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                <title>Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico.</title>
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                    <name>Emidio</name>
                    <surname>Spinelli</surname>
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                <authority>ILIESI-CNR</authority>
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                    <p>Biblioteca digitale Progetto Agora</p>
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                    <title level="m">Questioni scettiche. Letture introduttive al pirronismo antico</title>
                    <author>Emidio Spinelli</author>
                    <title level="a">I Saggi</title>
                    <publisher>Lithos</publisher>
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                    <pubPlace>Roma</pubPlace>
                    <idno type="isbn"/>
                    <biblScope>2005, pp. </biblScope>
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        <p><hi rend="sc">Capitolo primo</hi></p> 
         <p>GLI SCETTICISMI ANTICHI: UNO SCHIZZO INTRODUTTIVO</p>
          <p rend="start"><hi rend="it">1.</hi> Cercare di scrivere una nota introduttiva in merito allo scetticismo an-<lb/>tico una trentina di anni fa, agli inizi degli anni Settanta del secolo passato,<lb/>non avrebbe certo comportato problemi di spazio. Sul piano dei contenuti<lb/>ci si sarebbe potuti trincerare dietro un clima generale - vagamente e spes-<lb/>so imprecisamente post-hegeliano - di svalutazione delle cosiddette filoso-<lb/>fie ellenistiche, scetticismo incluso<seg type="anchor_note" n="1">1</seg>. Di conseguenza, diciamo pure ‘a ca-<lb/>duta’, a causa di una scarsità frutto di quel meccanismo di rimozione dei te-<lb/>mi non alla moda o pregiudizialmente ritenuti non interessanti che si rivela<lb/>quasi costante nella storia degli studi, anche l’analisi della letteratura se-<lb/>condaria sull’argomento avrebbe richiesto uno sforzo non certo sovrumano.<lb/>Poche paginette, insomma, sarebbero bastate, forse anzi avanzate<seg type="anchor_note" n="2">2</seg>.</p>
         <p rend="start">Purtroppo - o si dovrebbe piuttosto dire, con un certo compiacimento, per<lb/>fortuna - le cose non stanno più così<seg type="anchor_note" n="3">3</seg>. A partire proprio dalla data che sopra<lb/>ricordavo, infatti, si è assistito a un <hi rend="it">revival</hi> quantitativamente e soprattutto<lb/>qualitativamente rilevante degli studi dedicati alle filosofie ellenistiche in ge-<lb/>nerale, oramai libere da ipoteche negative e assurte nuovamente a oggetto<lb/>d’indagine di prim’ordine, soprattutto per gli stimoli intellettuali che esse of-<lb/>frono e per le sorprendenti affinità che mostrano rispetto a tematiche e me-<lb/>todologie care anche alla ricerca filosofica contemporanea<seg type="anchor_note" n="4">4</seg>. In quest’atmo-<lb/>sfera di rinnovato vigore interpretativo l’attenzione degli studiosi si è posa-<lb/>ta, in più sensi e in molteplici direzioni, anche - e aggiungerei ovviamente,<lb/>visto l’elevato tasso di problematicità teoretica e storiografica, che le carat-<lb/>terizza - sulle questioni relative all’evoluzione e allo statuto concettuale<lb/>dello scetticismo antico. Ciò è accaduto in modo così vasto e capillare, che<lb/>‘fotografare’ lo sforzo ermeneutico degli specialisti negli ultimi trent’anni<lb/>nello spazio breve di questo che vuole essere uno schizzo informativo di-<lb/>venta difficile, quasi impossibile se si vuole a ogni costo perseguire l’idea-<lb/>le astratto di una esaustività assoluta. Ecco perché ho deciso di percorrere<lb/>una strada diversa. Sacrificando forse qualcosa sull’altare della pretesa<lb/>completezza, opterò per un lavoro di selezione - non arbitraria, spero - ca-<lb/>pace di mettere in luce innanzi tutto uno snodo storico e teorico di prima-<lb/>ria importanza, illustrato sempre e comunque attraverso il rinvio puntuale<lb/>sia ad altri temi di particolare rilievo sia naturalmente ai più significativi<lb/>studi, che di volta in volta hanno rappresentato a mio avviso tappe impor-<lb/>tanti nell’ambito del dibattito specialistico sullo scetticismo antico.</p>
         <p rend="pb"><pb n="2" facs="Spinelli_2.jpg"/></p><p rend="start"><hi rend="it">2.</hi> Come ha giustamente sottolineato David Sedley, il primo nodo da<lb/>sciogliere, soprattutto qualora si intenda davvero evitare qualsiasi frain-<lb/>tendimento o qualsiasi superficiale lettura e utilizzazione del patrimonio<lb/>scettico antico, è quello di una corretta delimitazione del campo di indagi-<lb/>ne. Occorre insomma preliminarmente chiedersi che cosa si possa e si deb-<lb/>ba intendere per scetticismo, in modo da determinare in modo coerente e<lb/>conseguente anche quando collocare la prima apparizione di questo atteg-<lb/>giamento filosofico<seg type="anchor_note" n="5">5</seg>. Se a questa domanda rispondessimo assimilando ‘de-<lb/>bolmente’ la scepsi alle molte, ma per nulla sistematiche, dichiarazioni ed<lb/>espressioni di dubbio o ignoranza formulate sia da poeti sia da filosofi agli<lb/>albori della tradizione culturale occidentale, dovremmo popolare la storia<lb/>dello scetticismo antico di pallide figure, magari attribuendo loro il titolo<lb/>onorifico di ‘precursori’. Potremmo allora chiamare in causa - come pure<lb/>sembrano aver fatto alcune fonti antiche, colpite da isolati e pessimistici<lb/>pronunciamenti sulla debolezza delle nostre capacità gnoseologiche o sui<lb/>limiti invalicabili della nostra condizione mortale e per ciò stesso ‘effime-<lb/>ra’ - i nomi illustri di Omero o dei Sette Sapienti; di Archiloco o di Euri-<lb/>pide; di Senofane, di Parmenide o di Zenone eleatico; di Eraclito o di Em-<lb/>pedocle; di Ippocrate o di Democrito, per chiudere naturalmente con So-<lb/>crate o con lo stesso Platone<seg type="anchor_note" n="6">6</seg>. Accettare questo tipo di interpretazione, tut-<lb/>tavia, significherebbe dissolvere la specificità di quella corrente filosofica,<lb/>che probabilmente non raggiunse - meglio: non volle raggiungere - mai la<lb/>struttura consolidata di una scuola o <hi rend="it">hairesis,</hi> ma che rappresenta un mo-<lb/>vimento, una corrente di pensiero o <hi rend="it">agoge</hi><seg type="anchor_note" n="7">7</seg>, cui possono essere attribuite<lb/>almeno due note distintive di fondo:</p>
         <list type="unordered">
            <item>a. la convinzione che il vero scettico persevera senza sosta nella ricer-<lb/>ca e insieme permane nell’aporia, un abito che arriva quasi a caratterizzarsi<lb/>come un vero e proprio fine o <hi rend="it">telos</hi> in senso forte;</item>
            <item>b. la capacità di supportare questo atteggiamento di interminabile, in-<lb/>cessante apertura mentale mediante una sistematica raccolta o, se neces-<lb/>sario, una opportuna invenzione di argomenti volti a mostrare l’impossi-<lb/>bilità e/o l’infondatezza di qualsiasi pretesa conoscitiva cristallizzata in<lb/>dogmi.</item>
         </list>
         <p rend="start">Se scegliamo questa seconda opzione ermeneutica, possiamo evitare<lb/>pericolosi regressi all’infinito nella nostra caccia alle origini dello scettici-<lb/>smo antico e individuare anzi un ambito cronologico e concettuale ben<lb/>preciso, entro cui tale atteggiamento si impose e consolidò: si tratta del di-<lb/>battito epistemologico ed etico innescato fra IV e III sec. a.C. dalle rifles-<lb/>sioni di Pirrone (360-270 a.C.) da una parte e di Arcesilao (315-240 a.C.)<lb/>dall’altra<seg type="anchor_note" n="8">8</seg>.</p>
         <p rend="pb"><pb n="3" facs="Spinelli_3.jpg"/></p> <p rend="start"><hi rend="it">3.</hi> Il richiamo alla <hi rend="it">auctoritas</hi> non di uno, ma di ben due ‘padri fondato-<lb/>ri’ non è affatto fatto di tentennamenti attribuzionistici o di confusioni in-<lb/>terpretative. Essa impone piuttosto, a qualsiasi ricostruzione che voglia dir-<lb/>si storicamente attenta e consapevole, la necessità di fare i conti con l’esi-<lb/>stenza di almeno due forme diverse di scetticismo, fra loro non coinciden-<lb/>ti, anzi spesso fra loro apertamente rivali e segnate entrambe da una storia,<lb/>da un’evoluzione interna non priva di scossoni, niente affatto lineare.</p>
         <p rend="start">Fortunatamente si tratta di una questione di ‘tassonomia storiografica’<lb/>complessa, senza dubbio anche immediatamente spinosa sul piano teorico,<lb/>ma non arbitrariamente inventata dagli esegeti moderni o contemporanei<seg type="anchor_note" n="9">9</seg>.<lb/>Le radici della consapevole separazione di due tipi di scetticismo, infatti,<lb/>sono già antiche. Ne abbiamo testimonianza evidente e perspicua in un no-<lb/>to passo di Gellio (<hi rend="it">NA</hi> XI, 5, 6), che scrive:</p>
          <p><hi rend="it">Vetus autem quaestio et a multis scriptoribus Graecis tractata, an quid et<lb/>quantum Pyrronios et Academicos philosophos intersit.</hi></p>
        <p rend="start">La prima domanda che questo brano suscita riguarda, credo, il valore<lb/>esatto, cronologicamente puntuale, da attribuire all’aggettivo <hi rend="it">vetus</hi>: quan-<lb/>to è ‘vecchia’ la questione relativa alla differenza fra accademici e pirro-<lb/>niani? Possiamo dire che sin dalla ‘data di nascita’ cui accennavamo in<lb/>precedenza, sin dal binomio Pirrone/Arcesilao, vi sia stata consapevolez-<lb/>za di questa differenza? Possiamo insomma sostenere che già con queste<lb/>due figure archetipiche si ponga il problema della commensurabilità o in-<lb/>commensurabilità di due atteggiamenti scettici?</p>
         <p rend="start">Per rispondere a tale quesito, occorre accennare, seppur in estrema sin-<lb/>tesi, alle posizioni dei due <hi rend="it">patres</hi> appena ricordati.</p>
         <p rend="start"><hi rend="it">4.</hi>Cominciamo da Pirrone, soprattutto perché la sua figura suscita una<lb/>domanda preliminare, che, benché possa suonare paradossale, condiziona<lb/>tutta l’analisi della successiva storia del versante pirroniano dello scettici-<lb/>smo antico: fu Pirrone davvero pirroniano?<seg type="anchor_note" n="10">10</seg> Il dibattito in merito a questo<lb/>difficile quesito è stato lungo e storicamente fecondo<seg type="anchor_note" n="11">11</seg>. Credo tuttavia che<lb/>le conclusioni di Fernanda Decleva Caizzi prima e - seppur con sfumature<lb/>diverse, in alcuni casi molto diverse - di Richard Bett poi consentano di da-<lb/>re una risposta seccamente negativa<seg type="anchor_note" n="12">12</seg>. La posizione di Pirrone, così come<lb/>sembra emergere da varie testimonianze antiche, non appare affatto inte-<lb/>ressata a perseguire senza sosta il vero, nella persuasione forte, però, di non<lb/>poter dire nulla di definitivo sulla realtà. Al contrario, stando soprattutto al<lb/>resoconto di Aristocle, egli sembra pronunciarsi in modo dogmatico sulla</p>
         <p rend="pb"><pb n="4" facs="Spinelli_4.jpg"/></p><p>natura delle cose, che vengono negativamente etichettate come “senza dif-<lb/>ferenze, senza stabilità, indiscriminate”<seg type="anchor_note" n="13">13</seg>. Proprio la tesi di una radicale e<lb/>intrinseca indeterminatezza delle cose o <hi rend="it">pragmata,</hi> che condiziona la no-<lb/>stra disposizione, lasciandoci “senza opinioni, senza inclinazioni, senza<lb/>scosse” e cui consegue “per prima cosa l’afasia, poi l’imperturbabilità”, in-<lb/>duce a pensare a un Pirrone per nulla scettico, quanto piuttosto sostenitore<lb/>di una sorta di ‘metafìsica negativa o indifferentista’, che sul piano episte-<lb/>mico non si appaga dell’affermazione dubitativa (e già socratica?), secon-<lb/>do cui “noi non conosciamo nulla”, ma tende piuttosto a dichiarare senza<lb/>esitazione che “non c’è nulla da conoscere”<seg type="anchor_note" n="14">14</seg>. Al di là di ogni dibattito, che<lb/>pure potrebbe essere alimentato da una lettura diversa delle testimonian-<lb/>ze<seg type="anchor_note" n="15">15</seg>, credo che a conferma indiretta di questa interpretazione ‘dogmatica’<lb/>di Pirrone possa essere addotta la constatazione per cui, per lungo tempo e<lb/>comunque sicuramente fino al I sec. a.C., l’etichetta dossografica di ‘pir-<lb/>roniano’ non sembra assumere alcuna valenza scettica<seg type="anchor_note" n="16">16</seg>.</p>
