IL «TRACTATUS DE INTELLECTUS EMENDATIONE» DI SPINOZA. INDEX LOCORUM Eugenio Canone Giuseppina Totaro ILIESI-CNR

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IL «TRACTATUS DE INTELLECTUS EMENDATIONE» DI SPINOZA. INDEX LOCORUM Eugenio Canone Giuseppina Totaro Lexicon philosophicum, Quaderni di terminologia filosofica e storia delle idee Leo S. Olschki Editore A. Lamarra, L. Procesi Roma vol. V-1991, VIII-184 pp., (Collana Lessico Intellettuale Europeo, LVI) 1991
Eugenio Canone Giuseppina Totaro IL «TRACTATUS DE INTELLECTUS EMENDATIONE» DI SPINOZA. INDEX LOCORUM

Il testo del Tractatus de intellectus emendatione su cui si basano gli indici cheseguono – index locorum e indice di frequenza dei lemmi – è quello dell’edi-zione degli Opera di Spinoza apparsa nel 1925 a cura di Carl GebhardtTractatus de intellects emendatione, et de via, qua optime in veram rerum cognitionem dirigitur, inSpinoza Opera. Im Auftrag der Heidelberger Akademie der Wissenschaften hrsg. von C. Geb-hardt, Heidelberg 1925; rist. anast.: vol. II, Heidelberg 1972, pp. 5-40 (si veda anche la Textge-staltung di Gebhardt alle pp. 319-340). Di seguito questa edizione verrà citata come Opera. .Come è noto, il Tractatus, la cui data di stesura è da collocare tra la fine deglianni ’50 e gli inizi degli anni ’60 del Seicento, fu pubblicato per la prima voltanegli Opera posthumaCfr. B.d.S., Opera posthuma, quorum series post praefationem exhibetur [Amsterdam] 1677,pp. 355-392. D’ora innanzi si citeranno il Tractatus e l’edizione degli Opera posthuma rispettiva-mente con le sigle TIE e OP; per lo scioglimento delle altre sigle utilizzate nelle note, si riman-da alla nota conclusiva. Edizioni successive del TIE in: Benedicti de Spinoza Opera quae super-sunt omnia. Iterum edenda curavit, praefationes, vitam auctoris, nec non notitias, quae ad histo-riam scriptorum pertinent addidit Henr. Ebrh. Gottlob Paulus, vol. II, Jenae 1803, pp. 411-456;Renati des Cartes et Benedicti de Spinoza Praecipua opera philosophica recognovit notitias historico-philosophicas adjecit Carolus Riedel, vol. I, Lipsiae 1843, pp. 67-110; Benedicti de Spinoza Operaquae supersunt omnia. Ex editionibus principibus denuo edidit et praefatus est Carolus HermannusBruder, vol. II, Lipsiae 1844, pp. 1-42; Benedicti de Spinoza Opera quotquot reperta sunt. Reco-gnoverunt J. van Vloten et J. P. N. Land, vol. I, Hagae Comitum 1882, pp. 1-36. Sul TIE sivedano tra l’altro: C. Gebhardt, Spinoza’s Abhandlung über die Verbesserung des Verstandes, Heidel-berg 1905; Spinoza’s Tractatus de Intellectus Emendatione. A Commentary with a preliminary Note byE. Joachim and a Preface by W£. D. Ross, Oxford 1940; P. Di Vona, II concetto di filosofia nel «Trac-tatus de intellectus emendatione» di Spinoza, in «Rivista Critica di Storia della Filosofia», 15 (1960),pp. 376-403; B. De Spinoza, Traité de la Réforme de l’Entendement. Texte, traduction et notes parA. Koyré, Paris 19643; M. A. Diliberto Reale, Sul ‘De intellectus emendatione’ di B. Spinoza, Torino1968; M. A. Bertman, Rational Pursuit in Spinoza’s ‘Tractatus de Intellectus Emendatione’, in «NewScholasticism», 44 (1970), pp. 236-48; P. D. Eisenberg, How to Understand ‘De Intellectus Emenda-tione’, in «Journal of the History of Philosophy», 9 (1971), pp. 171-91; J. L. Marion, Le fondementde la «cogitatio» selon le «De intellectus emendatione». Essai d’une lecture des §§ 104-105, in «Les ÉtudesPhilosophiques», 27 (1972), pp. 357-68; H. de Dijn, The Significance of Spinoza’s Treatise on theImprovement of the Understanding (Tractatus de Intellectus Emendatione), in «Algemein Nederlands Tijd-schrift voor Wijsbegeerte», 66 (1974), pp. 1-16; G. Dufour-Kowalska, Un itinéraire fictif. Letraité de la réforme de l’entendement et de la meilleure voie à suivre pour parvenir à la vraie connaissance des choses,in «Studia Philosophica», 35 (1975), pp. 58-80; R. Violette, Méthode inventive et méthode inventéedans l’introduction au «De intellectus emendatione» de Spinoza, in «Revue Philosophique de la France etde l’Étranger», 102 (1977), pp. 303-22. Si veda inoltre l’intero primo fascicolo della «Revue desSciences Philosophiques et Théologiques» del 1987, dedicato a «Les premiers écrits de Spino-za»; cfr. in particolare, i contributi di: P.-F. Moreau, Les premiers écrits de Spinoza: problèmes etressources (pp. 3-8); F. Mignini, Données et problèmes de la chronologie spinozienne entre 1656 et 1665(pp. 9-21) ; F. Akkerman, La latinité de Spinoza et l’authenticité du texte du «Tractatus de intellectus emen-datione» (pp. 23-29); W. Klever, Remarques sur le ‘Tractatus de intellectus emendatione’ (Experientiavaga, paradoxa, ideae fictae) (pp. 101-112). Dedicata ai primi scritti di Spinoza è anche la primaparte del volume IV (1988) di «Studia Spinozana»..

