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                <title>Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico</title>
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                    <name>Emidio</name>
                    <surname>Spinelli</surname>
                </author>
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                <authority>ILIESI-CNR</authority>
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                    <p>Biblioteca digitale Progetto Agora</p>
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                    <title level="m">Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico</title>
                    <author>Emidio Spinelli</author>
                    <title level="a">I Saggi</title>
                    <publisher>Lithos</publisher>
                    <editor/>
                    <pubPlace>Roma</pubPlace>
                    <idno type="isbn"/>
                    <biblScope>2005, pp. </biblScope>
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         <p><hi rend="sc">Capitolo secondo</hi></p>
         <list type="unordered">
            <item>I DIECI TROPI SCETTICI</item>
         </list>
         <list type="unordered">
            <item><hi rend="it">1. Introduzione</hi></item>
         </list>
         <p rend="start">Il primo impulso che si lascia cogliere dietro questo contributo è lega-<lb/>to alla volontà di mettere in discussione una proposta interpretativa - a dir<lb/>poco ‘ardita’ o meglio, come vedremo, poco fondata, ma comunque sor-<lb/>prendentemente mai analizzata a fondo né sottoposta a una sana forma di<lb/>confutazione, neppure da parte dei più acuti e noti studiosi dello scettici-<lb/>smo antico - che mira a individuare una presunta pagina pirroniana all’in-<lb/>terno della ricca storia relativa all’influsso e alla fortuna della dottrina ari-<lb/>stotelica delle categorie, di cui possono essere sicuramente individuate<lb/>tappe importanti non solo nell’ambito ‘canonico’ della tradizione peripa-<lb/>tetica antica e tardo-antica, ma anche in contesti filosoficamente più ampi<lb/>e cronologicamente più estesi<seg type="anchor_note" n="1">1</seg>.</p>
         <p rend="start">Se infatti accogliessimo l’ipotesi formulata da Pappenheim nel suo (or-<lb/>mai datato) commento ai paragrafi dedicati ai dieci tropi scettici nei <hi rend="it">Li-<lb/>neamenti pirronianì</hi> (<hi rend="it">=PH</hi>) di Sesto Empirico, dovremmo riconoscere che<lb/>furono proprio “le categorie aristoteliche quelle che la scepsi seguì nella<lb/>formazione dei tropi non meramente soggettivi”. E questo non solo perché<lb/>“già il numero complessivo dei tropi, dieci, rinvia alle categorie”, ma so-<lb/>prattutto per il fatto che “la cosa stessa condusse la scepsi a utilizzare le<lb/>categorie o, forse più esattamente, le categorie si fecero valere di per sé<lb/>nell’osservazione delle opposizioni percettive. Soggetto e oggetto della<lb/>percezione, infatti, sono sostanze, (individualità) <hi rend="it">ousiai</hi>, e rappresentano<lb/>pertanto la prima e più importante categoria”, che dunque si lascerebbe ri-<lb/>conoscere all’opera dietro il primo tropo<seg type="anchor_note" n="2">2</seg>. Una volta formulato questo as-<lb/>sunto, Pappenheim tenta di suffragare il suo tentativo di analisi, secondo<lb/>lui “non del tutto ingiustificato”<seg type="anchor_note" n="3">3</seg>, rintracciando una serie di affinità fra sin-<lb/>gole categorie e altri modi della sospensione del giudizio: così la “qua-<lb/>lità”/<hi rend="it">poion</hi> sarebbe il punto di riferimento del secondo, del terzo e del<lb/>quarto dei tropi nell’ordine sestano; e ancora il “relativo’/<hi rend="it">pros ti</hi> dell’otta-<lb/>vo; il “dove”/<hi rend="it">pou</hi> del quinto; il “quando<hi rend="it">”lpote</hi> del nono; la “quantità”/po-<lb/><hi rend="it">son</hi> del settimo; e infine, con qualche arzigogolo interpretativo e con qual-<lb/>che coraggioso salto, l'“avere”/<hi rend="it">echein</hi> del sesto.</p>
         <p rend="start">Oltre la constatazione immediata e difficilmente contestabile, per cui<lb/>molte di queste presunte ‘affinità’ sono per la verità più enunciate che ef-</p>
         <p rend="pb"><pb n="28" facs="Spinelli_28.jpg"/></p>
         <p>fettivamente dimostrate, l’ipotesi di Pappenheim sembra essere tutt’altro<lb/>che solida anche per motivi di mancata corrispondenza strutturale cate-<lb/>gorie/tropi, che non appare completamente verificabile in nessuna delle<lb/>due direzioni. Da una parte, infatti, egli è costretto ad ammettere che non<lb/>tutte le categorie sono operanti al fondo dei tropi scettici, visto che man-<lb/>ca un riscontro diretto quanto meno nel caso del “giacere”/<hi rend="it">keisthai</hi>,<lb/> dell’“agire”/<hi rend="it">poiein</hi> e del “patire”/<hi rend="it">paschein</hi><seg type="anchor_note" n="4">4</seg>. Dall’altra il carattere del tut-<lb/>to peculiare del decimo tropo, che nulla ha a che fare con le percezioni<lb/>sensoriali e con le presunte opposizioni che le caratterizzano, gli impone<lb/>di riconoscerne l’estraneità rispetto a qualsiasi sovraordinato schema ca-<lb/>tegoriale. Né si può tacere un altro fatto, che mina decisamente la forza<lb/>del nesso categorie/tropi, ovvero che lo stesso Sesto non vi accenna mai,<lb/>in nessun punto e con nessun artificio neppure indiretto. Si tratta di un si-<lb/>lenzio - esplicito e insieme per così dire rumoroso - per nulla trascurabi-<lb/>le, di fronte al quale Pappenheim cerca di sfuggire, elevando contro lo<lb/>scetticismo sestano un’accusa spesso riproposta. Anche in questo caso<lb/>Sesto sarebbe vittima di una grave contraddizione, nel senso che egli fa-<lb/>rebbe senz’altro uso di concetti e termini (dogmatici, dovremmo aggiun-<lb/>gere) immediatamente utili al suo scopo polemico, salvo poi dichiararli<lb/>inesistenti o comunque impossibili in altri punti e contesti della sua ope-<lb/>ra. Forte di questo suo assunto e insistendo perfino su alcuni - ipotetici,<lb/>ma inesistenti - calchi verbali dai capitoli 2 e 4 delle <hi rend="it">Categorie,</hi> Pap-<lb/>penheim rincara la dose: “della scepsi si potrebbe conclusivamente dire<lb/>che, sebbene essa non potesse e volesse costituire ‘una propria dottrina<lb/>delle categorie’<seg type="anchor_note" n="5">5</seg>, ne avrebbe ciononostante rinvenuta una corrispondente<lb/>alla propria intenzione e l’avrebbe parimenti posta alla sommità del pro-<lb/>prio insegnamento”<seg type="anchor_note" n="6">6</seg>.</p>
         <p rend="start">Al di là degli elementi di dissenso e di esplicita critica che già ho fat-<lb/>to trasparire qua e là nelle precedenti considerazioni introduttive, si po-<lb/>trebbe semplicemente e più radicalmente ricordare, contro l’interpreta-<lb/>zione di Pappenheim, un altro fattore di insuperabile incommensurabilità<lb/>fra le ragioni filosofiche forti che stanno dietro lo schema categoriale ari-<lb/>stotelico e il dichiarato disincanto ontologico che accompagna, per loro<lb/>stessa ammissione, tutte le espressioni utilizzate dai pirroniani nella lo-<lb/>ro polemica antidogmatica. Insomma, se “presumibilmente si concorda<lb/>in genere sul fatto che la dottrina delle categorie di Aristotele comporta<lb/>l’assunzione che c’è un qualche schema classificatorio tale per cui <hi rend="it">tutto<lb/>ciò che è, tutte le entità,</hi> possono essere divise in un numero limitato di<lb/><hi rend="it">classi ultime”</hi><seg type="anchor_note" n="7">7</seg>, risulta davvero difficile, se non impossibile attribuire an-<lb/>che ai tropi scettici la stessa funzione, chiaramente ancorata alla convin-</p>
         <p rend="pb"><pb n="29" facs="Spinelli_29.jpg"/></p>
         <p>zione di poter sapere e dire esattamente come stanno le cose nella realtà<lb/>che ci circonda.</p>
         <p rend="start">L’insieme delle considerazioni sin qui svolte potrebbe tuttavia apparire<lb/>ancora troppo superficiale o comunque non del tutto sufficiente per demo-<lb/>lire l’attendibilità dell’ipotesi di parallelismo strutturale categorie/tropi<lb/>avanzata da Pappenheim. Per raggiungere quest’ultimo obiettivo, dunque,<lb/>è forse opportuno percorrere un’altra strada, sicuramente più efficace, an-<lb/>che se oggettivamente più lunga e forse pedante, per arrivare a mostrare<lb/>come vada correttamente intesa e storicamente contestualizzata la dottrina<lb/>scettica dei tropi riportata da Sesto Empirico. In questo caso forse più che<lb/>in altri, infatti, occorre evitare la formulazione di giudizi estemporanei,<lb/>fondati unicamente su vaghe assonanze o superficiali rispondenze. Così,<lb/>solo affidandosi a un’analisi dettagliata dell’intera sezione dei <hi rend="it">Lineamenti<lb/>pirroniani</hi> che riguarda i dieci tropi, sarà possibile far emergere sia la loro<lb/>genuina struttura, sia i reali debiti che Sesto e le sue fonti contraggono ri-<lb/>spetto alla tradizione filosofica che li ha preceduti e rispetto alla quale es-<lb/>si si sentono legittimati ad assumere un atteggiamento di parassitario e non<lb/>certo neutrale sfruttamento concettuale o terminologico. Nelle pagine che<lb/>seguono, dunque, cercherò di offrire un commento selettivo, ma insieme il<lb/>più possibile puntuale, di <hi rend="it">PH </hi>I 31-163, nella convinzione di poter esibire<lb/>in tal modo, <hi rend="it">de facto</hi> e quasi ostensivamente, una chiara confutazione di<lb/>qualsiasi tentativo di ricondurre uno dei più importanti (e genuinamente<lb/>scettici) capitoli dello sforzo filosofico pirroniano sotto l’ombrello perico-<lb/>losamente dogmatico della tradizione peripatetica<seg type="anchor_note" n="8">8</seg>.</p>
         <list type="unordered">
            <item><hi rend="it">2. Per una giustificazione iniziale della tropologia scettica<lb/>(</hi>PH I <hi rend="it">31-35)</hi></item>
         </list>
         <p rend="start">Dopo aver indicato nella pratica della sospensione del giudizio o <hi rend="it">epo-<lb/>che</hi> la strada, sottratta tuttavia a qualsiasi rigida connesione del tipo cau-<lb/>sa-effetto, per giungere all’imperturbabilità o <hi rend="it">ataraxia</hi> (cfr. <hi rend="it">PH</hi> I 28-29),<lb/>Sesto ritiene opportuno soffermarsi a lungo sulle molteplici vie che con-<lb/>ducono a sospendere il giudizio. Ribadendo quanto già accennato in <hi rend="it">PH</hi> I<lb/>8, egli pone quale radice generalissima dell’atteggiamento sospensivo<lb/>l’antitesi riscontrabile fra le cose o<hi rend="it">pragmata -</hi> un termine volutamente ge-<lb/>nerico che serve ad abbracciare, spiega subito Sesto, apparenze fenomeni-<lb/>che e noumeniche, stati di cose o prodotti di pensiero. La forza di tali op-<lb/>posizioni viene sottolineata attraverso alcuni esempi divenuti canonici nel-<lb/>l’ambito della polemica scettica. Vengono così citati nell’ordine:<lb/>
         </p>
         <p rend="pb"><pb n="30" facs="Spinelli_30.jpg"/></p>
<p>- quello della torre, tutto interno alla ‘dissonanza’ o <hi rend="it">diaphonia</hi> fenome-<lb/>nica e poi ripetuto nel corso dell’illustrazione del quinto tropo (cfr.<lb/><hi rend="it">PH </hi>I 118);</p>
         <p>
            <lb/>- quello costituito dallo scontro di tesi opposte sull’affermazione o ne-<lb/>gazione di un atteggiamento provvidente da parte della divinità, di<lb/>stampo puramente noumenico e ripreso all’inizio di <hi rend="it">PH</hi> III (cfr. sp. i<lb/>§§ 9-12), con una soluzione pirroniana tipicamente ‘conformistica’;<lb/>
            <lb/>- infine quello che insiste sull’apparente incompatibilità fra il dato fe-<lb/>nomenico del colore bianco della neve e il sillogismo anassagoreo che<lb/>costringe a pensarla come nera<seg type="anchor_note" n="9">9</seg>.<lb/>
         </p>
         <p rend="start">Il senso del reciproco contrasto riscontrabile fra dati fenomenici e nou-<lb/>menici viene inoltre reso ancora più radicale quando Sesto mette in guar-<lb/>dia da una precipitosa concessione dell’assenso perfino di fronte a un <hi rend="it">lo-<lb/>gos</hi> - chiamiamolo: (a) - forte, vigoroso e apparentemente inconfutabile.<lb/>Anche in tal caso, infatti, nulla esclude che in un futuro più o meno pros-<lb/>simo e comunque a noi ancora ignoto possa essere elaborato un argomen-<lb/>to opposto - diciamo: (b) - dotato di ugual forza persuasiva e dunque in<lb/>grado di bilanciare in tutto e per tutto (a). Con tipico intento polemico <hi rend="it">ad<lb/>hominem,</hi> Sesto aggiunge l’ovvia constatazione secondo cui ciò accade si-<lb/>stematicamente nell’alternarsi stesso delle varie scuole filosofiche e delle<lb/>loro teorie, l’una dialetticamente capace di ‘superare’ l’altra<seg type="anchor_note" n="10">10</seg>.</p>
         <p rend="start">La delineazione di questo quadro generale delle antitesi che inducono<lb/>alla sospensione del giudizio serve da introduzione alla presentazione ana-<lb/>litica dei singoli modi o <hi rend="it">tropoi.</hi> Si tratta delle varie argomentazioni speci-<lb/>fiche e degli strumenti tecnici che la tradizione scettica cui Sesto attinge ha<lb/>elaborato nel corso della sua storia per raggiungere la <hi rend="it">epoche</hi>. Nei para-<lb/>grafi successivi (36-163), essi verranno descritti senza nessuna presunzio-<lb/>ne di assolutezza dogmatica, ma solo in modo convenzionale, quasi arbi-<lb/>trario (<hi rend="it">thetikos</hi>) e auspicabilmente plausibile <hi rend="it">(kata to pithanon),</hi> sia rispet-<lb/>to al loro numero esatto, sia riguardo alla loro forza euristica o <hi rend="it">dynamis</hi><seg type="anchor_note" n="12">12</seg>.</p>
         <list type="unordered">
            <item><hi rend="it">3. Mettendo ordine fra</hi> i <hi rend="it">tropi (PH I 36-39)</hi></item>
         </list>
         <p rend="start">Le prime righe di <hi rend="it">PH</hi> I 36 offrono subito molteplici elementi alla ri-<lb/>flessione e all’indagine. Innanzi tutto, tramite alcune scelte linguistiche<lb/>Sesto sembra avvalorare l’idea che l’insieme dei modi che egli sta per di-<lb/>scutere sia patrimonio comune o ‘convenzionale’ del suo indirizzo filoso-<lb/>fico<seg type="anchor_note" n="13">13</seg> e che egli si limiti a recepirli quasi passivamente “dagli scettici più<lb/>antichi”. Il carattere anonimo di tale indicazione pone il problema della pa-<lb/>
         </p>
         <p rend="pb"><pb n="31" facs="Spinelli_31.jpg"/></p>
<p>ternità dei tropi. La presenza del comparativo potrebbe forse essere inter-<lb/>pretata come un’allusione addirittura a Pirrone e Timone<seg type="anchor_note" n="14">14</seg>. Credo tuttavia<lb/>che il confronto con un altro passo sestano e il succinto resoconto di Ari-<lb/>stocle costituiscano elementi sufficienti ad avvalorare la convinzione co-<lb/>munemente accolta di una paternità enesidemea<seg type="anchor_note" n="15">15</seg>. È ragionevole suppor-<lb/>re, in ogni caso, che Enesidemo non inventò dal nulla i tropi, ma fu forse</p>
         <p rend="start">il	primo a raccogliere sistematicamente una mole notevole di materiale più<lb/>antico, risalente addirittura a filosofi presocratici<seg type="anchor_note" n="16">16</seg>. Il suo intento era di<lb/>classificare in maniera organica le opposizioni possibili fra il modo in cui<lb/>un oggetto appare (senza distinguere pregiudizialmente se alla percezione<lb/>sensibile o intellettuale) e ciò che esso è in realtà o secondo natura (<hi rend="it">pros<lb/>ten physin</hi>; <hi rend="it">physei</hi>)<hi rend="it">.</hi> L’importanza di questo lavoro di ‘assemblaggio’ fu ta-<lb/>le ai fini del raggiungimento della <hi rend="it">epoche</hi> che i tropi divennero quasi il ca-<lb/>vallo di battaglia della polemica scettica<seg type="anchor_note" n="17">17</seg>. La loro diffusione e la centra-<lb/>lità che essi dovevano rivestire è del resto confermata da alcuni fatti. Essi<lb/>sopravvivono infatti in ben cinque versioni diverse.</p>
         <list type="unordered">
            <item>1. La più antica è quella di Filone di Alessandria <hi rend="it">(de ebr.</hi> 169ss.), mol-<lb/>to sintetica e caratterizzata da un marcato interesse teoretico, che spinge<lb/>Filone stesso a citare i tropi in un contesto e con intenti molto diversi da<lb/>quelli propri della loro originaria formulazione<seg type="anchor_note" n="18">18</seg>.</item>