         <p rend="start">Certo, qualcuno potrebbe obiettare che molti degli episodi e alcune del-<lb/>le opinioni o <hi rend="it">doxai,</hi> che costituiscono l’ossatura della vita laerziana dedi-<lb/>cata a Pirrone ci mostrano un Pirrone assolutamente privo di convinzioni<lb/>definite in campo etico, pronto anzi a negare forza e valore assoluti a con-<lb/>cetti basilari come quelli di bene e male<seg type="anchor_note" n="17">17</seg>. Almeno su questo piano, dun-<lb/>que, bisognerebbe riconoscergli legittimamente la ‘patente’ di scettico, al<lb/>punto da giustificare anche la ben nota accusa di inattività o <hi rend="it">apraxia</hi> im-<lb/>plicitamente adombrata in alcuni comportamenti a lui attribuiti dalla tradi-<lb/>zione aneddotica<seg type="anchor_note" n="18">18</seg>. A parte ogni contro-obiezione fattuale riscontrabile in<lb/>altri filoni dossografici, non pregiudizialmente ostili alla figura e all’atti-<lb/>vità filosofica oggettivamente ‘strana’, non classificabile di Pirrone<seg type="anchor_note" n="19">19</seg>, an-<lb/>che in questo caso si può addurre come testimonianza indiretta la sua col-<lb/>locazione, accanto ad altri autori poco noti e comunque diciamo così ‘ete-<lb/>rodossi’ rispetto alle scuole di provenienza, nel novero dei ‘moralisti’<seg type="anchor_note" n="20">20</seg>.</p>
         <p rend="start">Alla nostra iniziale, solo apparentemente paradossale domanda sull’e-<lb/>ventuale pirronismo di Pirrone, allora, possiamo in definitiva rispondere<lb/>negativamente, citando a sostegno la conclusione di Jacques Brunschwig:<lb/>“Pirrone non fu il primo pirroniano. Il primo pirroniano fu Timone, il più<lb/>noto degli immediati discepoli di Pirrone”<seg type="anchor_note" n="21">21</seg>.</p>
         <p>
            <hi rend="it">5.</hi> Nonostante il quadro teorico di indeterminatezza metafisica della<lb/>realtà sopra ricordato e nonostante le classificazioni storiografiche tenden-<lb/>zialmente dogmatiche riconducibili con certezza o con buona verosimi-<lb/>glianza a Pirrone invitino a escluderlo dalla famiglia scettica, non è man-<lb/>cato chi, già fra gli autori antichi, ha cercato invece di accreditarne l’ap-</p>
           <p rend="pb"><pb n="5" facs="Spinelli_5.jpg"/></p><p>partenenza alla suddetta famiglia, trasformandolo addirittura nel punto di<lb/>riferimento più netto o addirittura nella sorgente prima dell’atteggiamento<lb/>scettico di Arcesilao. Le due figure-archetipo da cui abbiamo preso le mos-<lb/>se verrebbero così non solo rese perfettamente commensurabili, ma addi-<lb/>rittura si collocherebbero in un rapporto gerarchico di dipendenza, a tutto<lb/>vantaggio di presunte radici pirroniane della filosofia scettica <hi rend="it">tout court</hi><seg type="anchor_note" n="22">22</seg>.<lb/>Grazie a una riutilizzazione sottilmente ironica della nota immagine ome-<lb/>rica della Chimera, Arcesilao diventerebbe quindi una sorta di mostro: da-<lb/>vanti Platone, in mezzo Diodoro, ma dietro Pirrone. Senza poter entrare<lb/>qui in una disamina dettagliata, bisogna tuttavia dichiarare con forza che<lb/>di fronte a questa raffigurazione possiamo e dobbiamo nutrire ragionevoli<lb/>dubbi. Essa deriva infatti da fonti probabilmente ostili ad Arcesilao, ovve-<lb/>ro: a) Timone, interessato invece, per motivi che esamineremo meglio fra<lb/>poco, a sottolineare la totale assenza di originalità dell’accademico, la cui<lb/>filosofia verrebbe a ridursi a un poco coerente <hi rend="it">patchwork</hi> di posizioni fra<lb/>loro diverse e difficilmente conciliabili<seg type="anchor_note" n="23">23</seg>; b) o ancora Aristone di Chio,<lb/>preoccupato di separarlo nettamente da quella (comune) tradizione socra-<lb/>tica che egli vorrebbe tutta e solo pro- e pre-stoica<seg type="anchor_note" n="24">24</seg>; c) o infine autori più<lb/>tardi - Numenio soprattutto, che raccoglie i versi di entrambi, ma anche<lb/>Sesto Empirico, come vedremo in dettaglio più avanti, o ancora Agostino<lb/>
         </p>
         <p>
            <lb/>- malevoli al punto da sfruttare l’immagine polimorfa per accreditare la fa-<lb/>vola di un presunto esoterismo di Arcesilao<seg type="anchor_note" n="25">25</seg>.<lb/>
         </p>
         <p rend="start">Se vogliamo impostare in modo corretto l’indagine sulla natura e sulla<lb/>portata dello scetticismo accademico dobbiamo spostare la nostra atten-<lb/>zione su altre fonti, meno prevenute e capaci di farci cogliere <hi rend="it">in re</hi> le dif-<lb/>ferenze di impostazione, di <hi rend="it">background</hi> filosofico, perfino di sensibilità<lb/>teoretica fra Pirrone e Arcesilao. In questa direzione - soprattutto per re-<lb/>cuperare a pieno la dimensione del rapporto intercorso fra Arcesilao e gli<lb/>stimoli di pensiero a lui antecedenti o contemporanei, nonché per apprez-<lb/>zare i confini della sua originalità filosofica - di fondamentale importanza<lb/>si rivela di nuovo la testimonianza di Cicerone, che davvero ci mette sulla<lb/>strada giusta quando scrive (<hi rend="it">de or.</hi> III 17, 67):</p>
          <p><hi rend="it">Arcesilas primum, qui Polemonem audierat, ex variis Platonis libris sermoni-<lb/>busque Socraticis hoc maxime arripuit, nihil esse certi, quod aut sensibus aut ani-<lb/>mo percipi possit.</hi></p>
         <p rend="start">La direzione indicata dalle parole di Cicerone è inequivocabile: per ca-<lb/>pire Arcesilao e la sua filosofia occorre stabilire una continuità di metodo,<lb/>priva di qualsiasi frattura, in primo luogo con Socrate<seg type="anchor_note" n="26">26</seg> e naturalmente poi</p>
         <p rend="pb"><pb n="6" facs="Spinelli_6.jpg"/></p><p>con Platone, interpretato soprattutto alla luce di quella sorta di <hi rend="it">slogan</hi> che<lb/>è il ‘discutere nell’un senso e in quello contrario’ come vera essenza del fi-<lb/>losofare, che consente immediatamente di recuperare la forza e il caratte-<lb/>re aporetico dei cosiddetti dialoghi giovanili di Platone, come anche di al-<lb/>cuni suoi scritti più tardi, primo fra tutti il <hi rend="it">Teeteto.</hi> Su questa medesima li-<lb/>nea va collocato anche lo sforzo più generale messo in atto da Arcesilao<lb/>per individuare tracce di quel modo di intendere la filosofia - segnato dal-<lb/>la vigorosa sottolineatura della debolezza gnoseologica dell’uomo (cfr. ad<lb/>es. Cic. <hi rend="it">Varro</hi> 44-45) - ancora più indietro rispetto alla tradizione socrati-<lb/>co-platonica. Probabilmente con lui, quindi, nasce una lettura che potrem-<lb/>mo dire ‘inclusiva’ della storia della filosofia precedente, segnata da un ve-<lb/>ro e proprio ‘appello ai presocratici’, inseriti in lunghe e variegate liste di<lb/>presunte genealogie dell’atteggiamento scettico<seg type="anchor_note" n="27">27</seg>.</p>
         <p rend="start">Un esercizio filosofico quale quello appena descritto, che pure nasce<lb/>genuinamente dalla prospettiva del <hi rend="it">verum invenire velle</hi> (cfr. Cic. <hi rend="it">Luc.<lb/></hi>76), non può che finire con il proporre e rafforzare l’esperienza della<lb/>ugual forza o <hi rend="it">isostheneia</hi> delle tesi opposte su di un medesimo tema, ren-<lb/>dendo più solido, quasi ‘abituale’ il ricorso alla tecnica dello <hi rend="it">in utramque<lb/>partem disserere</hi>, con l’inevitabile approdo a una sospensione generaliz-<lb/>zata del giudizio su tutto, al più radicale <hi rend="it">peri panton epechein</hi><seg type="anchor_note" n="28">28</seg>. Essendo<lb/>questi i punti di riferimento positivi dell’atteggiamento filosofico di Arce-<lb/>silao, bisogna giustamente abbandonare la lettura <hi rend="it">esclusivamente</hi> dialetti-<lb/>ca - ovvero anti-stoica - del suo pensiero (così come di quello di Carnea-<lb/>de, come vedremo fra breve), che, sulla scia di una forse fin troppo fortu-<lb/>nata e (meccanicamente) ripetuta interpretazione avanzata da Pierre<lb/>Couissin, molti studiosi (soprattutto in ambito anglosassone) avevano ab-<lb/>bracciato sino a non molti anni fa, trasformandola in una sorta di rigida<lb/>‘ortodossia’<seg type="anchor_note" n="29">29</seg>. È stato merito di Anna Maria Ioppolo<seg type="anchor_note" n="30">30</seg> aver guarito questo<lb/>settore di studio del pensiero antico da ogni cedimento alla ‘couissinite’,<lb/>mettendo in evidenza come alla base delle opzioni filosofiche di Arcesilao</p>
         <p>
            <lb/>sicuramente <hi rend="it">anche</hi> anti-stoiche - vi siano tesi genuinamente socratiche<lb/>(soprattutto il rifiuto di concedere al saggio la possibilità di opinare). Esse<lb/>appaiono legate anche a un retroterra accademico comune condiviso a<lb/>quanto pare con lo stesso Zenone stoico<seg type="anchor_note" n="31">31</seg>, affidate per di più a una di-<lb/>scussione serrata, che fa uso di una terminologia non originariamente ed<lb/>esclusivamente stoica, ma più antica e ancora una volta aperta a un uso e<lb/>riuso comune alle due scuole accademica e stoica. Oltre a una serie di<lb/>espressioni tecniche di primo piano in ambito epistemologico e morale (si<lb/>pensi ad esempio a <hi rend="it">epecho-epechein, kathekon/katorthoma</hi><seg type="anchor_note" n="32">32</seg>), quest’ulti-<lb/>ma osservazione viene fatta valere dalla Ioppolo in modo particolare per lo</p>
           <p rend="pb"><pb n="7" facs="Spinelli_7.jpg"/></p><p>stesso criterio di azione proposto da Arcesilao, il “ragionevole” o <hi rend="it">eulogon.<lb/></hi>Esso, frutto di una presa di posizione positiva e non mero artificio dialet-<lb/>tico, dovrebbe consentire anche allo scettico accademico di sfuggire al-<lb/>l’accusa di <hi rend="it">apraxia,</hi> già evocata a proposito di Pirrone, proponendo un mo-<lb/>dello di comportamento, che in modo naturale (<hi rend="it">physikos</hi>) indirizza verso il<lb/>bene come ciò che è proprio o <hi rend="it">oikeion,</hi> passando unicamente per il legame<lb/>‘meccanico’ della rappresentazione e del relativo impulso<seg type="anchor_note" n="33">33</seg> e offrendo del-<lb/>l’azione che ne scaturisce una giustificazione <hi rend="it">post factum.</hi><lb/>
         </p>
         <p>
            <lb/><hi rend="it">6.</hi> La svolta scettica impressa alla storia dell’Accademia da Arcesilao<lb/>non si esaurisce con lui. Dopo il suo scolarcato, sempre e comunque <hi rend="it">anche<lb/></hi>in funzione anti-stoica, è Carneade (214-129 a.C.) la personalità che mag-<lb/>giormente si impegna in una polemica non priva di affermazioni <hi rend="it">in propria<lb/>persona,</hi> benché ‘parassitarla’ soprattutto rispetto alle conclusioni di Cri-<lb/>sippo<seg type="anchor_note" n="34">34</seg>. Una scarna, ma significativa notizia riportata da Diogene Laerzio<lb/>(IV 62) sembra confermare quest’ultimo punto senza ombra di dubbio:<lb/>
         </p>
         <p rend="start">Lesse con molta cura le opere degli stoici e, particolarmente, quelle di Crisip-<lb/>po, anzi contraddiceva con tanta equità alle loro tesi e conseguiva tanto successo,<lb/>che soleva dire: ‘Nulla io sarei se non fosse esistito Crisippo’.</p>
         <p rend="start">Nonostante il carattere dialettico, <hi rend="it">ad hominem</hi> delle sue conclusioni, è<lb/>possibile tuttavia intravedere in Carneade una sorta di attenuazione della<lb/>posizione radicale assunta da Arcesilao, soprattutto perché egli sembra<lb/>ammettere per il saggio l’occasionale cedimento all’assenso e alla formu-<lb/>lazione di opinioni, con un ridimensionamento della portata assoluta della<lb/>sospensione del giudizio<seg type="anchor_note" n="35">35</seg>. Questo atteggiamento meno categorico sembra<lb/>dettato dalla volontà di evitare ogni paralisi dell’agire<seg type="anchor_note" n="36">36</seg>, ancorato a un cri-<lb/>terio, quello del <hi rend="it">pithanon,</hi> che pone in atto la necessità di tenere conto, nel-<lb/>la nostra attività gnoseologica, del fattore tempo e addirittura di una valu-<lb/>tazione graduale e progressiva dell’attendibilità delle nostre rappresenta-<lb/>zioni. Determinante diventa, in questo caso, interpretare correttamente il<lb/>senso e il valore teorico del <hi rend="it">pithanon.</hi> Se, attribuendo a esso un senso spe-<lb/>ciale e direi ‘tecnicizzato’, lo intendiamo e traduciamo come ‘persuasivo’,<lb/>‘capace di convincerci’, allora, come è stato affermato riassuntivamente, si<lb/>deve concedere che Carneade “sembra decisamente reticente nel tracciare<lb/>qualsiasi stabile connessione fra le caratteristiche di un’impressione che<lb/>rende qualcosa convincente e la reale verosimiglianza del suo essere ve-<lb/>ro”<seg type="anchor_note" n="37">37</seg>. Se invece, seguendo l’uso comune nonché la strada già tracciata da<lb/>Cicerone nella sua resa latina e senza naturalmente caricare di alcuna for-<lb/>
         </p>
         <p rend="pb"><pb n="8" facs="Spinelli_8.jpg"/></p><p>za veritativa il termine, consideriamo <hi rend="it">pithanon</hi> equivalente a ‘probabile’ o<lb/>‘verosimile’ e se per di più diamo alla raccomandazione carneadea di “se-<lb/>guire” unicamente quelle rappresentazioni che siano “probabili, non di-<lb/>stratte e ben ponderate” anche un peso statisticamente forte, allora, contro<lb/>una certa <hi rend="it">vulgata</hi> particolarmente diffusa fra gli esegeti di area anglosas-<lb/>sone, possiamo concludere sostenendo che “Carneade era probabilista, an-<lb/>che nel senso di probabilità statistica”<seg type="anchor_note" n="38">38</seg>.</p>
