità a colui che adotta la scelta di vita ‘zetetica’, quella della ricerca<lb/>senza fine, Sesto indica la strada del cedimento alla passione - o se si vuo-<lb/>le dell’improvvisa comparsa di uno stato di quiete, frutto però della ca-<lb/>sualità, metaforicamente legata a una dirompente rabbia<seg type="anchor_note" n="100">100</seg> - e non della<lb/>ferrea programmazione razionale. Dall’altra, invece, per mitigare le soffe-<lb/>renze inevitabilmente connesse alla condizione del soggetto agente, Sesto<lb/>toma a far valere la forza del ragionamento, la capacità razionale di sgom-<lb/>brare il campo delle necessarie passioni umane da qualsiasi ‘sovrastruttu-<lb/>ra teorica’, che rischia unicamente di raddoppiare le nostre pene (cfr. an-<lb/>che <hi rend="it">M</hi> XI 158-160).</p>
         <p rend="start">Siamo comunque lontani da ogni proclama dogmatico; assente è la for-<lb/>za e l’urlo delle scelte decise del lupo. Si naviga piuttosto a vista, tenendo<lb/>sempre l’occhio rivolto alla costa, anzi alle coste, fra loro così diverse e<lb/>mutevoli in ogni luogo o tempo. La nostra crociera può apparire allora po-<lb/>co eccitante, ma sembra guadagnare in sicurezza e tranquillità: forse - <hi rend="it">ta-<lb/>cha,</hi> come aggiungerebbe Sesto - non <hi rend="it">sappiamo</hi> sempre e comunque do-<lb/>ve andare, ma <hi rend="it">sentiamo, scopriamo</hi> che la rotta seguita ci ripaga della quo-<lb/>tidiana fatica del nostro vivere.</p>
         <p rend="pb"><pb n="151" facs="Spinelli_151.jpg"/></p>
<lb/><p rend="start">NOTE</p>
         <p><seg type="endnote" n="1">1. Cic. <hi rend="it">Luc.</hi> 31 (tr. R. Del Re).</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="2">2. Epict. <hi rend="it">diss.</hi> II 20, 28 (tr. C. Cassanmagnago).</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="3">3. DL IX 104 e 107 (tr. M. Gigante).</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="4">4. Sono parole di Aristocle (=F. 4 Chiesara), <hi rend="it">ap.</hi> Eus. <hi rend="it">praep. ev.</hi> XIV 18, 18 (tr. F. De-<lb/>cleva Caizzi).</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="5">5. D. Hume, <hi rend="it">Ricerca sull'intelletto umano,</hi> sez. XII, parte II (tr. M. Dal Pra); per un ag-<lb/>guerrito tentativo di riproporre e rafforzare le argomentazioni anti-pirroniane di Hume cfr.<lb/>inoltre soprattutto Burnyeat 1997b.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="6">6. Annas 1998, pp. 211-212.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="7">7. Nussbaum 2000, p. 194.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="8">8. Per un primo, utile orientamento e per ulteriori rinvii bibliografici in proposito cfr. ri-<lb/>spettivamente Striker 1980; Ioppolo 2000; Laursen 2004.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="9">9. Cfr. al riguardo Engstler 1995, pp. 204-205.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="10">10. Fra virgolette e in corsivo ripropongo alcuni passi della favola, servendomi della fa-<lb/>scinosa traduzione di Marchesi 1976(2), p. 61.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="11">11. E questa l’immagine (già stoica?) utilizzata contro gli effetti deleteri dello scettici-<lb/>smo di Arcesilao in Plut. <hi rend="it">adv. Col.</hi> 1122 a-b.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="12">12. Questo accenno alla condizione vegetale di chi sospende il giudizio allude a un lonta-<lb/>no germe di critica antiscettica presente già in Aristotele (<hi rend="it">metaph.</hi> IV, 4,1006a14-15; cfr. pu-<lb/>re 1008b10-19 e Striker 1980, p. 63, n. 25), se non addirittura nel <hi rend="it">Teeteto</hi> platonico (171d):<lb/>cfr. Decleva Caizzi 1981a, p. 266, con ulteriore bibliografia. Cfr. infine <hi rend="it">infra</hi>, pp. 140-143.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="13">13. È una delle accuse antiche, frutto di “cattiva stampa” (così Rescher 1980, p. 214, n.<lb/>1), rivolta già contro Pirrone, secondo quanto attesta Diogene Laerzio (IX 62=Pyrrho T. 6<lb/>Decleva Caizzi) <hi rend="it">via</hi> Antigono di Caristo (F. 3 Dorandi). Sul variegato insieme di ‘coloriti<lb/>aneddoti’ relativi alla biografia timoniana cfr. anche Bett 2000b, sp. cap. 2.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="14">14. Cfr. le parole d’accusa di Epitteto riportate <hi rend="it">supra, 0</hi>.b e n. 2; sempre di Epitteto cfr.<lb/>inoltre <hi rend="it">diss.</hi> I 5, 1-10.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="15">15. Queste mordaci critiche si leggono in un passo di Galeno: cfr. <hi rend="it">de dignosc. puls.</hi> VIII<lb/>781, 16-783, 5 K.