            <item>2. La seconda è frutto di un breve <hi rend="it">résumé</hi> offerto da Aristocle nel cor-<lb/>so della sua polemica antiscettica (<hi rend="it">ap.</hi> Eus. <hi rend="it">praep. ev.</hi> XIV 18, 11-12)<seg type="anchor_note" n="19">19</seg>.</item>
            <item>3. La terza è appunto quella sestana, che appare come la più completa<lb/>e ricca<seg type="anchor_note" n="20">20</seg>.</item>
            <item>4. La quarta è conservata nel libro IX delle <hi rend="it">Vite dei filosofi</hi> di Diogene<lb/>Laerzio, anch’essa molto compressa e verosimilmente proveniente da fon-<lb/>te diversa da quella cui attinge Sesto (DL IX 78ss.)<seg type="anchor_note" n="21">21</seg>.</item>
            <item>5. L’ultima, infine, è la tarda compilazione bizantina attribuita a Eren-<lb/>nio, di valore non eccelso e forse dipendente da Filone<seg type="anchor_note" n="22">22</seg>.</item>
         </list>
         <p rend="start">A questi dati si aggiungono tracce dell’interesse nutrito nei confronti<lb/>della tropologia pirroniana anche da autori antichi vicini allo scetticismo o<lb/>al probabilismo accademico, come ad esempio Plutarco e Favorino<seg type="anchor_note" n="23">23</seg>.</p>
         <p rend="start">Non intendo qui riproporre un confronto preliminare e sistematico fra<lb/>questi vari resoconti, soprattutto fra i tre filosoficamente più rilevanti (Fi-<lb/>lone, Sesto, Diogene)<seg type="anchor_note" n="24">24</seg>. La scelta più produttiva sembra essere piuttosto<lb/>quella suggerita da Hankinson: concentrarsi sulla versione fornita da Se-<lb/>sto, “integrata, dove filosoficamente rilevante, da Diogene e Filone”<seg type="anchor_note" n="25">25</seg>.</p>
         <p rend="start">Sesto fissa a dieci il numero dei tropi, che <hi rend="it">sembrano</hi> indurre alla <hi rend="it">epo-<lb/>che</hi><seg type="anchor_note" n="26">26</seg>. Egli aggiunge che essi sono sinonimicamente denominati anche <hi rend="it">lo-<lb/>goi,</hi> ovvero argomenti in senso più ampio, o <hi rend="it">typoi,</hi> cioè schemi o figure ar-<lb/>
         </p>
         <p rend="pb"><pb n="32" facs="Spinelli_32.jpg"/></p>
<p>gomentative<seg type="anchor_note" n="27">27</seg>. Quasi a mo’ di introduzione e sommario, ne viene subito<lb/>fornito l’elenco completo, di cui tuttavia, come già si diceva, occorre far<lb/>uso <hi rend="it">thetikos</hi> (cfr. <hi rend="it">PH</hi> I 38). Sesto, unico fra le nostre fonti, propone quindi<lb/>due ulteriori tentativi di schematizzazione.</p>
         <list type="unordered">
            <item>1. Il primo <hi rend="it">(PH</hi> I 38) raggruppa i modi a seconda che essi abbiano a che<lb/>fare solo con il soggetto giudicante (i primi quattro)<seg type="anchor_note" n="28">28</seg>; solo con l’oggetto<lb/>giudicato (il settimo e il decimo); o infine con entrambi (il quinto, il sesto,<lb/>l’ottavo e il nono).</item>
            <item>2. Il secondo, dando per scontati sia l’elenco completo sia la sistema-<lb/>zione appena menzionata, propone una sorta di struttura piramidale<seg type="anchor_note" n="29">29</seg>. Al<lb/>vertice troviamo, quale genere sommo, il tropo della relazione, cui sono<lb/>subordinati rispettivamente, quali sue specie, i tre raggruppamenti descrit-<lb/>ti in <hi rend="it">PH</hi> I 38 e quali sue <hi rend="it">infimae species</hi> i dieci modi nella loro totalità<seg type="anchor_note" n="30">30</seg>.</item>
         </list>
         <p>
            <figure>
               <graphic url="Pictures/200000080000920A00002C573118CB86.wmf"/>
            </figure>Di questa classificazione può essere offerto un comodo schema rias-<lb/>suntivo<seg type="anchor_note" n="31">31</seg>:</p>
         <p rend="start">È difficile dire a chi risalgano questi sforzi di sistemazione organica dei<lb/>tropi. L’origine enesidemea dell’elenco completo sembra fuori dubbio.<lb/>Evidenti appaiono anche, però, alcune modifiche apportate da Sesto (o<lb/>dalla sua fonte), ad esempio riguardo:</p>
         <list type="unordered">
            <item>- all’ordine di presentazione;</item>
            <item>- alla probabile inserzione - quale ottavo tropo (cfr. <hi rend="it">PH </hi>I 135-140 e <hi rend="it">in-<lb/>fra,</hi> 4.8) - del modo della relatività di Agrippa in luogo di quello origina-<lb/>riamente enesidemeo<seg type="anchor_note" n="32">32</seg>.</item>
         </list>
         <p rend="start">Anche la prima suddivisione in tre grandi gruppi presente in <hi rend="it">PH</hi> I 38<lb/>potrebbe risalire a Enesidemo. Specificamente attribuibile a Sesto sembre-<lb/>rebbe invece la successiva schematizzazione gerarchica<seg type="anchor_note" n="33">33</seg>. Egli pare so-<lb/>vrapporla a quelle precedenti, con l’intento di assegnare, verosimilmente<lb/>sulla scia di Agrippa, un ruolo privilegiato alla relatività<seg type="anchor_note" n="34">34</seg>.</p>
        <p rend="pb"><pb n="33" facs="Spinelli_33.jpg"/></p>
<p>Al di là di schemi e partizioni, quello che davvero interessa è la forza</p>
         <p rend="start">o	capacità persuasiva dei tropi. Essa sembra scaturire da un meccanismo<lb/>oppositivo standard, che può essere così rappresentato<seg type="anchor_note" n="35">35</seg>:</p>
         <list type="unordered">
            <item>1. un certo oggetto (<hi rend="it">x</hi>) appare dotato di una caratteristica (<hi rend="it">c</hi>) in una spe-<lb/>cifica situazione (<hi rend="it">s</hi>), ovvero: <hi rend="it">x</hi> appare <hi rend="it">c</hi> in<hi rend="it"> s</hi></item>
            <item>2. <hi rend="it">x</hi> appare <hi rend="it">c*</hi> in <hi rend="it">s*</hi>;</item>
            <item>3. <hi rend="it">c</hi> e <hi rend="it">c*</hi> sono insieme logicamente incompatibili (sia nel senso di una<lb/>stringente contraddittorietà, sia in quello di una più generica contrarietà)<lb/>ed equipollenti;</item>
            <item>4. non abbiamo inoltre alcun mezzo per dare la preferenza a <hi rend="it">s</hi> rispetto<lb/>a <hi rend="it">s*</hi> (o viceversa);</item>
            <item>5.dunque non potendo stabilire cosa <hi rend="it">x</hi> sia in sé ci troviamo nella ne-<lb/>cessità di sospendere il giudizio sulla sua vera natura<seg type="anchor_note" n="36">36</seg>.</item>
         </list>
         <p rend="start">Occorre infine notare, a scanso di equivoche accuse di dogmatismo na-<lb/>scosto, che la rilevazione sistematica dell’opposizione fra (1) e (2) non ri-<lb/>sponde ad alcuna preconcetta teoria scettica. Come infatti ricorderà Sesto<lb/>più avanti (cfr. <hi rend="it">PH</hi> I 210), in polemica con la visione enesidemea del pir-<lb/>ronismo come ‘scorciatoia’ verso l’eraclitismo, “l’apparire di aspetti con-<lb/>trari rispetto alla medesima cosa non è un dogma degli scettici, ma un fat-<lb/>to che colpisce non solo gli scettici, ma anche gli altri filosofi e tutti gli al-<lb/>tri uomini”.</p>
         <list type="unordered">
            <item><hi rend="it">4. La lista dei ‘modi’: coordinate storiche, struttura argomentativa,<lb/>obiettivi polemici</hi><list type="unordered">
               <item><hi rend="it">4.1 II primo tropo (</hi>PH <hi rend="it">I 40-78)</hi></item>
               </list>
            </item>
         </list>
         <p rend="start">È facendo leva sul <hi rend="it">fatto</hi> appena ricordato che si possono organizzare,<lb/>entro lo schema standard sopra ricordato, i contrasti specificamente ricon-<lb/>ducibili ai singoli tropi. Il primo di essi si fonda sul conflitto di “rappre-<lb/>sentazioni” (<hi rend="it">phantasiai</hi>) che si presenta di fronte al medesimo oggetto in<lb/>animali fra loro diversi. O meglio, come lascia intendere chiaramente la<lb/>ricca esemplificazione sestana, esso fa leva sulla differenza percettiva ri-<lb/>scontrabile fra l’uomo da una parte e gli animali cosiddetti irrazionali dal-<lb/>l’altra. Ricorrendo a un tipo di argomentazione dalle radici antiche, quan-<lb/>to meno eraclitee o protagoree, il cui influsso si è fatto sentire costante-<lb/>mente in ambito epistemologico fino ai nostri giorni, Sesto non pretende<lb/>certo di dire quali siano di volta in volta i contenuti delle rappresentazioni<lb/>dei singoli animali portati ad esempio<seg type="anchor_note" n="37">37</seg>. Egli si limita piuttosto a <hi rend="it">inferire<lb/></hi></p>
         <p rend="pb"><pb n="34" facs="Spinelli_34.jpg"/></p>
<p>la loro diversità rispetto a quelle umane<seg type="anchor_note" n="38">38</seg>. Ciò avviene a partire dalle in-<lb/>negabili differenze riscontrabili rispettivamente:</p>
         <list type="unordered">
            <item>a. nelle modalità di riproduzione e generazione (<hi rend="it">PH</hi> I 41-43), con esem-<lb/>pi di matrice e provenienza dogmatica molto varia, ma spesso riconducibi-<lb/>li come fonte alla <hi rend="it">Historia animalium</hi> di Aristotele, forse utilizzata da Se-<lb/>sto attraverso la mediazione di compilazioni scettiche a lui antecedenti;</item>
            <item>b. nella costituzione fisica, soprattutto degli organi di senso <hi rend="it">(PH</hi> I 44-<lb/>49: vista; 50: tatto e udito; 51: olfatto; 52: gusto);</item>
            <item>c. nelle cose oggetto di scelta, perché benefiche o piacevoli, o di rifiu-<lb/>to, perché fonte di dolore o dispiacere <hi rend="it">(PH</hi> I 55-58); anche in questo caso<lb/>le opposizioni, massimamente evidenti, come si legge in <hi rend="it">PH</hi> I 55, vengo-<lb/>no costruite sfruttando materiale dogmatico più antico e di differente va-<lb/>lore e peso<seg type="anchor_note" n="39">39</seg>.</item>
         </list>
         <p rend="start">Quest’ultimo accorgimento va valutato più da vicino, poiché svolge un<lb/>ruolo centrale per l’esatta comprensione della strategia polemica sestana.<lb/>Lungi dal costituire un limite interno, la parassitaria utilizzazione di tesi<lb/>dogmatiche conferma una serie di caratteristiche di fondo del <hi rend="it">logos</hi> scettico:</p>
         <list type="unordered">
            <item>1. esso è rigorosamente <hi rend="it">ad hominem</hi>;</item>
            <item>2. in quanto tale non viene assunto come vero e logicamente necessi-<lb/>tante per chi lo usa semplicemente quale arma dialettica;</item>
            <item>3. infine esso può variare a seconda dell’obiettivo polemico e assume-<lb/>re forza diversa a seconda della malattia dogmatica che si propone di cu-<lb/>rare, come preciserà Sesto nella chiusa dei <hi rend="it">Lineamenti</hi><seg type="anchor_note" n="40">40</seg>.</item>
         </list>
         <p rend="start">Appare dunque legittimo concludere che i seguaci del pirronismo “non<lb/>si interessano della <hi rend="it">validità</hi> delle loro argomentazioni ma della loro <hi rend="it">effica-<lb/>cia.</hi> Un’argomentazione ‘buona’, per i pirroniani, è un’argomentazione<lb/>che funziona - un’argomentazione che è efficace nel produrre la sospen-<lb/>sione del giudizio”<seg type="anchor_note" n="41">41</seg>.</p>
         <p rend="start">Ribadita, in apertura di <hi rend="it">PH</hi> I 59, l'inevitabilità della <hi rend="it">epoche,</hi> Sesto ri-<lb/>corre ad alcuni dei modi di Agrippa per escludere ogni possibilità di supe-<lb/>rare i sopracitati conflitti di rappresentazioni. Essendo infatti parte in cau-<lb/>sa della <hi rend="it">diaphonia,</hi> non potremo certo preferire noi stessi e le nostre ca-<lb/>ratteristiche percettive a quelle degli animali, pena un palese vizio di cir-<lb/>colarità. Del resto, anche volendo concedere la preferibilità del genere<lb/>umano, aggiunge Sesto, potremo farlo solo in due modi: o senza dimo-<lb/>strazione (ma allora - resta implicitamente inteso - non saremo degni di<lb/>fede) o con una dimostrazione. Anche questa seconda alternativa, però, ri-<lb/>sulta impercorribile: infatti si mostrerà che la dimostrazione non sussiste<lb/>affatto<seg type="anchor_note" n="42">42</seg>. Anche se sussistesse, comunque, o sarebbe per noi non apparen-<lb/>te e dunque non degna di fede, o sarebbe una delle cose apparenti e dun-<lb/>
         </p>
         <p rend="pb"><pb n="35" facs="Spinelli_35.jpg"/></p>
<p>que, in quanto anch’essa oggetto di indagine al pari di tutte le altre cose<lb/>apparenti, non potremmo servircene come criterio valido di discriminazio-<lb/>ne, pena di nuovo una viziosa circolarità<seg type="anchor_note" n="43">43</seg>.</p>
         <p rend="start">Dopo aver integrato e rafforzato la <hi rend="it">dynamis</hi> del primo tropo mediante<lb/>il ricorso alla tropologia più recente di Agrippa, Sesto aggiunge un’ulte-<lb/>riore ‘coda’ polemica. In <hi rend="it">PH</hi> I 62-78, infatti, vengono messi a confronto<lb/>l’uomo e quello fra i cosiddetti animali irrazionali che appare meno degno<lb/>di valore: il cane<seg type="anchor_note" n="44">44</seg>. L’intento del passo è dichiaratamente e pesantemente<lb/>polemico, poiché mira a ridicolizzare un gruppo di dogmatici boriosi e su-<lb/>perbi. Essi, formulando ragionamenti pieni di sottigliezza, sostengono la<lb/>superiorità della nostra specie animale rispetto alle altre<seg type="anchor_note" n="45">45</seg>.</p>
         <p rend="start">Non è questa la sede per entrare nei dettagli della serrata argomenta-<lb/>zione sestana né per ripercorrere la lunga storia della fortuna filosofica del-<lb/>le considerazioni pirroniane relative al ‘cane di Crisippo’<seg type="anchor_note" n="46">46</seg>. Sarà suffi-<lb/>ciente ricordare, per lo scopo che ci siamo prefissi, che nulla autorizza a<lb/>concedere la preferenza alle nostre rappresentazioni rispetto a quelle degli<lb/>altri animali: l’unico elemento che ci resta è la registrazione di differenze<lb/>non dirimibili. Allora è a portata di mano la conclusione scettica, che da<lb/>questo momento in poi accompagnerà come un disincantato <hi rend="it">refrain</hi> tutti i<lb/>tropi sestani: <hi rend="it">dovremo limitarci a dire come qualcosa ci appare, sospen-<lb/>dendo invece il giudizio sulla sua vera natura.</hi></p>
         <p>
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                  <lb/><hi rend="it">4.2 II secondo tropo (</hi>PH <hi rend="it">I 79-90)</hi><lb/>
               
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         <p rend="start">Per rendere ancora più efficace il proprio attacco antidogmatico Sesto<lb/>accetta di ragionare per assurdo. Così, mettendo da parte i risultati già rag-<lb/>giunti grazie alle argomentazioni del primo tropo, egli imposta la tratta-<lb/>zione del secondo concedendo - <hi rend="it">disserendi causa</hi> e in via meramente ipo-<lb/>tetica - la superiorità di discernimento epistemologico della specie umana.<lb/>La sua obiezione è chiaramente espressa sin dalle prime righe di <hi rend="it">PH</hi> I 78:<lb/>tale presunta superiorità si rivela insussistente, date le enormi differenze ri-<lb/>scontrabili sia fra un singolo individuo e l’altro, sia fra i vari gruppi o po-<lb/>poli in cui si divide l’umanità. Ancora una volta Sesto attinge a piene ma-<lb/>ni alla ricca esemplificazione rinvenibile nelle opere dei suoi avversari<lb/>dogmatici<seg type="anchor_note" n="47">47</seg>. Senza abbandonare il terreno di una polemica <hi rend="it">ad hominem,<lb/></hi>inoltre, egli sfrutta ben note teorie di alcuni di loro, come ad esempio:</p>
         <p>
            <lb/>- quella che divide l’uomo in anima e corpo, comune patrimonio dog-<lb/>matico, nonostante la <hi rend="it">diaphonia</hi> subito riscontrabile al momento del-<lb/>l’individuazione della reciproca essenza di tali due elementi <hi rend="it">(PH</hi> I 79);</p>
          <p rend="pb"><pb n="36" facs="Spinelli_36.jpg"/></p>
<p>- quella della composizione umorale degli organismi viventi, causa a<lb/>sua volta di rappresentazioni, così come di appetiti e rifiuti, recipro-<lb/>camente divergenti (<hi rend="it">PH </hi>I 80-81);<lb/>
            <lb/>- quella che vede riflesse nel corpo le qualità dell’anima (<hi rend="it">PH </hi>I 85), lar-<lb/>gamente radicata nel mondo antico in quello “sguardo fisiognomico”,<lb/>che “denuncia ambizioni da sapere antropologico totale”<seg type="anchor_note" n="48">48</seg>.