         <p>
            <lb/><hi rend="it">7.</hi> Comunque si voglia sciogliere questo difficile nodo interpretativo,<lb/>resta indubitabile che la posizione complessiva di Carneade, ovviamente<lb/>anche per il fatto di non essere stata mai messa per iscritto, si presta a es-<lb/>sere letta in direzioni diverse. Di fatto questo è ciò che accadde fra i suoi<lb/>immediati successori, che si divisero in due ‘partiti’ ben distinti: l’uno, che<lb/>faceva capo a Clitomaco (187-110 a.C.)<seg type="anchor_note" n="39">39</seg>, fautore di un’immagine di Car-<lb/>neade quale campione di uno scetticismo radicale, unicamente impegnato<lb/>in un agone dialettico con i rivali stoici; l’altro, legato alla figura di Me-<lb/>trodoro di Stratonicea (nato intorno al 160 a.C.), più disposto a riconosce-<lb/>re un lato per così dire positivo della filosofia di Carneade e dunque a mi-<lb/>tigarne le conclusioni scettiche<seg type="anchor_note" n="40">40</seg>. Di particolare interesse e di difficilissi-<lb/>ma esegesi, nel contesto più generale dell’appropriazione dell’eredità teo-<lb/>rica carneadea, è la posizione di Filone di Larissa (154-83 a.C.), che, nel<lb/>bene e nel male, sembrerebbe rappresentare un vero punto di svolta all’in-<lb/>terno della storia dell’Accademia scettica<seg type="anchor_note" n="41">41</seg>. Senza entrare nel merito del-<lb/>le molte questioni che i testi con certezza riconducibili a Filone sicura-<lb/>mente sollevano, mi limito qui a riassumere alcuni aspetti salienti della più<lb/>recente e completa monografia a lui dedicata da Charles Brittain<seg type="anchor_note" n="42">42</seg>. Nel suo<lb/>tentativo di mettere ordine e di fornire un quadro di sviluppo coerente del-<lb/>l’evoluzione teorica filoniana, Brittain individua tre fasi:<lb/>
         </p>
         <p>
            <lb/>1. la prima di adesione senza riserve alla lettura clitomachea, radical-<lb/>mente scettica del pensiero di Carneade (cfr. Cic. <hi rend="it">Luc.</hi> 98-104);<lb/>
            <lb/>2. la seconda di ripensamento e di progressivo avvicinamento all’inter-<lb/>pretazione rivale di Metrodoro, pronta a rendere meno drastica l’opzione<lb/>scettica carneadea e a limitarne di conseguenza la portata al solo ‘dogma’<lb/>della <hi rend="it">akatalepsia</hi> (cfr. <hi rend="it">Luc.</hi> 78 e 148), per lasciare quindi aperta la porta al-<lb/>la formulazione di opinioni;<lb/>
            <lb/>3. infine una terza fase, caratterizzata dalla pubblicazione dei cosiddet-<lb/>ti <hi rend="it">Libri romani,</hi> che, restringendo <hi rend="it">more Socratico</hi> la <hi rend="it">querelle</hi> scettica solo<lb/>alla disamina di dottrine filosofiche in reciproco contrasto, rende la pre-<lb/>sunta incomprensibilità delle cose funzionale alla sola accettazione del cri-<lb/>terio stoico della rappresentazione comprensiva</p>
           <p rend="pb"><pb n="9" facs="Spinelli_9.jpg"/></p><p>Questo ‘indebolimento’ avrebbe inoltre come conseguenza quella di la-<lb/>sciare spazio a forme di conoscenza considerate evidenti e sottratte al do-<lb/>minio tecnico delle dottrine filosofiche e di rivendicare per la storia del-<lb/>l'Accademia un’unità sottratta alla rigida proposta di una totale <hi rend="it">akatalepsia.</hi><lb/>
         <lb/>
         
            <lb/><hi rend="it">8.</hi> Al di là della possibile determinazione della posizione filoniana, si<lb/>devono registrare alcuni fatti gravidi di conseguenze per i successivi svi-<lb/>luppi dello scetticismo, <hi rend="it">anzi meglio degli scetticismi antichi.</hi> All’altezza di<lb/>quella che Brittain indica come seconda fase della ‘carriera scettica’ di Fi-<lb/>lone, si assiste a una doppia frattura. Da una parte Antioco di Ascalona (il<lb/>cui <hi rend="it">floruit</hi> va collocato intorno al 100 a.C.) rifiuta ogni compromissione di<lb/>quella che egli considera la genuina vena dell’Accademia con i germi ‘se-<lb/>diziosi’ dello scetticismo<seg type="anchor_note" n="43">43</seg>. Lungi dall’essere accettabile o quanto meno<lb/>‘riformabile’, quest’ultimo va quindi combattuto e totalmente eliminato, in<lb/>quanto pernicioso nemico dell’unità dogmatica della scuola di Platone, te-<lb/>nuta in piedi senza soluzione di continuità piuttosto in ambito aristotelico<lb/>e stoico. È Antioco, insomma, ad assumersi il compito di ‘dogmatico Ca-<lb/>ronte’, perché, come testimonia Sesto Empirico <hi rend="it">(PH </hi>I 235), egli<lb/>
         </p>
         <p rend="start">traghettò la Stoa nell’Accademia, tanto che sul suo conto si diceva che tratta-<lb/>va temi filosofici stoici all’interno dell’Accademia: dimostrava infatti che in Pla-<lb/>tone vi sono i dogmi degli stoici.</p>
         <p rend="start">Dall’altra parte abbiamo invece la decisa presa di posizione di Enesi-<lb/>demo<seg type="anchor_note" n="44">44</seg>. Lasciando da parte ogni giudizio definitivo sulla sua ‘affiliazione’<lb/>originaria di scuola<seg type="anchor_note" n="45">45</seg>, egli sembra essere disgustato dallo spettacolo filo-<lb/>sofico offerto ai suoi giorni da una Accademia che si dice scettica, ma la<lb/>cui prassi filosofica gli sembra piuttosto “una lotta di stoici contro stoici”<lb/>(cfr. Fozio., <hi rend="it">bibl.</hi> Cod. 212, 170a14-16), con una pericolosa apertura verso<lb/>la possibilità di un contatto con il reale gnoseologicamente positivo, ben-<lb/>ché limitato al <hi rend="it">pithanon.</hi> Né il presunto scetticismo radicale propugnato<lb/>dal partito clitomacheo né quello mitigato di un Metrodoro o più ancora il<lb/>presunto fallibilismo di un Filone possono insomma essere considerati ve-<lb/>ramente privi di elementi dogmatici o alieni dal surrettizio cedimento ad<lb/>affermazioni positive sulla natura delle cose. Non è allora all’interno del-<lb/>la storia dell’Accademia che può essere rinvenuto il lievito genuino del-<lb/>l’atteggiamento scettico. Occorre cercare altrove un ‘padre fondatore’, un<lb/><hi rend="it">protos heuretes</hi>, in una tradizione davvero incontaminata da qualsiasi sco-<lb/>ria dogmatica. Per questo anche Enesidemo, come già Arcesilao, va a cac-<lb/>cia di un precursore, verosimilmente diverso e lontano dalla pletora di fi-<lb/>
         </p>
         <p rend="pb"><pb n="10" facs="Spinelli_10.jpg"/></p><p>losofi chiamati in causa in ambito accademico, unico e ‘vergine’ dal pun-<lb/>to di vista dello sfruttamento storiografico. Si volge allora alla figura di<lb/>Pirrone, significativamente assente dalle genealogie accademiche, che tut-<lb/>tavia interpreta in modo funzionale ai suoi interessi, eliminando ogni pos-<lb/>sibile cenno o cedimento al dogma e trasformandolo in una sorta di idea-<lb/>le, di figura-limite. E probabile che in questa sua operazione di ‘recupero<lb/>archeologico’ egli si sia servito, almeno in parte, di alcuni parametri inter-<lb/>pretativi già messi in atto, rispetto a Pirrone, dal suo interessato ‘profeta’<lb/>Timone, pronto a celebrare nel maestro il grado massimo della <hi rend="it">sophia,</hi> in-<lb/>tesa forse, in funzione consapevolmente anti-socratica, nel senso di un’e-<lb/>sasperata negazione di qualsiasi accesso conoscitivamente fondato alla ve-<lb/>ra realtà delle cose<seg type="anchor_note" n="46">46</seg>.</p>
         <p>
            <lb/><hi rend="it">9.</hi> Ci mancano purtroppo dati testuali certi e attendibili, per poter rico-<lb/>struire le vicende della tradizione pirroniana nel lasso di tempo che va dal-<lb/>la morte di Timone (320-230 a.C. ca.) alla comparsa di Enesidemo. Ac-<lb/>canto al tentativo - operato sì sulla base di una costruzione diadochistica<lb/>risalente già a Ippoboto e Sozione, ma per la verità non troppo riuscito - di<lb/>salvaguardare un’ininterrotta continuità di tale movimento filosofico (cfr.<lb/>DL IX 115-116)<seg type="anchor_note" n="47">47</seg>, abbiamo una presa di posizione opposta. Sappiamo in-<lb/>fatti, ancora e sempre dallo stesso passo di Diogene Laerzio, che Menodo-<lb/>to - noto medico empirico, da collocare intorno alla metà del II see. d.C. -<lb/>aveva consapevolmente spezzato ogni continuità della tradizione pirronia-<lb/>na, dichiarando che Timone “non ebbe alcun successore, ma l’indirizzo<lb/>[<hi rend="it">agoge</hi>] si interruppe fino a quando Tolemeo di Cirene lo ristabilì”<seg type="anchor_note" n="48">48</seg>. L’in-<lb/>tento di questa presentazione, al di là di qualsiasi questione di attendibilità<lb/>storiografica, che non rappresenta certo la principale preoccupazione degli<lb/>‘storici della filosofia’ nel mondo antico, è chiaro. Il <hi rend="it">revival</hi> del pirronismo<lb/>è da attribuire all’ambiente della medicina empirica, all’interno del quale<lb/>viene inserito, senza soluzione di continuità, lo stesso Enesidemo. Questo<lb/>legame esclusivo fra pirronismo e medicina empirica<seg type="anchor_note" n="49">49</seg>, diventa in Meno-<lb/>doto aperto e violento rifiuto di qualsiasi precursore ufficiale del puro scet-<lb/>ticismo - tranne Pirrone, <hi rend="it">quem laudat (minodotus</hi>), come si legge in Gale-<lb/>no<seg type="anchor_note" n="50">50</seg> - e costituisce probabilmente una consapevole riproposizione dell’at-<lb/>teggiamento polemico diffuso in ogni verso dei <hi rend="it">Silli</hi> di Timone.<lb/>
         </p>
         <p rend="start">Al di là di qualsiasi valutazione positiva o negativa del tentativo di si-<lb/>stemazione storiografica proposto da Menodoto, quello che in ogni caso<lb/>appare evidente è la funzione di primo piano che va riconosciuta a Enesi-<lb/>demo, nella direzione della costruzione di un paradigma di puro scettici-<lb/>smo pirroniano. Se incrociamo questo dato con quello che abbiamo in pre-<lb/>
         </p>
         <p rend="pb"><pb n="11" facs="Spinelli_11.jpg"/></p><p>cedenza detto a proposito della sua opzione filosofica anti-accademica,<lb/>possiamo legittimamente concludere che è proprio con lui che si pone per<lb/>la prima volta e in modo consapevolmente polemico la <hi rend="it">vetus quaestio</hi> da<lb/>cui abbiamo preso le mosse, relativa alla differenza fra accademici e pir-<lb/>roniani e al loro diverso modo di essere e sentirsi scettici. Al riguardo il<lb/>giudizio, abbastanza duro e non certo ‘neutro’, di Enesidemo ci è stato for-<lb/>tunatamente conservato da Fozio (cfr. <hi rend="it">bibl.</hi> Cod. 212, 169b36ss.): qui la<lb/>valutazione nettamente negativa del dogmatismo mascherato dei suoi riva-<lb/>li dell’Accademia non si limita certo a una dichiarazione di principio. Es-<lb/>sa viene a trasformarsi in un modo nuovo di intendere l’atteggiamento<lb/>scettico e contemporaneamente di metterlo in pratica nella disputa filoso-<lb/>fica. Fra i molti contributi originali, che pure possono essere riconosciuti<lb/>alla polemica anti-dogmatica enesidemea<seg type="anchor_note" n="51">51</seg>, mi limito qui a segnalare quel-</p>
         <p rend="start">lo	che a mio avviso ha lasciato maggiormente il segno, anche nella suc-<lb/>cessiva <hi rend="it">Wirkungsgeschichte<seg type="anchor_note" n="52">52</seg>.</hi> Mi riferisco a quella metodologia sistema-<lb/>tica di raccolta dei possibili <hi rend="it">logoi,</hi> fra loro opposti ma insieme <hi rend="it">isoi</hi> quanto<lb/>a credibilità, che sfocia nella messa a punto non solo dei dieci tropi per la<lb/>sospensione del giudizio<seg type="anchor_note" n="53">53</seg>, ma anche degli otto modi atti a smantellare<lb/>ogni pretesa esplicativa avanzata dagli ‘aitiologisti’<seg type="anchor_note" n="54">54</seg>. Su tale strada - chia-<lb/>ramente tracciata, sul versante pirroniano dello scetticismo, da Enesidemo</p>
         <p>
            <lb/>si pone dopo di lui, in modo ancor più agguerrito e con una profondità<lb/>teoretica ancor più feconda, Agrippa. Egli elabora infatti cinque tropi<lb/>(<hi rend="it">diaphonia</hi>-regresso-relatività-ipotesi-diallele)<seg type="anchor_note" n="55">55</seg>, pensati per bloccare ogni<lb/>manovra dogmatica, condannata all’aporia e privata di vie d’uscita filoso-<lb/>ficamente coerenti e giustificabili<seg type="anchor_note" n="56">56</seg>.<lb/>
         </p>
         <p>
            <lb/><hi rend="it">10.</hi> Arrivati a questo punto del secolare sviluppo e intreccio delle no-<lb/>stre due correnti scettiche - ovvero nel lasso di tempo compreso fra I e II<lb/>secolo d.C. -, siamo di nuovo costretti a fare i conti con testimonianze e<lb/>notizie, che non sono abbondanti né sempre lineari e coerenti<seg type="anchor_note" n="57">57</seg>.