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="16">16. Nel primo caso si pensi alla notizia riportata a proposito di Pirrone in DL IX 64 (=T.<lb/>11 Decleva Caizzi; cfr. anche T. 12 Decleva Caizzi, con relativo commento in Decleva<lb/>Caizzi 1981a, pp. 161-163); nel secondo basti ricordare l’impegno nella professione medi-<lb/>ca di più di un neo-pirroniano, su tutti, a quanto pare, lo stesso Sesto Empirico.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="17">17. L’espressione è di Timone e viene utilizzata da Sesto Empirico: cfr. <hi rend="it">M</hi> XI 164, su cui<lb/>si veda <hi rend="it">infra,</hi> p. 141.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="18">18. Cfr. Laursen 2004, <hi rend="it">passim</hi> e per un elenco di studiosi che già hanno positivamente<lb/>risposto a tale ‘chiamata alle armi’ ivi, pp. 230-231, n. 11. Degno di attenzione è anche<lb/>quanto Laursen aggiunge subito dopo sul modo in cui raggiungere e sviluppare un dialogo<lb/>con gli anti-scettici. Il problema, naturalmente, è legato alla necessità di una lettura davve-<lb/>ro reciproca dei varii contributi <hi rend="it">pro</hi> e <hi rend="it">contra scepticos,</hi> così da garantire una reale com-<lb/>prensione delle questioni storiche e teoriche che essi sollevano.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="19">19. Laursen 2004, p. 202. La direzione in cui egli si muove per colmare tale ignoranza<lb/>è quella di ricostruire la tradizione storiografica che va da Montaigne a Priestley, passando<lb/>per Stanley, Brucker, Staüdlin e naturalmente Hume e Kant. Ancora più radicale, a mio av-</seg></p>
         <p rend="pb"><pb n="152" facs="Spinelli_152.jpg"/></p>
         <p><seg type="endnote" n="19">viso, è il lavoro da compiere: si tratta di comprendere le radici stesse di quella tradizione<lb/>storiografica, cercando di non sovrappore a essa i nostri pregiudizi interpretativi.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="20">20. Non mi occuperò quindi del tema dell<hi rend="it">’apraxia</hi> e delle relative repliche nell’ambito<lb/>dello scetticismo di marca accademica (fra cui degna di nota è anche quella di Favorino: cfr.<lb/>il fr. 27 Barigazzi): rinvio in proposito agli articoli già ricordati <hi rend="it">supra,</hi> n. 8, nonché alla sin-<lb/>tetica, ma utile trattazione di Hankinson 1995, sp. capp. V e VI; cfr. anche Bonazzi 2002.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="21">21. Cfr. Dal Pra 1975(2), p. 467.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="22">22. Cfr. Cortassa 1990.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="23">23. Cfr. al riguardo almeno i dubbi avanzati da Ioppolo 1992, sp. pp. 172-174; alcune<lb/>utili osservazioni si leggono anche in Palmer 2000, sp. pp. 361-364.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="24">24. Lungo e complesso è il discorso relativo alla differenza fra accademici scettici e pir-<lb/>roniani, così come quello sul rapporto - non sempre lineare né pregiudizialmente polemi-<lb/>co - con la figura di Arcesilao: sulla questione cfr. <hi rend="it">supra,</hi> cap. I (e ivi, sp. n. 9 per ulterio-<lb/>ri rinvii bibliografici).</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="25">25. Per l’ipotesi che Sesto possa in tal caso richiamarsi a Menodoto cfr. Frede 1990, pp.<lb/>249-250.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="26">26. Cfr. anche DL IX 69-70, su cui si veda in part. Barnes 1992 e soprattutto Decleva<lb/>Caizzi 1992a.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="27">27. <hi rend="it">PH</hi> I 8: “L’abilità scettica consiste nel contrapporre in qualsivoglia modo le cose che<lb/>appaiono e quelle che vengono pensate; da essa, a causa dell’ugual forza presente nei fatti<lb/>e discorsi contrapposti, giungiamo dapprima alla sospensione del giudizio, subito dopo al-<lb/>l’imperturbabilità”. Si tratterebbe di un efficace <hi rend="it">know-how</hi>: cfr. in proposito Hankinson<lb/>1995, p. 27; molto critica invece Nussbaum 1994, sp. pp. 285ss., la quale accusa la posi-<lb/>zione sestana di ambiguità e addirittura di dogmatismo.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="28">28. Cfr. anche <hi rend="it">PH</hi> I 196; a una probabile, lontana origine medica sia del concetto di ‘so-<lb/>spensione’, sia dell'immagine a esso connessa della <hi rend="it">stasis</hi> accenna Pappenheim 1881, p. 6.<lb/>Sulla necessità di intendere l’<hi rend="it">epoche</hi> non come ‘atto volontario’, ma come <hi rend="it">Erlebnis</hi> insiste<lb/>in particolare Engstler 1995, <hi rend="it">passim.