         </p>
         <p>
            <lb/>paragrafi dedicati al secondo tropo si popolano così di strani e bizzarri<lb/>casi. Essi stanno ad attestare tanto evidenti diversità corporee (<hi rend="it">PH</hi> I 80-<lb/>84), per forma o peculiare composizione individuale<seg type="anchor_note" n="49">49</seg>, quanto notevoli<lb/>differenze ‘psicologiche’ o ‘intellettuali’ (<hi rend="it">kata ten dianoian</hi>), che sono re-<lb/>se manifeste dall’innegabile e indisputabile oscillazione dei gusti indivi-<lb/>duali, più volte cantata in ambito letterario (<hi rend="it">PH</hi> I 85-86)<seg type="anchor_note" n="50">50</seg>. Di fronte allo<lb/>stesso oggetto, infatti, alcuni, mossi da determinate sensazioni e rappre-<lb/>sentazioni, provano piacere, mentre altri, seguendo sensazioni e rappre-<lb/>sentazioni diverse, sono vinti dal disgusto. Esiste un modo per dirimere<lb/>questo dissenso, giungendo a stabilire cosa per natura sia l’oggetto di par-<lb/>tenza? Sesto è l’unico fra le nostre fonti a porsi il problema. Egli propone<lb/>una soluzione dilemmatica<seg type="anchor_note" n="51">51</seg>:<lb/>
         </p>
         <list type="unordered">
            <item>a. o accordiamo fiducia indistintamente a tutti gli uomini e alle loro<lb/>conflittuali rappresentazioni;</item>
            <item>b. o accordiamo fiducia solo ad alcuni di loro, con l’ulteriore opzione<lb/>fra il primato assegnato ad alcuni fra i cosiddetti saggi (b1) o alla maggio-<lb/>ranza (b2).</item>
         </list>
         <p rend="start">Di (a) Sesto si sbarazza facilmente (<hi rend="it">PH</hi> I 88). Tale soluzione, infatti, da<lb/>una parte costringerebbe allo sforzo impossibile di coprire l’infinità delle<lb/>opinioni umane. Dall’altra essa sarebbe condannata a concedere la con-<lb/>temporanea verità di proposizioni contraddittorie, il che è logicamente<lb/>inammissibile<seg type="anchor_note" n="52">52</seg>.</p>
         <p rend="start">La duplice alternativa adombrata in (b), invece, viene analizzata più a<lb/>lungo<seg type="anchor_note" n="53">53</seg>. Qualora si voglia accettare (bl), si cadrà o sotto il tropo della<lb/><hi rend="it">diaphonia,</hi> essendo indecidibile il contrasto, ad esempio, fra Platone ed<lb/>Epicuro (<hi rend="it">PH</hi> I 88); oppure sotto quello del diallele, poiché chi è parte in<lb/>causa di una <hi rend="it">diaphonia</hi> non può in alcun modo pretendere di esserne allo<lb/>stesso tempo l’elemento risolutivo (<hi rend="it">PH </hi>I 90). Se invece si dà credito a (b2),<lb/>si rischia di fare la figura degli sciocchi. Ammettiamo pure che nell'ambi-<lb/>to delle nostre conoscenze si riuscisse a fissare ciò che i più gradiscono o<lb/>respingono. Resterebbe ciononostante sempre aperta la possibilità che a<lb/>noi sfugga un qualche caso, statisticamente rilevante se non decisivo, di<lb/>popolazioni le cui rappresentazioni di ciò che è piacevole o doloroso, ad<lb/>esempio di fronte al morso della tarantola, sono diametralmente opposte<lb/>
         </p>
        <p rend="pb"><pb n="37" facs="Spinelli_37.jpg"/></p>
<p>rispetto a quelle a noi note (<hi rend="it">PH </hi>I 89). L’argomentazione sestana può forse<lb/>apparire ingenua e indurre al sorriso il lettore contemporaneo, così perva-<lb/>sivamente abituato a convivere con la decantata scientificità delle scienze<lb/>statistiche. Se però applichiamo un banale principio di contestualizzazio-<lb/>ne storica, dobbiamo forse riconoscerne la cautela e l’opportunità. Non bi-<lb/>sogna infatti dimenticare che Sesto scriveva “millesettecento anni fa,<lb/>quando le nozioni di campionatura statistica e di probabilità non erano an-<lb/>cora state elaborate. Inoltre, nella sua epoca il mondo conosciuto si am-<lb/>metteva fosse solo una piccola parte del mondo effettivo”<seg type="anchor_note" n="54">54</seg>.</p>
         <p>
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                  <lb/><hi rend="it">4.3 Il terzo tropo (</hi>PH<hi rend="it"> I 91-99)</hi><lb/>
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         <p rend="start">Con un andamento espositivo che restringe sempre più l’oggetto di in-<lb/>dagine, Sesto dichiara di voler concentrare l’analisi dedicata al terzo tropo<lb/>su di un solo esponente della specie-uomo: il <hi rend="it">sophos</hi> o saggio, su cui han-<lb/>no costruito mitiche e fantastiche teorie i dogmatici<seg type="anchor_note" n="55">55</seg>. In verità il seguito<lb/>della trattazione mette in campo opposizioni rilevabili non unicamente nel-<lb/>l’apparato percettivo del <hi rend="it">sophos</hi>, ma proprie di un qualunque individuo<seg type="anchor_note" n="56">56</seg>.</p>
         <p rend="start">Al di là di questa piccola incongruenza, l’obiettivo ultimo di Sesto ap-<lb/>pare evidente. Come si legge in <hi rend="it">PH </hi>I 99, demolire l’attendibilità dei sensi<lb/>non è che il primo passo verso la distruzione di ogni ‘fede’ empiristica.<lb/>Quest’ultima è infatti fondata proprio sulla continuità e perfetta compati-<lb/>bilità epistemologica fra sensi e intelletto, entrambi incapaci in realtà di<lb/>cogliere la vera natura delle cose e confinati dunque al mero piano delle<lb/>apparenze<seg type="anchor_note" n="57">57</seg>.</p>
         <p rend="start">Nonostante l’esplicita volontà di limitare la batteria degli esempi, tutti<lb/>di provenienza dogmatica<seg type="anchor_note" n="58">58</seg>, in ossequio al generale tono ‘ipotipotico’ dei<lb/><hi rend="it">Lineamenti</hi> (<hi rend="it">PH</hi> I 94), la via per raggiungere tale obiettivo pare scandita in<lb/>due tappe.</p>
         <list type="unordered">
            <item>A. La prima passa per l’illustrazione delle differenze reciprocamente<lb/>individuabili fra le varie sensazioni (<hi rend="it">PH </hi>I 92-93): vista/tatto, con l’esem-<lb/>pio tratto dalla pittura, più volte utilizzato e passibile di interpretazioni di-<lb/>verse e contrastanti<seg type="anchor_note" n="59">59</seg>; gusto/vista; olfatto/gusto; vista/totalità degli altri<lb/>sensi; vista-tatto/olfatto.</item>
            <item>B. La seconda si concentra sulla ridda di sensazioni che di fatto si sca-<lb/>tena nel caso di un solo, assolutamente ‘quotidiano’ oggetto: la mela<seg type="anchor_note" n="60">60</seg>. Tre<lb/>sono le ipotesi enunciate e discusse in proposito da Sesto:</item>
         </list>
         <p rend="start">B.1 o la mela possiede una sola qualità, percepita diversamente a se-<lb/>conda dei vari sensi (l’analogia chiamata a sostegno in <hi rend="it">PH </hi>I 95 è quella<lb/>
         </p>
         <p rend="pb"><pb n="38" facs="Spinelli_38.jpg"/></p>
<p>dell’unica acqua, che pure si differenzia nei vari organi delle piante, o del-<lb/>l’unica aria, che pure dà luogo alla molteplice varietà dei suoni negli stru-<lb/>menti musicali);</p>
         <p rend="start">B.2 o essa ne ha più di quelle che noi siamo in grado di percepire con<lb/>il nostro limitato apparato sensoriale (questa inferenza<seg type="anchor_note" n="61">61</seg> viene rafforzata in<lb/><hi rend="it">PH</hi> I 96 dalla considerazione della condizione di menomazione percettiva<lb/>che di fatto sperimenta sin dalla nascita il sordomuto);</p>
         <list type="unordered">
            <item>B.3 oppure le qualità che essa rivela sono perfettamente commisurate<lb/>alle nostre potenzialità percettive.</item>
         </list>
         <p rend="start">Quest’ultima alternativa viene fatta scaturire da un’ideale obiezione<lb/>dogmatica (cfr. <hi rend="it">PH </hi>I 98). Essa si basa sul postulato di una sorta di ‘armo-<lb/>nia prestabilita’ fra sensi e sensibili, imposta da un superiore principio or-<lb/>dinatore: la natura. Sesto ne contesta tuttavia la legittimità euristica e per-<lb/>fino la sussistenza, vista l’impossibilità di dirimere - tanto a livello di sen-<lb/>so comune quanto sul piano filosofico - la <hi rend="it">diaphonia</hi> sorta fra i dogmati-<lb/>ci stessi in merito al concetto di natura o <hi rend="it">physis</hi><seg type="anchor_note" n="62">62</seg>.</p>
         <p rend="start">L’ugual forza persuasiva delle ipotesi appena ricordate avvolge nell’o-<lb/>scurità la presunta essenza della mela, così come di qualsiasi altro ogget-<lb/>to della percezione sensibile. Essa serve quindi adeguatamente allo scopo<lb/>ultimo della tropologia scettica, inducendo necessariamente alla sospen-<lb/>sione del giudizio.</p>
         <p>
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                  <lb/><hi rend="it">4.4 II quarto tropo (</hi>PH <hi rend="it">I 100-117)</hi><lb/>
               
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         </p>
         <p rend="start">Dai sensi - come ammoniva il terzo tropo - si ricavano indirimibili<lb/>conflitti di apparenze. Nonostante questa perentoria conclusione, Sesto<lb/>decide di fermare ora la propria attenzione su ognuna delle sensazioni o<lb/>addirittura di generalizzare il proprio discorso al punto da lasciarle tutte<lb/>da parte. Per questo il quarto tropo insiste sulle opposizioni o discrepan-<lb/>ze, riscontrabili entro il medesimo senso, rispetto alle “circostanze” <hi rend="it">(pe-<lb/>ristaseis).</hi> Questo termine, alquanto generico, viene subito sinonimica-<lb/>mente rimpiazzato da Sesto con “disposizioni”<seg type="anchor_note" n="63">63</seg>. Il vocabolo <hi rend="it">diathesis,<lb/></hi>una sorta di <hi rend="it">terminus technicus</hi> della medicina e della biologia sin dai<lb/>tempi di Erofilo<seg type="anchor_note" n="64">64</seg>, indica lo stato corporeo (ancor più comprensivamente:<lb/>la disposizione psico-fisica) del soggetto giudicante. La ricca esemplifi-<lb/>cazione fornita da Sesto richiama in proposito ben dieci diverse condi-<lb/>zioni<seg type="anchor_note" n="65">65</seg>. Esse vengono presentate - tutte, tranne, come vedremo, un’unica,<lb/>strana eccezione - secondo schemi oppositivi, che sono nell’ordine i se-<lb/>guenti.</p>
         <p rend="pb"><pb n="39" facs="Spinelli_39.jpg"/></p>
<p>1. Secondo natura/contro natura, <hi rend="it">PH </hi>I 101-103 - Un caso specifico di<lb/>questa <hi rend="it">diathesis,</hi> che comunque non ne esaurisce le possibili manifesta-<lb/>zioni, come sembrerebbe invece far supporre l’esposizione di Filone e di<lb/>Diogene Laerzio, è l’opposizione sano/malato<seg type="anchor_note" n="66">66</seg>. Si noti inoltre come Se-<lb/>sto si dedichi, in <hi rend="it">PH </hi>I 102-103, a smantellare la tesi di alcuni (anonimi)<lb/>dogmatici, forse gli stessi cui si alludeva nell’ambito del secondo tropo,<lb/>convinti che lo stato innaturale, dovuto a una determinata commistione di<lb/>umori, sia causa del contrasto di apparenze rispetto agli oggetti esterni.<lb/>Contro di loro viene sollevata una duplice obiezione, che è stata così op-<lb/>portunamente riassunta: “il loro appello presuppone, arbitrariamente, che<lb/>solo condizioni innaturali o abnormi influiscano sulle apparenze di un os-<lb/>servatore; ed essi non sono in grado di fornire motivi per preferire un tipo<lb/>di natura rispetto a un altro”<seg type="anchor_note" n="67">67</seg>. Va sottolineato, infine, come l’attacco se-<lb/>stano metta capo a una conclusione relativistica. <hi rend="it">Essa viene dialettica-<lb/>mente sfruttata</hi> non solo qui, ma anche successivamente in <hi rend="it">PH </hi>I 104, nel-<lb/>l’analisi dei contrasti percettivi legati all’opposizione sonno/veglia. Tale<lb/><hi rend="it">utilizzazione</hi> non implica tuttavia automaticamente che Sesto accolga po-<lb/>sitivamente quella conclusione, né che la confonda con la genuina posi-<lb/>zione pirroniana<seg type="anchor_note" n="68">68</seg>.</p>
         <p>
            <lb/>2. Sonno/veglia, <hi rend="it">PH </hi>I 104 - Sulle differenti rappresentazioni derivanti<lb/>da tali due opposti stati avevano già richiamato l’attenzione altri autori, a<lb/>partire da Platone<seg type="anchor_note" n="69">69</seg>, e altri ancora le avrebbero nuovamente sfruttate, an-<lb/>che con sfumature ‘scetticheggianti’, nell’ambito della filosofia moderna<lb/>(basti pensare al ruolo che questo problema gioca all’inizio del ‘viaggio’<lb/>cartesiano verso il dubbio iperbolico).<lb/>
            <lb/>3. Vecchiaia/giovinezza, <hi rend="it">PH </hi>I 105-106.<lb/>
            <lb/>4. In moto/in quiete, <hi rend="it">PH</hi> I 107<seg type="anchor_note" n="70">70</seg>.<lb/>
            <lb/>5. Odio/amore, <hi rend="it">PH </hi>I 108.<lb/>
            <lb/>6. Indigenza/sazietà, <hi rend="it">PH </hi>I 109.<lb/>
            <lb/>7. Ubriachezza/sobrietà, <hi rend="it">PH </hi>I 109.<lb/>
            <lb/>8. Predisposizioni, <hi rend="it">PH</hi> I 110 - È questo l’unico contesto in cui non vie-<lb/>ne esibita in modo esplicito alcuna coppia di opposti. In ogni caso, si può<lb/>supporre che un’opposizione di fondo esista, non sul piano della simulta-<lb/>neità, quanto piuttosto fra la condizione di partenza (ad esempio la per-<lb/>manenza all’interno delle terme per un certo lasso di tempo, con la con-<lb/>nessa sensazione di tepore) e quella successiva (nel caso in questione: l’u-<lb/>scire nell’atrio dei bagni, con la conseguente sensazione di freddo). Non si<lb/>può negare, tuttavia, come l’accenno alle <hi rend="it">prodiatheseis</hi> risulti alquanto<lb/>problematico, al punto che si è pensato a una (maldestra) interpolazione,<lb/>forse operata direttamente da Sesto<seg type="anchor_note" n="71">71</seg>.</p>
            <p rend="pb"><pb n="40" facs="Spinelli_40.jpg"/></p>
<p>9. Coraggio/paura, <hi rend="it">PH</hi> I 111 - Anche in questo caso si tratta di oppo-<lb/>ste condizioni e relative reazioni già individuate da autori precedenti, an-<lb/>che se utilizzate e risolte in modo del tutto diverso<seg type="anchor_note" n="72">72</seg>.<lb/>
            <lb/>10. Piacere/dolore, <hi rend="it">PH</hi> I 111.<lb/>
         </p>
         <p rend="start">Le discrepanze così lungamente elencate sono il frutto, ancora una vol-<lb/>ta, di ampi ‘saccheggi’ da precedente materiale dogmatico. Sulla loro ori-<lb/>gine precisa il dibattito resta aperto. Alcuni hanno infatti supposto una de-<lb/>rivazione atomistico-democritea, altri protagorea, altri ancora direttamen-<lb/>te enesidemea<seg type="anchor_note" n="73">73</seg>. Quello che rende peculiare la trattazione sestana, co-<lb/>munque, non è solo la ricchezza degli esempi (non sovrapponibili <hi rend="it">sic et<lb/>simpliciter</hi> a quelli filoniani e laerziani), ma il fatto che egli si preoccupi<lb/>di argomentare a lungo e dettagliatamente contro la possibilità di accor-<lb/>dare in modo definitivo la nostra preferenza a una delle rappresentazioni<lb/>legate alle conflittuali disposizioni sopra menzionate. Il suo attacco è in<lb/>tal senso duplice.</p>
         <list type="unordered">
            <item>1. <hi rend="it">PH </hi>I 112-113: chi pretende di giudicare e decidere dell’anomalia si<lb/>trova o in una qualche disposizione o in nessuna. Quest’ultima alternativa<lb/>è palesemente assurda, poiché sempre e comunque siamo svegli o addor-<lb/>mentati, in moto o in quiete e così via. Secondo la prima ipotesi, del resto,<lb/>il presunto giudice non potrà affatto essere imparziale, poiché egli, ‘con-<lb/>dizionato’ dalla propria disposizione, tenderà a concedere la propria prefe-<lb/>renza alle rappresentazioni che sono a quella conformi<seg type="anchor_note" n="74">74</seg>.</item>
            <item>2. <hi rend="it">PH </hi>I 114-117 (cfr. fr. 1126 Hülser): questa seconda obiezione appa-<lb/>re modellata sulla falsariga della tropologia di Agrippa<seg type="anchor_note" n="75">75</seg>. Essa viene lar-<lb/>gamente utilizzata da Sesto - molto spesso in funzione anti-stoica - in tut-<lb/>to <hi rend="it">PH.</hi></item>