Per la lemmatizzazione degli indici, ci si è valsi dell’ Oxford Latin Dictionary,quale dizionario di riferimento, e degli altri dizionari latini utilizzati, presso ilLessico Intellettuale Europeo, nel lavoro redazionale del Lessico filosofico dei secoliXVII e XVIIIOxford Latin Dictionary. Edited by P. G. W. Glare, Oxford 1982; Lexicon totius Latinitatisab Aegidio Forcellini lucubratum [...], a cura di F. Corradini e G. Perin, voll. I-IV, Patavii 1940;Thesaurus linguae Latinae. Editus auctoritate et Consilio Academiarum quinque Germanicarum [...],voll. I-X, Lipsiae 1900-1987; Revised medieval Latin Word-List. Prepared by R. E. Latham, London1965; Glossarium mediae et infimae Latinitatis. Conditum a Carolo Du Fresne Domino Du Cange [...]. Editionova, tt. I-X, Niort 1883-1887 [rist. anast.: Graz 1954]; A. Blaise, Dictionnaire latin-français desauteurs chrétiens, Turnhout 1954. Per i criteri redazionali del Lessico filosofico dei secoli XVII e XVIII,si veda l’introduzione di Marta Fattori all’opera (Fascicolo I: a-aevum, in corso di stampa).. Le varianti grafiche presenti nel testo spinoziano sono ovvia-mente documentate nell’Index locorum dalle formeNon si è considerata come variante grafica la resa tipografica della congiunzione ‘et’con ‘&’, anche per non introdurre un’artificiosa distinzione con la stessa congiunzione che dopoil punto fermo appare ‘Et’ (lo stesso si è fatto per ‘&c./etc.’). Si avverte qui che le forme, comeè generalmente d’uso negli indici informatici, si presentano sempre con l’iniziale minuscola,tranne ovviamente i nomi propri, nonché l’abbreviazione ‘NB.’.. Nei casi di omografia, nel-l’Index locorum viene indicata la categoria grammaticale dei lemmi sempre quan-do gli omografi sono attestati nell’indice (es.: «labor» sostantivo e verbo) e, ingenerale, ogniqualvolta essa non risulta evidente dalle forme (es.: dalla forma«conceptum» nell’Index non si evince se il rispettivo lemma «conceptus» siasostantivo o aggettivo). Qualora l’indicazione grammaticale non fosse sufficien-te a distinguere il lemma da un suo omografo (perché entrambi verbi, entrambisostantivi etc.), il lemma è contraddistinto dal numero d’ordine in cui esso èregistrato nell’Oxford Latin Dictionary (es.: dico 1 = dicare e dico 2 = dicere). Si èevitato di ricorrere al tradizionale numero di coniugazione del verbo e di decli-nazione del sostantivo perché a volte non sufficiente a sciogliere l’omografia.

