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Il testo del Tractatus de intellectus emendatione su
cui si basano gli indici che
seguono – index locorum e indice
di frequenza dei lemmi – è quello dell’edi-
zione degli Opera
di Spinoza apparsa nel 1925 a cura di Carl Gebhardt1.
Come è
noto, il Tractatus, la cui data di stesura è da collocare tra la
fine degli
anni ’50 e gli inizi degli anni ’60 del Seicento, fu pubblicato per la
prima volta
negli Opera posthuma2.
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Per la lemmatizzazione degli indici, ci si è valsi dell’
Oxford Latin Dictionary,
quale dizionario di riferimento, e degli altri
dizionari latini utilizzati, presso il
Lessico Intellettuale Europeo, nel lavoro
redazionale del Lessico filosofico dei secoli
XVII e
XVIII3. Le varianti grafiche
presenti nel testo spinoziano sono ovvia-
mente documentate nell’Index locorum dalle forme4. Nei casi di
omografia, nel-
l’Index locorum viene indicata la categoria
grammaticale dei lemmi sempre quan-
do gli omografi sono attestati nell’indice (es.:
«labor» sostantivo e verbo) e, in
generale, ogniqualvolta essa non risulta evidente
dalle forme (es.: dalla forma
«conceptum» nell’Index non si
evince se il rispettivo lemma «conceptus» sia
sostantivo o aggettivo). Qualora
l’indicazione grammaticale non fosse sufficien-
te a distinguere il lemma da un suo
omografo (perché entrambi verbi, entrambi
sostantivi etc.), il lemma è
contraddistinto dal numero d’ordine in cui esso è
registrato nell’Oxford Latin Dictionary (es.: dico 1 = dicare e
dico 2 = dicere). Si è
evitato di ricorrere al
tradizionale numero di coniugazione del verbo e di decli-
nazione del sostantivo
perché a volte non sufficiente a sciogliere l’omografia.
Come si è detto, nello spoglio integrale del TIE si è utilizzato
il testo messo
a punto da Carl Gebhardt, non essendo ancora disponibile una nuova
edizione
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critica dell’opera. Si vuole così offrire, anche a chi di
una nuova edizione del
TIE si sta occupando, uno strumento
che potrà contribuire a tale lavoro, per-
mettendo confronti e rispondendo, anche
con dati statistici, ai numerosi proble-
mi filologici che questo testo presenta in
maniera particolare. D’altra parte,
durante l’elaborazione di un indice informatico
lemmatizzato si sollevano, a
loro volta, alcune questioni che comportano delle
scelte in sede lessicografica:
ad esempio, se all’interno dell’Index locorum non si debbano distinguere – in un
elenco a parte – i termini
relativi alle note, o invece, come poi si è fatto, non si
debba considerare il testo
come un tutt’uno, indicando, nel riferimento pagi-
na/riga, quando il lemma è
attestato in nota5. Una tale distinzione, in lavori di
questo tipo – che sono strumento
di analisi e di approfondimento di un testo
–, creerebbe difficoltà di
consultazione, introducendo altresì elementi che
nascono da considerazioni esterne
al testo e fornendo dati statistici parziali. Del
resto, in assenza di elementi
certi circa la storia redazionale del Tractatus e
gli
interventi che, come è stato recentemente ipotizzato, sono stati operati
sul
manoscritto originale da Lodewijk Meyer e da Jan Rieuwertsz, anche in
riferi-
mento alla coeva traduzione neerlandese del testo eseguita da Jan
Hendriksz
Glazemaker – il cui confronto terminologico a tappeto con il testo latino
forni-
rebbe senz’altro ulteriori elementi per la ricostruzione della storia
redazionale
dell’opera –, è sembrato più opportuno applicare a quella che per il
momento
è considerata l’edizione di riferimento, le procedure informatiche adottate
per
corpora ritenuti definitivi dagli stessi autori. Il
riferimento è, in particolare, alle
lezioni differenti proposte da Gebhardt rispetto
agli Opera posthuma che non tro-
vano una esauriente
giustificazione sia in relazione alla terminologia di Spinoza,
sia nell’economia
stessa del lessico del TIE. La forma «persequendo» (Opera, II,
6, 7), ad esempio, è stata riportata normalmente
sotto il lemma «persequor»
senza tener conto del fatto che negli
OP è in realtà «prosequendo» e che Geb-
hardt accoglie in questo caso una
proposta di Jan Hendrik Leopold che risulta
superflua6. Lo stesso
discorso vale per «quominus» (Opera, II, 6, 21 e 8, 20)
che è
«quo minus» negli OP o per «possem»(Opera,
II, 6, 31 e 17, 27) anziché
«possim» e per il pronome «hac» presente nella ‘nota a’
del testo (Opera, II, 6,
33) che è «haec» negli OP.