         </list>
         <p rend="start">Su di un piano più generale, occorre rilevare che la catena dilemmatica<lb/>ricostruibile in base a tale obiezione, giustamente considerata “degna di<lb/>nota per la sua complessità, per la cura con cui Sesto la articola e per l’e-<lb/>levato livello di astrazione al quale essa procede”<seg type="anchor_note" n="76">76</seg>, costituisce una delle<lb/>più caratteristiche armi della polemica scettica. Essa lancia infatti una sfi-<lb/>da seria e profonda contro qualsiasi tentativo ‘fondazionistico’ dei dogma-<lb/>tici<seg type="anchor_note" n="77">77</seg> e mira a promuovere un atteggiamento di estrema cautela epistemo-<lb/>logica, che sfoci ‘naturalmente’ nella sospensione del giudizio<seg type="anchor_note" n="78">78</seg>. Specifi-<lb/>camente piegata alle esigenze del quarto tropo, poi, l’argomentazione ser-<lb/>ve a rimarcare l’impossibilità di ricorrere in modo euristicamente produt-<lb/>tivo alla dimostrazione e al criterio. Essi infatti, rimandando circolarmen-<lb/>te l’una all’altro l’onere della propria fondazione, non consentono di tro-<lb/>vare alcuna via d’uscita definitiva di fronte all’opposta e ugual forza delle<lb/>rappresentazioni connesse alle varie disposizioni umane.</p>
         <p rend="pb"><pb n="41" facs="Spinelli_41.jpg"/></p>
<p><hi rend="it">4.5 II quinto tropo (</hi>PH<hi rend="it"> I 118-123)</hi></p>
         <p rend="start">Dopo aver trattato del blocco omogeneo costituito dai primi quattro tro-<lb/>pi, tutti relativi al soggetto giudicante, Sesto passa ora a esaminare il pri-<lb/>mo dei modi che hanno a che fare con l’interazione fra soggetto giudican-<lb/>te e oggetto giudicato. Una notazione di Filone (<hi rend="it">de ebr.</hi> 183) parrebbe sta-<lb/>bilire una continuità di polemica <hi rend="it">ad abundantiam</hi> rispetto al quarto tropo.<lb/>Anche ammesso che si possa dar preferenza a uno dei cinque sensi (po-<lb/>niamo: la vista), subentra la variabilità di condizione e la mutevolezza del-<lb/>l’oggetto esterno a minarne l’attendibilità e a rendere così impossibile la<lb/>determinazione univoca e assoluta della <hi rend="it">physis</hi> di alcunché.</p>
         <p rend="start">Il quinto tropo fonda la propria efficacia su tre diversi elementi<seg type="anchor_note" n="79">79</seg>. Più<lb/>esattamente si insiste sulla diversità:</p>
         <list type="unordered">
            <item>- di condizioni, e correlate rappresentazioni, che si registrano a secon-<lb/>da degli intervalli, ovvero della varietà in grandezza dello spazio in-<lb/>terposto fra osservatore e oggetto osservato (<hi rend="it">PH </hi>I 118)<seg type="anchor_note" n="80">80</seg>;</item>
            <item>- dei luoghi, ovvero del contesto o contorno spaziale in cui una cosa<lb/>viene a trovarsi (<hi rend="it">PH</hi> I 119);</item>
            <item>- delle posizioni, ovvero delle differenti inclinazioni angolari <hi rend="it">(epikli-<lb/>seis</hi>) sotto cui qualcosa si presenta alla nostra vista (<hi rend="it">PH </hi>I 120).</item>
         </list>
         <p rend="start">Per rafforzare la necessità della sospensione del giudizio, derivante dal<lb/>fatto che ciascuno di noi non può mai trovarsi fuori da un intervallo o da<lb/>un luogo o da una posizione e quindi è giocoforza parte integrante della<lb/><hi rend="it">diaphonia</hi> che rispetto a quelli si genera, l’esposizione sestana - come già<lb/>osservato nel caso di precedenti tropi - fa tesoro di esempi tratti da testi<lb/>e argomentazioni di parte dogmatica. Non tutti i casi invocati a sostegno<lb/>sono ugualmente appropriati e convincenti<seg type="anchor_note" n="81">81</seg>. Alcuni di essi, tuttavia, era-<lb/>no cavalli di battaglia della lotta contro le illusioni legate alla percezione<lb/>sensibile<seg type="anchor_note" n="82">82</seg>. Significative da questo punto di vista sono le allusioni: al por-<lb/>tico, forse con intento ironicamente anti-stoico; alla nave; al remo spez-<lb/>zato<seg type="anchor_note" n="83">83</seg>; e soprattutto al caso, più volte richiamato da Sesto, della torre e<lb/>delle differenti forme geometriche che essa mostra a seconda della vici-<lb/>nanza o lontananza del punto di osservazione (cfr. il caso già visto in <hi rend="it">PH<lb/></hi>I 32 e inoltre <hi rend="it">M</hi> VII 208 e 414). Il fatto che questo esempio venga lunga-<lb/>mente discusso da Lucrezio (IV 353-363) e che anche altro materiale del<lb/>quinto tropo sembra riconducibile a matrice epicurea ha fatto supporre,<lb/>legittimamente a mio avviso, che Sesto stia qui trasformando in armi del-<lb/>la polemica scettica tesi che originariamente erano state proposte da Epi-<lb/>curo e dai suoi seguaci. Essi le avevano utilizzate, come è noto, per di-<lb/>mostrare che non nelle sensazioni, di per sé sempre vere, risiede l'errore,<lb/>
         </p>
         <p rend="pb"><pb n="42" facs="Spinelli_42.jpg"/></p>
<p>ma nel giudizio che noi affrettatamente aggiungiamo a quanto la perce-<lb/>zione sensibile ci offre<seg type="anchor_note" n="84">84</seg>.</p>
         <p>
            <figure>
               <graphic url="Pictures/20000008000091BA0000594C92A33004.wmf"/>
            </figure>La parte conclusiva della trattazione sestana (<hi rend="it">PH</hi> I 122-123) contiene<lb/>l’unico tentativo giunto sino a noi - una sorta di argomento “metateoreti-<lb/>co”<seg type="anchor_note" n="85">85</seg> - di concludere in modo logicamente cogente (e chiaramente dipen-<lb/>dente dalla tropologia di Agrippa) all’impossibilità di preferire qualcuna<lb/>delle rappresentazioni prodotte a seconda di luoghi, intervalli o posizioni<lb/>e reciprocamente in conflitto fra di loro. L’argomentazione di Sesto si pre-<lb/>sta in questo caso a una comoda schematizzazione: </p>
         <p rend="start">Il	palese regresso all’infinito condanna allo scacco ogni richiamo alla<lb/>dimostrazione e raccomanda invece l'<hi rend="it">epoche</hi> sulla vera natura dell’ogget-<lb/>to osservato, del quale occorre limitarsi a registrare le apparenze nella lo-<lb/>ro indirimibile diversità.</p>
         <p>
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                  <lb/><hi rend="it">4.6 II sesto tropo (</hi>PH <hi rend="it">I 124-128)</hi><lb/>
               <lb/>
            
         </p>
         <p rend="start">Il	sesto tropo è ancora collocato all’intersezione fra soggetto giudican-<lb/>te e oggetto giudicato. Nell’uno e nell’altro, infatti, sussistono mescolan-<lb/>ze, rispettivamente o interne (ovvero di membrane, liquidi, effluvi di va-<lb/>
         </p>
         <p rend="pb"><pb n="43" facs="Spinelli_43.jpg"/></p>
<p>pore o genericamente di sostanze peculiari e relative ai vari organi di sen-<lb/>so<seg type="anchor_note" n="86">86</seg>) o esterne, dettate dalla differente composizione dell’aria o dell’acqua<lb/>(<hi rend="it">PH I</hi> 125). La presenza di tali mescolanze o <hi rend="it">epimigai</hi> impedisce una per-<lb/>cezione sensibile pura e assoluta degli oggetti esterni e costringe a limita-<lb/>re le proprie affermazioni al modo in cui ci appaiono le varie commistio-<lb/>ni. Questa conclusione scettica potrebbe essere superata solo se si desse un<lb/>qualche strumento affidabile tramite cui ‘filtrare’ le mescolanze e giunge-<lb/>re alla vera realtà delle cose. Nonostante le pretese dogmatiche, però, non<lb/>esiste alcun candidato, che possa efficacemente svolgere questo ruolo: non<lb/>i sensi (<hi rend="it">PH</hi> I 127, ove la polemica è verosimilmente antiepicurea) e nep-<lb/>pure l’intelletto (<hi rend="it">PH </hi>I 128)<seg type="anchor_note" n="87">87</seg>. Quest’ultimo, infatti:</p>
         <list type="unordered">
            <item>dipende totalmente dai sensi<seg type="anchor_note" n="88">88</seg>;</item>
            <item>indipendentemente dalla collocazione anatomica che si voglia dare<lb/>al cosiddetto egemonico<seg type="anchor_note" n="89">89</seg>, viene a trovarsi in luoghi fisici caratterizzati<lb/>dalla mescolanza di umori diversi, che finiscono per condizionarne il fun-<lb/>zionamento, se non addirittura per ottunderne del tutto le potenzialità<seg type="anchor_note" n="90">90</seg>.</item>
         </list>
         <p rend="start">La conclusione del tropo, invitando all’<hi rend="it">epoche,</hi> nega come al solito che<lb/>si possa stabilire alcunché sulla <hi rend="it">physis</hi> degli oggetti esterni. Ciò non im-<lb/>plica tuttavia che si debba rinunciare a dire come essi appaiono, natural-<lb/>mente non in sé, ma a seconda delle mescolanze in cui vengono a trovarsi<lb/>implicati<seg type="anchor_note" n="91">91</seg>.</p>
         <p>
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               <lb/>
                  <lb/><hi rend="it">4.7 II settimo tropo (</hi>PH<hi rend="it"> I 129-134)</hi><lb/>
               <lb/>
            
         </p>
         <p rend="start">È il primo dei tropi che insiste in modo specifico sulle condizioni del-<lb/>l’oggetto giudicato, più esattamente sui tipi di composizione diversi che<lb/>entrano in gioco nella sua formazione. Esso non pretende tuttavia di avere<lb/>valenza universale, poiché “è già abbastanza che il modo funzioni nel ca-<lb/>so di <hi rend="it">alcune</hi> qualità - abbastanza che esso funzioni, per dire, rispetto a co-<lb/>lori e cose simili”<seg type="anchor_note" n="92">92</seg>.</p>
         <p rend="start">Le argomentazioni di Sesto trovano una sostanziale unità nel richiamo<lb/>alla <hi rend="it">quantità,</hi> che costituisce il minimo comun denominatore dei diversi<lb/>esempi addotti<seg type="anchor_note" n="93">93</seg>.</p>
         <p rend="start">Fra questi, alcuni derivano dalla tradizione medica antecedente Sesto<seg type="anchor_note" n="94">94</seg>.</p>
         <p rend="start">Il	richiamo al campo della medicina, del resto, diviene esplicito in <hi rend="it">PH</hi> I<lb/>133. Qui l’espressione introduttiva (“in generale”, <hi rend="it">katholou)</hi> lascia inten-<lb/>dere che secondo Sesto il lavoro di attenta mistura dei composti proprio<lb/>della farmacologia costituisce una sorta di genere comune - o in ogni ca-<lb/>so massimamente rappresentativo - di riferimento, rispetto al quale i casi<lb/>
         </p>
         <p rend="pb"><pb n="44" facs="Spinelli_44.jpg"/></p>
<p>citati in <hi rend="it">PH </hi>I 129-132 altro non sono che casi specifici<seg type="anchor_note" n="95">95</seg>. Si può infine no-<lb/>tare come anche altri fra gli esempi menzionati da Sesto rivestano una va-<lb/>lenza medica. Essi insistono infatti sulla funzione terapeutica - o all’in-<lb/>verso apportarice di malattia - di alcune sostanze: in generale il cibo, più<lb/>in dettaglio l’elleboro e il vino<seg type="anchor_note" n="96">96</seg>.</p>
         <p rend="start">La registrazione dell’anomalia nelle rappresentazioni derivanti dai<lb/>composti presenti nell’elenco sestano, le cui proprietà di base non pos-<lb/>sono essere definite in modo univoco e assoluto, mette capo a una con-<lb/>clusione che va interpretata conformemente alle cautele linguistiche più<lb/>volte evidenziate da Sesto, in <hi rend="it">PH </hi>I 132, infatti, leggiamo che siamo au-<lb/>torizzati a dire soltanto cosa <hi rend="it">sono</hi> argento, marmo, sabbia, ecc. in senso<lb/>relativo, ma non per natura (<hi rend="it">physei</hi>), poiché il settimo tropo getta nella<lb/>confusione qualsiasi asserzione sulla reale esistenza (<hi rend="it">hyparxis</hi>, <hi rend="it">PH </hi>I 134)<lb/>degli oggetti esterni<seg type="anchor_note" n="97">97</seg>. Mi sembra chiaro che in una simile affermazione<lb/>il valore da attribuire al verbo essere non sia quello ontologico-esisten-<lb/>ziale, ma quello fenomenologico-ostensivo, su cui Sesto insisterà - non a<lb/>caso, credo - subito dopo, in <hi rend="it">PH </hi>I 135<seg type="anchor_note" n="98">98</seg>. Alla luce di tale possibile lettu-<lb/>ra, dunque, mi pare difficile attribuire a questo tropo una funzione posi-<lb/>tivamente assertoria. Eventuali affermazioni dal colore a prima vista<lb/>‘dogmatico’, infatti, vanno piuttosto interpretate dialetticamente, come<lb/>efficaci contro-tesi <hi rend="it">ad hominem</hi>, rispetto alle quali il coinvolgimento dei<lb/>neo-pirroniani resta nullo<seg type="anchor_note" n="99">99</seg>.</p>
         <p>
            <lb/><hi rend="it">4.8 L’ottavo tropo (</hi>PΗ <hi rend="it">I 135-140)</hi><lb/>
         </p>
         <p rend="start">Come già accennato in precedenza, questo tropo sembra assumere una<lb/>duplice funzione nel resoconto sestano: da una parte rientra nell’elenco<lb/>standard dei dieci modi, dall’altra viene chiamato a svolgere il ruolo di<lb/>‘genere sommo’, cui tutti gli altri sarebbero riconducibili (cfr. <hi rend="it">supra, PH </hi>I<hi rend="it"><lb/></hi>39, sp. sezione 3). Sesto è probabilmente l’autore di questa proposta di or-<lb/>dinamento, che per la verità non appare del tutto coerente e richiede qual-<lb/>che ipotesi esplicativa. Si può convenire sul fatto che Sesto appare con-<lb/>vinto di una possibile struttura comune a tutti i tropi, esprimibile in termi-<lb/>ni di relatività delle apparenze. Da questo punto di vista l’ottavo tropo “of-<lb/>fre una descrizione generale della struttura di tutti i modi enesidemei”<seg type="anchor_note" n="100">100</seg>.<lb/>Se questo è vero, allora ha una qualche legittimità la proposta di riformu-<lb/>lare la catena argomentativa dei dieci modi secondo il seguente schema<seg type="anchor_note" n="101">101</seg>:</p>
         <p>
            <lb/>1. <hi rend="it">x</hi> appare <hi rend="it">c</hi> relativamente a <hi rend="it">s</hi>;<lb/>
            <lb/>2. <hi rend="it">x</hi> appare <hi rend="it">c*</hi> relativamente a <hi rend="it">s*</hi>;</p>
            <p rend="pb"><pb n="45" facs="Spinelli_45.jpg"/></p>
<p>3. può essere vero o (1) o (2), non entrambe;<lb/>
            <lb/>4. non è possibile decidere a favore di (1) né di (2);<lb/>
            <lb/>5. dunque dobbiamo sospendere il giudizio sulla vera natura di x.<lb/>
         </p>
         <p rend="start">Al di là di queste notazioni, altri elementi nel testo paiono confermare<lb/>che nel caso dell’ottavo tropo ci troviamo di fronte a una rielaborazione e<lb/>personale inserzione sestana, che si muove ‘assemblando’ liberamente ele-<lb/>menti consolidati della tradizione pirroniana<seg type="anchor_note" n="102">102</seg>.</p>
         <p rend="start">Vediamo in primo luogo le considerazioni di apertura di <hi rend="it">PH</hi> I 135<seg type="anchor_note" n="103">103</seg>.<lb/>Nel tentativo di spiegare il vero senso da attribuire alla conclusione se-<lb/>condo cui “tutte le cose sono relative” - nel duplice senso del rapporto con<lb/>il soggetto giudicante da una parte e con le cose giudicate dall’altra - Se-<lb/>sto chiama in causa un principio generalissimo del pirronismo, quello già<lb/>ricordato del valore fenomenologico del verbo essere/ <hi rend="it">einai.</hi> Questo preli-<lb/>minare <hi rend="it">caveat</hi> consente sempre e comunque, di fronte a qualsiasi voce o<lb/>asserzione scettica, un’automatica interscambiabilità/traducibilità fra esse-<lb/>re e sembrare, <hi rend="it">einai</hi> e <hi rend="it">dokein</hi><seg type="anchor_note" n="104">104</seg>.</p>
         <p rend="start">In secondo luogo, altre tracce di una non perfetta amalgama di que-<lb/>sti paragrafi rispetto alla restante tropologia emergono in <hi rend="it">PH </hi>I 136. Qui<lb/>Sesto sembra rinviare alla proposta di schematizzazione avanzata in se-<lb/>de di presentazione generale dei tropi. In realtà, però, la sua descrizio-<lb/>ne presuppone una tassonomia diversa da quella ricavabile da <hi rend="it">PH</hi> I 38-<lb/>39 e offre piuttosto elementi di analogia con il modo della relatività di<lb/>Agrippa<seg type="anchor_note" n="105">105</seg>.</p>