Come si è detto, nello spoglio integrale del TIE si è utilizzato il testo messoa punto da Carl Gebhardt, non essendo ancora disponibile una nuova edizionecritica dell’opera. Si vuole così offrire, anche a chi di una nuova edizione delTIE si sta occupando, uno strumento che potrà contribuire a tale lavoro, per-mettendo confronti e rispondendo, anche con dati statistici, ai numerosi proble-mi filologici che questo testo presenta in maniera particolare. D’altra parte,durante l’elaborazione di un indice informatico lemmatizzato si sollevano, aloro volta, alcune questioni che comportano delle scelte in sede lessicografica:ad esempio, se all’interno dell’Index locorum non si debbano distinguere – in unelenco a parte – i termini relativi alle note, o invece, come poi si è fatto, non sidebba considerare il testo come un tutt’uno, indicando, nel riferimento pagi-na/riga, quando il lemma è attestato in notaSi ricordi che lo stesso Jarig Jelles nella prefazione agli Opera posthuma avverte il lettoreche tutte le note al testo sono di Spinoza: «nam Auctor in Annotationibus, quas ipse addidit [...]» (OP, Praefatio, p. 31; ristampata, con la versione neerlandese a fronte, in F. Akkerman,Studies in the posthumous Works of Spinoza, on style, earliest translation and reception, earliest and modernedition of some texts, Groningen 1980, pp. 217-257: 251).. Una tale distinzione, in lavori diquesto tipo – che sono strumento di analisi e di approfondimento di un testo–, creerebbe difficoltà di consultazione, introducendo altresì elementi chenascono da considerazioni esterne al testo e fornendo dati statistici parziali. Delresto, in assenza di elementi certi circa la storia redazionale del Tractatus e gliinterventi che, come è stato recentemente ipotizzato, sono stati operati sulmanoscritto originale da Lodewijk Meyer e da Jan Rieuwertsz, anche in riferi-mento alla coeva traduzione neerlandese del testo eseguita da Jan HendrikszGlazemaker – il cui confronto terminologico a tappeto con il testo latino forni-rebbe senz’altro ulteriori elementi per la ricostruzione della storia redazionaledell’opera –, è sembrato più opportuno applicare a quella che per il momentoè considerata l’edizione di riferimento, le procedure informatiche adottate percorpora ritenuti definitivi dagli stessi autori. Il riferimento è, in particolare, allelezioni differenti proposte da Gebhardt rispetto agli Opera posthuma che non tro-vano una esauriente giustificazione sia in relazione alla terminologia di Spinoza,sia nell’economia stessa del lessico del TIE. La forma «persequendo» (Opera, II,6, 7), ad esempio, è stata riportata normalmente sotto il lemma «persequor»senza tener conto del fatto che negli OP è in realtà «prosequendo» e che Geb-hardt accoglie in questo caso una proposta di Jan Hendrik Leopold che risultasuperfluaCfr. J. H. Leopold, Ad Spinozae Opera posthuma, Hagae Comitis 1902, p. 77.. Lo stesso discorso vale per «quominus» (Opera, II, 6, 21 e 8, 20)che è «quo minus» negli OP o per «possem»(Opera, II, 6, 31 e 17, 27) anziché«possim» e per il pronome «hac» presente nella ‘nota a’ del testo (Opera, II, 6,33) che è «haec» negli OP.