</hi></seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="29">29. Cfr. <hi rend="it">PH</hi> I 10 e soprattutto Decleva Caizzi 1992a, p. 300. Si noti inoltre che <hi rend="it">aochle-<lb/>sia</hi> è <hi rend="it">hapax</hi> in Sesto e che essa appare raggiungibile solo sul piano dei conflitti ‘doxastici’,<lb/>non su quello delle affezioni necessarie e ineliminabili: cfr. <hi rend="it">PH</hi> l 29 e <hi rend="it">infra,</hi> pp. 149-150.<lb/>Per la significativa metafora della <hi rend="it">galenotes,</hi> di origine timoniana, si veda <hi rend="it">Μ</hi> XI 141, su cui<lb/>cfr. Spinelli 1995, pp. 139 e 319 e Bett 1997, p. 162.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="30">30. Significativo è l’uso dell’aoristo, che qualifica questa prima <hi rend="it">arche</hi> come ‘fatto stori-<lb/>co’ o se si vuole come puntuale momento della biografia intellettuale dello scettico; cfr. an-<lb/>che <hi rend="it">PH</hi> I 26 e ΜI 6.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="31">31. Forse si dovrebbe dire più esattamente: sulla corrispondenza fra il modo in cui le co-<lb/>se ci appaiono e la loro genuina costituzione ontologica. Cfr. al riguardo le notazioni di<lb/>Flückiger 1990, p. 14, il quale accenna anche al problema del pieno realismo presupposto<lb/>da tale posizione scettica. Cfr. in proposito anche Preti 1974; Dal Pra 1975(2), pp. 535ss. e<lb/>1981; Everson 1991; per un approccio diverso (per alcuni aspetti direi quasi opposto) cfr.<lb/>già Groarke 1990, nonché ora Vogt 1998, sp. cap. 2 e Fine 2003.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="32">32. E quanto sembra indicare la presenza di <hi rend="it">malista;</hi> si noti anche il valore del verbo, qui<lb/>al presente, che probabilmente allude alla continuità e ‘afferrabilità’ di un comportamento<lb/>ormai consolidatosi e divenuto prassi.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="33">33. Per l’esatto modo di intendere tale ‘formula’ scettica, il valore insieme descrittivo e<lb/>prescrittivo che può assumere - cfr. Flückiger 1990, p. 14 - e i singoli termini in essa pre-<lb/>senti cfr. <hi rend="it">PH</hi> I 10, 18ss. e soprattutto 202-205.</seg></p>
         <p rend="pb"><pb n="153" facs="Spinelli_153.jpg"/></p>
         <p><seg type="endnote" n="34">34. Significativa appare la cautela introdotta dal ricorso al verbo <hi rend="it">dokein;</hi> cfr. anche DL<lb/>IX 74. Per il valore terapeutico e ‘filantropico’ che scaturisce da tale atteggiamento cfr. <hi rend="it">PH</hi><lb/>III 280-281, con le osservazioni di Voelke 1993, nonché di Hadot 1995, pp. 222-226.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="35">35. In generale, è forse opportuno fornire almeno, a mo’ di utile riepilogo bibliogra-<lb/>fico, un elenco di lavori per un primo orientamento sul dibattito relativo alla ‘vivibilità’<lb/>e alla ‘rettezza morale’ dello scetticismo antico. In tal senso, oltre alle sintetiche osser-<lb/>vazioni in Hallie-Etheridge 1985 (sp. pp. 3-28); Hankinson 1995 o Chiesara 2003 e ai<lb/>‘classici’ contributi di Frede 1997 e 1987b, Burnyeat 1997a e 1997b, Barnes 1997 o an-<lb/>cora di Striker 1980, cfr. altri recenti lavori, che offrono anche più o meno dettagliate<lb/>analisi della bibliografia precedente: Hiley 1987; McPherran 1989 e 1990; Michelsen<lb/>1990; Morrison 1990; Laursen 1992; Sitter-Liver 1994; Hankinson 1994; Nussbaum<lb/>1994 (sp. cap. 8); Engstler 1995; Tsouna-McKirahan 1996; Annas 1998; Vogt 1998;<lb/>Brennan 2000; Nussbaum 2000; Ioppolo 2000; Wlodarczyk 2000; Fine 2000b; Striker<lb/>2001; Bonazzi 2002; Ribeiro 2002; Thorsrud 2003; Laursen 2004 e 2006; Moller 2004.<lb/>Benché poco attenta alla dimensione storica e molto più preoccupata di collocare o re-<lb/>interpretare lo scetticismo pirroniano all’interno di linee di pensiero proprie del dibatti-<lb/>to filosofico contemporaneo, cfr. infine la trattazione di Bailey 2002 (sul nostro tema:<lb/>sp. capp. 7, 8 e 11).</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="36">36. Sull’esatto valore che assume in questo contesto il verbo non tecnicamente filosofi-<lb/>co <hi rend="it">eudokein</hi> cfr. Frede 1997, pp. 17ss.; sul valore da attribuire a<hi rend="it">phantasia</hi> cfr. invece <hi rend="it">PHl</hi><lb/>19 e 22, nonché <hi rend="it">infra,</hi> p. 139-140.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="37">37. Cfr. <hi rend="it">PH </hi>I 29, 193, 229-230; II 10 e, per le conseguenze etiche di tale inevitabile con-<lb/>dizione, <hi rend="it">Μ</hi> XI 148-149.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="38">38. Sul significato e sul ‘colore’ semantico del termine <hi rend="it">dogma</hi> rinvio senz’altro alle con-<lb/>clusioni di Barnes 1997.