         <p rend="start">In terzo luogo, nel momento in cui Sesto decide di fornire ragioni più<lb/>specifiche (cfr. lo <hi rend="it">idiai</hi> iniziale in <hi rend="it">PH</hi> I 137) a sostegno della onnicom-<lb/>prensiva relatività delle cose, egli non ricorre alla consueta batteria di<lb/>esempi e casi singolari in contrasto, che invece fanno bella mostra di sé in<lb/>tutti gli altri modi. La sua esposizione si dilunga invece per due paragrafi<lb/>(137-139) in sei distinte argomentazioni astratte, i cui punti di partenza<lb/>sono sempre rappresentati da categorie concettuali proprie delle scuole<lb/>dogmatiche combattute da Sesto. Comunque si voglia ordinare l'insieme<lb/>degli oggetti esistenti, accordando la preferenza a questa o quella dottrina<lb/>filosofica, torna a imporsi sempre e comunque la relatività, meglio l’ap-<lb/>parenza di relatività, di tutte le cose. Gli snodi dell’argomentazione sesta-<lb/>na sono i seguenti.</p>
         <p>
            <lb/>1. Partendo dalla bipartizione che distingue le cose in assolute (meglio<lb/>dotate di una differenza propria, individuante) e relative<seg type="anchor_note" n="106">106</seg>, Sesto pone il<lb/>seguente dilemma:<lb/>
         </p>
         <p>
            <lb/>(a) o le cose assolute non sono diverse da quelle relative, ma allora so-<lb/>no identiche a esse, perciò relative anch’esse;</p>
           <p rend="pb"><pb n="46" facs="Spinelli_46.jpg"/></p>
<p>(b) o esse sono diverse, ma allora per dirle tali le si deve porre in rela-<lb/>zione alle altre cose rispetto a cui si dicono diverse, perciò esse an-<lb/>che sono relative.<lb/>
         </p>
         <p>
            <lb/>2. Al secondo argomento è sottesa una classificazione (forse di stampo<lb/>peripatetico), che ordina tutte le cose secondo una scala gerarchica di ge-<lb/>neri e specie, che tuttavia possono essere intesi solo se posti in reciproca<lb/>relazione.<lb/>
            <lb/>3. Sorte non migliore tocca alla distinzione che pone ogni cosa come o<lb/>evidente o non-evidente e che viene equiparata senza scarti a quella signi-<lb/>ficante/significato, ovvero a nozioni impensabili per sé, ma che si impli-<lb/>cano reciprocamente<seg type="anchor_note" n="107">107</seg>.<lb/>
            <lb/>4. e 5. Pensare di dividere le cose in simili/dissimili o uguali/disuguali<lb/>apre la strada alle medesime aporie, in quanto tutti questi concetti rientra-<lb/>no nella sfera dei relativi.<lb/>
         </p>
         <p>
            <lb/>6. Lo schema argomentativo dell’ultimo ‘attacco’ di Sesto è diverso e<lb/>sembra far leva su di un caso particolare di autoconfutazione o <hi rend="it">peritrope<seg type="anchor_note" n="108">108</seg>.<lb/></hi>Due sono le tesi in conflitto:<lb/>
         </p>
         <p>
            <lb/>(A) quella scettica, secondo cui “tutte le cose sono [=appaiono] relative”;<lb/>
            <lb/>(B) all’opposto quella dogmatica, per cui “non tutte le cose sono rela-<lb/>tive”, e dovremmo sottintendere: “anzi, alcune sono assolute, e fra<lb/>queste c’è anche la vostra tesi (A)”.<lb/>
         </p>
         <p rend="start">La contro-obiezione dogmatica verrebbe tuttavia ad autocontraddirsi,<lb/>in quanto restringendo la stessa affermazione (A) ai soli scettici, finireb-<lb/>be per ammettere che essa è relativa solo a chi la pronuncia. Si noti tutta-<lb/>via che il ragionamento sestano non appare del tutto lineare e logicamen-<lb/>te cogente<seg type="anchor_note" n="109">109</seg>.</p>
         <p rend="start">Infine, a definitiva conferma della peculiarità della versione sestana<lb/>dell’ottavo tropo, basta il confronto con le altre fonti. Senza ripercorrere in<lb/>dettaglio le caratteristiche dei resoconti offerti da un Filone o da un Dio-<lb/>gene Laerzio<seg type="anchor_note" n="110">110</seg>, è sufficiente sottolineare come entrambi parlino di <hi rend="it">un al-<lb/>tro modo,</hi> che si incentra non sulla nozione di relatività, quanto sul con-<lb/>fronto o giustapposizione fra le cose (contrarie). L’ipotesi più verosimile<lb/>per render conto di questa discrepanza è stata formulata da Jonathan Bar-<lb/>nes: “dobbiamo supporre, piuttosto, che il modo della Relatività che com-<lb/>pare in Diogene e Filone sia il modo enesidemeo; e che Sesto o la sua fon-<lb/>te rimpiazzò questo originario modo con il modo di Agrippa”<seg type="anchor_note" n="111">111</seg>. Si ag-<lb/>giunga che forse Sesto riassume anche, in <hi rend="it">PH </hi>I 137-139, le specifiche ar-<lb/>gomentazioni addotte da Agrippa a sostegno del tropo della relatività, al<lb/>quale Sesto aveva già assegnato una funzione egemonica nell’ideale albe-<lb/>ro delle relazioni reciproche fra i tropi<seg type="anchor_note" n="112">112</seg>.</p>
         <p rend="pb"><pb n="47" facs="Spinelli_47.jpg"/></p>
<p><hi rend="it">4.9 II nono tropo (</hi>PH <hi rend="it">I 141-144)</hi></p>
         <p rend="start"></p>
         <p rend="start">Questo tropo, omesso da Filone e sulla cui esatta collocazione numeri-<lb/>ca all’interno della lista dei modi sussistevano comunque contrasti<seg type="anchor_note" n="113">113</seg>, è co-<lb/>struito a partire dalle opposte rappresentazioni prodotte a seconda della<lb/>quantità di occorrenze di un determinato evento nel corso cumulativo del-<lb/>la nostra esperienza. L’attacco sestano, sostanziandosi per lo più di teorie<lb/>prese in prestito dai dogmatici, mostra il consueto carattere dialettico e<lb/>conclude infine efficacemente alla sospensione del giudizio<seg type="anchor_note" n="114">114</seg>. Lo schema<lb/>da esso presupposto si può facilmente ricavare da <hi rend="it">PH</hi> I 144:</p>
         <p rend="start">Gli esempi addotti da Sesto sembrano abbracciare ambiti fra loro di-<lb/>versi<seg type="anchor_note" n="116">116</seg>.</p>
         <list type="unordered">
            <item>1. Da una parte abbiamo infatti i casi di contrasto fra ciò che appare ra-<lb/>ramente e ciò che tutti i giorni è sotto i nostri occhi (rispettivamente: co-<lb/>meta e sole, in <hi rend="it">PH </hi>I 141<seg type="anchor_note" n="117">117</seg>; oro e acqua, in <hi rend="it">PH </hi>I<hi rend="it"> </hi>143).</item>
            <item>2. Dall’altra troviamo quelli legati a eventi, in cui ci imbattiamo per la<lb/>prima volta o che all’opposto sono per noi del tutto familiari (il terremoto,<lb/>il primo ‘contatto’ con la distesa del mare o la bellezza di un corpo uma-<lb/>no: <hi rend="it">PH </hi>I 142).</item>
         </list>
         <p rend="start">Pur di raggiungere il proprio obiettivo polemico, infine, Sesto ricorre a<lb/>due ‘esperimenti mentali’. Da una parte egli finge l’ipotesi di un sole che<lb/>diventa fonte di immediata e sicura sorpresa qualora compia le proprie fun-<lb/>zioni con la medesima rarità dell’apparizione di una cometa. Dall’altra pro-<lb/>pone di invertire idealmente il valore attribuibile ad acqua e oro, pensando<lb/>a un mondo in cui essi siano, contro ogni consuetudine attuale, rispettiva-<lb/>mente rarissima e diffusissimo. Una tale strategia si inserisce coerentemen-<lb/>te nel piano polemico di Sesto, al punto da essere apertamente sfruttata an-<lb/>che in altre occasioni (cfr. già <hi rend="it">PH </hi>I 34 e inoltre III 233-234). Essa riesce ai<lb/>suoi occhi a indurre alla <hi rend="it">epoche,</hi> perché crea un’efficace situazione di equi-<lb/>pollenza, di ugual forza delle tesi in lizza, indipendentemente dal fatto che<lb/>l’una si riferisca a un fatto reale, l’altra solo a una condizione ipotetica<seg type="anchor_note" n="118">118</seg>.</p>
         <p rend="pb"><pb n="48" facs="Spinelli_48.jpg"/></p>
<p><hi rend="it">4.10 II decimo tropo (</hi>PH <hi rend="it">I 145-163)</hi></p>
         <p rend="start">Quasi a voler indicare programmaticamente il campo di riferimento di<lb/>questo tropo, Sesto dichiara subito che esso focalizza la propria attenzio-<lb/>ne “soprattutto” (<hi rend="it">malista</hi>) - una precisazione che potremmo completare<lb/>aggiungendo “rispetto a tutti gli altri modi” - su questioni di etica. Per eti-<lb/>ca bisogna qui intendere, in senso ampio, “lo studio del valore in generale<lb/>e non esclusivamente del valore <hi rend="it">morale</hi>”<seg type="anchor_note" n="119">119</seg>, che costituirà oggetto di più<lb/>approfondita disamina sia in <hi rend="it">PH</hi> III 168ss. sia nel <hi rend="it">Contro gli etici</hi> (<hi rend="it">M</hi> XI).<lb/>Al di là di qualsiasi considerazione di carattere generale su tali importanti<lb/>sezioni del <hi rend="it">corpus</hi> sestano<seg type="anchor_note" n="120">120</seg>, credo convenga concentrare qui l’attenzione<lb/>sulla struttura e sul significato del decimo modo all’interno della tropolo-<lb/>gia sestana.</p>
         <p rend="start">Prima di analizzare in dettaglio singoli punti, vale forse la pena ricor-<lb/>dare che, come e più che negli altri modi, i molti esempi utilizzati da Se-<lb/>sto si rifanno a precedente materiale dogmatico<seg type="anchor_note" n="121">121</seg>. Come si conviene a una<lb/>trattazione sintetica quale quella offerta nei <hi rend="it">Lineamenti</hi> - si legge espres-<lb/>samente in <hi rend="it">PH </hi>I 163 - gli esempi addotti non esauriscono di certo il cam-<lb/>po di tutti i possibili casi di conflitto. E ciò pare confermato dal fatto che<lb/>in altri punti della sua opera, Sesto richiama casi diversi, talora coinciden-<lb/>ti con quelli assemblati da Diogene Laerzio a sostegno della sua versione<lb/>del decimo tropo (che viene indicato come quinto in DL IX 83). Nono-<lb/>stante tale esplicito carattere selettivo, il raggio d’azione dei ‘prestiti’ se-<lb/>stani appare particolarmente ampio. Esso spazia infatti dalle occasionali<lb/>citazioni letterarie<seg type="anchor_note" n="122">122</seg> alle disposizioni di legge.</p>
         <p rend="start">La selva di esempi messa in campo da Sesto presenta una fisionomia<lb/>molto ordinata. Essa può essere infatti ricondotta a cinque fattori, gene-<lb/>ratori di conflitti di rappresentazioni, accuratamente ricostruiti in tutti i<lb/>loro possibili incroci (ben quindici!), e dunque capaci di indurre alla <hi rend="it">epo-<lb/>che</hi> sulla reale natura degli oggetti o comportamenti presi in considera-<lb/>zione. Così conclude Sesto (<hi rend="it">PH </hi>I 163), dando tacitamente per scontata,<lb/>come di consueto, l’impossibilità di decidere a favore di uno dei punti di<lb/>vista in lizza. Mi pare questa la spiegazione più plausibile del carattere ef-<lb/>fettivamente ‘compresso’ della conclusione del decimo tropo. Annas e<lb/>Barnes, tuttavia, non la ritengono soddisfacente e sottopongono pertanto<lb/>a dura critica il resoconto sestano. Esso sarebbe privo, a loro avviso, di<lb/>quelle convincenti ragioni a sostegno di una conclusione scettica presen-<lb/>ti invece negli argomenti addotti da Filone. Questi ultimi, infatti, “mo-<lb/>strano che su qualsiasi questione di un determinato tipo (una questione in<lb/>cui le apparenze dipendono dal retroterra culturale o una questione in cui<lb/>
         </p>
         <p rend="pb"><pb n="49" facs="Spinelli_49.jpg"/></p>
<p>gli esperti sono stati a lungo in disaccordo) lo scetticismo è la risposta<lb/>della persona ragionevole”<seg type="anchor_note" n="123">123</seg>.</p>
         <p rend="start">Vediamo allora di analizzare in dettaglio questi cinque fattori, su cui si<lb/>basa l’esposizione di Sesto<seg type="anchor_note" n="124">124</seg>.</p>
         <list type="unordered">
            <item>1. In primo luogo vengono ricordati gli indirizzi, ovvero le scelte di vi-<lb/>ta compiute da singoli personaggi. Sesto menziona qui filosofi dell’indiriz-<lb/>zo cinico, come ad es. Diogene, citato tre volte (in <hi rend="it">PH </hi>I 145; 150, qui con-<lb/>trapposto ad Aristippo cirenaico; e 153, ove compare anche un cenno a Cra-<lb/>tete; a un paradigma proprio dell’immaginario cinico allude evidentemente<lb/>anche il rifermento al tipo ‘faticoso’ di vita scelto da Eracle); o più sempli-<lb/>cemente gruppi umani, definiti per collocazione geografica, ad esempio i<lb/>Lacedemoni (citati due volte, in <hi rend="it">PH </hi>I 145 e 150, qui in opposizione agli Ita-<lb/>lici) o in base alla loro occupazione (cfr. il rinvio al tipo di azioni persegui-<lb/>te da lottatori, gladiatori, <hi rend="it">PH </hi>I 156, e in generale atleti, <hi rend="it">PH </hi>I 158).</item>
            <item>2. Troviamo quindi i costumi, assimilabili <hi rend="it">in toto</hi> alla sfera della con-<lb/>suetudine o <hi rend="it">synetheia</hi> (cfr. <hi rend="it">PH</hi> I 146), che si fondano su comuni regole di<lb/>comportamento, la cui trasgressione non implica tuttavia necessariamente<lb/>una punizione o sanzione giuridica. I casi elencati nel corso dell’esposi-<lb/>zione sestana hanno a che fare con peculiari abitudini sessuali (accoppia-<lb/>menti in pubblico, relazioni omosessuali o incestuose, pratica dell’adulte-<lb/>rio), ‘estetiche’ (uso di tatuaggi o vesti di una determinata foggia) o di de-<lb/>vozione familiare o ‘teologica’.</item>
            <item>3. Terze nell’ordine abbiamo le leggi, definite come quei patti comuni<lb/>fra cittadini a pieno diritto, la cui trasgressione determina necessariamen-<lb/>te una punizione - una sanzione da codice, potremmo dire. Come già si ac-<lb/>cennava, Sesto mostra di essere a conoscenza di norme giuridiche specifi-<lb/>che in vigore non solo presso vari popoli di stirpe greca (gli abitanti di Ro-<lb/>di, <hi rend="it">PH</hi> I 149) e non (una tribù della Scizia, <hi rend="it">PH</hi> I 149), ma anche (e forse<lb/>soprattutto) presso i Romani. Questa notazione invita a spingersi oltre sul<lb/>piano delle supposizioni<seg type="anchor_note" n="125">125</seg>. Qualora infatti si conceda che la ricorrente<lb/>espressione <hi rend="it">para hemin</hi> possa essere interpretata nel senso di “presso di<lb/>noi <hi rend="it">(scil.</hi> Romani)”, ci troveremmo di fronte a un elemento importante a<lb/>sostegno:</item>
         </list>
         <list type="unordered">
            <item>a. dell’ipotesi di un ‘soggiorno’ a Roma di Sesto;</item>
            <item>b di un probabile <hi rend="it">terminus post quem</hi> per la cronologia sestana.</item>
         </list>
         <p rend="start">Più volte <hi rend="it">(PH </hi>I 146, 152, 159) viene infatti ricordata la proibizione le-<lb/>gale dell’adulterio, entrata ufficialmente in vigore nell’ordinamento roma-<lb/>no con la <hi rend="it">lex lulia</hi> (I sec. a.C.). Vengono inoltre menzionate altre leggi ro-<lb/>mane sulla rinuncia al patrimonio paterno, <hi rend="it">PH </hi>I 149, sui rapporti omoses-<lb/>suali, <hi rend="it">PH</hi> I 152, 159, e sessuali con la propria madre, <hi rend="it">PH </hi>I 152, 159, sul<lb/>
         </p>
        <p rend="pb"><pb n="50" facs="Spinelli_50.jpg"/></p>
<p>matrimonio con sorelle, <hi rend="it">PH </hi>I 152, 159, sul divieto di battere un uomo li-<lb/>bero e di buona famiglia, <hi rend="it">PH </hi>I 156, e di commettere omicidio, <hi rend="it">PH </hi>I 156.</p>
         <list type="unordered">
            <item>4. Come quarto settore di possibili contrasti di rappresentazioni Sesto<lb/>analizza quello delle credenze mitiche, frutto di una radicata accettazione<lb/>di favole e invenzioni soprattutto sulle genealogie degli dei (<hi rend="it">PH</hi> I 150) e<lb/>sui loro comportamenti, spesso ‘immorali’ (tipica in tal senso la menzione<lb/>dei casi di Crono, ricordato in <hi rend="it">PH </hi>I 147 e 154, e di Eracle, <hi rend="it">PH</hi> I 157; o an-<lb/>cora l’accenno alle caratteristiche antropomorfiche, spesso e volentieri ne-<lb/>gative, attribuite alla divinità dai poeti: cfr. <hi rend="it">PH </hi>I 154, 159 e 161, con due<lb/>cenni alle ‘umane’ debolezze di Zeus).</item>