Utilizzando l’Oxford Latin Dictionary – che si basa su spogli di autori clas-sici – per la definizione della nomenclatura dell’Index locorum, si è tenuto con-to dei criteri lessicografici adottati per la redazione del Lessico filosoficoPer alcune questioni lessicografiche, legate ai criteri di lemmatizzazione e relative inparticolare a spogli informatici di testi, si vedano, tra gli altri: A. Duro, Pour un Thesaurus mediaeet recentioris latinitatis, in Ordo. Atti del II° Colloquio internazionale del Lessico Intellettuale Euro-peo, a cura di M. Fattori e M. L. Bianchi, Roma 1979, pp. 739-745; Id., Quelques remarques à proposde la lemmatisation, in Lexicologie, een bundel opstellen voor F. De Tollenaere, Groningen 1977, pp. 133-139; R. Busa, Notes lexicologiques et lexicographiques sur lemme, formes et lemmatisation (dattiloscritto pre-sentato ad un seminario tenutosi presso la sede del LIE nel 1978); G. Spinosa, Un «Thesaurusstrutturato» per la gestione automatica del lemmario latino del ‘Lessico filosofico dei secoli XVII e XVIII’, inLexicon philosophicum, II (1986), pp. 17-30; Id., Alcune osservazioni sulle tendenze della lemmatizzazionelatina. Lessicografia e informatica, in «Revue Informatique et Statistique dans les Sciences humai-nes», XXII (1986), pp. 171-178.. Darilevare tra l’altro che l’operazione, per così dire, di ‘normalizzazione’ eseguitain fase di lemmatizzazione permette anzi di visualizzare ictu oculi le peculiaritàterminologiche del lessico spinoziano.

In generale inoltre, si constata la presenza di varianti grafiche abbastanzadiffuse nel latino del XVII secolo dovute alla sostituzione della ‘j’ alla ‘i’ dellatino classico in termini quali, ad esempio, «adjectivari» (verbo che per altronon compare nell’Ethica ed è presente una sola volta nel TIE), «circumjacens»,«conjicio» «conjectura», «jungo» e «conjungo», «jusjurandum», «objectivus»,«objectum», «praejudicium» e «subjectum». Altre varianti sono la forma «le-thalis» rispetto alla grafia classica «letalis» e l’uso della forma arcaizzante «ad-fero» al posto di «affero». Da notare che mentre nel TIE le due occorrenze delverbo «affero» sono attestate con la variante «adfero» (Opera, II, 34, 32 e 9,24), nell’Ethica si registra l’uso di entrambe le forme (Opera, II, 253, 6; 250,12; 275, 10). Una totale uniformità tra il TIE e l’Ethica si osserva ad esempionei verbi «conjicio», «objicio» e «rejicio», nella grafia di «existo» ed «existen-tia», nella riduzione del dittongo ‘ae’ ad ‘e’ nel termine «pretium».

Il TIE presenta 11.070 occorrenze di parole con 2.726 forme riconducibilia 1.184 lemmi, oltre a una parola greca (l’articolo determinativo τό: Opera, II,15, 24). I dati si riferiscono all’intero testo, comprese le note; non si è tenutoconto delle parole neerlandesi e latine introdotte da Gebhardt tra parentesiuncinate, che ovviamente non sono registrate neanche negli indiciTali integrazioni provengono dalla collazione del testo degli OP con la traduzione neer-landese dell’opera nei Nagelate Schriften (le parole latine sono note marginali nella traduzione);cfr. Opera, II, Textgestaltung, pp. 320-321. Si elencano di seguito tali espressioni neerlandesi e lati-ne tra parentesi uncinate nel testo: <(indien men dus mag spreken)> 7, 8; <Vooreerst> 8, 32;<ten darden> 9, 3; <ten vierden> 9, 6; <ten vijfden> 9, 9; <et scopum> 9, 16; <of> 12, 13; <datis> 13, 15; <verstaan noch> 16, 31; <en eindelijk> 19, 1; <in existendo> 19, 31; <, zo blijft detwijffeling> 30, 17-18; <wetterlijk, of behorelijk> 34n, 34..

Registrando 442 lemmi con una sola occorrenza, 175 lemmi con 2 occor-renze, 96 lemmi con 3 e 246 con meno di 10 occorrenze, il TIE documentauna notevole ricchezza lessicale (importante da rilevare accanto alla più volte,e già nell’Admonitio ad lectorem, sottolineata rozzezza dello stile«Tractatus, quem de Intellectus Emendatione, etc. imperfectum hic tibi damus, Bene-vole Lector, jam multos ante annos ab Auctore fuit conscriptus [...] et, ut etiam multa obscura,rudia adhuc, et impolita, quae in eo hinc inde occurrunt, condonare non graveris, horum neinscius esses, admonitum te quoque esse voluimus» (Opera, II, p. 4). Si veda anche la Praefatioagli OP, p. 31., e a una certaoscillazione terminologica), che appare ancora più significativa quando si con-frontano i dati lessicali generali con quelli riscontrabili nello spoglio informati-co dell’Ethica che, con un numero complessivo di 66.916 occorrenze (sei volteil testo del TIE), presenta 2.309 lemmi, quindi appena il doppio di quelli regi-strati nel Tractatus