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="39">39. Cfr. ad es. <hi rend="it">PH </hi>I 16, 193 e 197; per un attacco analogo sferrato da Menodoto (in que-<lb/>sto caso contro la ‘falsità’ di tutti i <hi rend="it">dogmata</hi> di Asclepiade di Bitinia) cfr. Gal. <hi rend="it">subf emp.<lb/></hi>84, 21-22.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="40">40. Non solo da alcuni, molti per la verità, interpreti moderni e contemporanei (cfr. <hi rend="it">su-<lb/>pra,</hi> n. 18), ma già di casa nel mondo antico: cfr. ad es. Aristocl. <hi rend="it">ap.</hi> Euseb. <hi rend="it">praep. ev.</hi> XIV<lb/>18, 9-12 (=F. 4 Chiesara); DL IX 68 e 102-104.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="41">41. Cfr. <hi rend="it">PHl</hi> 14-15, da accostare soprattutto alla distesa trattazione delle<hi rend="it">phonai</hi> scetti-<lb/>che in <hi rend="it">PHl</hi> 187-209. Su tale complessa questione cfr. <hi rend="it">supra</hi>, cap. V, sp. pp. 117-126.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="42">42. Cfr. in generale Ioli 2003b. Sesto precisa inoltre che <hi rend="it">orthos</hi> non va caricato di alcu-<lb/>na sfumatura propria dell’etica dogmatica né quindi collegato in alcun modo all’esercizio<lb/>di una presunta virtù (<hi rend="it">pace</hi> Thorsrud 2003). Questo non significa che l’espressione debba<lb/>assumere un valore più ampio di quello esclusivamente etico, <hi rend="it">pace</hi> Pappenheim 1881, pp.<lb/>10-11; cfr. anche <hi rend="it">M</hi> V 2, con il commento in Spinelli 2000b, sp. pp. 21-22 e 104-105.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="43">43. Si è pensato al riguardo a una probabile derivazione timoniana: cfr. Decleva Caizzi<lb/>1992a, pp. 315s.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="44">44. Cfr. <hi rend="it">PH </hi>I 200 e 208; cfr. anche <hi rend="it">M</hi> XI 202; più in generale si pensi all’atmosfera po-<lb/>lemica di un passo parmenideo: cfr. DK 28 B 6 (sp. v. 7).</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="45">45. <hi rend="it">Legein</hi> e termini correlati equivalgono in questo passo a ‘asserire dogmaticamente’:<lb/>cfr. Flückiger 1990, p. 32 e Sluiter 2000, sp. p. 97 e nn. 24-25.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="46">46. E una posizione (forse di lontana origine timoniana? Cfr. al riguardo Bett 2000b, sp.<lb/>pp. 86-88), che sembra mostrare qualche affinità con tesi cirenaiche, come suggerisce ad<lb/>esempio Hossenfelder 1968, p. 64, n. 124; cfr. tuttavia le giuste cautele fatte valere da<lb/>Tsouna-McKirahan 1998, sp. pp. 60-61.</seg></p>
         <p rend="pb"><pb n="154" facs="Spinelli_154.jpg"/></p>
         <p><seg type="endnote" n="47">47. Cfr. i verbi <hi rend="it">hypharpazo</hi> e <hi rend="it">hyphorao</hi>,<hi rend="it"> hapax</hi> in Sesto, ma presenti nel resoconto dei<lb/><hi rend="it">Discorsi</hi> di Enesidemo conservato da Fozio: cfr. ad es. <hi rend="it">bibl.</hi> Cod. 212, 170bl4.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="48">48. Sulla questione cfr. anche Hankinson 1994, pp. 63ss.; Engstler 1995, p. 206, nonché,<lb/>più in generale, le pertinenti osservazioni di Decleva Caizzi 1996b.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="49">49. Cfr., a puro titolo di es., l’aporia sul colore della neve ricordata in <hi rend="it">PH</hi> I 33 o ancora<lb/>la trattazione del moto in <hi rend="it">PH</hi> III 65ss. <hi rend="it">e M</hi> X 65ss. o del numero in <hi rend="it">PH</hi> III 151.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="50">50. Ma in realtà se ne potrebbero indicare altre: cfr. almeno Annas 1990, p. 189, n. 18 e<lb/>soprattutto Brennan 2000.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="51">51. Cfr. DL IX 106, ove vengono menzionati anche altri pirroniani: Zeussi, Antioco di<lb/>Laodicea, Apella; né si dimentichi che in <hi rend="it">M</hi> VII 30 tale opzione viene posta sotto l'<hi rend="it">aucto-<lb/>ritas</hi> di Timone; più in generale su <hi rend="it">PH</hi> I 21-24 cfr. anche Barney 1992.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="52">52. Oltre al già citato <hi rend="it">M</hi> VII 30, cfr. <hi rend="it">PH</hi> I 226; cfr. anche DL IX 108 e naturalmente M<lb/>XI 162-167, che esamineremo subito.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="53">53. Ripropongo qui, integrandolo ulteriormente, il nucleo essenziale delle considerazio-<lb/>ni già svolte in Spinelli 1995, pp. 325-337.