Utilizzando l’Oxford Latin Dictionary – che si basa su spogli di
autori clas-
sici – per la definizione della nomenclatura dell’Index locorum, si è tenuto con-
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to dei criteri lessicografici
adottati per la redazione del Lessico filosofico7. Da
rilevare tra l’altro che l’operazione, per così dire, di
‘normalizzazione’ eseguita
in fase di lemmatizzazione permette anzi di
visualizzare ictu oculi le peculiarità
terminologiche del
lessico spinoziano.
In generale inoltre, si constata la presenza di varianti grafiche abbastanza
diffuse
nel latino del XVII secolo dovute alla sostituzione della ‘j’ alla ‘i’ del
latino
classico in termini quali, ad esempio, «adjectivari» (verbo che per altro
non
compare nell’Ethica ed è presente una sola volta nel TIE), «circumjacens»,
«conjicio» «conjectura», «jungo» e
«conjungo», «jusjurandum», «objectivus»,
«objectum», «praejudicium» e «subjectum».
Altre varianti sono la forma «le-
thalis» rispetto alla grafia classica «letalis» e
l’uso della forma arcaizzante «ad-
fero» al posto di «affero». Da notare che mentre
nel TIE le due occorrenze del
verbo «affero» sono
attestate con la variante «adfero» (Opera, II, 34, 32 e
9,
24), nell’Ethica si registra l’uso di entrambe le forme
(Opera, II, 253, 6; 250,
12; 275, 10). Una totale
uniformità tra il TIE e l’Ethica si
osserva ad esempio
nei verbi «conjicio», «objicio» e «rejicio», nella grafia di
«existo» ed «existen-
tia», nella riduzione del dittongo ‘ae’ ad ‘e’ nel termine
«pretium».
Il TIE presenta 11.070 occorrenze di parole con 2.726 forme
riconducibili
a 1.184 lemmi, oltre a una parola greca (l’articolo determinativo
τό: Opera, II,
15, 24). I dati si riferiscono all’intero
testo, comprese le note; non si è tenuto
conto delle parole neerlandesi e latine
introdotte da Gebhardt tra parentesi
uncinate, che ovviamente non sono registrate
neanche negli indici8.
Registrando 442 lemmi con una sola occorrenza, 175 lemmi con 2 occor-
renze, 96
lemmi con 3 e 246 con meno di 10 occorrenze, il TIE
documenta
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una notevole ricchezza lessicale (importante da rilevare
accanto alla più volte,
e già nell’Admonitio ad lectorem,
sottolineata rozzezza dello stile9, e a una
certa
oscillazione terminologica), che appare ancora più significativa quando si
con-
frontano i dati lessicali generali con quelli riscontrabili nello spoglio
informati-
co dell’Ethica che, con un numero complessivo di
66.916 occorrenze (sei volte
il testo del TIE), presenta
2.309 lemmi, quindi appena il doppio di quelli regi-
strati nel
Tractatus10.