Cfr. M. Gueret - A. Robinet - P. Tombeur, Spinoza Ethica. Concordance, Index, Liste defréquences, Tables comparatives, Louvain-la-Neuve 1977, p. XIX.

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Dal confronto con lo spoglio dell’Ethica, risulta che 278 lemmi (parolepiene e parole vuote) sono attestati solo nel TIE. Di alcuni di particolare inte-resse ai fini dell’individuazione della fisionomia terminologica dell’opera, si dàdi seguito l’elenco:

abstraho detego inquisitio absurditas elementum instrumentum acquisitio ellipsis intellectivus adaequo emendatio intellegibilis affirmative emolumentum intuitive affirmativus empiricus investigatio argumentatio enunciatio irrefragabilis assensus essentialiter mechanica assertio exacte medeor augmentum experimentum mensura automa expurgo mobilis capacitas extremitas moralis chimaera fallacia mutabilis cognitus fictio naturaliter cohaerentia fictus necessum cohaereo formalitas negative communicabilis globus negativus conclusio gradatim notum conditio ignotum obliquus consecutio ignotus omniscius deceptio imperfecte operatio deceptor impossibilitas paradoxa delibero incorporeus pervenio describo increatus phaenomenum destructio independens philosophia
physicus quadratum specialis poenitentia quotiens spectrum praecipitantia ratiocinatio speculum praecognitus reflexivusspiritualispraedicatumreminiscentiasubstantivumpraemeditatus repraesentamen subtilispraevideo respectivetotum progressusscepticus triangulum proportionalitas semicirculus universaliterpropositum sensatio verbalispurussilva

Abbastanza significativa è la presenza di una terminologia di ascendenzabaconiana (da segnalare, ad esempio, il sintagma augmentum scientiarumNella «nota a» si legge: «[...] & augmentum scientiarum & artium» (Opera, II, p. 6)., accan-to ai termini emendo, emendatio, experimentum, expurgo, inquisitio, institutum, instrumen-tum etc.) che accompagna per così dire il leitmotiv della «emendatio intellec-tus»: terminologia baconiana e cartesiana che si snoda intorno al nucleo tema-tico della methodus (termine che ricorre trentatré volte nel TIE, rispetto a duesole occorrenze nell’Ethica). In tal senso è da ricordare che nella lettera diHenry Oldenburg dell’agosto 1661, riferendosi tra l’altro a una serie di que-stioni sollevate in un precedente incontro, si parla specificamente di «Princi-piis Philosophiae Cartesianae & Baconiane». Rispondendo alla lettera, Spinozausa toni ed accenna a temi propri del TIECfr. Ep. I, in Opera, IV, pp. 5-6 ed Ep. II, in Opera, IV, pp. 8-9. Si veda, tra l’altro,quanto Spinoza scrive a J. Bouwmeester nella lettera del 10 giugno 1666 ( Ep. XXXVII, in Ope-ra, IV, pp. 188-189). Per una serie di osservazioni sulla presenza di temi baconiani nel TIE, cfr.l’introduzione e il commento di Alexandre Koyré a B. de Spinoza, Traité de la réforme de l’entende-ment, cit., passim..

Per una comprensione adeguata del concetto chiave dell’«emendatiointellectus» occorre innanzitutto un’analisi ravvicinata del campo semanticodel termine «emendatio». In generale, nella lingua latina si distinguono treaccezioni del termine: grammatico-retorica, etico-pedagogica e giuridica. Sivedano in generale le numerose fonti citate nel Thesaurus linguae Latinae, tra cuifigurano accezioni che legano il termine «emendatio» a una tradizione etico-logica: «ingenia puerorum nimia emendationis severitate deficere»(Quintilianus, Institutio oratoria, 2, 4, 13) – fonte già citata nel lessico di Cale-pino –; «nisi pravae mentis errorem revertendo ad veram fidem consiliiemendatione correxerint» (Codex Theodosianus, 16, 6, 4)Cfr. Thesaurus linguae Latinae, cit., vol. V, pars altera, 1931-1943, coll. 454 e 456. Lo spa-ziato in tutti i testi citati è nostro..