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="54">54. Esse fanno parte di una più ampia batteria di “difese contro gli scettici”, messe in<lb/>campo dagli stoici su piani differenti e opportunamente raccolte da Hülser sotto un’unica<lb/>rubrica: cfr. frr. 351-362 Hülser (<hi rend="it">M</hi> XI 162-165 costituisce in particolare il fr. 360). Anche<lb/>gli epicurei, comunque, si associano all’accusa di <hi rend="it">apraxia:</hi> si pensi in particolare alla pole-<lb/>mica di Colote, conservata nell’<hi rend="it">Adversus Colotem</hi> plutarcheo e già ricordata in preceden-<lb/>za (cfr. <hi rend="it">supra,</hi> n. 11), contro lo scetticismo accademico di Arcesilao, che, al pari delle altre<lb/>dottrine filosofiche, renderebbe impossibile la vita stessa. Su questo passo si veda anche,<lb/>più in generale, La Sala 1996: egli - criticando le posizioni di Burnyeat e di Barnes, sulla<lb/>scia di alcuni spunti offerti da Frede - insiste opportunamente in conclusione sulla separa-<lb/>zione sestana fra <hi rend="it">bios</hi> e filosofia.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="55">55. Per la differente percezione e utilizzazione di questi due aggettivi, rispettivamente a<lb/>proposito di Pirrone e nel quadro offerto da Sesto, cfr. Decleva Caizzi 198la, p. 266 e Bett<lb/>1997, pp. 179-180.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="56">56. Fra i molti rinvii possibili, cfr. ancora le utili osservazioni di Bett 1997, pp. 175-176<lb/>e soprattutto l’intera, consistente analisi di Laursen 2004, il quale fornisce decisive rispo-<lb/>ste alle critiche e alla più generale insoddisfazione per la soluzione pirroniana, paradigma-<lb/>ticamente espresse, ad esempio, da Annas 1998, sp. pp. 209-213 e Nussbaum 1994, sp. pp.<lb/>313-315.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="57">57. In tal senso cfr. anche Bett 1997, p. 176.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="58">58. Una simile ammissione è qui implicita, mentre - come abbiamo visto - è esplicita in<lb/><hi rend="it">PH</hi> I 23 e in <hi rend="it">M</hi> VII 30. Per la preferenza accordata da Sesto al termine <hi rend="it">anenergesia</hi> rispet-<lb/>to ad <hi rend="it">apraxia,</hi> utile può essere il confronto - come ricorda, sulla scia di Brad Inwood, Vogt<lb/>1997, p. 131 (la quale parla tuttavia di “<hi rend="it">anergesia</hi>”: <hi rend="it">sic</hi>!) - con una precisazione che si leg-<lb/>ge nel <hi rend="it">de fato</hi> di Alessandro di Afrodisia (=SVF II 1002).</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="59">59. Oltre a ricordare come l’analisi che segue debba molto alle penetranti considerazio-<lb/>ni di Hossenfelder 1968, sp. pp. 66ss., cfr. anche Striker 1980, sp. pp. 67-68 e Engstler<lb/>1995, pp. 207-211. E forse utile sottolineare, in aggiunta, che le accuse dogmatiche si muo-<lb/>vono non ponendosi affatto sul terreno dello scettico, quanto piuttosto semplicemente riba-<lb/>dendo i punti fermi teoretici della prassi morale dogmatica e automaticamente estendendo-<lb/>li o, se si vuole, imponendoli - al comportamento che dovrebbe conseguentemente assu-<lb/>mere l’avversario (cfr. in tale senso anche Vogt 1998, sp. pp. 129-130; di “malinteso” parla<lb/>anche La Sala 1996, p. 46). Non c’è insomma nessuno sforzo per capire o meglio ancora<lb/>condividere, seppur dialetticamente, la diversa logica che guida l’azione del pirroniano.</seg></p>
         <p rend="pb"><pb n="155" facs="Spinelli_155.jpg"/></p>
         <p><seg type="endnote" n="60">60. Secondo la recente interpretazione di Harald Thorsrud l’archetipo indiscusso di que-<lb/>sta fiducia in una vita dedita alla ricerca e capace di giungere alla conoscenza di ciò che è<lb/>bene o male va individuato in Socrate, che sarebbe dunque una sorta di costante modello<lb/>antitetico rispetto alla “psicoterapia filosofica” proposta invece da Sesto. Credo tuttavia che<lb/>tale posizione dipenda da una lettura, che non tiene conto della dimensione socratica di co-<lb/>stante apertura del <hi rend="it">dialegesthai</hi> e di sempre parziale raggiungimento di una fragile <hi rend="it">homo-<lb/>logia,</hi> quale sembra emergere quanto meno dalla lettura dei cosiddetti dialoghi giovanili di<lb/>Platone. Non mancano comunque voci che difendono la conclusione opposta, fino a rite-<lb/>nere che per lo scettico ‘zetetico’ “Socrate servì anche come modello comportamentale per<lb/>accettare il proprio destino politico con tanta <hi rend="it">ataraxia</hi> quanta poteva sperarne qualsiasi<lb/>scettico” (così Laursen 2006, p. 5). Molto più complessa è in ogni caso la questione del<lb/>ruolo di Socrate all’intemo della tradizione scettica (accademica e pirroniana): in proposi-<lb/>to mi limito a rinviare agli studi segnalati <hi rend="it">supra,</hi> cap. I, η. 26.