                  <lb/><hi rend="it"><lb/>10.1</hi> Per restare sul versante pirroniano, ad esempio, nulla di assoluta-<lb/>mente definitivo possiamo dire in merito a figure come quelle di Mnasea<lb/>e Filomelo, citati in un passo di Numenio, perché impegnati, forse attra-<lb/>verso una personale reintepretazione delle posizioni di Timone, nel tenta-<lb/>tivo di strappare addirittura Arcesilao dalla tradizione accademica per tra-<lb/>sformarlo in uno scettico ‘puro’, ovvero in un pirroniano pronto a negare<lb/>sussistenza non solo al vero e al falso, ma anche e soprattutto direi al <hi rend="it">pitha-<lb/>non</hi><seg type="anchor_note" n="58">58</seg> Né siamo più fortunati nel caso di Teodosio, singolare personaggio,<lb/>forse medico empirico di tendenze scetticheggianti vissuto verosimilmen-<lb/>te prima di Sesto Empirico. Nei suoi <hi rend="it">Capitoli scettici</hi> egli arriva a negare</p>
                  <p rend="pb"><pb n="12" facs="Spinelli_12.jpg"/></p><p>la possibilità stessa che qualcuno possa dirsi pirroniano: vista l’impossibi-<lb/>lità di comprendere il ‘moto spirituale’ o <hi rend="it">kinema tes dianoias</hi> e quindi la<lb/>“disposizione” o <hi rend="it">diathesis</hi> di chicchessia, infatti, la denominazione ‘pirro-<lb/>niano’ può essere accolta solo analogicamente, nella misura in cui si segua<lb/>il modo di vita del ‘modello-Pirrone’<seg type="anchor_note" n="59">59</seg>. Non si può escludere che questo<lb/>rigido <hi rend="it">caveat</hi> venga enunciato da Teodosio nell’ambito di una <hi rend="it">querelle</hi> at-<lb/>tuale, che lo vede impegnato a combattere contro chi invece vedeva pro-<lb/>prio in Pirrone, verosimilmente sulla scia di Timone e di Enesidemo, la<lb/>massima <hi rend="it">auctoritas</hi> cui rifarsi per legittimare il proprio atteggiamento<lb/>scettico. Si potrebbe pensare, in questo caso, soprattutto a Menodoto, il<lb/>quale sembra muoversi esattamente in questa direzione, sullo sfondo del-<lb/>la più generale opzione storiografica già ricordata in precedenza, che lo<lb/>porta a legare la rinascita e la continuazione della tradizione scettico-pir-<lb/>roniana al suo innesto sul terreno fecondo della medicina empirica<seg type="anchor_note" n="60">60</seg>.<lb/>
                  <lb/><hi rend="it">10.2</hi> Sul versante accademico-scettico possiamo invece appoggiarci in<lb/>particolare alle figure di Plutarco (46-120 d.C. ca.) e di Favorino (vissuto<lb/>fra I e II see. d.C.)<seg type="anchor_note" n="61">61</seg>. Anzi, a voler essere ancora più precisi, per quanto ri-<lb/>guarda Plutarco abbiamo a disposizione in alcuni casi unicamente dei nu-<lb/>di titoli, che testimoniano tuttavia, senza ombra di dubbio, il suo interesse<lb/>per la questione relativa alla differenza delle due anime dello scetticismo<lb/>antico. Essa viene analizzata probabilmente con l’intento da una parte di<lb/>ribadire una lettura unitaria della storia dell’Accademia, dall’altra di acco-<lb/>gliere una forma non radicale di scetticismo, che si identifica con l’esi-<lb/>genza della massima cautela e con l’assenza di ogni precipitazione nella<lb/>formulazione di giudizi definitivi su alcuni aspetti della realtà. Un simile<lb/>atteggiamento, sorretto anche da un antiempirismo preoccupato di non ri-<lb/>conoscere validità conoscitiva cogente alle sensazioni, consente inoltre di<lb/>integrare nel quadro unitario dell’evoluzione accademica anche figure ap-<lb/>parentemente ‘eterodosse’, soprattutto quella di Arcesilao, la cui fisiono-<lb/>mia filosofica viene significativamente illustrata, anche attraverso una po-<lb/>sitiva accettazione della dottrina della <hi rend="it">epoche,</hi> e ‘difesa’ in dettaglio, so-<lb/>prattutto rispetto all’accusa di <hi rend="it">apraxia</hi>, nell’<hi rend="it">Adversus Colotem</hi><seg type="anchor_note" n="62">62</seg>.<lb/>
               </p>
            
         
         <p rend="start">Più ricca e meglio definibile pare invece la posizione assunta da Favo-<lb/>rino, la cui presenza è forse da riconoscere già dietro il testo di Gellio da<lb/>cui siamo partiti<seg type="anchor_note" n="63">63</seg>. Stando soprattutto agli elementi che si lasciano coglie-<lb/>re nella testimonianza offerta, in modo non certo neutrale e benevolo, da<lb/>Galeno nel suo <hi rend="it">de optima doctrina,</hi> Favorino - in una serie di scritti che<lb/>vanno dal <hi rend="it">Plutarco</hi>, al <hi rend="it">Contro Epitteto,</hi> all’<hi rend="it">Alcibiade,</hi> ma anche in virtù di<lb/>un rinnovato, serio interesse per la tropologia pirroniana, soprattutto ene-<lb/>sidemea attestata dai suoi <hi rend="it">Tropi pirroniani</hi>, in dieci libri - sembra accredi-<lb/>
         </p>
        <p rend="pb"><pb n="13" facs="Spinelli_13.jpg"/></p><p>tarsi come esponente di primo piano di quegli accademici <hi rend="it">neoteroì</hi>, che so-<lb/>stengono con forza la tesi di una sostanziale affinità fra i due indirizzi scet-<lb/>tici. Assumendo come solido punto di partenza quella che egli considera la<lb/>base comune dello scetticismo degli accademici ‘più antichi’ - individua-<lb/>ta sin da Arcesilao, ma poi anche in Carneade, nella capacità di argomen-<lb/>tare <hi rend="it">pro</hi> e <hi rend="it">contra,</hi> destinata a sfociare in un inevitabile stallo di <hi rend="it">logoi</hi> op-<lb/>posti e dunque in una sospensione del giudizio intesa come impossibilità<lb/>di definire alcunché o <hi rend="it">aoristia</hi><seg type="anchor_note" n="64">64</seg> <hi rend="it">-</hi> Favorino elabora, ancora e sempre in<lb/>funzione anti-stoica<seg type="anchor_note" n="65">65</seg>, una sua originale posizione. Egli fonde “ingegnosa-<lb/>mente il probabilismo di Carneade, il fallibilismo filoniano e l’uso pirro-<lb/>niano di un linguaggio non assertorio” e ritorna “a posizioni scettiche ri-<lb/>gorose, come quella di non ‘pronunciarsi in modo certo su nessuna co-<lb/>sa’”<seg type="anchor_note" n="66">66</seg>. Si tratta di una scelta che si affida soprattutto a cautele e riserve lin-<lb/>guistiche (cfr. in tal senso un passo di Gellio: <hi rend="it">ΝΑ</hi> XI, 5, 8) non distanti, nel-<lb/>le intenzioni di Favorino, dall’analoga strategia messa in atto dai pirronia-<lb/>ni per ‘annunciare’ i loro <hi rend="it">pathe,</hi> senza cadere in alcuna forma forte, inten-<lb/>zionalmente ontologica di ‘filosofia del linguaggio’<seg type="anchor_note" n="67">67</seg>.</p>
         <p>
            <lb/>
               <lb/>
                  <lb/><hi rend="it">10.3</hi> Accanto alla posizione di Favorino, che appare come il promotore<lb/>di un’operazione ermeneutica consapevolmente volta a conciliare le due cor-<lb/>renti scettiche accademica e pirroniana, non bisogna tuttavia dimenticare<lb/>che - nel lasso di tempo di cui ci stiamo occupando (fra I e II see. d.C.) - an-<lb/>che sul versante della filosofia dogmatica più di un pensatore (da Seneca a<lb/>Epitteto, da Galeno a Luciano) sembra aderire in modo esplicito - e spes-<lb/>so malevolo - all’idea di una sostanziale indistinzione dei due indirizzi, ac-<lb/>comunati in un giudizio di radicale stroncatura quali nemici di ogni crite-<lb/>rio di verità e negatori della vivibilità stessa della vita quotidiana<seg type="anchor_note" n="68">68</seg>.<lb/>
               <lb/>
            
            <lb/><hi rend="it">11.</hi> Contro entrambe le tendenze appena ricordate si muove il ‘quadro<lb/>storiografico’ costruito da Sesto Empirico, ultima voce a noi nota della tra-<lb/>dizione pirroniana<seg type="anchor_note" n="69">69</seg>. La sua risposta alla <hi rend="it">vetus quaestio</hi> è chiarissima. Es-<lb/>sa può essere ricostruita non solo grazie ai numerosi punti dei suoi scritti<lb/>in cui egli attacca l’atteggiamento di dogmatismo negativo o l’errata me-<lb/>todologia di indagine dell’Accademia scettica<seg type="anchor_note" n="70">70</seg>, ma anche e soprattutto in<lb/>virtù di una sezione compatta dell’ultima parte dei <hi rend="it">Lineamenti pirroniani,<lb/></hi>che vale senz’altro la pena analizzare più da vicino e con maggiore dovi-<lb/>zia di particolari, quasi a mo’ di conclusivo commentario alla secolare vi-<lb/>cenda che si è tentato di ricostruire nelle pagine precedenti.<lb/>
         </p>
         <p rend="start">Sesto, infatti, chiude il primo libro dei <hi rend="it">Lineamenti pirroniani,</hi> dedicato<lb/>all’esposizione del “discorso generale” intorno alla filosofia scettica, esa-<lb/>minando brevemente “la distinzione fra quest’ultima e le filosofie che le<lb/>
         </p>
         <p rend="pb"><pb n="14" facs="Spinelli_14.jpg"/></p><p>vengono collocate accanto, per intendere più chiaramente l’indirizzo efet-<lb/>tico” (cfr. <hi rend="it">PH</hi> I 209). Suo punto di partenza appare il presupposto genera-<lb/>le di una ‘non-continuità’ filosofica del pirronismo, che lo porta a sottoli-<lb/>neare sempre e comunque l’originalità assoluta della sua <hi rend="it">agoge</hi><seg type="anchor_note" n="71">71</seg>. Vale la<lb/>pena notare subito che l’intento polemico, sotterraneo, ma costante, è pro-<lb/>babilmente rivolto - soprattutto, ma non solo - contro l’opposto metodo<lb/>storiografico, che abbiamo visto esser proprio dell’Accademia scettica,<lb/>sin dal suo iniziatore Arcesilao preoccupata di mettere in rilievo piuttosto<lb/>una sostanziale omogeneità della tradizione scettica, le cui radici affon-<lb/>derebbero addirittura nella filosofia presocratica (cfr. <hi rend="it">supra,</hi> § 5). Nel cor-<lb/>so della trattazione, dopo aver sgombrato il campo, nell’ordine, da ogni<lb/>pericoloso avvicinamento della <hi rend="it">sua</hi> scepsi alle posizioni (dogmatiche) di<lb/>Eraclito <hi rend="it">(PH </hi>I 210-212), di Democrito <hi rend="it">(PH </hi>I 213-214), dei cirenaici (<hi rend="it">PH</hi><lb/> 215) e di Protagora (<hi rend="it">PH</hi> I 216-219), Sesto dedica la trattazione quanti-<lb/>tativamente più ampia e qualitativamente più impegnata proprio all’esa-<lb/>me della filosofia accademica <hi rend="it">(PH</hi> I 220-235). Il punto di partenza del-<lb/>l’analisi sestana è costituito dall’affermazione di alcuni anonimi pensato-<lb/>ri <hi rend="it">(tines),</hi> i quali “ritengono che la filosofia accademica sia identica allo<lb/>scetticismo”. E diffìcile dire con certezza chi siano questi anonimi pensa-<lb/>tori. Benché non si possa escludere che si tratti di filosofi, verosimilmen-<lb/>te accademici, cronologicamente lontani da Sesto, rimane storiografica-<lb/>mente attraente l’ipotesi formulata da Anna Maria Ioppolo, secondo cui<lb/>“tra i <hi rend="it">tines</hi> cui allude Sesto vi [sarebbero] anche Favorino e i suoi segua-<lb/>ci”<seg type="anchor_note" n="72">72</seg>. Comunque sia di questa ipotesi, che renderebbe certamente ‘attua-<lb/>le’ il lavoro sestano di personale ricostruzione storiografica, l’analisi pro-<lb/>cede, almeno inizialmente, in modo cronologicamente ordinato. Essa par-<lb/>te infatti dall’Accademia antica e mette subito a tema la figura di Platone<lb/><hi rend="it">(PH </hi>I 221-225). Delle tre interpretazioni ricordate da Sesto (ovvero: 1. al-<lb/>cuni ritengono che Platone sia dogmatico; 2. altri aporetico<seg type="anchor_note" n="73">73</seg>; 3. altri an-<lb/>cora in parte aporetico, in parte dogmatico; cfr. al riguardo anche DL III<lb/>51-52), la prima e la terza concedono sin dall’inizio ciò che si vuole mo-<lb/>strare: Platone non può essere annoverato fra gli scettici. Quanto alla se-<lb/>conda, che equivale a porsi la domanda “se egli sia assolutamente scetti-<lb/>co”, lo stesso Sesto dichiara di averla affrontata più estesamente in un al-<lb/>tro suo scritto per noi perduto, i <hi rend="it">Commentarii</hi>, a evidente dimostrazione<lb/>del fatto che essa rappresenta ai suoi occhi un problema filosoficamente<lb/>rilevante. Egli non vuole tuttavia passare completamente sotto silenzio la<lb/>questione e pertanto propone la sua soluzione. Essa mira a negare la pa-<lb/>tente di ‘scettico perfetto’ a Platone, richiamandosi a due <hi rend="it">auctoritates,</hi> ov-<lb/>vero <hi rend="it">in accordo</hi> con Menodoto ed Enesidemo, i maggiori sostenitori di ta-<lb/>