Il termine «emendatio» nel TIE ricorre due volte, di cui una volta neltitolo, in un’accezione gnoseologica:

Loquor de vera dubitatione in mente, et non de ea, quam passim videmuscontingere, ubi scilicet verbis, quamvis animus non dubitet, dicit quis se dubi-tare: non est enim Methodi hoc emendare; sed potius pertinet ad inquisitio-nem pertinaciae, et ejus emendationem (Opera, II, 29).

Nei testi filosofici del Sei-Settecento della banca dati del LIE risultanoper lo più le accezioni etica, giuridica e politica del termineSi danno di seguito alcuni materiali documentari relativi al termine emendatio presentinella banca dati del LIE (i contesti sono ordinati secondo la data di pubblicazione delle primeedizioni delle opere): «Atque status emendatio in civilibus non sine vi et perturbationeprocedit» (Bacon, NO, 221); «unde necesse est sequi emendationem status hominis, etampliationem potestatis ejus super naturam» (NO, 364); «Quamobrem id nunc agatur, ut FontesJustitiae et Utilitatis Publicae petantur, et in singulis Juris partibus Character quidam et IdeaJusti exhibeatur, ad quam particularium regnorum et rerumpublicarum leges probare, atque indeemendationem moliri, quisque cui hoc cordi erit et curae possit» (Bacon, AS, 803); «Cumtamen pius ut fuerit, id est recte conformatus, exinde Deum placari ipsa Conscientia dictat. Istaigitur a Concionatoribus magno Bono nostro excutiuntur. Recte conformatur, si emendatio-nem vitae propositam habeas, si spem non excludat, etc. quae sunt Notitiae Communes: pro-batur ex Sensu Interno» (Herbert of Cherbury, Ver, 121); «Quod etiam nisi faxit Sacerdos,vix aliquid (puto) ex ejus Revelatione statuerit prudens Laicus, quod non etiam citra illa amplec-teretur scilicet Emendationem vitae et similia, quae in foro interno describi supra monui-mus» (Ver, 227-228); «Ne qui laesus est, ab eodem malum patiatur, tribus modis curari potest:primum si tollatur qui deliquit, deinde si vires nocendi ei adimantur, postremo si malo suodedoceatur delinquere; quod cum emendatione, de qua jam egimus, conjunctum est»Groot, JB, III, 269-274); «His distinctionibus positis, dicemus, neminem delicti immunem, obdelictum alienum, puniri posse. Cujus rei ratio vera non est ea, quam adfert Paulus jurisconsul-tus, quod poenae constituantur in emendationem hominum: nam exemplum videtur sta-tui posse etiam extra personam delinquentis, in ea tamen persona, quae ipsum tangat, ut moxdicemus» (JB, III, 426); «Videamus autem an haec ita consuetus studiorum cultus praestet, ut siquid animadvertamus desiderari, facilius de emendatione cogitatio suscipi possit» (Ko-menskỳ, PP, 407); «Scopus autem, non Scribentis, (is enim scientiae pensum ut absolvam) sedipsius Scripti, idem est qui debet esse omnium Scriptorum Ethicorum, Humanae nimirum Vitaeemendatio» (More, EnE, 2); «Nam si nihil justum esset nisi virtute Legis alicujus scriptae,quid, obsecro, opus esset hac Legis emendatione, cum ipsa Lex qualiscunque sit remquamlibet justam efficeret? Aequitatis autem est ipsam legem corrigere, eaque in datis circum-stantiis statuere quae, si illas cognovisset, ipse Legislator statuisset, quemadmodum monet Aris-toteles» (EnE, 53); «Quarum quidem Opinionum cum quaedam nimis crassum et obtusumingenium prodant, aliae vero judicium magis castigatum atque cautum; praetermissis illis priori-bus, secundum tantummodo genus attingemus, omniumque in eo genere praestantissimam, Car-tesianam intelligo, qui Visionem fieri statuit non particulis subtilibus tanquam spiculis in ocu-lum ab objecto immissis, multo minus imagunculis ullis corporeis illuc transeuntibus; sed perpe-tua duntaxat pressura certarum particularum inter fundum Oculi et Objectum. Quae quidemMechanicarum Hypothesium circa Phaenomena Visus emendatio omni laude excipiendaest» (More, EnM, 259); «Cognatum huic dogma est, quod consecutiones causarum et effectuum,seu illa velut catena rerum a Creatore constituta tarn immobilem habeat legem, ut Deus circaeandem ne in particularibus quidem casibus libertatis sibi quid reservarit. Per hoc enim miracu-la, et extraordinarium Dei auxilium, effectusque precum, poenitentiae, et emendationisperimi videntur» (Pufendorf, JN, I, 228-229); «Illustris Wolffii definitio, quippe insigni notalaborans, hic mihi emendatione egere visa est» (Kant, ND, 393)., mentre il sin-tagma emendatio intellectus è attestato in Genovesi: «Emendatio intellectus,capacitatis, et rationis augumentum necessaria sunt ad qualemcumque presen-tis vitae beatitudinem, [...]»A. Genovesi, Elementa metaphysicae mathematicum in morem adornata. Pars tertia. Editio quar-ta Neapolitana multo auctior & correctior, Neapoli 1762, p. 332..