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="61">61. Rescher 1980, p. 223.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="62">62. Questa è una delle negative implicazioni politiche dello scetticismo evidenziate an-<lb/>cora da Rescher 1980, p. 56, secondo il quale sarebbe invece la razionalità a eliminare “le<lb/>tendenze che trovano espressione nel fascismo, nell’anarchismo e nel comunismo” (ivi, p.<lb/>199); cfr. anche Nussbaum 2000, sp. p. 192, che sembra trasformare gli scettici antichi in<lb/>‘tranquilli’ pro-hitleriani.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="63">63. Quest’ultimo tipo di accusa è ‘inventata’, <hi rend="it">disserendi causa,</hi> da Thorsrud 2003, p.<lb/>248, il quale tenta anche di fornire almeno due possibili repliche, più o meno genuinamente<lb/>scettiche.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="64">64. Per una rapida analisi di tre esempi di coerenza esistenziale scettica (in età moder-<lb/>na, però: per l’esattezza Montaigne, Hume, Kant) cfr. ora Laursen 2006, sp. pp. 12ss.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="65">65. Ritengo che questa resa sottolinei meglio il carattere di passività, implicito nell’uso<lb/>del vocabolo <hi rend="it">teresis;</hi> diversamente La Sala 1996, p. 36, n. 4, che preferisce tradurre con<lb/>“osservazione”: cfr. perciò Spinelli 2004 e, per l’ambito medico, Hankinson 2004.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="66">66. O meglio ancora “per avventura”, direi quasi “come capita” (<hi rend="it">tychon</hi>): su quest’espres-<lb/>sione cfr. McPherran 1989, p. 162; altre letture offrono ad esempio Mates 1996, p. 71 e Vogt<lb/>1998, p. 156. La presenza di <hi rend="it">tychon,</hi> inoltre, serve a ribadire che “lo scettico compirà qual-<lb/>siasi cosa risulti dalle varie forze psicologiche in lui e che non c’è modo alcuno per predire<lb/>quale sarà tale risultato”, come sottolinea giustamente Bett 1997, p. 179, il quale tuttavia in-<lb/>siste forse troppo sul carattere esclusivamente relativistico della risposta comportamentale<lb/>pirroniana. Sulla questione cfr. anche Laursen 2006, p. 21, n. 27, nonché la conclusione di<lb/>Thorsrud 2003, p. 249: “la tranquillità dello scettico così come la sua abilità nel vivere cor-<lb/>rettamente (cioè virtuosamente) è il frutto del suo esame ma non è mai raggiunta o stabilita<lb/>una volta per tutte”. Per esigenza di completezza va anche ricordata, sul piano testuale, la pro-<lb/>posta di correzione di <hi rend="it">tychon</hi> in <hi rend="it">stoichon</hi> avanzata da Blomqvist 1968, pp. 99-100.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="67">67. Cfr. anche <hi rend="it">PH</hi> II 246, nonché DL IX 108; si veda inoltre <hi rend="it">M</hi> VIII 368.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="68">68. Cfr. Hossenfelder 1968, p. 72, nonché Bett 1997, pp. 178-179.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="69">69. Su questa linea cfr. ora Thorsrud 2003, pp. 246-247.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="70">70. Cfr. al riguardo Michelsen 1990, p. 96. Sulla passività e sul distacco, così come sul-<lb/>la mitezza (cfr. anche <hi rend="it">infra,</hi> n. 86), sul rispetto e sull’assenza di ansietà dello scettico anti-<lb/>co illuminanti sono le considerazioni di Morrison 1990, sp. pp. 213ss. Non è mancato chi<lb/>- con intento retorico, più che con cogenza logica, come ricorda Laursen 2006, n. 27 - ha<lb/>voluto vedere nell’atteggiamento di mancato coinvolgimento conoscitivo (ma non emoti-<lb/>vo) dello scettico una sorta di garanzia per un comportamento ugualitario e aperto alla più<lb/>ampia partecipazione e condivisione sociale: cfr. ad esempio Botwinick 1991, sp. p. 60.</seg></p>
         <p rend="pb"><pb n="156" facs="Spinelli_156.jpg"/></p>
         <p><seg type="endnote" n="71">71. Laursen 2004, pp. 224-225.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="72">72. Cfr. anche La Sala 1996, p. 66, nonché, con forte accento critico, Annas 1998, pp.<lb/>210-211.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="73">73. Anche in questo caso non si può negare una certa affinità con la posizione di Arce-<lb/>silao, benché egli ricorra a terminologia differente: cfr. Plut. <hi rend="it">adv. Col.</hi> 1122b.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="74">74. Cfr. <hi rend="it">PH</hi> I 145-163; sulla questione cfr. anche <hi rend="it">supra,</hi> cap. II, sp. pp. 49-50.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="75">75. Emerge chiaramente il concetto della facilità del vivere: cfr. <hi rend="it">M</hi> XI 1 e 111.