            <item>5. L’ultimo fattore preso in considerazione è quello legato alle presup-<lb/>posizioni dogmatiche <hi rend="it">(dogmatikai hypolepseis).</hi> Si tratta delle teorie filo-<lb/>sofiche in senso stretto, più o meno sorrette dal ricorso a giustificazioni di<lb/>tipo logico, come l’inferenza per analogia o la dimostrazione. Di fronte a<lb/>Sesto si apre in questo caso l’ampia distesa delle opinioni dogmatiche sul-<lb/>la natura e il numero dei costituenti ultimi del reale (<hi rend="it">PH </hi>I 147 e 151), sul-<lb/>l’essenza e il destino dell’anima (<hi rend="it">PH </hi>I 151), sull’esistenza e sulla funzio-<lb/>ne della provvidenza o<hi rend="it">pronoia</hi> (<hi rend="it">PH </hi>I 151, 155)<seg type="anchor_note" n="126">126</seg>, sulla determinazione di<lb/>alcuni valori o disvalori<seg type="anchor_note" n="127">127</seg>, sulla corretta rappresentazione degli dei (dei<lb/>quali alcuni dogmatici sottolineano in particolare la moralità e l’impassibi-<lb/>lità: <hi rend="it">PH</hi> I 162) o di determinate creature fantastiche <hi rend="it">(PH </hi>I 162: l’ippocen-<lb/>tauro, di cui alcuni - forse già Aristotele? - negano <hi rend="it">tout court</hi> l’esistenza).</item>
         </list>
         <p>
            <lb/><hi rend="it">5. A mo ’ di conclusione...</hi><lb/>
         </p>
         <p rend="start">La disamina attenta del contenuto e delle strategie argomentative all’o-<lb/>pera dietro ciascuno dei dieci tropi - di lontana origine enesidemea, ma di<lb/>più vicina, forte o addirittura originale ascendenza agrippana e forse se-<lb/>stana - sarebbe forse di per sé sufficiente a sgombrare il campo, senza ul-<lb/>teriori mediazioni o conclusivi giudizi, da qualsiasi forzato accostamento<lb/>di queste privilegiate armi scettiche alle distinzioni categoriali aristoteli-<lb/>che. Dietro queste ultime, infatti, opera una dogmatica e incrollabile fede<lb/>in una forma di compiuto ‘correspondentismo ontologico’, sorretto dalla<lb/>convinzione di poter conoscere e di conseguenza ordinare oggetti e stati di<lb/>cose della realtà esterna grazie allo strumento ‘logico’ costituito da ‘classi<lb/>ultime’ sottratte a ogni incertezza o aporia. Questa fede non può in alcun<lb/>modo essere esportata e imposta alla riflessione neo-pirroniana, anche se<lb/>perfino lo sforzo zetetico degli scettici sembra condividere quanto meno il<lb/>generale presupposto di un diffuso realismo filosofico. Mi sembra dunque<lb/>
         </p>
         <p rend="pb"><pb n="51" facs="Spinelli_51.jpg"/></p>
         <p>opportuno proporre a mo’ di conclusione le parole di Mario Dal Pra, che,<lb/>richiamandosi a considerazioni già svolte da Charlotte Stough e cercando<lb/>di dare un senso generale alla ricostruzione dei dieci tropi (a suo avviso so-<lb/>stanzialmente enesidemei), così opportunamente scriveva:</p>
         <p>"Evidentemente è presente, in tutte le argomentazioni di Enesidemo, la convin-<lb/>zione che la conoscenza risulti impossibile, se essa deve consistere nella rispon-<lb/>denza delle nostre rappresentazioni ad una realtà che fa da archetipo e che si ri-<lb/>tiene esterna ed indipendente dalle rappresentazioni. Il fatto che tale conclusione<lb/>venga fedelmente ripetuta al termine di ognuna delle dieci argomentazioni dimo-<lb/>stra che lo scetticismo si oppone alla pretesa di raggiungere una verità che, o a ri-<lb/>guardo della varietà delle percezioni o della diversità e del contrasto delle valuta-<lb/>zioni e delle credenze, si ponga come loro definitivo superamento mediante il con-<lb/>seguimento di un archetipo esterno. Anche per Enesidemo, dunque, il realismo co-<lb/>me affermazione di una realtà esterna ed indipendente dalle rappresentazioni è la<lb/>ragione prima e fondamentale dello scetticismo"<seg type="anchor_note" n="128">128</seg>.</p>         
         <p rend="pb"><pb n="52" facs="Spinelli_52.jpg"/></p>
         <p><lb/>NOTE</p>
         <p><seg type="endnote" n="1">1	Cfr. Brochard 19232, p. 259, η. 1. Se anche si prescinde dalla dottrina aristotelica delle ca-<lb/>tegorie nel suo insieme e si circoscrive l’indagine al solo opuscolo attribuito ad Aristotele e in-<lb/>titolato <hi rend="it">Categorie,</hi> non si può non sottolineare la vastità e la ramificazione della sua influenza<lb/>sul pensiero antico e non. Un sintetico panorama della tradizione e dell’interpretazione antica<lb/>delle <hi rend="it">Categorie</hi> si può ricavare da Bodéüs 2001, pp. XI-XLI e <hi rend="it">passim.</hi> La letteratura sui com-<lb/>menti antichi delle <hi rend="it">Categorie</hi> è copiosa e in costante espansione (una bibliografia aggiornata<lb/>al 1990 si trova in Sorabji 1990, pp. 485-524): si vedano, trai titoli più recenti, Luna 2001; Bar-<lb/>nes 2003 e Thiel 2004. L’influsso delle <hi rend="it">Categorie</hi> aristoteliche sul pensiero antico si estende<lb/>d’altronde ben oltre il campo dell’esegesi filosofica in senso stretto e include discipline molto<lb/>diverse tra loro, come la retorica o la teologia. Quanto alla tradizione successiva, non esiste una<lb/>storia complessiva della dottrina delle categorie dall’antichità al pensiero contemporaneo. Per<lb/>un primo orientamento cfr. il contributo (ormai datato) di Trendelenburg 1846.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="2">2	Per le citazioni cfr. Pappenheim 1881, p. 35.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="3">3	Cfr. ancora ivi, p. 36.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="4">4	Cfr. al riguardo ivi, pp. 39-40.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="5">5	Per quest’affermazione Pappenheim rinvia a Trendelenburg 1846, p. 232.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="6">6	Così Pappenheim 1881, p. 40.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="7">7	Così efficacemente si esprime Frede 1987c, p. 29 (corsivo mio).</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="8">8	Prima di affrontare nel dettaglio il commento di questi paragrafi vorrei confessare un<lb/>‘debito ermeneutico’, che credo condivida qualsiasi interprete della tropologia scettica (cfr.<lb/>di recente anche Mates 1996, pp. 233-234). Nonostante il ricorso ad articoli e contributi di<lb/>altri autori, infatti, apparirà evidente che sia l’impostazione generale sia molte delle nota-<lb/>zioni specifiche presenti nelle pagine seguenti si appoggiano sulla più completa, organica<lb/>e stimolante monografia sui modi pirroniani finora pubblicata: Annas-Barnes 1985. Ag-<lb/>giungo anzi che per alcune questioni, la cui trattazione rischierebbe di essere una mera ri-<lb/>petizione passiva e dunque di appesantire la struttura del contributo, mi limiterò a rinviare<lb/>alle loro analisi e conclusioni, concentrando invece l’attenzione su quei punti che a mio av-<lb/>viso meritano ulteriore indagine e approfondimento.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="9">9	Cfr. anche Brennan 2000, pp. 75-76, in merito a problemi testuali relativi a quest’ul-<lb/>timo esempio, per cui si veda anche Cic. <hi rend="it">Luc.</hi> 72 e 100.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="10">10	Sul piano delle occorrenze terminologiche va segnalata la presenza del’espressione<lb/>“da te” (<hi rend="it">hypo sou</hi>,<hi rend="it"> PH</hi> I 34), che potrebbe far pensare a un contesto apertamente dialogico.<lb/>Credo si debba inoltre concordare sul fatto che questo ipotetico ricorso a dissensi futuri e<lb/>non ancora sperimentati è sì frutto della più genuina cautela scettica (come sottolinea<lb/>Hankinson 1995, p. 30, respingendo l’accusa che si tratti piuttosto di un “disperato espe-<lb/>diente”), ma sembra allo stesso tempo presupporre una radicata fiducia induttivistica (cfr.<lb/>al riguardo Flückiger 1990, p. 50).</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="11">11	Sulla funzione tecnicamente logica e probabilmente anti-stoica dei tropi richiamano<lb/>l’attenzione Annas-Barnes 1985, p. 21; sul mito filosofico da essi generato cfr. inoltre<lb/>Gaukroger 1995. Un capitolo particolarmente rilevante di tale ‘mito’ è probabilmente co-<lb/>stituito dall’interesse di Hegel, che attribuiva un peso fondamentale alla tropologia scetti-<lb/>ca: al riguardo cfr. ora Biscuso 2005, sp. cap. IV.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="12">12	Cfr. in proposito quanto Sesto scrive rispettivamente in <hi rend="it">PH</hi> I 38 e 39: è una dichia-<lb/>razione di intenti che, come spero di mostrare nel prosieguo della trattazione, non è affat-</seg></p>
          <p rend="pb"><pb n="53" facs="Spinelli_53.jpg"/></p>
          <p><seg type="endnote" n="12">to insincera. Si noti infine sin d’ora come la sezione dedicata alla tropologia scettica sia<lb/>quella quantitativamente più rilevante all’interno di <hi rend="it">PH</hi> I e come essa sia stata verosimil-<lb/>mente costruita - lo si vedrà di volta in volta più precisamente - sulla base di materiale an-<lb/>tico e unitario: su quest’ultimo punto cfr. in prima istanza Decleva Caizzi 1992a, p. 301.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="13">13	Cfr. rispettivamente in <hi rend="it">PH</hi> I 36 l'occorrenza dell’avverbio “abitualmente” (<hi rend="it">synethos)<lb/></hi>e la voce verbale <hi rend="it">paradidontai,</hi> che sottolinea appunto il carattere di trasmissione tradizio-<lb/>nale di tale patrimonio.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="14">14	Cfr. al riguardo Hankinson 1995, p. 121.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="15">15	Cfr. soprattutto <hi rend="it">M</hi> VII 345, nonché Frede 1999, sp. p. 281; forti dubbi, soprattutto a<lb/>causa del silenzio mantenuto da Fozio al riguardo, solleva tuttavia Hankinson 1995, pp.<lb/>120-121.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="16">16	Ricchi rinvii al riguardo in Chatzilysandros 1970.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="17">17	“Pilastri della scepsi”, come li chiama Pappenheim 1881, p. 24; cfr. anche Striker<lb/>1983 e Román Alcalá 1996, sp. pp. 389-402. Essi non restarono tuttavia l’unico strumento<lb/>critico, come mostra l’esistenza di altri ‘modi’: i cinque e i due, con funzione ricapitolati-<lb/>va, degli scettici più recenti (Agrippa) e ancora gli otto di Enesidemo, rivolti contro gli ‘ai-<lb/>tiologisti’ (cfr. <hi rend="it">PH I</hi> 164ss., nonché <hi rend="it">infra,</hi> n. 83).</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="18">18	Sulla peculiarità del resoconto filoniano cfr. soprattutto Janáček 1981.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="19">19	Va ricordato che il numero dei tropi è ridotto a nove da Aristocle: l’attendibilità del-<lb/>la sua testimonianza viene difesa ora da Chiesara 2002.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="20">20	Diverso al riguardo il giudizio di Chiesara 2003, sp. p. 116. Non va comunque esclu-<lb/>sa la possibilità di un resoconto ancor più dettagliato, forse presente nel <hi rend="it">Torso,</hi> ovvero ne-<lb/>gli iniziali libri ora perduti dell’opera più matura di Sesto, <hi rend="it">M</hi> VII-XI: per questa ipotesi cfr.<lb/>almeno Janáček 1963.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="21">21	Al riguardo cfr. soprattutto Barnes 1992.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="22">22	E questa la conclusione di Annas-Barnes 1985, p. 27; cfr. anche Schrenk 1989.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="23">23	Cfr. rispettivamente il titolo plutarcheo n° 158 nel catalogo di Lampria e Gell. <hi rend="it">NA<lb/></hi>XI, 5, 4-5.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="24">24	E un compito già assolto a fondo, del resto, da Annas-Barnes 1985, sp. pp. 28-30.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="25">25	Così Hankinson 1995, p. 155; anche per Mates 1996, p. 233 il resoconto di Sesto<lb/>“è il più lucido e completo”. Diversa la ricostruzione di Chiesara 2003, sp. pp. 116ss., che,<lb/>come già si accennava (cfr. <hi rend="it">supra,</hi> n. 19), privilegia la testimonianza di Aristocle.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="26">26	Significativa è la presenza di “sembra” (<hi rend="it">dokei</hi>, <hi rend="it">PH</hi> I 36), che priva di qualsiasi forza<lb/>veritativa perfino l’enunciazione e l’uso delle più acute armi della polemica pirroniana.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="27">27	La <hi rend="it">versio</hi> latina, T, ha infatti <hi rend="it">figuras</hi>; non credo tuttavia occorra correggere il tradito<lb/><hi rend="it">typous</hi> in <hi rend="it">topous,</hi> come volevano i primi editori sestani e con loro Bury, forse influenzati<lb/>dal sopracitato titolo plutarcheo e dall’uso corrente del termine in senso e ambito peripate-<lb/>tico.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="28">28	Essi costituiscono un insieme coerente, un “tutto logico” secondo Pappenheim 1881,<lb/>p. 30; di una loro struttura “à tiroirs” parla anche Brunschwig 1997b, p. 576.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="29">29	Non a caso, forse, esso è introdotto all’inizio di <hi rend="it">PH</hi> I 39 da una formula (<hi rend="it">palin de</hi>),<lb/> tipica nella prosa sestana per indicare un’aggiunta proveniente da fonte o contesto diverso<lb/>da quello precedentemente menzionato: per l’esatto valore di questo artificio stilistico se-<lb/>stano cfr. Spinelli 2003.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="30">30	Probabilmente l’espressione “tropo della relatività” (<hi rend="it">ton pros ti tropon</hi>) “ha un rife-<lb/>rimento ambiguo: è un nome che vale sia per uno dei dieci modi sia anche per il modo più<lb/>generale”, come suggerisce Barnes 1994, p. 63.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="31">31	Lo traggo da Annas-Barnes 1985, p. 25.</seg></p>
         <p rend="pb"><pb n="54" facs="Spinelli_54.jpg"/></p>