         </p>
         <p rend="pb"><pb n="15" facs="Spinelli_15.jpg"/></p><p>le “posizione (filosofica)”<seg type="anchor_note" n="74">74</seg>. Appoggiandosi all'<hi rend="it">auctoritas</hi> di Timone (frr.<lb/>59 e 60 Diels e Di Marco) e insistendo su di un profondo dissenso com-<lb/>portamentale e filosofico, Sesto dedica quindi una breve digressione a una<lb/>delle figure spesso chiamate in causa - soprattutto in ambito accademico</p>
         <p>
            <lb/>fra i ‘precursori’ dello scetticismo: Senofane. L’insieme delle conside-<lb/>razioni avanzate gli consente infine di ribadire che il carattere occasio-<lb/>nalmente aporetico di determinati passi non è garanzia sufficiente per an-<lb/>noverare Platone fra gli scettici - quelli veri, almeno. Egli ha infatti man-<lb/>cato l’appuntamento con il vero “punto di partenza della costituzione<lb/>scettica”, ovvero “il contrapporre a ogni discorso un discorso uguale:<lb/>muovendo di qui, infatti, sembra che finiamo con il non abbracciare opi-<lb/>nioni dogmatiche” (<hi rend="it">PH </hi>I 225).<lb/>
         </p>
         <p rend="start">Con un ‘salto’ che sorprende, Sesto, anziché occuparsi della fase im-<lb/>mediatamente successiva a Platone, quella dell’Accademia di mezzo ini-<lb/>ziata da Arcesilao, passa a esaminare la posizione di Carneade e Clitoma-<lb/>co (<hi rend="it">PH </hi>I 226-231). È difficile spiegare le ragioni di questa inversione cro-<lb/>nologica. Si potrebbe pensare a una sorta di ‘attrazione compositiva’: poi-<lb/>ché il Platone aporetico attaccato nei paragrafi precedenti era probabil-<lb/>mente proprio quello descritto e ‘sponsorizzato’ dall’Accademia nuova,<lb/>quest’ultima viene a essere, quasi senza soluzione di continuità, il natura-<lb/>le e più immediato bersaglio della critica sestana. Non si può comunque<lb/>trascurare il fatto che agli occhi di Sesto - come vedremo subito - Arcesi-<lb/>lao sembra meritare un posto a sé rispetto al restante ‘coro’ degli accade-<lb/>mici e che dunque l’inatteso scarto espositivo potrebbe servire a farne me-<lb/>glio risaltare la parziale vicinanza al pirronismo<seg type="anchor_note" n="75">75</seg>. Al di là di qualsiasi pe-<lb/>culiarità compositiva, appare in ogni caso evidente, come confessa lo stes-<lb/>so Sesto in <hi rend="it">PH </hi>I 231, che vi sarebbe molto da dire sulla differenza che sus-<lb/>siste fra il vero scetticismo pirroniano e la presunta scepsi accademica di<lb/>matrice carneadea<seg type="anchor_note" n="76">76</seg>. Visto il carattere necessariamente sintetico dei <hi rend="it">Linea-<lb/>menti,</hi> però, Sesto si limita in questa sede a enunciare seccamente alcuni<lb/>elementi di divergenza. Egli dà la precedenza a quelli più sfumati. Trovia-<lb/>mo allora nell’ordine:</p>
         <p>
            <lb/>a) l’ammissione iniziale di un apparente punto comune, costituito dal-<lb/>la conclusione per cui “tutte le cose sono incomprensibili”, che tuttavia<lb/>verrebbe intesa, da Carneade e seguaci, come un’asserzione sulla vera na-<lb/>tura delle cose e dunque come il caposaldo di un radicale dogmatismo ne-<lb/>gativo (cfr. già <hi rend="it">PH</hi> I 1-3), dai pirroniani come il semplice annuncio di un<lb/><hi rend="it">pathos</hi> soggettivo e temporaneo (cfr. anche <hi rend="it">PH </hi>I 200);<lb/>
            <lb/>b) l’accusa per cui l'Accademia nuova, nella valutazione dei beni e dei<lb/>mali, attribuisce “una preferibilità oggettiva ad una cosa rispetto ad un’al-</p>
           <p rend="pb"><pb n="16" facs="Spinelli_16.jpg"/></p><p>tra”<seg type="anchor_note" n="77">77</seg>, mentre i pirroniani accettano passivamente e non dogmaticamente<lb/>le norme di condotta dettate dalla vita comune <hi rend="it">(koinos bios),</hi> nessuna del-<lb/>le quali essi ritengono più probabile esser più buona di un’altra (cfr. anche<lb/><hi rend="it">PH</hi> I 23-24, nonché <hi rend="it">infra,</hi> cap. VI);<lb/>
         </p>
         <p rend="start">c) laddove i pirroniani, fondandosi camaleonticamente sui discorsi for-<lb/>mulati dai dogmatici al riguardo, considerano le <hi rend="it">phantasiai</hi> come sostan-<lb/>zialmente equivalenti sul piano della credibilità, i membri dell’Accademia<lb/>nuova ritengono di poter fissare una sorta di gerarchia fra rappresentazio-<lb/>ni, che sale da quelle solo probabili, a quelle probabili e ben ponderate, per<lb/>finire con quelle probabili, ben ponderate e non soggette a distrazione<seg type="anchor_note" n="78">78</seg>.</p>
         <p rend="start">Sesto conclude quindi con la differenza più netta o marcata e per indi-<lb/>care il massimo punto di distanza rispetto all’Accademia nuova ricorre a<lb/>una sottile distinzione semantica fra due significati del verbo <hi rend="it">peithesthai.<lb/></hi>Egli riserva al proprio indirizzo il senso debole di “lasciarsi guidare”, con<lb/>la stessa passività che caratterizza la relazione pedagogica maestro-allie-<lb/>vo. A Carneade e Clitomaco, invece, attribuisce quello - chiaramente dog-<lb/>matico - di “assentire”, con la stessa <hi rend="it">forte</hi> inclinazione e il medesimo per-<lb/>sonale coinvolgimento tipico del dissoluto di fronte a chi lo istiga a una vi-<lb/>ta sregolata. L’assenza di ‘obiettività storiografica’ in Sesto appare eviden-<lb/>te. Egli, infatti, non prende neppure per un attimo in considerazione la pos-<lb/>sibilità - del tutto evidente e probabilmente fondata, almeno a giudicare da<lb/>alcune testimonianze, risalenti soprattutto a Clitomaco - di una lettura in-<lb/>tegralmente dialettica delle presunte asserzioni epistemologiche di Car-<lb/>neade. Nel complesso l’insieme di questi temi non appare tuttavia discus-<lb/>so in profondità, non vengono cucite insieme notizie provenienti da fonti<lb/>diverse - come invece ad es. nel caso di Platone o Arcesilao - né infine tra-<lb/>spare l’esigenza di rispettare doveri di obiettività e piena attendibilità sto-<lb/>riografica<seg type="anchor_note" n="79">79</seg>.</p>
         <p rend="start">Il	confronto con la tradizione scettico-accademica si fa più serrato e fi-<lb/>losoficamente rilevante proprio nel momento in cui viene messa a tema la<lb/>figura di Arcesilao (<hi rend="it">PH</hi> I 232-234). I paragrafi dedicati all’iniziatore e<lb/>“capo” dell’Accademia di mezzo rappresentano un estratto dossografico<lb/>composito. Esso, basandosi su fonti diverse, seleziona il materiale relati-<lb/>vo ad Arcesilao disponendolo in una sorta di <hi rend="it">crescendo.</hi> Si parte così con<lb/>la delineazione degli elementi di massima vicinanza concettuale. Forse<lb/>anche riprendendo conclusioni di suoi predecessori (in particolare Mnasea<lb/>e Filomelo? cfr. al riguardo <hi rend="it">supra,</hi> § 10.1), Sesto dichiara infatti che, al pa-<lb/>ri dei pirroniani, Arcesilao:</p>
         <p>
            <lb/>a) si astiene da qualsiasi asserzione sulla sussistenza o insussistenza<lb/>delle cose;</p>
         <p rend="pb"><pb n="17" facs="Spinelli_17.jpg"/></p><p>b) non dà preferenza alcuna in base a credibilità o mancanza di credi-<lb/>bilità, ma attua una radicale sospensione del giudizio, una <hi rend="it">epoche peri<lb/>panton;</hi><lb/>
            <lb/>c) infine, pone proprio tale <hi rend="it">epoche</hi> come fine o <hi rend="it">telos</hi>,<hi rend="it"> </hi>senza tuttavia ag-<lb/>giungere che alla sospensione si accompagna il conseguimento dell’im-<lb/>perturbabilità<seg type="anchor_note" n="80">80</seg>.<lb/>
         </p>
         <p rend="start">Segue quindi la registrazione delle differenze, prima meno marcate (si<lb/>pensi all’allusione a una tesi di Arcesilao, secondo cui le sospensioni par-<lb/>ticolari sarebbero da considerarsi beni e i particolari assensi mali)<seg type="anchor_note" n="81">81</seg> e poi<lb/>sempre più radicali<seg type="anchor_note" n="82">82</seg>. Non senza tradire un certo imbarazzo, infatti, Sesto<lb/>sembra preoccupato soprattutto di chiamare in causa la differente inten-<lb/>zionalità semantica che, rispetto a quelle pirroniane, anima le affermazio-<lb/>ni di Arcesilao. Queste ultime non rispondono a quei criteri meramente fe-<lb/>nomenici e a quel dire non dogmatico che caratterizza il vero scetticismo.<lb/>Esse sono pronunciate piuttosto tenendo l’occhio alla costituzione ontolo-<lb/>gica del reale<seg type="anchor_note" n="83">83</seg>. Data questa premessa, perfino la punta apparentemente<lb/>più avanzata del presunto scetticismo di Arcesilao, la sua già menzionata<lb/>teoria della sospensione, viene letta, senza restrizione o qualificazione al-<lb/>cuna, come difesa di un bene assoluto, cui è da contrapporre, come male<lb/>altrettanto assoluto, la concessione dell’assenso in ogni sua forma. L’ulte-<lb/>riore prova del fatto che Arcesilao sarebbe in realtà “una sorta di dogmati-<lb/>co di secondo grado”<seg type="anchor_note" n="84">84</seg> non solo viene presentata, come in precedenza, tra-<lb/>mite un’espressione ipotetica<seg type="anchor_note" n="85">85</seg>, ma viene anche più chiaramente posta sot-<lb/>to l’autorità di altri<seg type="anchor_note" n="86">86</seg>. “Dicono” <hi rend="it">(phasin),</hi> infatti, che Arcesilao è solo in<lb/>apparenza pirroniano, mentre la sua vera natura sarebbe quella di un dog-<lb/>matico. Egli sfrutterebbe infatti le proprie doti aporetiche, che dovrebbero<lb/>rappresentare la ‘scorza’ pirroniana, solo al fine di saggiare meglio le qua-<lb/>lità dei discepoli cui trasmettere i dogmi di Platone. A sostegno di questa<lb/>accusa di ‘esoterismo’, Sesto cita il noto verso di Aristone di Chio (=SVF<lb/>I 344), che abbiamo avuto già modo di esaminare (cfr. ancora <hi rend="it">supra,</hi> § 5)<lb/>e che ai suoi occhi “non allude ad un insegnamento esoterico di Arcesilao,<lb/>ma alle componenti eclettiche della sua dottrina”<seg type="anchor_note" n="87">87</seg>, in quanto mira piutto-<lb/>sto a rimarcare la non originalità del suo pensiero.</p>
         <p rend="start">Saldato il conto anche con il presunto dogmatismo di Arcesilao e coe-<lb/>rentemente con la ripartizione proposta in <hi rend="it">PH</hi> I 220 Sesto chiude la tratta-<lb/>zione della filosofia di ascendenza platonica con l’esame della quarta e del-<lb/>la quinta Accademia, probabilmente citate solo per amore di completezza.<lb/>La sua testimonianza è infatti in entrambi i casi estremamente sintetica, al<lb/>punto da essere giudicata quasi oscura da alcuni interpreti<seg type="anchor_note" n="88">88</seg>. La si potreb-<lb/>be qualificare come semplicemente assertoria, ovvero priva di qualsiasi<lb/>
         </p>
         <p rend="pb"><pb n="18" facs="Spinelli_18.jpg"/></p><p>sottile argomentazione a giustificazione della distanza dal pirronismo di<lb/>queste due fasi accademiche. Il loro carattere dogmatico, del resto, è per lui<lb/>assolutamente evidente (<hi rend="it">prodelon</hi>, come viene infatti precisato in <hi rend="it">PH</hi> I<lb/>235) e questo gli consente di recidere in modo drastico ogni possibile le-<lb/>game con coloro che ai suoi occhi avevano solo usurpato il titolo di veri<lb/>scettici: i membri, in ogni tempo e luogo, della <hi rend="it">Platonica familia.</hi></p>
         <p rend="start">Al di là di qualsiasi valutazione positiva o negativa, è con questa tratta-<lb/>zione di Sesto Empirico, stando almeno alle testimonianze a nostra dispo-<lb/>sizione, che vien detta l’ultima parola sulla <hi rend="it">vetus quaestio</hi> della differenza<lb/>fra accademici e pirroniani. Dopo - a poco a poco, in virtù anche di una<lb/>progressiva occupazione dello spazio filosofico tardo-antico da parte di<lb/>correnti decisamente dogmatiche, soprattutto, ma non solo, cristiane - la<lb/>‘vena scettica’ sembra esaurirsi, così come sembra scomparire ogni inte-<lb/>resse a tracciare sottili distinzioni concettuali e metodologiche fra i due in-<lb/>dirizzi, al punto che essi finiscono con l’essere anzi accomunati, in modo<lb/>spesso approssimativo, quali indegni usurpatori del titolo stesso di ‘filo-<lb/>sofo’ all’interno dell’ultima e più coriacea roccaforte del paganesimo: quel<lb/>neoplatonismo tardo, che tanta influenza avrà sulla successiva storia della<lb/>filosofia occidentale<seg type="anchor_note" n="89">89</seg>.</p>