Dal confronto con lo spoglio dell’Ethica, risulta che 278 lemmi
(parole
piene e parole vuote) sono attestati solo nel TIE. Di
alcuni di particolare inte-
resse ai fini dell’individuazione della fisionomia
terminologica dell’opera, si dà
di seguito l’elenco:
| abstraho | detego | inquisitio |
| absurditas | elementum | instrumentum |
| acquisitio | ellipsis | intellectivus |
| adaequo | emendatio | intellegibilis |
| affirmative | emolumentum | intuitive |
| affirmativus | empiricus | investigatio |
| argumentatio | enunciatio | irrefragabilis |
| assensus | essentialiter | mechanica |
| assertio | exacte | medeor |
| augmentum | experimentum | mensura |
| automa | expurgo | mobilis |
| capacitas | extremitas | moralis |
| chimaera | fallacia | mutabilis |
| cognitus | fictio | naturaliter |
| cohaerentia | fictus | necessum |
| cohaereo | formalitas | negative |
| communicabilis | globus | negativus |
| conclusio | gradatim | notum |
| conditio | ignotum | obliquus |
| consecutio | ignotus | omniscius |
| deceptio | imperfecte | operatio |
| deceptor | impossibilitas | paradoxa |
| delibero | incorporeus | pervenio |
| describo | increatus | phaenomenum |
| destructio | independens | philosophia |
| physicus | quadratum | specialis |
| poenitentia | quotiens | spectrum |
| praecipitantia | ratiocinatio | speculum |
| praecognitus | reflexivus | spiritualis |
| praedicatum | reminiscentia | substantivum |
| praemeditatus | repraesentamen | subtilis |
| praevideo | respective | totum |
| progressus | scepticus | triangulum |
| proportionalitas | semicirculus | universaliter |
| propositum | sensatio | verbalis |
| purus | silva |
Abbastanza significativa è la presenza di una terminologia di ascendenza
baconiana
(da segnalare, ad esempio, il sintagma augmentum scientiarum11,
accan-
to ai termini emendo,
emendatio, experimentum,
expurgo, inquisitio,
institutum, instrumen-
tum etc.) che accompagna per
così dire il leitmotiv della «emendatio intellec-
tus»: terminologia baconiana e
cartesiana che si snoda intorno al nucleo tema-
tico della
methodus (termine che ricorre trentatré volte nel TIE,
rispetto a due
sole occorrenze nell’Ethica). In tal senso è
da ricordare che nella lettera di
Henry Oldenburg dell’agosto 1661, riferendosi tra
l’altro a una serie di que-
stioni sollevate in un precedente incontro, si parla
specificamente di «Princi-
piis Philosophiae Cartesianae & Baconiane».
Rispondendo alla lettera, Spinoza
usa toni ed accenna a temi propri del TIE12.
Per una comprensione adeguata del concetto chiave dell’«emendatio
intellectus»
occorre innanzitutto un’analisi ravvicinata del campo semantico
del termine
«emendatio». In generale, nella lingua latina si distinguono tre
accezioni del
termine: grammatico-retorica, etico-pedagogica e giuridica. Si
vedano in generale le
numerose fonti citate nel Thesaurus linguae Latinae, tra
cui
figurano accezioni che legano il termine «emendatio» a una tradizione
etico-
logica: «ingenia puerorum nimia emendationis severitate
deficere»
(Quintilianus, Institutio oratoria, 2, 4, 13) –
fonte già citata nel lessico di Cale-
pino –; «nisi pravae mentis errorem revertendo
ad veram fidem consilii
emendatione correxerint» (Codex
Theodosianus, 16, 6, 4)13.
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Il termine «emendatio»
nel TIE ricorre due volte, di cui una volta nel
titolo, in
un’accezione gnoseologica:
Loquor de vera dubitatione in mente, et non de ea, quam passim videmus
contingere,
ubi scilicet verbis, quamvis animus non dubitet, dicit quis se dubi-
tare: non est
enim Methodi hoc emendare; sed potius pertinet ad inquisitio-
nem pertinaciae, et
ejus emendationem (Opera, II, 29).
Nei testi filosofici del
Sei-Settecento della banca dati del LIE risultano
per lo più le accezioni etica,
giuridica e politica del termine14, mentre il
sin-
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tagma emendatio intellectus è attestato in Genovesi: «Emendatio
intellectus,
capacitatis, et rationis augumentum necessaria sunt ad qualemcumque
presen-
tis vitae beatitudinem, [...]»15.
Strettamente legati ad «emendatio» sono nel TIE i termini
«emendo» –
con quattro occorrenze rispetto a una sola nell’Ethica –, «medeor» (con una
occorrenza) ed «expurgo» (una occorrenza). Termini
che ricorrono in espres-
sioni semanticamente affini: «medendi intellectus»,
«expurgandi intellec-
tus»16, «ad emendandum [...]
intellectum», «non est enim Methodi hoc
emendari [...]»17. Da notare che si tratta di espressioni significative della
ter-
minologia baconiana18, nonché cartesiana19.