<lb/><p><seg type="endnote" n="32">32	Quest’ultimo è invece conservato da Filone <hi rend="it">(de ebr.</hi> 186-188) e soprattutto da Dio-<lb/>gene Laerzio (IX 87-88), che lo indica come quello fondato sul confronto con altre cose.<lb/>Sull’intera questione seguo le conclusioni di Barnes 1994, sp. pp. 60ss.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="33">33	Cfr. <hi rend="it">PH</hi> I 39; <hi rend="it">contra</hi> cfr. tuttavia Barnes 1994, p. 64. Un tentativo analogo di ordi-<lb/>namento fu compiuto da Windelband nel suo <hi rend="it">Lehrbuch der Gechichte der Philosophie,</hi> co-<lb/>me ricorda Dal Pra 1975(2), pp. 363-364.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="34">34	Occorre in ogni caso riconoscere che nel far ciò Sesto non mostra un’eccessiva cura<lb/>e coerenza, al punto da produrre un risultato “artificiale e sconcertante” (Annas-Barnes<lb/>1985, p. 25; cfr. anche Pappenheim 1881, pp. 44-45).</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="35">35	Per una diversa schematizzazione, che tiene conto del ruolo privilegiato assegnato da<lb/>Sesto al concetto di relatività cfr. Hankinson 1995, p. 156. Seguendo il suggerimento di<lb/>Striker 1983, la Chiesara ritiene possibile individuare “nei tropi due strategie argomentati-<lb/>ve: una, più recente, fondata sull’indecidibilità; l’altra, più antica, sulla relatività delle sen-<lb/>sazioni, nel senso che nessuna di esse è vera. Woodruff [1998 {<hi rend="it">sic!,</hi> ma: 1988}] e Bett<lb/>[2000b] attribuiscono la prima a Sesto, e la seconda a Enesidemo, ipotizzando per que-<lb/>st’ultimo un’influenza platonica e attribuendogli un certo dogmatismo negativo” (Chiesara<lb/>2003, p. 123, n. 62).</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="36">36	Quest’ultima è la conclusione genuinamente pirroniana registrata sia da Sesto, sia da<lb/>Diogene Laerzio. Filone, invece, forse per imprecisione o adattando all’esposizione del tro-<lb/>po una terminologia più vicina al dogmatismo negativo di stampo scettico-accademico, in-<lb/>dica come risultato l’incomprensibilità o <hi rend="it">akatalepsia</hi> delle cose (in generale su questo<lb/>aspetto della testimonianza filoniana cfr. Annas-Barnes 1985, pp. 46ss.).</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="37">37	Limiti e pregi di questa scelta espositiva vengono discussi da Annas-Barnes 1985,<lb/>pp. 40-41. Quanto ai possibili rinvii alle argomentazioni di Eraclito cfr. rispettivamente<lb/>DK 22 B 9, 37 e 61; per una probabile eco protagorea cfr. inoltre un passo in Plat. <hi rend="it">Theaet.<lb/></hi>154a; per i riflessi nel dibattito moderno e contemporaneo cfr. infine Burnyeat 1990, pp.<lb/>14-15.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="38">38	II verbo usato, <hi rend="it">epilogizomai,</hi> che potremmo tradurre ‘debolmente’ con “trarre un’in-<lb/>ferenza”, meriterebbe un supplemento di indagine, se non altro per negare che si tratti di<lb/>una “dimostrazione più sicura”, come vorrebbe Chatzilysandros 1970, pp. 59ss.: cfr. per-<lb/>ciò Flückiger 1990, p. 53.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="39">39	Per opportuni rinvii cfr. Annas-Barnes 1985, pp. 43-44.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="40">40	Cfr. <hi rend="it">PH</hi> III 280-281 ; su questo atteggiamento terapeutico sestano cfr. almeno Voelke<lb/>1993, nonché Bailey 2002, pp. 137-142.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="41">41	Annas-Barnes 1985, p. 50.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="42">42	Qui Sesto allude verosimilmente alle critiche specifiche che saranno dettagliatamen-<lb/>te sollevate in sede logica: cfr. <hi rend="it">PH</hi> II 134-192.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="43">43	Su alcune possibili contro-obiezioni dogmatiche, così come sui presunti limiti inter-<lb/>ni alla struttura argomentativa del primo tropo - conclusione relativistica più che sospensi-<lb/>va; probabile esistenza, almeno in alcuni casi, di attendibili criteri di preferibilità fra le di-<lb/>verse rappresentazioni - cfr. Annas-Barnes 1985, pp. 52-53.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="44">44	Questo <hi rend="it">excursus</hi> sestano viene definito “curioso” da Annas-Barnes 1985, p. 47. Si<lb/>tratta in ogni caso di un <hi rend="it">unicum,</hi> come fa notare la Decleva Caizzi, la quale insiste anche<lb/>sulla funzione paradossalmente ‘retorica’ del confronto istituito da Sesto: cfr. rispettiva-<lb/>mente Decleva Caizzi 1993, pp. 303 e 314.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="45">45	Sul piano terminologico cfr. la presenza dei verbi “prendere in giro” e “prendersi gio-<lb/>co” (<hi rend="it">katapaizein, hapax</hi> in <hi rend="it">PH</hi> I 62, e <hi rend="it">paizein, PH</hi> I 63, che ricompare in <hi rend="it">PH</hi> II 211 ). Quan-<lb/>to al valore delle espressioni usate da Sesto contro i dogmatici “boriosi e pieni di sé”</seg></p>
          <p rend="pb"><pb n="55" facs="Spinelli_55.jpg"/></p>
         <p><seg type="endnote" n="45">(<hi rend="it">tetyphomenon kai periautologounton, PH</hi> I 62) cfr. ancora Decleva Caizzi 1993, p. 306,<lb/>nn. 6 e 7. Si noti infine in <hi rend="it">PH</hi> I 63 <hi rend="it">heuresilogountes:</hi> la voce verbale, che rimanda al vizio<lb/>dogmatico di “formulare ragionamenti capziosi”, ricorre solo in un’altra occasione, <hi rend="it">M</hi> XI<lb/>7, mentre il sostantivo derivato, <hi rend="it">heuresilogia,</hi> compare in <hi rend="it">PH</hi> II 9 e 84. L’analisi dei conte-<lb/>sti di occorrenza consente di considerare tali etichette come termini tecnici utilizzati dagli<lb/>scettici per raffigurare la capziosità logico-argomentativa degli stoici (nella fattispecie di<lb/>esponenti recenti della scuola stoica, forse addirirttura contemporanei di Sesto): cfr. al ri-<lb/>guardo soprattutto Decleva Caizzi 1993, p. 328.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="46">46	Oltre al lavoro più volte citato della Decleva Caizzi 1993, mi limito a rinviare a:<lb/>Neuhausen 1975; Dierauer 1977; Sorabji 1993; per la fortuna successiva si vedano almeno<lb/>Floridi 1997 e Ferrini 2002b.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="47">47	Cfr. al riguardo l’espressione “essi dicono” in <hi rend="it">PH I</hi> 80 e l’esplicita dichiarazione di<lb/><hi rend="it">PH I</hi> 85; per l’unicità o peculiarità di alcune delle versioni attestate da Sesto rispetto ad al-<lb/>tre fonti cfr. le osservazioni di Annas-Barnes 1985, p. 61. La testimonianza sestana appare<lb/>in ogni caso più ricca di materiale rispetto a quella di Filone (un solo esempio in <hi rend="it">de ebr.<lb/>177)</hi> o Diogene Laerzio (IX 80-81), il cui numero di esempi è tuttavia difficilmente deter-<lb/>minabile, visto che il testo è probabilmente corrotto in più di un punto.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="48">48	Sassi 1988, p. 47.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="49">49	II vocabolo utilizzato sottolinea il carattere ‘idiosincratico’ della composizione umo-<lb/>rale di ciascun individuo (<hi rend="it">idiosynkrasia, PH </hi>I 79 e <hi rend="it">PH </hi>I 81 e 89: si tratta di un <hi rend="it">terminus te-<lb/>chnicus</hi> medico); cfr. anche Caujolle-Zaslawsky 1990, sp. pp. 140-143.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="50">50	Le citazioni sestane si appoggiano in questo caso a brani tratti da Pindaro (fr. 221<lb/>Maehler), Omero (<hi rend="it">Od.</hi> XIV 228, un verso che torna in <hi rend="it">M</hi> XI 44: per l’ipotesi che esso fa-<lb/>cesse parte di una batteria di estratti poetici sfruttata in primo luogo da Enesidemo e da lui<lb/>trasmessa a Sesto cfr. Decleva Caizzi 1996b), Euripide (<hi rend="it">Phoen.</hi> 499-500) e da un anonimo<lb/>poeta tragico (fr. 462 Kannicht-Snell).</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="51">51	Forse sulla scia degli “scettici più recenti”? Per una possibile dipendenza da Enesi-<lb/>demo cfr. <hi rend="it">supra,</hi> n. 50; alla eventualità che Sesto abbia omesso una ‘terza via’ accennano<lb/>infine Annas-Barnes 1985, p. 62.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="52">52	Stando ai principi degli stessi dogmatici, aggiungerei: per il non coinvolgimento de-<lb/>gli scettici in un simile sistema logico-argomentativo cfr. soprattutto Aubenque 1985; per<lb/>un’interpretazione diversa cfr. tuttavia Rossitto 1981.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="53">53	II testo purtroppo non pare qui del tutto in ordine (cfr. ancora Annas-Barnes 1985, p.<lb/>63), ma forse <hi rend="it">PH</hi> I 88-90 presenta materiale originale sestano: cfr. già Dal Pra 1975(2), p.<lb/>357, n. 20.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="54">54	Annas-Barnes 1985, p. 65, i quali citano in appoggio anche un passo del <hi rend="it">de signis</hi> di<lb/>Filodemo.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="55">55	Soprattutto all’interno della tradizione cinico-stoica: cfr. in proposito Vegetti 1989,<lb/>sp. cap. VIII.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="56">56	L’esposizione sestana appare ancora una volta ben più ricca e variegata di quella di<lb/>Diogene Laerzio (IX 81), il quale conserva tuttavia terminologia tecnica non solo nel tes-<lb/>suto argomentativo (cfr. il cenno ai “canali percettivi”), ma anche nella conclusione, pirro-<lb/>nianamente basata sul ricorso alla <hi rend="it">vox</hi> tecnica “non più” (<hi rend="it">ou mallon</hi>). Si noti invece che Fi-<lb/>lone omette del tutto il terzo tropo, a parte un breve cenno in <hi rend="it">de ebr.</hi> 178: cfr. al riguardo<lb/>Mansfeld 1988.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="57">57	Per l’immagine dei sensi quali “guide” (<hi rend="it">hodegai)</hi> della <hi rend="it">dianoia</hi> cfr. anche <hi rend="it">PH</hi> I 128,<lb/>nonché <hi rend="it">infra,</hi> n. 88 e alcune osservazioni in Fine 2003, sp. pp. 360-362; e ancora <hi rend="it">PH </hi>II 63.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="58">58	E in buona parte poco convincenti, secondo Annas-Barnes 1985, p. 69.</seg></p>
         <p rend="pb"><pb n="56" facs="Spinelli_56.jpg"/></p>
<lb/><p><seg type="endnote" n="59">59	Cfr. ad es. <hi rend="it">PH</hi> I 120 e <hi rend="it">PH</hi> II 70; per alcuni cenni sul dibattito sorto in età antica e<lb/>moderna in merito alla questione cfr. Annas-Barnes 1985, pp. 69-71.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="60">60	Cfr. anche <hi rend="it">M</hi> VII 103; la testimonianza di Macrobio <hi rend="it">(sat.</hi> VII 14, 20-23) fa supporre<lb/>che esso fosse topico già in ambito scettico-accademico.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="61">61	Torna il verbo <hi rend="it">epilogizomai,</hi> già utilizzato in <hi rend="it">PH</hi> I 40 e 87, su cui cfr. <hi rend="it">supra,</hi> n. 38.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="62">62	Non è escluso che Sesto - con una presa di posizione originale (cfr. in proposito Dal<lb/>Pra 1975(2), p. 358, n. 22) - abbia qui di mira l’insanabile opposizione fra spiegazioni te-<lb/>leologiche e non-teleologiche, come suggeriscono Annas-Barnes 1985, p. 75. In ogni caso<lb/>l’argomento di Sesto non mette in discussione l’esistenza di un mondo esterno, <hi rend="it">pace</hi> Ma-<lb/>tes 1996, p. 238: cfr. anche <hi rend="it">infra,</hi> n. 128, nonché <hi rend="it">supra,</hi> cap. I, n. 5.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="63">63	<hi rend="it">Diatheseis,</hi> cui DL IX 82 affianca più in generale le “variazioni” o <hi rend="it">parallagai,</hi> men-<lb/>tre Filone <hi rend="it">(de ebr.</hi> 178) preferisce parlare di “mutazioni e cambiamenti” <hi rend="it">(metabolai kai tro-<lb/>pai).</hi> Dietro l’uso sestano è forse da intravedere una punta di originalità, come lascerebbe<lb/>supporre la precisazione “dicendo/indicando noi...” (<hi rend="it">legonton hemon).</hi></seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="64">64	Cfr. <hi rend="it">e.g.</hi> von Staden 1989, p. 114.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="65">65	Filone ne ricorda invece solo sette, Diogene Laerzio nove; tuttavia, come è stato op-<lb/>portunamente rilevato da Annas-Barnes 1985, p. 84, l’ultimo degli esempi laerziani non ap-<lb/>pare molto coerente rispetto al resto della trattazione, forse a causa di un guasto testuale, e<lb/>inoltre anche i casi di Teone e dello schiavo di Pericle da lui addotti costituiscono un <hi rend="it">uni-<lb/>cum</hi> nella trasmissione del quarto tropo.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="66">66	Si tratta di un vero e proprio <hi rend="it">topos,</hi> sin dal <hi rend="it">Teeteto</hi> platonico (cfr. 158d).</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="67">67	Annas-Barnes 1985, p. 96, i quali richiamano anche analoghe, radicali critiche mos-<lb/>se da Dummett contro tale “cruda ipersemplificazione”.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="68">68	Malgrado alcune malevole accuse già reperibili in determinati testi antichi: cfr. ad es.<lb/>Gell. <hi rend="it">ΝΑ</hi> XI, 5, 7-8 e soprattutto <hi rend="it">An. Comm. Theaet.,</hi> col. LXIII, 1-40. Su tale questione cfr.<lb/>Annas-Barnes 1985, pp. 96-98 e, per una disamina molto più critica, Barnes 1994.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="69">69	Cfr. ad esempio <hi rend="it">Theaet.</hi> 158b-c, il cui intento è ovviamente ben diverso dalle con-<lb/>clusioni scettiche di Sesto; per ulteriori rinvii cfr. Mates 1996, p. 240.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="70">70	Sulla funzione ‘euristica’ della relatività del moto cfr. le osservazioni di Russo 1996,<lb/>p. 107, n. 110.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="71">71	Cfr. Annas-Barnes 1985, p. 84; per la vicinanza degli esempi addotti a materiale di<lb/>probabile origine medico-metodica cfr. <hi rend="it">e.g. PH </hi>I<hi rend="it"> </hi>238.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="72">72	Cfr. ad es. le riflessioni platoniche sul coraggio contenute nel <hi rend="it">Protagora</hi> e nel <hi rend="it">Lachete.</hi></seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="73">73	Per queste tre ipotesi cfr. rispettivamente nell’ordine: von Fritz 1963, sp. col. 103;<lb/>Annas-Barnes 1985, p. 85, i quali rinviano a <hi rend="it">PH </hi>I 218-219 e <hi rend="it">M</hi> VII 61-64; Sedley 1992, p.<lb/>26, n. 9.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="74">74	L’argomentazione, anche se bisognosa di qualche delucidazione aggiuntiva, tiene;<lb/>piuttosto critici sulla sua cogenza sembrano invece Annas-Barnes 1985, pp. 87-88.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="75">75	Cfr. <hi rend="it">PH</hi> I 117, con l’esplicito rinvio al diallele; Annas-Barnes 1985, p. 89 riterreb-<lb/>bero più appropriato un richiamo al regresso all’infinito. Sul carattere post-enesidemo di<lb/>questa sezione cfr. anche Dal Pra 1975(2), p. 359, n. 23.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="76">76	Annas-Barnes 1985, p. 89.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="77">77	Sulle cui contro-argomentazioni, storicamente ‘distese’ dall’approccio teoretico di<lb/>Aristotele in <hi rend="it">an. post.</hi> I, 3 a quello pratico-comportamentale di Wittgenstein in <hi rend="it">Della cer-<lb/>tezza</hi>, cfr. Annas-Barnes 1985, pp. 90-92.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="78">78	Cfr. anche <hi rend="it">PH</hi> I 26ss. e più in generale <hi rend="it">infra,</hi> cap. VI.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="79">79	Essi non sono per la verità troppo coerentemente amalgamati fra loro, in nessuna del-<lb/>le nostre fonti: cfr. in proposito Annas-Barnes 1985, p. 102.</seg></p>
         <p rend="pb"><pb n="57" facs="Spinelli_57.jpg"/></p>