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="76">76. Secondo alcuni interpreti il tipo pirroniano di azione descritto da Sesto in risposta<lb/>alle accuse dogmatiche e realizzato secondo leggi o costumi dati nell’esperienza, senza<lb/>chiamare in causa alcuna credenza fondata sull’uso prescrittivo della ragione, si lascia for-<lb/>se avvicinare, sul piano teorico e storico, alla celebrazione aristotelica delle virtù etiche, al<lb/>punto da giustificare l’affermazione per cui “lo scetticismo di Sesto è quanto meno consi-<lb/>stente rispetto, se non riconducibile, alla dottrina aristotelica dell’abitudine morale”: così,<lb/>compiendo ripetutamente azioni giuste e coraggiose si diventa giusti e coraggiosi come<lb/>compiendo ripetutamente gli stessi gesti tecnici nella lavorazione del legno o sulla tastiera<lb/>di un pianoforte si diventa rispettivamente esperti falegnami o pianisti (cfr. Thorsrud 2003,<lb/>pp. 243-244: da quest’ultima pagina è tratta la citazione). Si noti tuttavia come un simile<lb/>parallelismo generi dubbi profondi e soprattutto sollevi immediatamente molti problemi<lb/>teorici. Essi possono essere sommariamente riassunti nell’impossibilità di pensare il per-<lb/>corso etico aristotelico in modo dimidiato, ovvero senza tenere in considerazione <hi rend="it">entram-<lb/>bi</hi> gli aspetti della virtù, quello etico sì, ma soprattutto quello dianoetico, sicuramente im-<lb/>proponibile nell’orizzonte epistemologico e comportamentale pirroniano. Più produttivo -<lb/>ma qui purtroppo non percorribile adeguatamente e distesamente - potrebbe forse essere il<lb/>parallelismo con alcune delle lapidarie osservazioni contenute in Wittgenstein 1978, non-<lb/>ché con alcune considerazioni svolte in proposito da Cavell 1979 e Fogelin 1994.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="77">77. Dello stesso avviso Annas 1998, p. 209; nell’edizione teubneriana, invece, Mutsch-<lb/>mann, rinvia solo a <hi rend="it">PH</hi> I 25-30. Resta sempre valida, però, l’ipotesi che Sesto alluda <hi rend="it">anche<lb/></hi>ai libri perduti di <hi rend="it">M</hi>: sulla questione cfr. Spinelli 1995, pp. 320-321 e Bett 1997, p. 180.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="78">78. Così ivi, p. 173.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="79">79. Sul termine <hi rend="it">adoxastos</hi> in generale cfr. Barnes 1997, pp. 78-79, n. 77.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="80">80. Si tratta di un passo che dipenderebbe più o meno direttamente da Enesidemo se-<lb/>condo Lévy 1997, p. 219; cfr. anche Chiesara 2001, sp. pp. 129 e 131. Cfr. infine <hi rend="it">PH</hi> I 237.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="81">81. La presenza di <hi rend="it">eoike</hi> in <hi rend="it">PH</hi> I 23 risponde probabilmente alla cautela linguistica di<lb/>Sesto e conferma la sua volontà di parlare <hi rend="it">adoxastos·,</hi> cfr. anche Hossenfelder 1968, p. 82.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="82">82. Cfr. rispettivamente <hi rend="it">PH</hi> I 231 e 237, nonché <hi rend="it">PH</hi> III 2 e <hi rend="it">Μ</hi> IX 49.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="83">83. In tal senso cfr. anche Thorsrud 2003, p. 234.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="84">84. Utili osservazioni al riguardo si leggono in Engstler 199.5, pp. 214ss. La <hi rend="it">physis</hi> sesta-<lb/>na rappresenta comunque qualcosa di diverso e di più ampio rispetto alla natura, che anche<lb/>Arcesilao chiama in causa per rendere conto del comportamento dello scettico e che costi-<lb/>tuisce senz’altro il precedente più autorevole della soluzione pirroniana: cfr. perciò Striker<lb/>1980, p. 65, n. 29; soprattutto Ioppolo 1986, sp. pp. 134-156 e Ioppolo 2000. Sul ruolo pa-<lb/>radigmatico della <hi rend="it">physis</hi> in Sesto cfr. anche Vogt 1998, pp. 157-165. Proprio questo richia-<lb/>mo alla forza della <hi rend="it">physis,</hi> infine, sembrerebbe costituire un elemento di affinità fra il pirro-<lb/>nismo antico e Hume: cfr. tuttavia le giuste riserve avanzate al riguardo da Annas 2000.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="85">85. Non posso soffermarmi qui su questo interessantissimo aspetto della posizione pir-<lb/>roniana; oltre ad alcune osservazioni avanzate, con specifico riguardo alla “astronomia”, in<lb/>Spinelli 2000b, sp. pp. 19-20 e 101-102, rinvio alle trattazioni generali di Fortuna 1986;<lb/>Barnes 1988b; Desbordes 1990.</seg></p>
         <p rend="pb"><pb n="157" facs="Spinelli_157.jpg"/></p>