Strettamente legati ad «emendatio» sono nel TIE i termini «emendo» –con quattro occorrenze rispetto a una sola nell’Ethica –, «medeor» (con unaoccorrenza) ed «expurgo» (una occorrenza). Termini che ricorrono in espres-sioni semanticamente affini: «medendi intellectus», «expurgandi intellec-tus»«Sed ante omnia excogitandus est modus medendi intellectus, ipsumque, quantuminitio licet, expurgandi, ut feliciter res absque errore, & quam optime intelligat» (Opera, II,p. 9)., «ad emendandum [...] intellectum», «non est enim Methodi hocemendari [...]»«Hisce sic positis, ad primum, quod ante omnia faciendum est, me accingam, ademendandum scilicet intellectum, eumque aptum reddendum ad res tali modo intelligen-das, quod opus est, ut nostrum finem assequamur» (Opera, II, p. 9); «Versatur itaque idea falsa,vel (ut melius loquar) refertur ad existentiam rei, cujus essentia cognoscitur, sive circa essentiameodem modo, ac idea ficta. Quae ad existentiam refertur, emendatur eodem modo, ac fic-tio: nam si natura rei notae supponat existentiam necessariam, impossibile est, ut circa existen-tiam illius rei fallamur» (Opera, II, p. 25). Si vedano anche i contesti di emendo nel Tractatus theolo-gico-politicus e nell’Ethica: «Haec emendare et communia Theologiae praejudicia tollere admeum institutum spectat» (Opera, III, p. 118); «Haec sunt quae hic notare suscepi praejudicia. Siquaedam hujus farinae adhuc restant poterunt eadem ab unoquoque mediocri meditationeemendari [...]» (Opera, II, p. 83).. Da notare che si tratta di espressioni significative della ter-minologia baconiana«quia acuunt [instantiae monodicae] et vivificant inquisitionem, et medentur intel-lectui depravato a consuetudine et ab iis quae fiunt plerunque» (NO, 282); «intellectus huma-nus volentius expurgetur» (NO, 173); «intellectus [...] liberandus est et expurgan-dus» (NO, 179); «expurgata [...] mentis area» (NO, 211); «ad rectificandum etexpurgandum intellectum» (NO, 286); «Sed tamen verum est, si in historia naturali etexperimentis magna et crebra et continua fuerint errata, illa nulla ingenii aut artis foelicitatecorrigi aut emendari posse» (NO, 213). Per altre occorrenze di emendo, ma anche di expurga-tio e termini affini nel Novum Organum, si veda M. Fattori, Lessico del Novum Organum di France-sco Bacone, vol. I, Roma 1980., nonché cartesiana«intellectus, qui sensus errorem emendat » (Med, 439); «Ad primae aetatis praejudiciaemendanda [...]» (PPh, 22). Si veda inoltre, per le occorrenze di emendo nelle Regulae, J.-R.Armogathe–J.-L. Marion, Index des Regulae ad directionem ingenti de René Descartes, Roma 1976, p. 35..