<lb/><p><seg type="endnote" n="80">80	DL IX 85, che appare in generale meno preciso, oltre a indicare questo tropo come<lb/>settimo anziché quinto, parla non di “intervalli” (<hi rend="it">diastemata</hi>), ma di “distanze” (<hi rend="it">apostaseis,<lb/>variatio</hi> di <hi rend="it">apostemata</hi> che si legge anche in Aristocle).</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="81">81	Critiche fondate riguardo agli esempi delle uova, del corallo, del lincurio sollevano<lb/>Annas-Barnes 1985, p. 103.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="82">82	Ciò valeva già in campo letterario: cfr. ad es. Eurip. <hi rend="it">Ione,</hi> 585-586. Tale sembra del<lb/>resto essere restata la loro forza nel corso della successiva evoluzione del pensiero, dal Car-<lb/>tesio delle <hi rend="it">Meditazioni</hi> fino alla filosofia contemporanea (cfr. il rinvio a Austin in Annas-<lb/>Barnes 1985, p. 104). Non si deve tuttavia credere che una simile battaglia anti-sensistica<lb/>venisse e venga sempre e necessariamente piegata a esiti scetticcheggianti: a puro titolo di<lb/>esempio cfr. al riguardo Plat. <hi rend="it">resp.</hi> 602c-d e <hi rend="it">Phil.</hi> 38c-e; o Plot. <hi rend="it">enn.</hi> II 8; ulteriori rinvii in<lb/>Mates 1996, p. 242.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="83">83	Va tuttavia segnalato che tale aporia aveva trovato felice soluzione nell’ambito della<lb/>scienza ottica antica, tramite il ricorso alle leggi della rifrazione: cfr. Annas-Barnes 1985,<lb/>p. 107 e più in generale Russo 1996, pp. 79-86. Esse sembrano ignorate dalla polemica<lb/>neo-pirroniana, forse disposta ad attaccare - soprattutto nella sua versione enesidemea -<lb/>non tanto le singole teorie scientifiche specialistiche, quanto piuttosto, in generale, i fon-<lb/>damenti stessi di qualsiasi tentativo di spiegazione causale: cfr. al riguardo <hi rend="it">PH</hi> I 180-186 e<lb/>più in generale <hi rend="it">infra,</hi> cap. IV.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="84">84	Cfr. al riguardo Annas-Barnes 1985, pp. 104-106.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="85">85	Così Mates 1996, p. 241; cfr. anche Bailey 2002, pp. 132-133.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="86">86	In <hi rend="it">PH</hi> I 126 Sesto tratta di vista e udito (omesso, a ragione secondo Annas-Barnes<lb/>1985, p. 114, da Filone nella sua trattazione in <hi rend="it">de ebr.</hi> 190); in <hi rend="it">PH </hi>I 127 di gusto e olfatto,<lb/>lasciando da parte il solo tatto.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="87">87	Per alcune possibili contro-argomentazioni dogmatiche cfr. Annas-Barnes 1985, p. 117.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="88">88	Torna qui l’immagine delle “guide” e quindi l’allusione a una sorta di ‘empirismo<lb/>della mente’ largamente condiviso a partire da Democrito - cfr. ad es. DK 68 B 125 - fino<lb/>alle scuole ellenistiche sistematicamente attaccate da Sesto, con l’unica probabile eccezio-<lb/>ne delle correnti platoniche: cfr. in proposito <hi rend="it">PH</hi> I 99, con le utili notazioni in Annas-Bar-<lb/>nes 1985, pp. 116-117.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="89">89	Nel cuore o nel cervello, tesi entrambe sostenute da un materialismo di fondo e co-<lb/>munque condannate a una <hi rend="it">diaphonia</hi> altrove ricordata e discussa da Sesto: cfr. <hi rend="it">M</hi> VII 349,<lb/>nonché 313.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="90">90	È quanto potevano ad esempio pensare filosofi di ascendenza platonica e forse an-<lb/>che pitagorica (cfr. al riguardo Filolao, DK 44 B 14?), pronti per questo a celebrare la mor-<lb/>te, sulla scorta ad esempio del <hi rend="it">Fedone</hi> e del <hi rend="it">Gorgia,</hi> come momento positivo di vera libe-<lb/>razione delle genuine forze intellettive dell’uomo dalla prigionia dell’elemento corporeo.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="91">91	Annas-Barnes 1985, pp. 114-115 paiono molto critici nei confronti di questo risulta-<lb/>to, che a loro avviso aprirebbe la strada “verso uno scetticismo più profondo di qualsiasi<lb/>altro finora raggiunto”, difficilmente armonizzabile, sul piano della struttura argomentati-<lb/>va, con gli altri tropi. Per una valutazione più positiva, che rinvia anche alle posizioni<lb/>espresse da Ryle 1949, cfr. Mates 1996, pp. 243-244.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="92">92	Annas-Barnes 1985, p. 126.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="93">93	Strana e difficilmente spiegabile, dunque, appare la nuda menzione, priva di ulterio-<lb/>ri indicazioni, della qualità nelle versioni di Filone (<hi rend="it">de ebr.</hi> 185) e Diogene Laerzio (IX 86: <lb/>il tropo è qui indicato come ottavo anziché settimo). Per l’ipotesi che essa fosse parte inte-<lb/>grante dell’originaria formulazione enesidemea del tropo cfr. Annas-Barnes 1985, p. 123 e<lb/>ora soprattutto Chiesara 2003, p. 121.</seg></p>
         <p rend="pb"><pb n="58" facs="Spinelli_58.jpg"/></p>
<lb/><p><seg type="endnote" n="94">94	Si veda in <hi rend="it">PH</hi> I 129, con ripresa in <hi rend="it">PH</hi> I 132, la citazione della raspatura di corno<lb/>caprino e della limatura d’argento, entrambi utilizzati da Asclepiade di Bitinia, e il riferi-<lb/>mento all’argento, sfruttato ancora prima dal ‘presocratico’ Trasialce: cfr. rispettivamente<lb/>la testimonianza conservata nel trattato <hi rend="it">Sulle malattie acute</hi> di Celio Aureliano: 1106, p. 66<lb/>Drabkin (=p. 82 Bendz); e <hi rend="it">POxy.</hi> 3659, 4-8. Più in generale, sulla dipendenza della tropo-<lb/>logia enesidemea da materiale e argomenti in uso negli ambienti medici (in particolare ales-<lb/>sandrini), cfr. Mills Patrick 1929, sp. pp. 226-227.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="95">95	Si tratta di un ulteriore elemento a favore dell’unità e della coerenza della trattazio-<lb/>ne sestana, messa invece in discussione da Annas-Barnes 1985, pp. 121-122.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="96">96	Anche l’analisi delle opposte proprietà del vino trova dei riscontri nella tradizione fi-<lb/>losofica precedente: Annas-Barnes 1985, pp. 120-121 rinviano in proposito al <hi rend="it">Simposio</hi> di<lb/>Epicuro (per cui cfr. Plut. <hi rend="it">adv. Col.</hi> 1109f-1110a), le cui conclusioni suonano tuttavia pie-<lb/>namente relativistiche, piuttosto che scettiche; sempre nella direzione del relativismo si<lb/>muoverà molto più tardi anche Locke, il cui esempio si sofferma però sulle mandorle e non<lb/>sul vino: cfr. <hi rend="it">Saggio sull’intelletto umano,</hi> II, VII, 20, citato e discusso ancora in Annas-<lb/>Barnes 1985, pp. 126-127.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="97">97	Sul probabile parallelismo fra questa conclusione sestana e l’ottavo tropo nell’elen-<lb/>co di Aristocle insiste Chiesara 2003, p. 121.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="98">98	Cfr. anche Mates 1996, pp. 244-245. Per una diversa spiegazione optano Annas-Bar-<lb/>nes 1985, p. 124, che vedono nel settimo tropo un attacco “non su questioni ordinarie ma<lb/>su ciò che dovremmo descrivere come affermazioni scientifiche riguardo alla natura delle<lb/>cose”.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="99">99	Cfr. su questa linea Mates 1996, 244-245; per una spiegazione diversa cfr. ancora<lb/>Annas-Barnes 1985, p. 127.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="100">100	Annas-Barnes 1985, p. 144.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="101">101	Cfr. in tal senso Hankinson 1995, p. 156.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="102">102	A una completa derivazione dell’ottavo tropo di Sesto da Agrippa pensa invece Bar-<lb/>nes 1994.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="103">103	Cfr. anche <hi rend="it">PH</hi> I 198; 200 e <hi rend="it">M </hi>X<hi rend="it"> </hi>118-19; si veda inoltre Brennan 2000, pp. 77ss. Più<lb/>in generale sulle <hi rend="it">phonai</hi> e sulla ‘filosofia del linguaggio’ scettiche cfr. <hi rend="it">infra,</hi> cap. V.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="104">104	Cfr. in proposito Spinelli 1995, sp. pp. 164-166; di diverso avviso Bett 1997, pp. 58-59.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="105">105	Per cui cfr. <hi rend="it">PH </hi>I 167, in cui compare infatti un corretto rinvio interno: “come abbia-<lb/>mo già detto”, <hi rend="it">scil.</hi> proprio in <hi rend="it">PH I</hi> 135-136; sulla questione cfr. Annas-Barnes 1985, p. 142.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="106">106	Tale bipartizione è accolta a quanto pare - forse <hi rend="it">disserendi causa</hi>? - anche dagli<lb/>scettici: cfr. <hi rend="it">M</hi> VIII 161-163; cfr. anche <hi rend="it">M </hi>X 263. Sull’ambiguità dell’espressione che rin-<lb/>via alle cose relative (<hi rend="it">ta pros ti),</hi> a partire già da Aristotele, insiste Mates 1996, pp. 245-248.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="107">107	Si noti in quest’ambito il richiamo esplicito, ma anonimo a un noto ‘adagio’ anas-<lb/>sagoreo (DK 59 B 21a): “le cose manifeste sono uno sguardo gettato verso le cose non-evi-<lb/>denti” (<hi rend="it">opsis ton adelon ta phainomena,</hi> su cui cfr. anche <hi rend="it">M</hi> VII 140); si tratta in ogni ca-<lb/>so di una distinzione che era particolarmente sfruttata tanto in ambito medico-razionalisti-<lb/>co quanto dagli stoici.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="108">108	Per una prima analisi della presenza di tale argomento per contraddizione nella<lb/>storia del pensiero antico cfr. Burnyeat 1976a e 1976b; utili osservazioni anche in Harte-<lb/>Lane 1999; su Sesto in particolare cfr. invece Janáček 1972, pp. 123-129 e soprattutto Ca-<lb/>stagnoli 2000.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="109">109	Annas-Barnes 1985, p. 141 lo considerano anzi apertamente fallace, in quanto (B)<lb/>non è tale da implicare (A), l’unica relazione logica che renderebbe valida la <hi rend="it">peritrope.</hi></seg></p>
         <p rend="pb"><pb n="59" facs="Spinelli_59.jpg"/></p>
<lb/><p><seg type="endnote" n="110">110	Cfr. al riguardo Annas-Barnes 1985, sp. pp. 131-138 e per un utile <hi rend="it">résumé</hi> dei di-<lb/>versi tipi di relatività individuati da questi studiosi (epistemologica in Filone; ontologica in<lb/>Diogene Laerzio; semantica in Sesto) cfr. ora Chiesara 2003, p. 122, n. 59.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="111">111	Barnes 1994, p. 62.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="112">112	Appare comunque innegabile che il risultato di questo complesso lavoro di cucitu-<lb/>ra e scarto finisca con il produrre “una costruzione disordinata e sciatta interferendo con gli<lb/>originali dieci modi enesidemei” (Barnes 1994, p. 67).</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="113">113	Cfr. DL IX 87, con la fine analisi di Mansfeld 1987.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="114">114	Cfr. Mates 1996, pp. 249-250; <hi rend="it">contra</hi> Annas-Barnes 1985, pp. 148-149.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="115">115	Si tratta di caratteristiche che più di ogni altra suscitano discordia di rappresenta-<lb/>zioni, come si può ricavare anche da testi di retorica: cfr. <hi rend="it">e.g. ad Her.</hi> Ill, XXII, 36, cui op-<lb/>portunamente rinviano Annas-Barnes 1985, p. 148, i quali individuano anche altre pro-<lb/>prietà, chiamate in causa ad es. da Democrito in DK 68 B 231 e 241.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="116">116	Fino al punto di confonderli, secondo Annas-Barnes 1985, p. 147, che per questo ac-<lb/>cordano la loro preferenza all’esposizione più breve, ma più accurata di Diogene Laerzio.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="117">117	Si noti tuttavia, in merito all’osservazione sestana relativa al sole e alla maggiore<lb/>sorpresa che esso sarebbe in grado di generare, che in <hi rend="it">PH </hi>I<hi rend="it"> </hi>141 l’espressione “di certo” (<hi rend="it">de</hi>-<lb/><hi rend="it">pou)</hi> sembra tradire una qualche forma di certezza epistemica e dunque avere una carica<lb/>dogmatica non ortodossamente pirroniana; nulla esclude, comunque, che tale affermazione<lb/>altro non sia che l’ennesimo prestito dogmatico cui Sesto ricorre solo <hi rend="it">disserendi causa.</hi></seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="118">118	Secondo Annas-Barnes 1985, pp. 149-150, invece, proprio questa diversità degli sta-<lb/>ti di riferimento delle opinioni in contrasto, una delle quali si fonda sulla mera possibilità,<lb/>renderebbe debole, forse addirittura infondato il ricorso sestano agli ‘esperimenti mentali’.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="119">119	Annas-Barnes 1985, p. 157.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="120">120	Per l’atteggiamento di Sesto nei confronti del problema dell’agire, soprattutto così<lb/>come emerge da <hi rend="it">Μ</hi> XI, rinvio alle considerazioni di più ampio respiro svolte in Spinelli<lb/>1995, nonché <hi rend="it">infra,</hi> cap. VI, con ulteriore bibliografia; cfr. anche Bett 1997.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="121">121	Confesso tuttavia di non trovare ragioni a sostegno della radicale asserzione di An-<lb/>nas-Barnes 1985, p. 158, secondo cui “è difficile evitare il sospetto che egli trovi gusto nel<lb/>carattere oltraggioso di alcune delle nozioni che riporta”; per raggiungere l'<hi rend="it">epoche</hi> è infat-<lb/>ti sufficiente un conflitto fra rappresentazioni, di qualsivoglia tipo esse siano, e dunque non<lb/>necessariamente oltraggiose o fonte di ‘shock’.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="122">122	Cfr. ad es. da Omero: <hi rend="it">Il.</hi> XXII 201, <hi rend="it">PH </hi>I 150; <hi rend="it">Od.</hi> XXII 423, <hi rend="it">PH </hi>I 157; <hi rend="it">Il.</hi> XVI 459,<lb/><hi rend="it">PH </hi>I 162.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="123">123	Annas-Barnes 1985, p. 163; cfr. anche ivi, p. 160.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="124">124	Così come quella di Diogene Laerzio; diverso lo schema adottato da Filone, che<lb/>omette le credenze mitiche - per una plausibile spiegazione di tale silenzio cfr. Annas-Bar-<lb/>nes 1985, 156 - e sembra quasi dividere in due la propria trattazione, occupandosi prima<lb/>sommariamente di indirizzi, costumi e leggi (<hi rend="it">de ebr.</hi> 193-197) e dedicando quindi molta<lb/>più attenzione all’analisi dei discordanti dogmi proposti “da coloro che sono chiamati filo-<lb/>sofi” (ivi, 198-202).</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="125">125	Più in generale cfr. al riguardo House 1980.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="126">126	Qui viene esplicitamente ricordato l’atteggiamento sostanzialmente anti-provvi-<lb/>denzialistico della teologia di Epicuro; si noti inoltre che il cenno alla <hi rend="it">pronoia è</hi> l’unico<lb/>esempio per cui la trattazione di Sesto coincide con quella sia di DL IX 84, sia di Filone,<lb/><hi rend="it">de ebr.</hi> 199.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="127">127	In <hi rend="it">PH I</hi> 155 il turpe, con citazione dell’indifferenza etica aneddoticamente ricono-<lb/>sciuta ad Aristippo: cfr. <hi rend="it">SSR</hi> IV A 32; in <hi rend="it">PH I</hi> 158 la fama, da alcuni filosofi - verosimil-</seg></p>
          <p rend="pb"><pb n="60" facs="Spinelli_60.jpg"/></p>
          <p><seg type="endnote" n="127">mente cinici - esclusa dal novero dei beni; in <hi rend="it">PH</hi> I 160 l’incesto, esplicitamente approva-<lb/>to da Crisippo, sulle cui non certo convenzionali tesi in materia di relazioni sessuali Sesto<lb/>insiste in più occasioni: cfr. ad es. <hi rend="it">PH</hi> III 243ss.; <hi rend="it">M</hi> XI 189ss.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="128">128	Dal Pra 1975(2), p. 365. Sulla questione relativa alla corrispondenza fra il modo in<lb/>cui le cose ci appaiono e la loro genuina costituzione ontologica cfr. almeno le notazioni di<lb/>Flückiger 1990, p. 14; più in generale, in merito al problema del pieno realismo presuppo-<lb/>sto anche dalla posizione scettica, oltre all’analisi della Stough ricordata nel testo (cfr.<lb/>Stough 1969), rinvio anche a: Preti 1974; Dal Pra 1975(2), sp. pp. 535ss.; Dal Pra 1981;<lb/>Burnyeat 1982a; Everson 1991; Hankinson 1995, sp. pp. 301-303. Per un approccio diver-<lb/>so - direi quasi opposto, ma non accettabile - cfr. ora Vogt 1998, sp. cap. 2 e soprattutto<lb/>Fine 2003; cfr infine le notazioni di Chiesara 2003, sp. p. 124.</seg></p>
         <p rend="start">Ringrazio Riccardo Chiaradonna e Anna Maria Ioppolo, che, dopo aver letto una pri-<lb/>ma versione di questo contributo, mi hanno fornito utili indicazioni e suggerimenti.</p>
      </body>
   </text>
</TEI>