         <p><seg type="endnote" n="86">86. Cfr. al proposito la celebrazione della <hi rend="it">praotes</hi> scettica in <hi rend="it">M</hi> I 6 e DL IX 108.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="87">87. Ovvero: ciò in vista del quale tutto si compie o ciò che rappresenta il termine ultimo<lb/>della sfera del desiderabile; cfr. <hi rend="it">e.g.</hi> Arist. <hi rend="it">eth. nic.</hi> I 5; per altre paradigmatiche definizio-<lb/>ni cfr. anche Cic. <hi rend="it">de fin.</hi> I 12, 42 e <hi rend="it">Varro</hi> 19; in ambito stoico SVF III 2 e 3.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="88">88. Cfr. lo <hi rend="it">achri nyn</hi> di <hi rend="it">PH </hi>I 25, per cui cfr. soprattutto <hi rend="it">PH </hi>I 4; cfr. anche Decleva Caiz-<lb/>zi 1992a, p. 298, n. 46; Nussbaum 1994, p. 287, n. 6 e ora Moller 2004, sp. p. 437.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="89">89. Cfr. anche <hi rend="it">PH</hi> III 235-236, unico luogo sestano in cui <hi rend="it">atarachos</hi> viene rimpiazzato<lb/>da <hi rend="it">apathes,</hi> caratterizzazione del fine che invece sarebbe stata proposta da alcuni scettici<lb/>secondo DL IX 108.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="90">90. Per una trattazione parallela di questo tema, che tuttavia presenta anche significativi<lb/>elementi di differenza, cfr. <hi rend="it">M</hi> XI 116-117 e 144ss.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="91">91. La parola-chiave al riguardo compare in <hi rend="it">PH</hi> I 28: si tratta dell’avverbio <hi rend="it">syntomos,<lb/></hi>per cui cfr. anche <hi rend="it">M</hi> XI 112.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="92">92. Ancora in <hi rend="it">PH</hi> I 28 il verbo <hi rend="it">aoristeo,</hi> come del resto in <hi rend="it">Μ</hi> XI 111, è sinonimo di <hi rend="it">epe-</hi><lb/><hi rend="it">cho.</hi></seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="93">93. Cfr. paradigmaticamente Annas 1998, pp. 207-208.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="94">94. Cfr. Hossenfelder 1968, p. 83, nonché Flückiger 1990, p. 35.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="95">95. Forse già sfruttato da Timone: cfr. Decleva Caizzi 1992a, pp. 299-300; a una proba-<lb/>bile origine enesidemea sembra invece pensare Lévy 1997, pp. 219-220. Per alcune inte-<lb/>ressanti osservazioni su questo ‘appello’ pirroniano - di cui non si danno prove, ma che<lb/>semplicemente <hi rend="it">si vive,</hi> in virtù del tipo di uomo che si è - cfr. Engstler 1995, pp. 200-201,<lb/>nonché ora Moller 2004, pp. 437ss.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="96">96. <hi rend="it">Tychikos,</hi> dice Sesto in <hi rend="it">PH</hi> I 26 e 29. In quest’ultimo passo il senso dell’avverbio è<lb/>comunque “circoscritto” da <hi rend="it">hoion,</hi> secondo quanto fa notare Flückiger 1990, p. 38. È stato<lb/>inoltre sostenuto, forse con un parallelo ardito, che rispetto alla stessa <hi rend="it">epoche</hi> “al pari del-<lb/>la grazia, la cosa migliore che possiamo fare è porci nella condizione di riceverla” (così<lb/>Thorsrud 2003, p. 238, n. 13). Cfr. anche, infine, DL IX 107.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="97">97. Cfr. ancora <hi rend="it">PH</hi> I 29. Anche se l’immagine scelta da Sesto al riguardo sembrerebbe<lb/>autorizzare una lettura necessitante del rapporto <hi rend="it">epoche/ataraxia,</hi> credo si possa convenire<lb/>con Hossenfelder 1968, p. 59, il quale opportunamente ritiene che questo paragone con<lb/>l’ombra “non implica alcuna connessione causale necessaria, ma solo un collegamento che<lb/>si presenta costantemente nell’esperienza”.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="98">98. Non a caso compare in <hi rend="it">PH</hi> I 30 il termine <hi rend="it">idiotai,</hi> che Sesto - <hi rend="it">pace</hi> Cortassa 1990,<lb/>p. 2712 - usa per indicare l’uomo comune e che egli contrappone costantemente al ‘filo-<lb/>sofo’ o comunque a chi possiede conoscenze tecniche specifiche e codificate: cfr. anche le<lb/>osservazioni di Bett 1997, p. 175.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="99">99. Su questo atteggiamento scettico del <hi rend="it">me prosdoxazein</hi> cfr. anche <hi rend="it">PH </hi>III 236; <hi rend="it">M </hi>XI<lb/>112-113; 128-130; 158-160; sulla pretesa non universalizzante del ritratto sestano cfr. inol-<lb/>tre Moller 2004, sp. pp. 431-432.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="100">100. Cfr. al riguardo le pertinenti osservazioni di Hossenfelder 1968, p. 33.</seg></p>
      </body>
   </text>
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