         <p rend="pb"><pb n="19" facs="Spinelli_19.jpg"/></p><p rend="start">NOTE</p>
         <p><seg type="endnote" n="1">1	La questione dell’influsso di Hegel sulla svalutazione delle filosofie ellenistiche è<lb/>complessa e non risolvibile secondo prese di posizione nette e forse pregiudiziali, tanto me-<lb/>no nel caso del ruolo da lui riconosciuto allo scetticismo antico. Su questo aspetto mi li-<lb/>mito ad alcuni essenziali rinvìi: cfr. Verra 1981; Cambiano-Repici 1998; Isnardi Parente<lb/>1998; Varnier 1998; Ferrini 2002a; Biscuso 2005. Per un panorama più ampio delPimpat-<lb/>to storiografico di epicureismo, stoicismo e scetticismo nella storia degli studi da Bayle a<lb/>Hegel cfr. soprattutto Bonacina 1996; un cenno, infine, meritano altri due filoni interessanti<lb/>della ricezione scettica: a. quello relativo alla figura di Nietzsche, per cui rinvio almeno a<lb/>Bett 2000a; b. quello sulla possibile attualità del pirronismo, originalmente riproposta (ad<lb/>esempio da Naess 1968; Cavell 1979; Fogelin 1994) o criticamente esaminata, nel con-<lb/>fronto soprattutto con pensatori contemporanei (come Odo Marquard, Hans Albert o Ri-<lb/>chard Rorty: cfr. Flückiger 2003; o come alcuni esponenti di spicco della riflessione epi-<lb/>stemologica odierna: cfr. <hi rend="it">e.g.</hi> Lammenranta 2006).</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="2">2	Questa osservazione non deve tuttavia suonare come una svalutazione di pagine im-<lb/>portanti, ormai divenute ‘classiche’, dedicate allo scetticismo antico prima di quella data.<lb/>Penso in particolare ai contributi di: Hirzel 1883; Natorp 1884; Bevan 1913; Brochard<lb/>1923(2); Credaro 1889-1893; Goedeckemeyer 1905; Mills Patrick 1929; Robin 1944; Dal<lb/>Pra 19752; von Fritz 1963; Stough 1969; Dumont 1985(2); Conche 1994.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="3">3	Una tappa fondamentale, anzi una vera svolta in questo senso è rappresentata dalla<lb/>pubblicazione di Giannantoni 1981a (che contiene anche una prima bibliografia sistemati-<lb/>ca sullo scetticismo greco: cfr. Ferraria-Santese 1981, proseguita poi da Misuri 1990). Do-<lb/>po questa sorta di ‘lavoro-spartiacque’, fra i molti contributi dedicati a una ricostruzione<lb/>generale dello scetticismo antico, meritano di essere ricordati: Groarke 1990; Bächli 1990;<lb/>Ricken 1994; Cossutta 1994; soprattutto Hankinson 1995 e Chiesara 2003, mentre più sbi-<lb/>lanciate in senso teoretico-epistemologico che storico paiono le pagine di Bailey 2002. In-<lb/>teressanti indicazioni offrono anche alcuni capitoli all’interno di più ampie ‘storie della fi-<lb/>losofia’: cfr. soprattutto Görler 1994; si vedano inoltre: Celluprica 1993; Hossenfelder<lb/>19952; Brunschwig 1997a e 1997b; Frede 1999, nonché singoli contributi ospitati in volu-<lb/>mi miscellanei o Atti di convegni dedicati in senso lato alla ‘tradizione scettica’, come ad<lb/>es. Bumyeat 1983; Voelke 1990; <hi rend="it">Scepticism</hi> 1990; “Elenchos” 1992; Sihvola 2000. Per<lb/>un’accurata rassegna degli studi pubblicati negli ultimi dieci anni in particolare sulla tradi-<lb/>zione pirroniana cfr. ora Wittwer 2005.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="4">4	Fra gli studi di insieme, oltre al pionieristico Long 1974 e ai volumi degli Atti dei va-<lb/>rii “Symposia Hellenistica” editi dal 1980 in poi, meritano al riguardo di essere ricordati:<lb/>Flashar-Gigon 1986; la fondamentale raccolta di testi debitamente commentati in Long-<lb/>Sedley 1987; più recentemente le seguenti monografie: Sharples 1996; Lévy 1997; Magris<lb/>2001 nonché soprattutto la corposa messa a punto a più mani in Algra-Barnes-Mansfeld-<lb/>Schofield 1999.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="5">5	Cfr. Sedley 1983, sp. pp. 9-10, nonché pp. 20-23 in merito al vocabolo <hi rend="it">skeptikos</hi>, sul-<lb/>le cui prime occorrenze e sul cui significato in diverse fonti cfr. anche: Janáček 1979;<lb/>Striker 1980, sp. p. 54, n. 1; Decleva Caizzi 1992a, sp. pp. 296-306, con ulteriore biblio-<lb/>grafia. Non andrebbe mai dimenticata, inoltre, la differenza molto netta che sussiste fra lo<lb/>scetticismo antico e quello moderno, post-cartesiano, e contemporaneo: su questo aspetto<lb/>cfr. almeno Burnyeat 1997a e Bett 1988; importanti indicazioni si trovano anche in Hiley</seg></p>
         <p rend="pb"><pb n="20" facs="Spinelli_20.jpg"/></p>
         <p><seg type="endnote" n="5">1987 e Barnes 1990a, mentre una tendenza (non condivisibile) ad annullare tale differenza<lb/>si ritrova in Fine 2000a e 2003.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="6">6	Cfr. il lungo elenco presente in Diogene Laerzio (=d’ora in poi DL) IX 71-73 (sulla te-<lb/>stimonianza diogeniana relativa allo scetticismo antico cfr. almeno i lavori di Decleva Caiz-<lb/>zi 1992b e Barnes 1992) e ancora alcuni passi di Cicerone (ad es.: <hi rend="it">Varro</hi> 43-45; <hi rend="it">Luc.</hi> 13-15<lb/>e 72-76; sulla variegata testimonianza ciceroniana negli <hi rend="it">Academica</hi> utilissime indicazioni<lb/>offrono non solo le pagine di Lévy 1992, ma anche i saggi raccolti in Inwood-Mansfeld<lb/>1997; meno condivisibile Thorsrud 2002 per i rapporti di Cicerone con il suo retroterra scet-<lb/>tico-accademico) e Plutarco (soprattutto: <hi rend="it">adv. Col.</hi> 1121f-1122a; per un primo orientamen-<lb/>to sulla sua testimonianza cfr., oltre a De Lacy 1953, almeno: Opsomer 1998; Warren 2002a;<lb/>Bonazzi 2003a, sp. cap. VI, pp. 219-232; Donini 2002; Ioppolo 2004a e Ferrari 2005), do-<lb/>ve pullulano precursori dello scetticismo accademico. Sulla questione cfr. inoltre Brittain-<lb/>Palmer 2001; qualche utile spunto già in Graeser 1978; Zeppi 1984; Calvo Martínez 1992.<lb/>Per un confronto fra l’atteggiamento di Cicerone e quello di Sesto cfr. anche Spinelli 2006;<lb/>un discorso a sé meriterebbe infine la figura di Senofane, su cui mi limito a rinviare alle ac-<lb/>curate considerazioni di Lapini 2003, sp. pp. 39-72; cfr. anche Ioli 2003a.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="7">7	Che la collocazione dossografica del pirronismo e la sua qualifica di <hi rend="it">hairesis</hi> o meno<lb/>rappresentassero ad esempio un problema già agli occhi delle fonti antiche lo mostrano be-<lb/>ne almeno due passi di Diogene Laerzio (I 20) e di Sesto Empirico nei suoi <hi rend="it">Lineamenti pir-<lb/>roniani</hi> (=d’ora in poi <hi rend="it">PH:</hi> I 16-17): sulla questione cfr. almeno Giannantoni 1981b, non-<lb/>ché ora Bonazzi 2003a, sp. cap. I, pp. 26-39 e Ioli 2003b.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="8">8	Per i testi riconducibili a questi due autori cfr. rispettivamente Decleva Caizzi 1981a<lb/>e Mette 1984, pp. 41-94.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="9">9	Fra i cui contributi ricordo qui soprattutto: Graeser 1978; Striker 1981; Decleva Caiz-<lb/>zi 1986; Ioppolo 1994a; Striker 2001.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="10">10	Per rispondere adeguatamente a tale quesito occorrerebbe accennare alla formazio-<lb/>ne filosofica di Pirrone, che - secondo uno dei suoi più recenti interpreti: cfr. Brunschwig<lb/>1999, sp. p. 242 - dovrebbe chiamare in causa, al di là del problematico richiamo a Briso-<lb/>ne (su cui cfr. Berti 1981, nonché ora Bett 2000b, pp. 165-169), quanto meno: Democrito<lb/>e la prima tradizione democritea (in particolare Anassarco, con possibili legami cinici: cfr.<lb/>soprattutto Decleva Caizzi 1984 e ora, sulla sua scia, Chiesara 2003, sp. pp. 4-14; utili in-<lb/>dicazioni anche in Bett 2000b, sp. pp. 152-165, nonché in Lévy 2001, sp. pp. 300-304 e<lb/>Warren 2002b; per l’influsso cinico si veda in particolare Brancacci 1981) e anche possi-<lb/>bili influssi orientali (oltre ai classici contributi di Piantelli 1978 e Flintoff 1980, cfr. anche<lb/>Garfield 1990 e ora soprattutto Bett 2000b, sp. pp. 169-178). Recentemente ancora Bett<lb/>(ivi, sp. pp. 132-140) ha ipotizzato - senza tuttavia poter citare a sostegno fonti esplicita-<lb/>mente sbilanciate in tale direzione - che la posizione di Pirrone abbia un qualche legame,<lb/>forse addirittura una certa dipendenza dalla raffigurazione della realtà sensibile fornita da<lb/>Platone in alcuni suoi dialoghi (soprattutto <hi rend="it">Repubblica</hi> e <hi rend="it">Teeteto).</hi></seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="11">11	Come è facile immaginare, esso ha dato luogo a letture diverse, spesso addirittura<lb/>contraddittorie del pensiero di Pirrone: per un primo orientamento cfr. Reale 1981; Görler<lb/>1994, sp. pp. 736-740, nonché ora Brunschwig 1999, p. 241, n. 36.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="12">12	Oltre a Decleva Caizzi 1981a (da integrare con: Decleva Caizzi 1981b e Decleva<lb/>Caizzi 1996a), cfr. Reale 1981; Long-Sedley 1987, sp. vol. 1, pp. 16-18; Hankinson 1995,<lb/>sp. pp. 59-64; Bett 2000b, sp. cap. 1; Bailey 2002, sp. cap. 2.2. La sfumatura dogmatica del<lb/>pensiero di Pirrone sembra emergere anche da altre testimonianze, di carattere più marca-<lb/>tamente etico: cfr., a puro titolo di esempio, un noto e discusso passo tratto dagli <hi rend="it">Indalmoi<lb/></hi>di Timone (=Pyrrho T. 62 Decleva Caizzi). Su questa importante testimonianza torna ora,<lb/>
         </seg></p>
         <p rend="pb"><pb n="21" facs="Spinelli_21.jpg"/></p>
         <p><seg type="endnote" n="12"><lb/>giungendo a conclusioni diverse e offrendo ulteriori indicazioni bibliografiche, Svavarsson 2002 <lb/> il quale presenta anche una nuova, interessante, tendenzialmente ‘soggettivistica’ ri-<lb/>lettura globale della posizione di Pirrone in Svavarsson 2004.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="13">13	Cfr. Aristocl. <hi rend="it">ap.</hi> Eus. <hi rend="it">praep. ev.</hi> XIV 18, 1-4 (=F. 4 Chiesara=Pyrrho T. 53 Decleva<lb/>Caizzi, da cui traggo la traduzione); sul passo cfr. ora Chiesara 2001, sp. pp. 20-21 e 86-<lb/>109, con discussione della bibliografia precedente.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="14">14	Cfr. Decleva Caizzi 1986, p. 177.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="15">15	In tal senso andrebbero ricordate soprattutto: a. l'interpretazione ‘fenomenalistica’<lb/>del pensiero di Pirrone, già avanzata da Zeller, anche in virtù di una proposta di correzio-<lb/>ne al sopracitato testo di Aristocle, e in tempi più recenti, dopo l’adesione di Stough 1969,<lb/>nuovamente difesa, ad es., da Stopper 1983; Brennan 1998 (cfr. ora anche Castagnoli 2002,<lb/>sp. pp. 443-448); b. quella ‘etico-pratica’, già propria di Brochard 19232 e oggi sostenuta<lb/>soprattutto da Ausland 1989 e Brunschwig 1999 (sp.: <hi rend="it">II. Pyrrho</hi>);<hi rend="it"> </hi>c. quella ‘pragmatica’,<lb/>che arriva ad avvicinare Pirrone a James, difesa da Sakezles 1993.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="16">16	In proposito cfr. soprattutto la testimonianza ciceroniana in <hi rend="it">de or.</hi> IlI 17, 62 (=Pyrrho<lb/>T. 69 M Decleva Caizzi).</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="17">17	Cfr. paradigmaticamente DL IX 61 (=Pyrrho T. 1 A Decleva Caizzi).