— 29—
Non è un caso che nel TIE ritorna una terminologia
logico-gnoseologica
incentrata su «intellectus» e derivati, tra cui «intellectivus»
(una occorrenza) e
«intelligibilis» (sei occorrenze) non ricorrono nell’Ethica, mentre il termine
«intellectio» risulta, con sei
occorrenze rispetto a due nell’Ethica, con una fre-
quenza
relativa nettamente più elevata.
Si dà di seguito l’elenco, con il numero delle occorrenze, dei termini latini medievali
e
recenziori presenti nel TIE, non attestati nei seguenti
dizionari : Oxford Latin Dictionary, cit.;
The-
saurus linguae Latinae, cit.; Lexicon totius
Latinitatis, cit.; A. Blaise,
Dictionnaire latin-français, cit. (con
l’asterisco si indicano i termini
presenti anche nell’Ethica): *abstracte 7; *actualitas 3;
*adae-
quate 1; adiectivo 1; auriacus 1; automa 2; *duratio 9; formalitas 2;
*ideatum 1; *ideatus 2;
*inadaequatus 1; independens 1; innumero 1; intuitive 1;
*obiective 7; *obiectivus 13; *op-
pugnantia 1; *realis 12; reflexivus 5;
repraesentamen 2; respective 1.
Le abbreviazioni delle opere citate nelle note precedenti sono da intendersi:
AS = De dignitate et augmentis scientiarum
libri IX [1623], in The Works of Francis Bacon.
Collected
and edited by J. Spedding, R. L. Ellis, D. D. Heath, vol. I, London 1858;
rist. anast.:
Stuttgart-Bad Cannstatt 1963, pp. 423-837.
EnE = Enchiridion etbicum, praecipua moralis philosophiae rudimenta complectens [1667-69], in H. More, Opera omnia [...], t. II, Londini 1679; rist. anast.: Hildesheim 1966, pp. [10] 1-96.
EnM = Enchiridion metaphysicum. Sive, de rebus
incorporeis [1671], in H. More, Opera
omnia [...], t. II,
cit.; rist. anast. cit., pp. 131-334.
JB = H. de Groot, De jure
belli ac pacis libri tres, cum annotatis auctoris [1625], tt. I-IV,
Lausannae
1758-59.
JN = S. Pufendorf, De
jure naturae et gentium, libri octo [1672], tt. I-II, Francofurti et
Lipsiae
1759; rist. anast.: Frankfurt a. M. 1967.
Med = Meditationes de prima philosophia in qua
Dei existentia et animae immortalitas demonstratur. [...]
Objectiones doctorum
aliquot virorum in praecedentes meditationes cum responsionibus authoris
[1641],
in Œuvres de Descartes, publiées par Ch. Adam
et P. Tannery. Nouvelle présentation, en
co-édition avec le Centre National de la
Recherche Scientifique, vol. VII, Paris 1964,
pp. 1-447.>
ND = Principiorum primorum cognitionis
metaphysicae nova dilucidatio [1755], in I. Kant, Gesammelte
Schriften. Hrsg. von der Königlich Preussischen
Akademie der Wissenschaften, I. Abt.,
Bd. I., Berlin 1910, pp. 385-416.
NO = Novum Organum, sive indicia vera de
interpretatione naturae [1620], in The Works of Francis
Bacon,
vol. I, cit.; rist. anast. cit., pp. 121-365.
PP = Pansophiae praeludium (Prodromus
pansophiae) [1639], in J. A. Komenskỳ,
Opera didactica omnia
[...], vol. I, Amsterdami 1657; rist. anast.: Pragae
1957, coll. 403-454.
PPh = Principia philosophiae [1644], in Œuvres de Descartes, cit., vol. VIII-1, Paris 1964.
Ver = E. Herbert, Lord of Cherbury, De veritate, prout distinguitur a revelatione, a verisimili,
a
possibili, & a falso [1624], Londini 1645; rist. anast.: Stuttgart-Bad
Cannstatt 1966,
pp. [6] 1-250.
Si ringraziano il dottor Marco Veneziani per la gentile collaborazione e la dottoressa
Ada
Russo che ha seguito alcune fasi dell’elaborazione informatica dei dati.
Cfr. M. Gueret - A. Robinet - P. Tombeur, Spinoza Ethica. Concordance, Index, Liste de
fréquences, Tables
comparatives, Louvain-la-Neuve 1977, p. XIX.