Non è un caso che nel TIE ritorna una terminologia logico-gnoseologicaincentrata su «intellectus» e derivati, tra cui «intellectivus» (una occorrenza) e«intelligibilis» (sei occorrenze) non ricorrono nell’Ethica, mentre il termine«intellectio» risulta, con sei occorrenze rispetto a due nell’Ethica, con una fre-quenza relativa nettamente più elevata.

Si dà di seguito l’elenco, con il numero delle occorrenze, dei termini latini medievali erecenziori presenti nel TIE, non attestati nei seguenti dizionari : Oxford Latin Dictionary, cit.; The-saurus linguae Latinae, cit.; Lexicon totius Latinitatis, cit.; A. Blaise, Dictionnaire latin-français, cit. (conl’asterisco si indicano i termini presenti anche nell’Ethica): *abstracte 7; *actualitas 3; *adae-quate 1; adiectivo 1; auriacus 1; automa 2; *duratio 9; formalitas 2; *ideatum 1; *ideatus 2;*inadaequatus 1; independens 1; innumero 1; intuitive 1; *obiective 7; *obiectivus 13; *op-pugnantia 1; *realis 12; reflexivus 5; repraesentamen 2; respective 1.

Le abbreviazioni delle opere citate nelle note precedenti sono da intendersi:

AS = De dignitate et augmentis scientiarum libri IX [1623], in The Works of Francis Bacon. Collectedand edited by J. Spedding, R. L. Ellis, D. D. Heath, vol. I, London 1858; rist. anast.:Stuttgart-Bad Cannstatt 1963, pp. 423-837.

EnE = Enchiridion etbicum, praecipua moralis philosophiae rudimenta complectens [1667-69], in H. More, Opera omnia [...], t. II, Londini 1679; rist. anast.: Hildesheim 1966, pp. [10] 1-96.

EnM = Enchiridion metaphysicum. Sive, de rebus incorporeis [1671], in H. More, Opera omnia [...], t. II,cit.; rist. anast. cit., pp. 131-334.

JB = H. de Groot, De jure belli ac pacis libri tres, cum annotatis auctoris [1625], tt. I-IV, Lausannae1758-59.

JN = S. Pufendorf, De jure naturae et gentium, libri octo [1672], tt. I-II, Francofurti et Lipsiae1759; rist. anast.: Frankfurt a. M. 1967.

Med = Meditationes de prima philosophia in qua Dei existentia et animae immortalitas demonstratur. [...]Objectiones doctorum aliquot virorum in praecedentes meditationes cum responsionibus authoris [1641],in Œuvres de Descartes, publiées par Ch. Adam et P. Tannery. Nouvelle présentation, enco-édition avec le Centre National de la Recherche Scientifique, vol. VII, Paris 1964,pp. 1-447.>

ND = Principiorum primorum cognitionis metaphysicae nova dilucidatio [1755], in I. Kant, GesammelteSchriften. Hrsg. von der Königlich Preussischen Akademie der Wissenschaften, I. Abt.,Bd. I., Berlin 1910, pp. 385-416.

NO = Novum Organum, sive indicia vera de interpretatione naturae [1620], in The Works of Francis Bacon,vol. I, cit.; rist. anast. cit., pp. 121-365.

PP = Pansophiae praeludium (Prodromus pansophiae) [1639], in J. A. Komenskỳ, Opera didactica omnia[...], vol. I, Amsterdami 1657; rist. anast.: Pragae 1957, coll. 403-454.

PPh = Principia philosophiae [1644], in Œuvres de Descartes, cit., vol. VIII-1, Paris 1964.

Ver = E. Herbert, Lord of Cherbury, De veritate, prout distinguitur a revelatione, a verisimili, apossibili, & a falso [1624], Londini 1645; rist. anast.: Stuttgart-Bad Cannstatt 1966,pp. [6] 1-250.

Si ringraziano il dottor Marco Veneziani per la gentile collaborazione e la dottoressa AdaRusso che ha seguito alcune fasi dell’elaborazione informatica dei dati.