</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="18">18	Cfr. soprattutto gli aneddoti trasmessi in DL IX 62-64 (=TT. 6 e 10 Decleva Caizzi;<lb/>la fonte è qui Antigono di Caristo =F. 3 e 2A Dorandi). Quello dell’accusa di <hi rend="it">apraxia</hi> e del-<lb/>le risposte elaborate da entrambi i versanti dello scetticismo antico è tema di grandissimo<lb/>interesse teorico, ancora oggi. Per un primo orientamento sul dibattito - oltre all’acuta ri-<lb/>costruzione di Striker 1980 e ai ‘classici’ contributi di M. Frede, M. Burnyeat, J. Barnes,<lb/>ora raccolti in Burnyeat-Frede 1997 - rinvio ad alcuni recenti lavori, che offrono anche più<lb/>o meno dettagliate analisi della bibliografia precedente: Annas 1998; Vogt 1998; Ioppolo<lb/>2000; Wlodarczyk 2000, sp. pp. 40-56; Fine 2000b; Bonazzi 2002; Ribeiro 2002; Laursen<lb/>2004; per un’analisi più approfondita dell’intera questione cfr. inoltre <hi rend="it">infra,</hi> cap. VI.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="19">19	Dietro questo tentativo di difesa della figura di Pirrone dalla “cattiva stampa” che lo<lb/>circondava (l’espressione è in Rescher 1980, p. 214, n. 1), vi è sicuramente Enesidemo,<lb/>esplicitamente citato ad es. in DL IX 62 (=T. 7 Decleva Caizzi). Più in generale sulla ricca<lb/>aneddotica relativa a Pirrone cfr. ora Bett 2000b, sp. cap. 2.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="20">20	Ancora una volta è Cicerone a fornirci in proposito un quadro chiaro e apparente-<lb/>mente inequivocabile: cfr. soprattutto Cic. <hi rend="it">Luc.</hi> 130 (=T. 69 A Decleva Caizzi).</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="21">21	Brunschwig 1999, p. 247, che sfrutta soprattutto le conclusioni già raggiunte in<lb/>Brunschwig 1994b.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="22">22	La tesi di un Arcesilao ‘proto-pirroniano’ sembra ora riproposta, seppur con la mas-<lb/>sima cautela, da Schofield 1999, sp. pp. 324-325.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="23">23	Cfr. frr. 31 e 32 Di Marco, nonché Decleva Caizzi 1986 e Di Marco 1989, sp. pp.<lb/>182-186.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="24">24	Cfr. SVF I 343 e 344; sulla questione cfr. anche Ioppolo 1980, sp. pp. 26-29.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="25">25	Cfr. rispettivamente per Numenio il fr. 25, 19-25 Des Places; per Sesto <hi rend="it">PH</hi> I 234,<lb/>nonché <hi rend="it">infra,</hi> § 11; per Agostino sp. <hi rend="it">contra Academicos</hi> III, XVII, 38 (su cui interessanti<lb/>indicazioni offrono fra gli altri Ferretti 1990 e ora le utili osservazioni introduttive di Ca-<lb/>tapano 2005). Sulla probabile derivazione di tale infondata lettura da Antioco di Ascalona<lb/>cfr. almeno Lévy 1978 e Glucker 1978, sp. pp. 296-306.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="26">26	A livello paradigmatico si potrebbe ricordare l’affermazione socratica riportata nel-<lb/>la <hi rend="it">Apologia</hi> (38a). Sulla presenza e sull’utilizzazione di Socrate nella tradizione scettica cfr.<lb/>almeno Shields 1994; Ioppolo 1995; Glucker 1997; Opsomer 1998, sp. cap. 3; Warren<lb/>2002a; Cooper 2004, sp. cap. 4.</seg></p>
         <p rend="pb"><pb n="22" facs="Spinelli_22.jpg"/></p><lb/>
           <p><seg type="endnote" n="27">27	Ai nomi ricordati in precedenza (cfr. <hi rend="it">supra,</hi> § 2 e n. 6), si aggiungano quelli di Anas-<lb/>sagora e Metrodoro di Chio. Un discorso a sé meriterebbe l’eventuale ruolo di precursore at-<lb/>tribuibile a Protagora (accostato anche, fra l’altro, a Pirrone: cfr. Pyrrho TT. 23-27 Decleva<lb/>Caizzi): in proposito mi limito a rinviare a Decleva Caizzi 1990; Rossetti 1990; utili spunti<lb/>anche in Harte-Lane 1999. Sull’uso di <hi rend="it">auctoritates</hi> del passato come segno di atteggiamen-<lb/>to positivo e non meramente dialettico cfr. più in generale Schofield 1999, p. 329, n. 16.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="28">28              Cfr. anche DL IV 28, su cui cfr. tuttavia Long 1986, sp. pp. 444-445.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="29">29	Le tesi di Couissin (cfr. Couissin 1929a e 1929b) sono ad esempio accolte, con sfu-<lb/>mature diverse, da Burnyeat 1997b; Striker 1980 e 1981; Bumyeat 1997c; Schofield 1999.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="30">30	Cfr. soprattutto Ioppolo 1986 (con le osservazioni di Annas 1988 e di Maconi 1988);<lb/>sulla sua scia si veda anche Hankinson 1995, sp. cap. V.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="31">31	In tal senso decisivo sembra l’influsso di Polemone, non a caso forse esplicitamente<lb/>ricordato nel brano ciceroniano menzionato in precedenza (<hi rend="it">de or.</hi> III 17, 67). Sul probabi-<lb/>le influsso di Platone, soprattutto attraverso il <hi rend="it">Teeteto,</hi> cfr. anche Ioppolo 1990; per ulteriori<lb/>indicazioni bibliografiche cfr. anche Görler 1994, sp. pp. 821-824.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="32">32	Sul probabile retroterra aristotelico di questi due ultimi vocaboli insiste giustamente<lb/>Alesse 2000, sp. p. 259.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="33">33	Sull'inutilità dell’assenso ai fini del compimento dell’azione insiste soprattutto un<lb/>passo di Plutarco (<hi rend="it">adv. Col.</hi> 1122a-d; cfr. anche, in Sesto, <hi rend="it">Adversus Mathematicos=M</hi> VII<lb/>158), correttamente ricondotto ad Arcesilao dalla Ioppolo: cfr. Ioppolo 1986, sp. pp. 134-<lb/>146 e ora Ioppolo 2000, in cui vengono esaminate e discusse anche posizioni diverse al ri-<lb/>guardo, come quelle di Lévy 1992 e 1993a; Opsomer 1998; Schofield 1999. Sulla teoria<lb/>dell’azione in Arcesilao torna ora Trabattoni 2005, che insiste in particolare sul suo ‘debi-<lb/>to’ nei confronti della posizione di Platone.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="34">34	Ancora una volta mi sembra utile rinviare all’equilibrata ricostruzione d’insieme of-<lb/>ferta in Ioppolo 1986, sp. cap. VIII. Per la raccolta delle testimonianze cfr. Mette 1985,<lb/>pp. 53-141.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="35">35	Cfr. ad es. Cic. <hi rend="it">Luc.</hi> 67; nella stessa direzione si veda anche la seconda delle posi-<lb/>zioni scettiche ricordate in <hi rend="it">Luc.</hi> 32, da accostare a un passo di Numenio (fr. 26, 105-111<lb/>Des Places).</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="36">36	Fra i possibili rinvii testuali mi sembra opportuno segnalare almeno alcuni passi di<lb/>Cicerone <hi rend="it">(Luc.</hi> 104 e 31) e Sesto Empirico (<hi rend="it">M</hi>VII 166-175).</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="37">37	Long-Sedley 1987, vol. 1, p. 459; cfr. anche Bett 1989, nonché Glucker 1995.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="38">38	Görler 2000, pp. 76-77, che discute anche altre interpretazioni; per un utile <hi rend="it">résumé<lb/></hi>in merito alle diverse letture del <hi rend="it">pithanon</hi> di Carneade cfr. anche Niiniluoto 2000, pp. 158-<lb/>164 e relative note.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="39">39	Per le testimonianze che lo riguardano cfr. ancora Mette 1985, pp. 142-148.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="40">40	Cfr. soprattutto Cic. <hi rend="it">Luc.</hi> 78; interessante appare anche la posizione espressa da Ca-<lb/>tulo in Cic. <hi rend="it">Luc.</hi> 148, su cui si è sviluppato di recente un dibattito fra Mansfeld 1997 e Lévy<lb/>1999. Più in generale sulle figure di alcuni accademici cosiddetti ‘minori’ (Lacide, Carma-<lb/>da e appunto Metrodoro) cfr. ora Lévy 2005.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="41">41	Per la raccolta delle testimonianze cfr. Mette 1986-1987, pp. 9-24, nonché ora Brit-<lb/>tain 2001, pp. 345-370 (=<hi rend="it">Appendix: Testimonia on Philo)</hi>; una prima ricostruzione globale<lb/>del suo pensiero si può trovare in Tarrant 1985.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="42">42	Cfr. Brittain 2001; la sua ricostruzione non è tuttavia esente da critiche, soprattutto<lb/>per quanto riguarda l’esistenza e la consistenza di quella che egli, non senza forzature te-<lb/>stuali e interpretative, individua come terza fase nello sviluppo del pensiero di Filone: al ri-<lb/>guardo cfr. almeno le recensioni critiche di Tarrant 2002 e Ioppolo 2003.</seg></p>
         <p rend="pb"><pb n="23" facs="Spinelli_23.jpg"/></p><lb/>
           <p><seg type="endnote" n="43">43	Per questa immagine cfr. Cic. <hi rend="it">Luc.</hi> 13-14. Più in generale sulla figura di Antioco, ol-<lb/>tre alla raccolta delle testimonianze in Mette 1986-1987, pp. 25-63 e all’accurato lavoro di<lb/>Glucker 1978, mi limito a rinviare all’equilibrata trattazione di Barnes 1989; utili spunti di<lb/>riflessione anche in Görler 1994, sp. pp. 938-980.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="44">44	Non solo non esistono certezze sulla collocazione cronologica di Enesidemo (co-<lb/>munque attivo nel I sec. a.C.), ma ancora manca, purtroppo, un’edizione delle testimo-<lb/>nianze che lo riguardano: cfr. in proposito Decleva Caizzi 1990-1992.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="45">45	Contro la tradizionale considerazione di Enesidemo come inizialmente membro del-<lb/>l'Accademia si è espressa Decleva Caizzi 1992c, le cui conclusioni sembrano ora rafforza-<lb/>te da Polito 2002; a favore della <hi rend="it">vulgata</hi> cfr. invece Mansfeld 1995.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="46">46	A Sesto Empirico dobbiamo la raffigurazione di Timone quale <hi rend="it">prophetes</hi> del verbo<lb/>pirroniano: cfr. <hi rend="it">Μ</hi> I 53; sulla questione sempre utili si rivelano le conclusioni di Decleva<lb/>Caizzi 1986; cfr. anche Hankinson 1995, sp. pp. 69-73.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="47">47	Si tratta di un passo importante e difficile da interpretare, su cui tuttavia non posso<lb/>qui soffermarmi; per un riassuntivo <hi rend="it">status quaestionis</hi> mi limito a rinviare ad Aronadio<lb/>1990, sp. pp. 222 e 229-233.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="48">48	DL IX 115; cfr. anche Glucker 1978, sp. pp. 351-354 e Giannantoni 1981b.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="49">49	Molti sono i testi e i lavori monografici che si potrebbero e dovrebbero in proposito<lb/>chiamare in causa: per un primo orientamento tematico e bibliografico cfr. ora Chiesara 2003 sp. pp. 102-104.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="50">50	Cfr. Gal. <hi rend="it">subf. emp.</hi> 84, 13; sulla ‘ferocia canina’ di Menodoto cfr. già Brochard<lb/>1923(2), p. 313; più in generale sulla testimonianza di Galeno relativa allo scetticismo cfr.<lb/>almeno DeLacy 1991; cfr. anche Hankinson 1991, nonché alcune utili osservazioni di Bar-<lb/>nes 1991.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="51">51	Essi possono essere ricostruiti - non completamente, invero - leggendo il breve con-<lb/>tributo di Pérez 2000, in più punti tuttavia lacunoso e non perspicuo; cfr. piuttosto Chiesa-<lb/>ra 2003, sp. pp. 112-153, la quale sembra dal canto suo dilatare la presenza di Enesidemo<lb/>all’interno degli scritti di Sesto Empirico, esagerando la portata della dipendenza di questo<lb/>rispetto a quello e seguendo in questo caso, per sua esplicita dichiarazione, le conclusioni<lb/>di Polito 2004.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="52">52	Si pensi in particolar modo ancora a Hegel, che attribuiva un peso fondamentale al-<lb/>la tropologia scettica non solo nel <hi rend="it">Rapporto dello scetticismo con la filosofia</hi> e nelle <hi rend="it">Le-<lb/>zioni sulla storia della filosofia,</hi> ma anche in altri testi, ora analizzati da Biscuso 2005, sp.<lb/>cap. IV.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="53">53	Essi erano forse originariamente solo nove? Così sembra attestare Aristocle, la cui<lb/>testimonianza e la cui attendibilità al riguardo viene ora nuovamente difesa da Chiesara<lb/>2002. Sulla tropologia scettica cfr. più in generale Chatzilysandros 1970; Striker 1983; so-<lb/>prattutto Annas-Barnes 1985, nonché <hi rend="it">infra,</hi> cap. II</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="54">54	Sulla polemica neo-pirroniana contro il concetto di causa cfr. <hi rend="it">infra,</hi> cap. IV.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="55">55	Essi, stando ancora a Sesto <hi rend="it">(PH</hi> I 178-179), sembrano essere ulteriormente riducibi-<lb/>li a due soli tropi, che rappresenterebbero “l’ultimo distillato del liquore scettico” (così<lb/>Hankinson 1995, p. 189).</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="56">56	Sulla struttura e sulle implicazioni logico-filosofiche della ‘rete scettica’ costituita<lb/>dai tropi di Agrippa cfr. in particolare Barnes 1990b; egli allarga l’analisi anche ai due tro-<lb/>pi ricordati nella nota precedente in Barnes 1990c. Sul valore filosoficamente ancora at-<lb/>tuale del ‘diallele’ cfr. infine Jacquette 1994.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="57">57	Per ragioni di spazio non mi occuperò qui di altre voci importanti, che pure si po-<lb/>trebbero inserire in modo non marginale nel dibattito. Penso soprattutto all’Anonimo<lb/>
         </seg></p>
         <p rend="pb"><pb n="24" facs="Spinelli_24.jpg"/></p>
           <p><seg type="endnote" n="57">commentatore al <hi rend="it">Teeteto</hi> di Platone, la cui posizione solleva problemi di non poco conto<lb/>in merito sia all’esatta collocazione cronologica - che gli studiosi fanno oscillare fra I<lb/>sec. a.C. e II sec. d.C. - sia alla valutazione della fase scettica della storia dell’Accade-<lb/>mia e alla differenza concettuale che essa sembra mostrare rispetto all’atteggiamento pir-<lb/>roniano. Per un primo orientamento al riguardo mi limito a rinviare al recente studio di<lb/>Bonazzi 2003b.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="58">58	Cfr. il fr. 25, 67-71 Des Places di Numenio.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="59">59	Cfr. DL IX 70 (=Pyrrho T. 41 Decleva Caizzi); si veda anche Barnes 1992, sp. pp.<lb/>4284-4289, nonché, per una diversa interpretazione della posizione di Teodosio, Ioppolo</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="60">60	pp. 64-65.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="61">61	Cfr. <hi rend="it">supra,</hi> § 9. Più in generale sulla figura e sulle linee di fondo della posizione fi-<lb/>losofica di Menodoto mi limito a rinviare alla pregevolissima ricostruzione di Frede 1990;<lb/>per un’interpretazione diversa del suo ‘empirismo medico’ e dei suoi rapporti con la tradi-<lb/>zione scettico-pirroniana cfr. Perilli 2004.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="62">62	Nel loro caso si può cautamente supporre che avessero come punto di riferimento,<lb/>pur con sfumature e argomentazioni diverse, Filone di Larissa: cfr. in proposito soprattut-<lb/>to Donini 1986, p. 224, n. 38. Per altri titoli e riferimenti relativi a tale dibattito rinvio a:<lb/>Dörrie-Baltes 1993, <hi rend="it">Baustein</hi> 84.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="63">63	Per questi aspetti della posizione plutarchea rinvio alle opportune considerazioni di<lb/>Bonazzi 2004 e 2005; cfr. anche alcune precisazioni offerte da Opsomer 2005.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="64">64	Per la ricostruzione sommaria del pensiero di Favorino, oltre al contributo di Bari-<lb/>gazzi 1966, indispensabili si rivelano alcuni lavori di Anna Maria Ioppolo, le cui conclu-<lb/>sioni ho cercato qui di riassumere: cfr. al riguardo soprattutto Ioppolo 2002, nonché Iop-<lb/>polo 1993 e 1994a; qualche utile indicazione anche in Holford-Strevens 1997 e ora in<lb/>Opsomer 1998, sp. cap. 5; Bonazzi 2003a, sp. cap. IV, pp. 158-170.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="65">65	L’uso di questo vocabolo sembra evocare chiaramente terminologia condivisa anche<lb/>dalla tradizione pirroniana: cfr. ad es. per Enesidemo la testimonianza di Fozio (<hi rend="it">bibl.</hi> Cod.<lb/>212, 170al2-13 e 22-24); ancora DL IX 106; infine, nel <hi rend="it">corpus</hi> sestano, <hi rend="it">PH </hi>I 198, nonché<lb/><hi rend="it">PH</hi> I 28; <hi rend="it">M</hi> VIII 298 e XI 111.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="66">66	Su questo aspetto dello scontro che sembra coinvolgere quanto meno, nell’ordine,<lb/>Plutarco-Epitteto-Favorino-Galeno utili indicazioni offrono Opsomer 1998, sp. pp. 213-<lb/>240 e ora Ioppolo 2002, sp. pp. 56-59.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="67">67	Cfr. ancora ivi, rispettivamente pp. 49 e 51, nonché Opsomer 1998, p. 61.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="68">68	II rinvio più pertinente e paradigmatico al riguardo è la lunga sezione dei <hi rend="it">Lineamen-<lb/>ti pirroniani,</hi> che Sesto dedica all’analisi e alla spiegazione dettagliata delle <hi rend="it">phonai</hi> scetti-<lb/>che: cfr. <hi rend="it">PH </hi>I 187-209, nonché Spinelli 1991 e soprattutto <hi rend="it">infra</hi>,<hi rend="it"> </hi>cap. V.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="69">69	Attenzione particolare meriterebbero anche il più volte citato Numenio (cfr. soprat-<lb/>tutto i frr. 24-28 Des Places), così come il relativamente ignoto Alessandro di Damasco (sul<lb/>cui ruolo cfr. Donini 1981).</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="70">70	Al di là della probabile professione medica, non si hanno notizie certe in merito al-<lb/>la sua provenienza e alla sua esatta collocazione cronologica (<hi rend="it">floruit:</hi> 180-220 d.C.?): sul-<lb/>la questione si veda almeno House 1980. Sulla trasmissione e sulla fortuna dei suoi scritti<lb/>cfr. ora Floridi 2002.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="71">71	Per queste due accuse mi limito qui a ricordare, rispettivamente, <hi rend="it">PH</hi>I 1-4 da una par-<lb/>te e <hi rend="it">PH</hi> II 84; III 1; <hi rend="it">Μ</hi> IX 1-4; <hi rend="it">Μ</hi> V 49 dall’altra, anche se i rinvìi al riguardo potrebbero<lb/>moltiplicarsi.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="72">72	Su questo tema cfr. anche Viano 1981, p. 567; per alcune interessanti osservazioni di<lb/>dettaglio sulla chiusa di <hi rend="it">PH</hi> I cfr., oltre a Janáček 1977, Flückiger 1990, sp. pp. 102-113.</seg></p>
         <p rend="pb"><pb n="25" facs="Spinelli_25.jpg"/></p>
           <p><seg type="endnote" n="72">Ioppolo 1994a, p. 92; cfr. anche Holford-Strevens 1997, pp. 216-217 e, sempre sul-<lb/>l’identità dei <hi rend="it">tines,</hi> Cortassa 1990, p. 2713, n. 45.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="73">73	Sul termine <hi rend="it">aporetikos</hi> cfr. Decleva Caizzi 1992a, sp. pp. 307-313, che discute e cri-<lb/>tica anche alcune conclusioni avanzate da Woodruff 1988.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="74">74	Sui motivi paleografici, stilistici e concettuali che sottostanno alla mia proposta di<lb/>correzione - in <hi rend="it">PH</hi> I 222 - del tradito †<hi rend="it">katapermedoton</hi>† in<hi rend="it"> kathaper &lt;hoi peri&gt;<lb/>Men&lt;o&gt;doton</hi> mi limito a rinviare a Spinelli 2000a; per alcune considerazioni ulteriori sul<lb/>passo in questione cfr. anche Lévy 2001, sp. pp. 309ss.; Brunschwig 2003; Ioli 2003b, sp.<lb/>pp. 416-417, n. 59; Bonazzi 2003c, sp. pp. 183-185; Dillon 2004 e soprattutto Dye 2004,<lb/>che contrasta inoltre la “tendenza all’ipercritcismo” evidente in Perilli 2004, sp. pp. 105ss.,<lb/>ribadita (seppure in modo più sfumato) in Perilli 2005. Più in generale sul tema <hi rend="it">Plato scep-<lb/>ticus</hi> esistono analisi di pregevole fattura, fra cui segnalo Annas 1994; Lévy 1990 e 1993b;<lb/>Bonazzi 2003a, sp. pp. 148-158 e 2003c; Ioppolo 2004b.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="75">75	Per una spiegazione diversa cfr. Ioppolo 1992, p. 173.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="76">76	Essa riceve molto più spazio nella sezione dossografica sul criterio nel primo libro<lb/>del <hi rend="it">Contro i logici:</hi> cfr. in part. <hi rend="it">M</hi> VII 159-189, la cui prospettiva di analisi, e - almeno in<lb/>parte - le cui fonti paiono comunque diverse rispetto a <hi rend="it">PH</hi> I.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="77">77	Ioppolo 1992, p. 175.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="78">78	Essi sfrutterebbero in tal caso, dialetticamente, precedenti classificazioni, forse cri-<lb/>sippee secondo Lévy 1997, p. 199; cfr. anche <hi rend="it">supra,</hi> § 6, nonché Allen 1994.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="79">79	Cfr. anche <hi rend="it">supra,</hi> § 7 e per il duplice tipo di assenso soprattutto Frede 1987b, non-<lb/>ché Bett 1990. Per la mancata obiettività storiografica sestana in questi paragrafi cfr. infi-<lb/>ne soprattutto Ioppolo 1992; si vedano anche Lévy 1997, pp. 200-201 e Palmer 2000, sp.<lb/>p. 363.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="80">80	Quest’ultima precisazione sembra inserita da Sesto come una sorta di personale no-<lb/>ta a pié di pagina. Se da una parte essa conferma forse che la dottrina dell' <hi rend="it">epoche</hi> non ha<lb/>unicamente origine e carattere dialettici, dall’altra indubbiamente “assolutizza quello che<lb/>per Arcesilao è un momento obbligato del processo di ricerca, ma non è il fine” (Ioppolo<lb/>1986, p. 160). Né si può escludere che essa serva a lasciar trasparire la differente imposta-<lb/>zione dello scetticismo accademico rispetto a quello di matrice pirroniana, da intendere co-<lb/>me “una ricetta di felicità, e non una mera igiene dell’intelligenza filosofica” (Brunschwig<lb/>1997b, p. 578; cfr. anche Long-Sedley 1987, vol. 1, p. 447).</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="81">81	Si noti tuttavia come tale affermazione avesse originariamente una funzione esclusi-<lb/>vamente dialettica, anti-stoica: cfr. perciò Ioppolo 1986, p. 59.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="82">82	Viene comunque omesso qualsiasi accenno alla sua dottrina dello <hi rend="it">eulogon,</hi> su cui cfr.<lb/><hi rend="it">M</hi> VII 158; cfr. anche Hankinson 1995, pp. 86-91.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="83">83	Più esattamente: <hi rend="it">hos pros ten physin,</hi> dove per <hi rend="it">physis</hi> Sesto intende “la vera essen-<lb/>za delle cose”, forse deliberatamente ignorando che anche Arcesilao aveva dato di questo<lb/>concetto un’interpretazione molto vicina alla a-doxastica <hi rend="it">hyphegesis physeos</hi> accolta da<lb/>Sesto in <hi rend="it">PH</hi> I 23-24: cfr. al riguardo la sopracitata testimonianza di Plutarco in <hi rend="it">adv. Col.</hi> 1122c-d.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="84">84	Hankinson 1995, p. 85.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="85">85	<hi rend="it">PH</hi> I 234: “se poi si deve credere a ciò che si dice sul suo conto...”. Essa è priva di<lb/>ogni traccia di credulità da parte di Sesto, il quale pare volersi limitare alla registrazione di<lb/>semplici ‘dicerie’: cfr. Ioppolo 1992, p. 182.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="86">86	               Segno indiretto di una presa di distanza? Sulla possibile identità medioplatonica di<lb/>questi “altri” cfr. Dörrie 1987, p. 430.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="87">87    	Ioppolo 1992, p. 184; cfr. anche Hankinson 1995, p. 75.</seg></p>
         <p rend="pb"><pb n="26" facs="Spinelli_26.jpg"/></p>
           <p><seg type="endnote" n="88">88	Cfr. al riguardo già Robin 1944, p. 131.</seg></p>
         <p><seg type="endnote" n="89">89  	Sulle relazioni fra scetticismo e neoplatonismo, oltre al contributo di Wallis 1987, ri-<lb/>mando ora alla trattazione, ricca anche di ulteriori rinvìi bibliografici, di Bonazzi 2003a, sp.<lb/>cap. I, pp. 13-55.</seg></p>
         <p rend="start">Colgo l’occasione per ringraziare Francesca Alesse, Mauro Bonazzi, Anna Maria Iop-<lb/>polo e Alessandro Linguiti, che, dopo aver letto una prima versione di questo contributo,<lb/>mi hanno fornito utili indicazioni e suggerimenti.</p>
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